Nella nostra famiglia, quattro generazioni di uomini hanno lavorato per le Ferrovie dello Stato! E tu cosa hai portato? Edvige lanciò il referto dellecografia sul tavolo, contrariata.
Cecilia, mormora piano Francesca, accarezzandosi il ventre. La chiameremo Cecilia.
Cecilia Edvige pronuncia il nome con uno sbuffo. Almeno il nome è decente. Ma a cosa serve? Chi vorrà mai questa tua Cecilia?
Luca resta in silenzio, lo sguardo fisso sul cellulare. Quando la moglie cerca di coinvolgerlo, scrolla solo le spalle:
È andata così. Forse la prossima volta arriverà un maschio.
Francesca sente un peso stringerle il petto. Prossima volta? E questa bambina cosa sarebbe, una prova generale?
Cecilia nasce a gennaio, minuscola, con occhi enormi e una cascata di capelli scuri. Luca si fa vedere soltanto il giorno delle dimissioni, portando un mazzo di garofani e un sacchetto con tutine comprate in fretta.
È bella, dice guardando nella carrozzina con cautela. Ti assomiglia.
Ma il naso è il tuo, sorride Francesca. E anche quel mento testardo.
Ma smettila, taglia corto Luca. Tutti i neonati si somigliano allinizio.
A casa, Edvige li accoglie con una smorfia.
La vicina, la signora Valentina, mi ha chiesto se fosse un nipote o una nipotina. Che vergogna rispondere Alla mia età, giocare ancora con le bambole
Francesca si chiude in cameretta, dove piange in silenzio stringendo la sua bambina.
Luca si butta sempre di più nel lavoro. Fa anche qualche turno extra nellofficina ferroviaria, prende ogni ora disponibile dicendo che, con una bimba, la famiglia costa cara. La sera torna tardi, stanco e silenzioso.
Lei ti aspetta, gli dice Francesca quando lui passa davanti alla stanza della piccola senza nemmeno guardare. Cecilia si ravviva appena sente il tuo passo.
Sono esausto, Franci. Domani devo alzarmi presto.
Ma almeno salutala, no?
È piccola, non capisce.
Ma Cecilia capisce. Francesca vede come sua figlia volge la testolina verso la porta ogni volta che sente i passi del papà. Poi rimane a fissare il vuoto per un po, silenziosa.
A otto mesi Cecilia si ammala. Allinizio la febbre sale a trentotto, poi a trentanove. Francesca chiama la guardia medica, che suggerisce di aspettare e darle antipiretici. Ma la mattina dopo la febbre tocca i quaranta.
Luca, svegliati! Francesca scuote il marito. Cecilia sta malissimo!
Che ore sono? balbetta lui, stropicciandosi gli occhi.
Sono le sette. Non ho dormito per starle accanto. Bisogna andare in ospedale!
Così presto? Magari aspettiamo stasera. Devo fare un turno importante oggi
Francesca lo guarda come se fosse un estraneo.
Tua figlia brucia dalla febbre e pensi al lavoro?
Ma non sta morendo I bambini si ammalano spesso.
Francesca chiama un taxi da sé.
Allospedale, i medici ricoverano subito Cecilia nel reparto infettivi. Temono una brutta infezione: serve una puntura lombare.
Il padre dovè? chiede il primario. Abbiamo bisogno dellassenso di entrambi.
Sta lavorando sta per arrivare, mente Francesca.
Per tutto il giorno Francesca prova a chiamare Luca. Cellulare spento. Solo alle sette di sera finalmente risponde.
Franci, sono in officina, ho altro da fare adesso
Luca, a Cecilia sospettano una meningite! Serve anche la tua firma per la puntura! I dottori aspettano!
Cosa? Che puntura? Non capisco niente
Vieni! Subito!
Non posso, lavoro fino alle undici. Poi avevo un incontro con i ragazzi
Francesca chiude il telefono senza più parole.
Firma da sola come madre ha diritto. La procedura si fa in anestesia totale. Cecilia sembra minuscola e persa sul lettino della sala operatoria.
I risultati domani, dice il medico. Se si tratta di meningite, sarà una lunga cura. Almeno un mese e mezzo di ricovero.
Francesca rimane a dormire su una sedia. Cecilia è pallida, sotto flebo, si muove appena. Solo il piccolo petto si alza e si abbassa piano.
Luca arriva il giorno dopo, a pranzo, con la barba in disordine e le occhiaie profonde.
Allora comè andata? chiede da dietro la porta.
Male, risponde secca Francesca. Gli esami non sono pronti.
Cosa le hanno fatto? Quella come si chiamava
Puntura lombare. Hanno preso liquido dalla schiena.
Luca impallidisce.
Ha sentito dolore?
Era addormentata, non si è accorta.
Si avvicina al lettino e si blocca. Cecilia dorme, la manina piccola fuori dalla coperta, la flebo incollata al polso.
È così piccola, mormora Luca. Non pensavo
Francesca non aggiunge nientaltro.
Dagli esami arriva la buona notizia: niente meningite. Uninfezione virale forte, ma niente di irreparabile. Può guarire a casa, con il medico che la controlla.
Siete stati fortunati, commenta il primario. Un altro giorno di attesa e sarebbe stato molto peggio.
In macchina, di ritorno, Luca rimane muto. Solo sotto casa chiede, piano:
Veramente sono stato un cattivo padre?
Francesca sistema meglio la piccola che dorme e guarda il marito.
Tu che ne pensi?
Credevo che avessimo tempo. Che tanto era piccola, non sarebbe ricordo. E invece si interrompe. Quando lho vista attaccata a quei tubi ho capito che potrei perdere qualcosa di cui non sapevo nemmeno limportanza.
Luca, lei vuole un papà. Non solo chi porta lo stipendio. Un vero papà, che sa come si chiama, che conosce i suoi giochi preferiti.
Quali sono? chiede piano.
Il riccio di gomma e il sonaglino con i campanellini. E quando arrivi a casa, striscia sempre verso la porta. Aspetta che la sollevi.
Luca abbassa gli occhi.
Non lo sapevo
Adesso lo sai.
A casa Cecilia si sveglia e scoppia a piangere sottile, con una vocina tremante. Luca istintivamente vorrebbe prenderla in braccio, ma si blocca.
Posso? domanda a Francesca.
È tua figlia.
La prende con delicatezza. Cecilia smette di piangere, fissa il padre con quegli occhi grandi e seri.
Ciao, piccolina, sussurra Luca. Scusami se non cero quando avevi paura.
Cecilia allunga la manina e gli tocca la guancia. Luca sente la gola stringersi per un sentimento nuovo.
Papà, dice dun tratto Cecilia, chiaramente.
È la sua prima parola.
Luca guarda la moglie con gli occhi sgranati.
Ha ha detto
Lo ripete da una settimana, sorride Francesca. Ma solo quando tu non ci sei. Ha aspettato il momento giusto, credo.
La sera, Cecilia crolla addormentata tra le braccia del papà. Luca la mette delicatamente nella culla. La piccola non si risveglia, ma stringe ancora più forte il suo dito tra i sogni.
Non vuole lasciarmi andare, si meraviglia Luca.
Ha paura che tu sparisca di nuovo, spiega Francesca.
Lui resta ancora mezz’ora accanto al lettino, incapace di sciogliere la presa.
Domani non vado in officina, dice sottovoce. E nemmeno dopodomani. Voglio voglio imparare a conoscere mia figlia.
E il lavoro? I turni extra?
Troveremo unaltra soluzione. O vivremo più sobri. Limportante è non perdere ciò che conta davvero.
Francesca lo abbraccia.
Meglio tardi che mai.
Non mi sarei mai perdonato se fosse successo qualcosa, e io nemmeno sapevo quali fossero i suoi giochi preferiti, mormora Luca fissando la piccola addormentata. O che sa dire papà.
Dopo una settimana, quando Cecilia sta bene, escono tutti e tre al parco. La bambina ride felice mentre il papà la porta sulle spalle e lei cerca di acchiappare le foglie dautunno.
Guarda che spettacolo, Cecilia! le indica Luca i platani dorati. E là cè uno scoiattolo!
Francesca cammina accanto a loro, pensando che a volte si rischia di perdere ciò che conta prima di capirne il valore.
A casa, Edvige li aspetta con faccia arcigna.
Luca, guarda, la Valentina mi ha detto che suo nipote già gioca a calcio. La tua solo con le bambole.
Mia figlia è la migliore del mondo, risponde tranquillo Luca, posando Cecilia per terra e porgendole il suo riccio di gomma. E le bambole vanno benissimo.
Ma la discendenza finirà
Non finirà. Continuerà, ma in modo diverso.
Edvige vorrebbe contestare qualcosa, ma Cecilia si avvicina e allunga le braccia.
Nonna! esclama la bambina con un sorriso radioso.
La suocera la prende tra le braccia, confusa.
Ma parla davvero! si stupisce.
La nostra Cecilia è sveglia, dice fiero Luca. Vero, amore?
Papà! risponde Cecilia battendo le mani.
Francesca osserva la scena, pensando che la felicità spesso nasce dalle prove. E che lamore più grande è quello che cresce piano, tra paura e speranza.
Quella sera, mentre mette a dormire la figlia, Luca le canta una ninna nanna. La voce è bassa, un po roca, ma Cecilia ascolta con gli occhi spalancati.
Non le avevi mai cantato, osserva Francesca.
Prima non facevo tante cose, risponde lui. Ma ora ho il tempo di recuperare.
Cecilia si addormenta stringendo il dito del papà. E Luca resta lì, immobile nel buio, ascoltando il respiro della figlia, comprendendo quanto si può perdere se non ti fermi mai abbastanza da vedere cosa conta davvero.
E Cecilia, nel sonno, sorride: ora sa che suo papà non se ne andrà più.
Questa storia ce lha inviata una delle nostre lettrici. A volte il destino non chiede solo una scelta, ma una grande prova per risvegliare in noi i sentimenti migliori. E voi ci credete che una persona possa cambiare quando capisce di poter perdere ciò che ha di più caro?





