Nella nostra scuola c’era una ragazza, orfana

A scuola cera una ragazzaunorfana. Viveva con la nonna, una donna stanca, con il volto segnato dagli anni e dalla fede. Ogni domenica camminavano insieme verso la chiesa, passando sotto ai portoni tra i vicoli stretti, sempre ugualmente magre, fragili, indifese, con i foulard candidi sui capelli. Si diceva che la nonna non le permettesse di guardare la televisione, né di mangiare dolci, né di ridere a bocca spalancata, temendo che il diavolo potesse entrare, e che la obbligasse a lavarsi con acqua ghiacciata, come segno di purezza.

La ragazza veniva presa in giro da tutti. E lei, con quegli occhi grigi, troppo adulti per la sua età, ci fissava e sussurrava: «Signore, abbi pietà di loro, non sanno quel che fanno.» Nessuno le era amico, si diceva fosse fuori di testa. Il suo nome era Caterina. Caterina Angelica.

Ai tempi della mia infanzia, il cibo nelle mense scolastiche era mediocre. Ma il venerdì servivano panini dolci con tè, oppure un wurstel avvolto nella pasta con cacao caldo e una piccola tavoletta di cioccolato. Un giorno, mentre qualcuno infastidiva Caterina, una spinta la fece sbattere contro di me; caddi sul tavolo con i bicchieri di cacao e la valanga di cioccolata si riversò su due studenti delle superiori.

Allora, dissero gli studenti.

Corri! dissi io, afferrando la mano di Caterina, e scappammo nel nostro classe.

Sentivo come se una tribù di Comanche ci inseguissi, insieme a una mandria di bufali. Gli ultimi due periodi erano matematica. Dietro la porta a vetri si stagliavano due sagome alte. Ogni tanto la porta si apriva appena e due teste sbirciavano dentro, poi si consultavano a bassa voce. Ho capito che stavano preparando, per citare i grandi, unindagine, un processo e forse pure la condanna.

Limportante è sgusciare fuori senza farsi vedere, conosco un passaggio che porta in soffitta, resteremo là fino al buio, poi via a casa, mormorai.

No, rispose Caterina, usciremo come fanno le ragazze. Di giorno, con dignità.

Ma, Caterina, là fuori ci sono quei due Ci faranno

Cosa? Ci verseranno kefir sulla testa? Ci grideranno contro? Picchieranno due bambine di quinta? Che cosa?

Eh

Anche se ci picchiano, sarà una volta sola. Se invece non ci andiamo, avremo paura ogni giorno.

Uscimmo insieme agli altri, come una ragazza deve fare. Discrete. I due studenti ci aspettavano, appoggiati al muro.

Ehi, ragazzine, chi ha perso questo? Il ragazzo aveva in mano il mio portafoglio con Topolino e dieci euro, i soldi per la piscina e il corso di arte.

Tieni, disse porgendomi il portafoglio, e smetti di scappare.

Andai a casa, oscillando lo zaino, e pensavo che la vita è bella, tutto si era risolto. E quanto fosse splendido avere unamica come Caterina.

Vuoi che chiami la mia mamma, che avvisi tua nonna, così vieni da me a vedere i cartoni animati? O non ti è permesso?

Caterina ruotò gli occhi.

Dai, andiamo a prendere le cialde con crema dalla nonna, oggi le ha fatte.

Abbiamo continuato a essere amiche per molti anni. Finché la vita ci ha portate su continenti lontani.

Ma ricordo sempre quellunica volta.

Saltare dalla piattaforma nel blu della piscina fa paura. Ma fa paura una volta sola. Affrontare qualcosa di nuovo spaventa. E cosè il peggio che può succedere? Diranno che sei stupida? Lo diranno una volta. Oppure vivrai sentendo quella voce ogni giorno.

La paura si vince una sola volta. Oppure è lei che si prende i tuoi giorni, ogni giorno.

Sta a te scegliere.

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