A scuola cera una ragazza orfana.
A scuola cera una ragazza, orfana. Viveva con la nonna, una donna che sembrava uscita dal tempo, minuscola e devotissima. Ogni domenica le vedevamo camminare davanti la nostra porta, identiche, fragili, quasi trasparenti, con fazzoletti bianchi sulla testa. Si diceva che la nonna le impedisse di guardare la televisione, di mangiare dolci, e le proibisse di ridere troppo forte, per non far scappare i diavoletti dalla bocca. Ogni mattina la obbligava a lavarsi con acqua gelata.
La prendevamo in giro. Lei ci guardava con occhi grigi, grandi e già adulti, e diceva: Madonna, perdonali, non sanno quello che fanno. Nessuno voleva essere suo amico; la credevamo strana, fuori dal mondo. Si chiamava Ginevra. Ginevra Rosati.
Nella mia infanzia la mensa aveva pasti tristissimi. Però il venerdì cerano brioche con tè oppure wurstel avvolti nella pasta con cacao e una piccola tavoletta di cioccolato. Un giorno, mentre prendevamo in giro Ginevra, qualcuno la spinse e lei mi colpì. Finimmo contro il tavolino e tutta la cioccolata si riversò su due ragazzi più grandi.
Beeene, dissero i ragazzi.
Scappiamo, dissi io, afferrando la mano di Ginevra, e corremmo in classe.
Sembrava che ci inseguisse una banda di briganti e un branco di bufali selvaggi. Gli ultimi due periodi erano matematica. Dietro la porta di vetro si affacciavano due giganti. Ogni tanto la porta si apriva sul silenzio e due teste sbirciavano, poi si consultavano sottovoce. Capivo che ci aspettava, come nei romanzi storici: indagine, processo, condanna.
Limportante è sgattaiolare fuori senza essere viste, sussurrai, conosco una via per la soffitta, possiamo stare lì finché fa buio, poi correre a casa.
No, rispose Ginevra, usciamo come fanno le ragazze. Alla luce e con dignità.
Ma Ginevra, ci sono loro e ci
Cosa? Cosa ci faranno? Ci verseranno kefir sulla testa? Ci urleranno contro? Picchieranno delle quinte? Cosa?
Mah
Anche se ci picchiano, ci picchieranno una volta sola. Se scappi, avrai paura ogni giorno.
Uscimmo dalla classe con gli altri, come dovevano fare le ragazze, semplicemente. I due ragazzi grandi erano appoggiati al muro.
Ehi, chi di voi ha perso qualcosa? in mano il ragazzo aveva il mio portafoglio, quello con Topolino e dieci euro (per piscina e laboratorio di arte).
Prendi, disse porgendomelo, e non scappare più.
Tornando a casa, oscillavo lo zaino e pensavo che era bellissimo vivere. Tutto si era risolto in modo incredibile, come una magia. E che fortuna avere una nuova amica così.
Vuoi che chiamo la mia mamma? Lei può parlare con tua nonna, chiederle il permesso e veniamo a casa mia a vedere i cartoni animati? O non ti è permesso?
Ginevra sbuffò.
Dai, andiamo a prendere le cialde con crema pasticcera, oggi la nonna le ha fatte.
Abbiamo continuato a ridere e stare insieme per molti anni. Finché la vita ci ha portato lontane, su continenti diversi.
Ma mi rimane sempre quel pensiero.
Saltare dalla piattaforma alta nella piscina azzurra è terribile. Ma è terribile solo una volta.
Fare qualcosa di nuovo fa paura. Qual è la cosa peggiore che può succedere? Mi daranno della stupida? Me lo diranno una volta soltanto. Sennò resterò con quella voce nella testa sempre.
Fa paura una volta. Oppure ogni giorno.
Hai il coraggio una volta. Oppure la paura vive la tua vita al posto tuo, ogni giorno.
La scelta cè.



