Nemici giurati
Luca aveva appena deciso di sdraiarsi per appisolarsi un po, quando un fragoroso abbaio irrompeva dalla finestra semi-aperta e spiava la stanza di sogno. Era il suo cane, Cesare: di solito silenzioso, oggi sembrava posseduto, abbaiare senza tregua fin dallalba, con una rabbia così intensa da sembrare quasi acida. Il cane.
Luca era già uscito in cortile due o tre volte, ma niente e nessuno di sospetto aveva notato.
Aveva pensato che magari erano passati i cani dei vicini, e Cesare aveva reagito come suo solito.
Sì, lui proprio così: non sopporta che estranei si avvicinino al suo territorio custodito.
E non era strano che quando Luca usciva dalla porta trovasse il cortile già vuoto.
Labbaio di Cesare, così potente e terribile, aveva la capacità di mandare in fuga pure gli spiriti. I cani dei vicini, ogni volta, sgattaiolavano via.
Non sapevano mica che quel orso peloso, come lo chiamava a volte Luca, in quel momento era dentro il suo recinto. Di giorno, Luca lo teneva lì: meglio prevenire che curare.
Ma la sera lasciava Cesare libero. Poi, affari loro, diceva tra sé e sé.
Una volta, tre ladruncoli dalla frazione vicina avevano provato ad entrare in giardino.
Il risultato? Uno perse i pantaloni, rimasti impigliati tra i ferri della cancellata, il secondo lasciò la scarpa sotto la staccionata. Il terzo, terrorizzato, si arrampicò su un albero, proprio sulla cima.
Luca dovette chiamare i Vigili del Fuoco perché da solo non riusciva a scendere.
Cesare li aveva messi in fuga, e quella lezione la ricordavano ancora.
E ciò che valeva era che Cesare non abbaiava senza motivo. Ma quel giorno sembrava impazzito.
Cesare, basta così! gridò Luca al cane, dopo essersi alzato dal letto, avvicinandosi alla finestra.
Il cane smise… per qualche secondo, prima di ricominciare ancora più violento.
Così Luca fu costretto ad uscire in cortile, per vedere cosa potesse aver sconvolto così la sua mastina italiana.
Come sospettava, nessuno allinfuori di lui era nel cortile. Cesare si placò appena vide il padrone.
E allora, piccolo usignolo, perché festeggi così? sorrise Luca, avvicinandosi al recinto.
Cesare scodinzolò allegramente, lo guardò col capo abbassato, come a chiedere scusa.
Capiva di aver disturbato il riposo del padrone, ma non abbaiava senza motivo.
E anche ora gettò uno sguardo verso la cancellata, abbaiando più forte.
Luca si girò di scatto e vide qualcosa di grigio, piccolo, che si muoveva rapidissimo. Si lanciò verso la cancellata, uscì in strada, e vide…
…un gatto. Un normale gatto.
Aveva uno sguardo sfrontato, quasi arrogante, come i gatti dei cortili milanesi.
E cosa vuoi qui, amico mio? ridacchiò Luca. Ti do un consiglio da uomo a gatto: giraci lontano, altrimenti Cesare… Lui proprio non sopporta i felini. Se ti prende…
Il micio arricciò il naso, e parve persino sogghignare.
Se mi prende? si leggeva nei suoi occhi. Ma non saprebbe neppure uscire dal suo recinto! Il tuo Cesare, che pancione… dovresti dargli meno da mangiare!
Luca, a essere sincero, si sentì lievemente offeso dallumiliazione silenziosa ma raffinata di quel gatto.
Vai via! scacciò Luca il gatto con la mano, poi rientrò e chiuse il cancelletto.
E pensate che il micio obbedì? Ovviamente no. Anzi, cominciò a comparire nel cortile ogni giorno.
Passeggiava, si sedeva di fianco al recinto, mostrando a tutti che lui era il padrone e se ne infischiava di tutti. Cesare non poteva fare altro che abbaiare contro di lui.
Luca, allinizio, usciva per scacciare il baffuto insolente. Ma appena tornava in casa, il gatto ricompariva.
Insomma, Luca non riusciva a liberarsene.
Dopo quella vittoria, il gatto sembrava il re del cortile.
Una volta, riuscì persino a rubare un pezzo di prosciutto dalla ciotola del cane, dentro il recinto! Cesare, sdraiato nell’angolo, stanco di abbaiare invano, permise al gatto di approfittare della situazione.
Poi, il micione si mise a sgranocchiare quel prosciutto davanti al cane.
Luca vide la scena. Unondata di indignazione lo attraversò.
Ah, ecco come va… brontolò Luca. Ma non ti lascerò fare, ora ti faccio passare la voglia! Vedrai, pentirai di aver offeso il mio cane.
Così Luca decise di non chiudere più Cesare nel recinto durante il giorno.
O meglio, il cane restava lì, ma con la porta aperta, pronta a essere spinta dalla zampa robusta del cane, se servisse.
Poi… Finalmente farà pulizia nel cortile… pensava Luca.
Il gatto stava stancando tutti: cane, padrone, nessuno aveva più pace.
Ma il giorno che Cesare e Luca aspettavano il micio, non si mostrò.
Sentì qualcosa? Gli era successo qualcosa? Mistero. Luca aveva architettato un piano perfetto, ma il grigio non si presentò. Nemmeno il giorno dopo. Né quello successivo.
Cesare guardava Luca stupito, e il padrone non poteva dirgli niente.
Forse non è male che il gatto non venga più sorrise Luca. Ora cè pace.
In realtà, Luca mentiva.
Gli mancava quel fastidioso gatto. Sì, suona folle, ma era così.
E Cesare si era abituato ad abbaiare al suo nemico giurato.
Ora? Noia…
Dopo qualche giorno, Cesare cominciò a chiedere a Luca di cercare il gatto nei dintorni.
Come chiedeva? Colloquio di sguardi. Il cane si avvicinava, lo guardava e Luca capiva tutto.
Temi che sia successo qualcosa al nostro grigio? sospirò pensieroso. Col suo carattere, non sorprende. Andiamo, Cesare: facciamo un giro, forse lo troviamo.
Luca aprì il cancelletto, uscì in strada, vicino alla sua Fiat, e si mise a scrutare dappertutto.
Cesare lo seguì, girando la testa lanosa a destra e sinistra, fiutando laria, in cerca di quellodore familiare e… mal detestato.
Ma era difficile: lodore di letame del cortile accanto copriva ogni altro profumo.
Luca camminò su e giù per la strada, tornò al cancelletto, pronto a riportare Cesare in casa.
Non potevano restare lì tutto il giorno a aspettare il gatto, quello che non li aveva lasciati in pace per due settimane.
Proprio quando stava afferrando il cancelletto, si fermò e voltò la testa a sinistra.
Qualcosa di strano accadeva lì vicino. Luca sentiva chiaramente un miagolio disperato, e un altro cane che abbaiava furioso.
E poi, improvvisamente, un micio grigio balzò sulla strada, zoppicando su una zampa, seguito da un cane.
Ma non un cane qualsiasi: un dobermann elegante, cittadino, venuto da Milano.
Luca lo conosceva: ogni estate una famiglia milanese portava il loro dobermann in campagna. Il gatto grigio, forse aveva provato a stuzzicare il cittadino come era solito fare con Cesare, ma qualcosa era andato storto.
Il dobermann lo aveva anche morso: sulla pelliccia grigia di Timoteo si vedevano chiazze scure.
Luca guardava il gatto che correva verso di lui, e dimenticò persino Cesare.
Ma il cane, senza chiedere permesso (cosa mai fatta prima), si scagliò verso il gatto.
Cesare! Dove vai?! urlò Luca, immaginando che fine avrebbe fatto il gatto dopo aver già preso una lezione dal dobermann. Cesare, fermo!
Ma Cesare ignorava il padrone. Silenzioso, lanciato, puntava diretto al gatto.
Il micio si fermò, paralizzato dalla paura. Scena surreale, come uno spettacolo notturno.
Capì che la sua vita era appesa a un filo… anzi, a un pelo.
E voi, cosa pensate sia successo? Certo, lo sapete. Solo Luca non laveva ancora capito.
Cesare si fermò accanto al gatto tremante, lo annusò, poi…
…poi, ringhiando come un leone, si scagliò contro il dobermann, inseguendolo fino in fondo alla strada. Fortuna che il dobermann era veloce, e in un attimo invertì la marcia, o gli sarebbe andata male. Non cera cane in tutto il paesino che potesse competere con Cesare.
Il gatto, approfittando della scena, sparì. Luca guardava Cesare, e non notò il grigio scappare. Più tardi, quando andò a portare la cena a Cesare, quasi fece cadere la ciotola: il gatto era lì, sano, salvo, e con occhi pieni di gratitudine. Si accucciò vicino a Cesare, mormorando qualcosa tra sé.
Cesare guardò Luca con uno sguardo che gli fece scoppiare a ridere.
Scusami, padrone, ma ora che lho salvato, devo prendermi cura di lui per sempre, dicevano gli occhi del cane.
E non era uno scherzo.
Cesare pareva pronto a fare davvero da guardia personale al micio grigio.
Gli permise persino di mangiare dalla ciotola del cane: generosità incredibile per un brutto ceffo come lui. Ma il grigio aveva sciolto il ghiaccio nel cuore del cane. Da nemici giurati erano diventati amici fidati.
E pensate che sia finita qui? Vi sbagliate. No, la storia continuò.
Luca e il gatto andarono in città, da un veterinario, per curare la zampa ferita. Era grave: il dottore dovette ricucire il micio, che restò così a casa di Luca.
Luca se ne prendeva cura, Cesare lo coccolava, e appena qualche settimana prima volevano entrambi farlo fuori. Così va la vita.
Un giorno, al cancelletto, apparve una giovane bella donna.
Cesare stava per abbaiare, ma capì che avrebbe solo spaventato, e fece qualche latrato insicuro. Luca uscì pronto, e…
Buonasera… salutò impacciato. È qui per me?
La donna chiedeva se per caso Luca avesse visto un gatto grigio nei dintorni.
O magari è entrato nel vostro cortile? È il mio Timoteo, un tipo molto sfrontato. Ho provato a tenerlo a casa, ma lui scappa sempre, fino a sera. In città stava sempre in appartamento, ora sono venuta qui da mia madre, dopo il suo ictus, e il mio gatto non smette di vagare. Tornava sempre, io lo lavavo, lo nutrivo, ma ormai sono giorni che non si fa vedere.
Credo di sapere dovè il suo Timoteo, sorrise Luca. Venga pure in cortile. Non tema Cesare, non le farà nulla.
Devo entrare dai, dal suo cane? Perché?
Vedrà, vedrà tutto con i suoi occhi.
La donna aveva dubbi, ma lo sguardo sincero di Luca la convinse a fidarsi. E quando si avvicinò a Cesare, scoprì chi era lì di fianco al cane, e sgranò gli occhi.
Timoteo! Come hai fatto? Coshai sulla zampa? chiese agitata, vedendo la fasciatura. Poi guardò Luca: È stato il suo cane a morderlo?
No, signora, arrossì Luca. Al contrario, possiamo dire che gli abbiamo salvato la vita.
Da chi?
Se ha tempo, le racconto tutto. Penso le interesserà.
Luca raccontò tutto a Bianca (si presentarono mentre chiacchieravano), e lei rise a lungo.
Ci voleva… il mio Timoteo vi ha tormentato, e voi lo avete salvato.
Così siamo, io e Cesare, anime buone, rispose Luca. Ora il suo gatto sta meglio. Sia fisicamente che moralmente. Ora è un vero coccolone, niente più nervi né per me né per Cesare.
Ma lui è sempre stato così Sarà laria della campagna a renderlo strambo. O forse è arrabbiato perché non gli dedico più tanto tempo: devo occuparmi della mamma, che sta imparando a camminare di nuovo. Non è semplice.
Se vuole, venga pure a trovarci suggerì timidamente Luca. Anche col gatto.
Ci penserò, rispose Bianca, con un sorriso birichino.
Sei mesi dopo, tutto il paese festeggiò il matrimonio di Luca e Bianca. Cesare e Timoteo erano ovviamente tra gli invitati. Persino il dobermann milanese cera, quello che aveva morso Timoteo.
Lo riconobbe subito, e lanciò sguardi diffidenti al gatto, ma quando incontrò gli occhi di Cesare, fece finta di essersi sbagliato. Così finisce questa storia surreale.




