NIENTE DA RITEGNARE

Niente da restituire

Ginevra, una volta proprietaria di una catena di gioiellerie nella maestosa Roma, doveva gran parte del suo successo al padre, che le aveva insegnato i trucchi del commercio. A quarantanni, la donna era ormai una figura consolidata nella vita mondana: partecipava ai ricevimenti del Flaminio, compariva sulle copertine di riviste di lusso come *Vogue Italia*, e stringeva amicizie con attori, cantanti e avvocati della capitale.

Al suo fianco cera il piccolo Marco, il figlio che stava crescendo nella loro sontuosa abitazione di cinque locali. Sembrava che Ginevra avesse tutto sotto controllo, meno lamore, quel sentimento che le sussurrava nei momenti più solitari del suo appartamento. Eppure, la sua storia non era sempre iniziata così.

Da bambina, Ginevra aveva vissuto in un tranquillo paesino di provincia, a Bergamo. Quando aveva appena sette anni, i genitori si erano trasferiti a Roma per lavoro, lasciandola alle cure della nonna, la signora Rosa, che ladorava e non si stancava mai di coccolarla.

Cresciuta, Ginevra si innamorò di un compagno di classe, Lorenzo. Lei aveva sedici anni; lui anche. La nonna, che aveva allevato cinque figli, scrollò le spalle e, con un sorriso sornione, disse: «Chi non ha combinato guai a sedici anni? Sono solo i giovani che si aggirano come mosche in un bicchiere di vino». Il tempo passò e i due giovani si persero luno nellaltro, dimenticando il resto del mondo. Dopo la scuola, entrarono entrambi alluniversità. Al primo semestre, Ginevra, con gli occhi colmi di speranza, annunciò a Lorenzo: «Preparati a diventare padre». Lorenzo rispose con una risata: «Sempre pronto!».

Ma non fu più di un mese prima che Ginevra, con i documenti delluniversità in mano, si diresse a Roma per stare con i genitori. Lorenzo restò perplesso, e, senza sapere a chi rivolgersi, bussò alla porta di Rosa. «Che cosa vuoi, ragazzo? Come sfamerai il tuo bambino? Con i libri? Lamore non è un giocattolo, il bambino ha bisogno di molto», spiegò la nonna, cercando di chiarire la confusione.

Lorenzo scrisse una lettera a Ginevra; lei rispose con un semplice: «Vieni». Senza esitare, il giovane partì verso Roma. La porta dellappartamento la aprì la madre di Ginevra, la signora Maria Bianchi. «Buongiorno, sono Lorenzo, vengo a trovare Ginevra», disse. Maria lo fece entrare e lo condusse in cucina. Lorenzo, pensando di non essere stato invitato nella camera, capì subito che Ginevra non era a casa.

«Ecco, ragazzo mio, ti chiedo di lasciarci in pace. Dimentica Ginevra», iniziò la signora Maria, ma non concluse la frase. «Posso aspettare Ginevra?», chiese Lorenzo. «No, è al sanatorio, tornerà tra due settimane. Hai fatto tutto ciò che potevi. Ora risolveremo le cose da sole», concluse con decisione. Lorenzo rimase lì come un chiodo conficcato, mentre la signora Maria si alzò, quasi a indicargli di porre fine a quella lezione morale. Dopo un attimo, Lorenzo uscì, si sedette su una panchina davanti al portone, poi prese il treno per la stazione.

Il nome Ginevra, dal latino, significava «stella». Per Lorenzo sarebbe rimasto per sempre un faro, una luce verso cui orientarsi. Rientrato a casa, si immerse negli studi, senza capire se doveva continuare a lottare per Ginevra, dimenticare tutto o ricominciare una vita diversa. Come si può dimenticare il primo grande amore?

Quando Ginevra diede alla luce Marco, Lorenzo tornò a Roma, sperando ancora in un dialogo gentile con la signora Maria. Portò con sé regali per il neonato. Come si dice, «chi semina il grano non risparmia lacqua». Ma la signora Bianchi, ferma, rispose: «Giovanotto, non ci servono i vostri regali. Marco crescerà senza di voi. Noi non possiamo permettere alla nostra figlia di alternare il kefir al vino. Prendetevi cura della vostra vita». Lorenzo se ne andò a mani vuote, con il cuore appesantito da un amico che gli consigliò: «Fai attenzione al suocero ricco come un demone con le corna».

Il dolore di Lorenzo non svanì; amava Ginevra, ma lei non rispose mai. Il tempo scorreva inesorabile. Appareva allora una giovane donna, Milena, che lo amava sinceramente. Con lei nacque una figlia, Giulia. Nei primi anni di matrimonio, Lorenzo si nutrì dellamore di Milena. Prima delle nozze, le rivelò la sua vecchia passione per Ginevra; Milena, con tono dolce ma fermo, rispose: «Le tue parole sono dure, caro. Bruciano lanima, ma io sopravviverò e lotterò per riconquistarti. Il nostro amore sarà abbastanza per entrambi».

Lorenzo divenne sindaco del suo paese. Ginevra rimase sempre nel suo cuore; col tempo il legame si attenuò, ma Lorenzo continuava a far visita a Roma, a conoscere il figlio Marco ormai adolescente. Ginevra, a sua volta, si risposò; il nuovo marito piacque molto alla signora Maria, che lo aveva scelto per sua figlia.

Cinque anni dopo, Ginevra, dopo un periodo vissuto con il marito a Londra, decise di tornare in Italia, preferendo la solitudine. Quando Marco compì quattordici anni, iniziarono i problemi da adolescente. «Lorenzo, il tuo ragazzo è fuori controllo! Vieni! Aiutaci!», urlò Ginevra al telefono. Lorenzo lasciò ogni impegno e corse a Roma per salvare lamata.

Milena, vedendo il marito partire, si sedette alla finestra e pianse disperatamente. Dopo anni di vita insieme, era abituata alle telefonate notturne di Ginevra. Lorenzo si alzava di scatto dal letto, correva al bagno e sussurrava parole segrete a Ginevra. Milena doveva accontentarsi di un ruolo secondario nella vita del marito, senza sapere se lui apprezzava davvero la sua generosità. Nel suo cuore non cera una finestra su cui guardare; il suo animo era spesso turbato.

Quando Lorenzo tornava dalle sue trasferte, Milena provava una gioia femminile: la sua anima fioriva, perché il marito era lì. Si sentiva al culmine della felicità, pronta a essere la moglie ideale. Desiderava aprire la fortezza del loro amore con una chiave doro, riscattare la passione. Spesso asciugava lacrime amare ingiuste, taceva umilmente quando il marito portava a casa un enorme orso di peluche da regalare a Marco. Tuttavia, era consolata dal fatto che Lorenzo amava intensamente la loro figlia Giulia, un pensiero che la sosteneva nei momenti di dubbio.

Ricordava sempre le parole della nonna: «Moglie è una garza per il marito, marito è un pastore per la moglie».

Larrivo della primavera fu segnale di unaltra partenza di Lorenzo verso Roma: il matrimonio di Marco. Lorenzo portò un regalo agli sposi, un viaggio in Grecia per due persone. Durante il brindisi, Ginevra si avvicinò a Lorenzo e sussurrò allorecchio: «Forse potremmo ricominciare da capo». Lorenzo, con un sospiro leggero, rispose: «No, Ginevra. È tardi. Voglio unirmi in matrimonio con la mia Milena. Non troverò mai una moglie migliore».

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