„No, Mamma. Non verrai più a trovarci. Né oggi, né domani e nemmeno il prossimo anno“ — una storia sulla pazienza ormai esaurita.

No, mamma. Non verrai più da noi. Né oggi, né domani, né lanno prossimo. una storia in cui la pazienza si spezzò definitivamente.

Ricordo di averci riflettuto a lungo su come iniziare, ma nella mia mente comparvero solo due parole: sfacciataggine e tacito consenso. Una proveniva dalla suocera, laltra dal marito. E io, nel mezzo, una donna che cercava di essere buona, riservata e cortese. Fino a quando, un giorno, capii che se avessi continuato a tacere la nostra casa sarebbe rimasta una scocca vuota.

Non capivo come qualcuno potesse entrare in una casa altrui e prendere ciò che non gli appartiene, come se tutto fosse suo di diritto. La suocera, Caterina, agiva così, sempre per sua figlia, la sorella di Marco, Sofia.

Ogni sua visita si chiudeva con la sparizione di qualcosa dal congelatore, di una pentola di polpette dal fornello, o perfino del mio nuovo ferro arricciacapelli. Non lavevo ancora usato, eppure lei lo portava via, perché, come scoprii più tardi, i ricci di Sofia sono talmente perfetti, e comunque rimani sempre a casa.

Sopportai tutto finché, poco prima del nostro quinto anniversario di matrimonio, arrivò lultima prova. Volevamo festeggiare in grande stile, come ai vecchi tempi, in un ristorante di Napoli. Avevo già scelto labito, ma mi mancavano le scarpe giuste. Così le comprai: un paio elegante, costoso, sognato da quando lestate scorsa mi ero imbattuta in un catalogo. Le posai nella scatola sul comodino, pronti per la sera della festa.

Ma tutto andò storto.

Quel giorno dovetti lavorare più a lungo e chiesi a Marco di andare a prendere la nostra figlia Emma dallasilo. Lui accettò, poi dovette sbrigare un impegno e chiamò sua madre. Gli diede la chiave di casa, così Caterina poté andare a prendere Emma e stare da noi qualche ora.

Quando tornai, corrai subito in camera da letto e rimasi immobile: la scatola delle scarpe era sparita.

Marco, dove sono le mie scarpe nuove? chiesi, già pregustando la risposta.

Come dovrei saperlo? sbuffò lui, alzando le spalle.

La tua mamma è stata qui?

Sì, ha preso Emma e ha aspettato un po.

E la chiave? cercai di mantenere la calma.

Glielho data, che altro avrei potuto fare?

Presi il telefono e lo chiamai. Rispose subito.

Buona sera, sono Lucia. So perché la sto chiamando.

No, non lo so, rispose senza alcuna traccia di imbarazzo.

Dove sono le mie scarpe nuove?

Le ho date a Sofia. Hai già troppi paia, e lei non servivano per il suo ballo di fine anno.

Appese il ricettore, senza scuse, senza un briciolo di rimorso. Un semplice click.

Marco, come sempre, disse: Compreremo un altro paio, non ti arrabbiare. È solo la mamma.

Lo strappai per il braccio e lo portai al centro commerciale. Davanti alla vetrina, indicai il paio che avevo ammirato per mesi solo online: scarpe così belle da far battere il cuore.

Lucia, è la metà del mio stipendio! esclamò, leggendo il cartellino dei prezzi.

Hai detto che le avremmo comprate. Allora le compriamo, risposi con voce ferma.

Lui le acquistò, pagando quasi la tassa per il suo silenzio.

Ma la storia non finì lì. Mentre tornavamo a casa, Marco ricevette un messaggio da sua madre:

Passo oggi. Ho delle buste con verdure, il congelatore non ha più spazio. Le lascio da voi, le prenderò tra un paio di mesi.

Lo vidi fissare lo schermo, serrando le labbra. Per la prima volta, dopo tanto tempo, compose il suo numero e disse con decisione:

Mamma, non verrai più da noi. Né oggi, né domani, né tra un anno. Lultima cortesia tua ci è costata troppo.

Riattaccò. Guardandolo, sentii per la prima volta da molto tempo che eravamo davvero una famiglia, una famiglia le cui porte non erano aperte ai ladri, ma a chi sapeva rispettarle.

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„No, Mamma. Non verrai più a trovarci. Né oggi, né domani e nemmeno il prossimo anno“ — una storia sulla pazienza ormai esaurita.