Non andare via, mamma. Una storia di famiglia italiana

La saggezza popolare dice: “Luomo non è un carciofo, non lo sfogli tutto subito”.

Ma Teresa Bianchi era convinta che fossero tutte sciocchezze: lei, nelle persone ci vedeva chiaro come in un bicchiere dacqua!

Camilla, la sua unica figlia, si era sposata giusto un anno fa.

Teresa aveva fantasticato che sua figlia incontrasse un uomo serio, sposato e con dei bei bambini in arrivo. Lei, la nonna, sarebbe tornata a essere la regina del clan familiare, come si usava una volta.

Ma invece arriva questo Alessandro: ragazzo tuttaltro che sciocco, e, ovviamente, neanche povero anzi, sembrava che la cosa gli piacesse assai. Però abitano da soli, lui aveva già il suo appartamento fuori Porta Romana e dei suoi consigli sembravano proprio farne a meno!

Secondo Teresa, Alessandro era tutto un cattivo esempio per Camilla!

Una situazione che non era assolutamente nei suoi piani. E di conseguenza cominciò ad averlo sulle scatole.

Mamma, non capisci, Alessandro è cresciuto in orfanotrofio. Tutto quello che ha se lè guadagnato da solo. È forte, è in gamba, ed è buono, si disperava Camilla.

Teresa, però, continuava a fare la bocca a cul di gallina e ad appuntare nella sua mente ogni difettuccio del genero.

Ormai le sembrava tutto tranne che quello che ostentava davanti a Camilla! E sentiva come un dovere materno quello di aprire gli occhi alla figlia, prima che fosse troppo tardi!

Niente laurea, testardo, non ha interesse per niente!

Il fine settimana? Buttato via sul divano davanti alla TV, perché testuali parole è stanco!

E con uno così sua figlia vorrebbe passare la vita? No, quello mai, pensava Teresa; un giorno Camilla le sarebbe stata pure grata.

E poi, se arriveranno dei bambini ma cosa potrà mai insegnare un padre simile ai suoi nipotini adorati?!

Teresa era delusissima. E Alessandro, sentendosi poco gradito dalla suocera, aveva iniziato a sfuggirla come laglio nei tortellini.

I rapporti erano sempre più rari, e Teresa si era messa pure a boicottare le visite a casa loro.

Il marito di Teresa, linossidabile Marcello, uomo buono come il pane, conoscendo sua moglie, aveva scelto un diplomatico non schierarsi.

Una sera però, Camilla chiamò mamma Teresa col fiatone:

Mamma, non te lho detto, ma sono via per lavoro fino a dopodomani. Alessandro si è beccato una brutta influenza in cantiere, è tornato presto, non stava tanto bene. Ora lo chiamo ma non risponde, non so che pensare.

Camilla, e a me tutto questo che interessa?, sbottò Teresa, voi ormai fate come vi pare e non vi ricordate neanche che esistiamo, io e tuo padre! Chissà se qualcuno si chiede mai come sto io! Mi chiami nel cuore della notte per raccontarmi che Alessandro ha la febbre? Sei fuori?

Mamma la voce di Camilla tremava, scusa, è solo che mi fa male che tu non voglia capire che ci vogliamo bene. Tu giudichi Alessandro come uno buono a nulla, ma non è vero! Come puoi pensare che io, tua figlia, potrei scegliere un uomo sbagliato? Davvero non ti fidi di me?

Teresa rimase zitta.

Ti supplico, mamma, hai ancora la chiave di casa nostra. Vai a vedere se Alessandro sta bene, per favore! Sento che qualcosa non va, ti prego!

Va bene, ma solo per te, brontolò Teresa, svegliando Marcello di malavoglia.

Bussarono a casa di Camilla e Alessandro nessuno aprì, allora Teresa infilò la sua chiave nella serratura.

Entrarono insieme: buio pesto, sembrava casa disabitata.

Magari è uscito? azzardò Marcello. Ma Teresa gli lanciò uno sguardo torvo. Il presentimento di Camilla le era salito nelle ossa.

Entrò in salotto e si blocca: Alessandro era steso sul divano in una posa strana. Era una fornace!

Il medico della Guardia Medica li rimise in sesto:

Tranquilli, il ragazzo ha una brutta ricaduta da influenza. Avrà fatto tutto sui piedi: lavora tanto? chiese gentile a Teresa.

Eh, lavora parecchio, rispose lei, quasi solo con un mugugno.

Non vi preoccupate, tenete sottocchio la febbre, chiamate se ricapita.

Alessandro crollò addormentato, mentre Teresa si mise su una poltrona. Le parve stranissimo essere accanto al genere che non digeriva.

Lui giaceva pallido, i capelli incollati alla fronte dal sudore. Stranamente, le fece tenerezza. Così addormentato sembrava ancora più giovane, il volto meno tirato, quasi buono.

Mamma sussurrò Alessandro in un sonno agitato, stringendole la mano, non andare, mamma.

Teresa sussultò, ma non ebbe il coraggio di sfilarsi.

Rimase così tutta la notte.

Allalba Camilla chiamò ancora.

Mamma, scusami, arrivo presto, non serve che resti. Penso che andrà tutto bene.

Ma certo che va tutto bene, ormai è passato rispose Teresa sorridendo, ti aspettiamo qui, è tutto a posto.

*****

Quando nacque il suo primo nipotino, Teresa era già pronta con laiuto e i manicaretti.

Alessandro le baciò la mano con riconoscenza:

Vedi, Camilla? Dicevi che la mamma non avrebbe voluto aiutarci!

E Teresa, con orgoglio, cullando tra le braccia il piccolo Tommaso, gironzolava per la casa sospirando:

Eh, Tommasino, te sì che sei fortunato! Hai i genitori migliori del mondo, e una nonna e un nonno da favola! Altro che!

Alla fine, la saggezza ci aveva preso: luomo non è un carciofo, ci vuole tempo a capire comè davvero.

E solo lamore sa mettere tutto in ordine.

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