Non avrei mai pensato che la persona capace di farmi più male sarebbe stata la mia migliore amica: dopo dieci anni in cui ha dormito a casa mia, ha pianto con me, conosceva paure, fallimenti e sogni, le confidavo tutto. Il giorno in cui ho incontrato un uomo nuovo, gliel’ho raccontato subito. Sembrava che fosse felice per me, ma c’era sempre qualcosa di strano nelle sue parole: mai “sono felice per te”, ma “fa’ attenzione”; invece di dirmi “che bello”, commentava con “non ti illudere”. Dopo poche settimane sono iniziati i paragoni: diceva che lui era uguale ai miei ex, che finivo sempre con lo stesso tipo di uomo. Se mi scriveva spesso, per lei era troppo, se non lo faceva abbastanza, era sicuramente con un’altra. Poi una sera siamo usciti insieme tutti e tre: bastò un attimo in cui li vidi parlare troppo vicini perché iniziassi a dubitare. Quella notte lei mi scrisse che lui era stato “troppo carino” con lei e che la cosa le sembrava sospetta. Da quel momento peggiorò tutto: ogni sera che vedevo lui, lei si offendeva e diceva che stavo trascurando l’amicizia, ma poi rifiutava sempre di vedermi quando la invitavo. Un giorno mi mostrò messaggi “anonimi” e pettegolezzi sulle presunte altre relazioni di lui, senza prove, solo insinuazioni. Cominciai a litigare con lui, a dubitare di tutto, a controllare il suo telefono. Poco tempo dopo, ci siamo lasciati. Il peggio però doveva ancora arrivare: un mese dopo ho scoperto che la mia “migliore amica” vedeva lui, prima per “chiarire”, poi per un caffè, infine si sono messi insieme. Quando la ho affrontata, non si è nemmeno scusata: anzi, ha detto che la colpa era mia. Lui mi ha solo detto: “Ho fatto quello che tu non hai saputo proteggere.” Ho capito che la sua non era preoccupazione, ma competizione. Oggi non ho più né lui né lei, ma ho finalmente chiaro chi sono gli amici veri: non chi ti ascolta, ma chi spera di vederti felice. Alcuni aspettano solo il momento giusto per buttarti giù.

Non avrei mai immaginato che la persona capace di farmi più male nella vita sarebbe diventata la mia amica del cuore. Io e Claudia ci conoscevamo da oltre dieci anni. Aveva dormito sul mio vecchio divano, pianto con me quando il cielo sembrava cadere addosso, conosceva tutte le mie paure, le mie cadute e i miei sogni più nascosti. Ero certa di poterle raccontare qualsiasi cosa.

Quando ho incontrato Matteo, glielho detto subito, fin dal primo tramonto che ho passato con lui vicino ai Navigli. Sembrava felice per me, eppure cera sempre qualcosa di strano nei suoi occhi, un leggero tremolio nella voce invece di un semplice sono contenta per te, ripeteva sta attenta. Non diceva mai è un bel ragazzo, ma spesso non lasciarti travolgere. Ogni sua frase era un campanello dallarme avvolto nella carta della premura.

In poche settimane sono arrivate le prime frecciatine. Sosteneva che Matteo non era diverso dagli altri miei ex, che attiravo sempre lo stesso tipo duomo. Se lui mi scriveva spesso, diceva che era troppo appiccicoso, quasi pericoloso. Se spariva per qualche ora, insinuava che fosse da unaltra. Zero mezze misure. Tutto o niente.

Cè stato un momento che ha cambiato le regole del sogno. Era una sera dautunno, noi tre a bere uno Spritz in un bar nascosto dietro Piazza del Duomo. Sono andata in bagno; quando sono tornata, loro parlavano vicinissimi, occhi negli occhi, come personaggi senza volto in un dipinto di de Chirico. Niente di troppo chiaro, eppure quellimmagine si è incollata nella mia mente come il suono di una sirena lontana. Quella notte Claudia mi ha scritto: Matteo è stato fin troppo gentile con me, è strano. Non capivo, ma il dubbio aveva piantato un seme.

Da quel momento ogni cosa si è fatta distorta come un vicolo di Venezia nelle notti di nebbia. Ogni volta che uscivo con lui, Claudia si infastidiva. Diceva che non avevo più tempo per lei, che ero cambiata Le donne non dovrebbero mai perdere le amiche per un uomo, ripeteva, ma quando la invitavo, si rendeva invisibile.

Poi è arrivato il colpo più forte: Claudia mi mostrò dei presunti messaggi di sconosciuti che raccontavano di essere stati amanti di Matteo. Nessuna prova concreta, solo schermate troncate, voci di corridoio, commenti sussurrati come nelle osterie allalba. Le ho chiesto perché non mi avesse detto nulla prima. Ha risposto, come in una strana favola, che non voleva ferirmi, ma ormai non riusciva più a tacere.

Da quel momento il sogno ha iniziato a franare. Ho iniziato a litigare con Matteo per motivi che prima non mi sfioravano nemmeno. Ogni parola mi faceva dubitare. Ho persino controllato il suo telefono, cercando segnali che non cerano. Gli ho chiesto spiegazioni che neppure lui riusciva a darmi. Lo vedevo spento, come una statua senza sguardo. Sento che non ti fidi di me. Non capisco da dove venga tutto questo. Poco dopo ci siamo lasciati, tra rabbie che ormai non avevano più senso.

La scena più amara è arrivata dopo. Circa un mese più tardi ho saputo che Claudia aveva iniziato a frequentare Matteo. Prima mi disse che era solo per chiarire le cose. Poi ammise che erano usciti solo per un caffè. Alla fine si lasciò scappare che si vedevano spesso. Quando le chiesi spiegazioni, non si scusò mai. Non ho fatto niente di male. Sei stata tu a rovinare tutto, mi rispose, come se stessimo recitando battute di unopera surreale.

Matteo mi disse una frase che ancora risuona nei vicoli dei miei sogni, come le campane di una chiesa dimenticata:
Ho solo raccolto quello che tu non hai saputo custodire.

In quellattimo ho visto tutto chiaro. Non era cura, non era paura. Era competizione. Claudia non sopportava di vedermi felice con qualcosa che a lei mancava. Non voleva restare indietro.

Oggi non ho né luomo né lamica. Ma ho qualcosa che vale di più: la lucidità. Ho perso due legami, sì ma ho guadagnato la certezza che non tutti quelli che ti siedono accanto o ti ascoltano vogliono il tuo bene. Alcuni aspettano solo che la porta si apra, per spingerti giù dalle scale senza farsi vedere.

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Non avrei mai pensato che la persona capace di farmi più male sarebbe stata la mia migliore amica: dopo dieci anni in cui ha dormito a casa mia, ha pianto con me, conosceva paure, fallimenti e sogni, le confidavo tutto. Il giorno in cui ho incontrato un uomo nuovo, gliel’ho raccontato subito. Sembrava che fosse felice per me, ma c’era sempre qualcosa di strano nelle sue parole: mai “sono felice per te”, ma “fa’ attenzione”; invece di dirmi “che bello”, commentava con “non ti illudere”. Dopo poche settimane sono iniziati i paragoni: diceva che lui era uguale ai miei ex, che finivo sempre con lo stesso tipo di uomo. Se mi scriveva spesso, per lei era troppo, se non lo faceva abbastanza, era sicuramente con un’altra. Poi una sera siamo usciti insieme tutti e tre: bastò un attimo in cui li vidi parlare troppo vicini perché iniziassi a dubitare. Quella notte lei mi scrisse che lui era stato “troppo carino” con lei e che la cosa le sembrava sospetta. Da quel momento peggiorò tutto: ogni sera che vedevo lui, lei si offendeva e diceva che stavo trascurando l’amicizia, ma poi rifiutava sempre di vedermi quando la invitavo. Un giorno mi mostrò messaggi “anonimi” e pettegolezzi sulle presunte altre relazioni di lui, senza prove, solo insinuazioni. Cominciai a litigare con lui, a dubitare di tutto, a controllare il suo telefono. Poco tempo dopo, ci siamo lasciati. Il peggio però doveva ancora arrivare: un mese dopo ho scoperto che la mia “migliore amica” vedeva lui, prima per “chiarire”, poi per un caffè, infine si sono messi insieme. Quando la ho affrontata, non si è nemmeno scusata: anzi, ha detto che la colpa era mia. Lui mi ha solo detto: “Ho fatto quello che tu non hai saputo proteggere.” Ho capito che la sua non era preoccupazione, ma competizione. Oggi non ho più né lui né lei, ma ho finalmente chiaro chi sono gli amici veri: non chi ti ascolta, ma chi spera di vederti felice. Alcuni aspettano solo il momento giusto per buttarti giù.