NON CE L’HAI FATTA, MARINA! L’AEREO È PARTITO! E CON LUI SONO VOLATI VIA IL TUO RUOLO E IL TUO BONUS! SEI LICENZIATA! — URLÒ IL CAPO AL TELEFONO. MARINA ERA FERMA IN MEZZO AL TRAFFICO, GUARDANDO UN’AUTO RIBALTATA DA CUI AVEVA APPENA SALVATO UN BAMBINO. HA PERSO IL LAVORO, MA HA TROVATO SE STESSA.

«NON CE LHAI FATTA, MARTINA! LAEREO È PARTITO! E INSIEME SONO PARTITI IL TUO RUOLO E IL TUO BONUS! SEI LICENZIATA!» GRIDA IL CAPO AL TELEFONO. MARTINA È FERMA IN MEZZO AL TRAFFICO, FISSANDO UNAUTO CAPOVOLTA DA CUI HA APPENA TRATTO IN SALVO UN BAMBINO. HA PERSO LA CARRIERA, MA HA TROVATO SE STESSA.

Martina era il soldato perfetto del mondo aziendale. Trentacinque anni, direttrice regionale. Decisa, disciplinata, sempre connessa. La sua vita pianificata al minuto sullagenda Google.

Quella mattina aveva laffare più importante dellanno: un contratto con i cinesi. Doveva essere in aeroporto a Linate alle dieci in punto.

Martina parte in anticipo. Non era mai in ritardo.

Sfreccia in tangenziale sulla sua fiammante SUV, ripassando mentalmente la presentazione.

Allimprovviso, a cento metri, una vecchia Fiat Panda sbandava, toccava la corsia demergenza e rotolava giù nella scarpata. Lauto si capovolge più volte e si ferma ruote allaria.

Martina frena distinto.

Immediatamente fa un calcolo mentale: «Se mi fermo, farò tardi. Affare da milioni di euro. Mi massacrano.»

Le altre macchine tirano dritto. Qualcuno rallenta, filma con il cellulare e poi riparte.

Martina guarda lorologio. 8:45. Il tempo stringe.

Sta già per premere lacceleratore e superare la coda che si sta formando.

Ma poi vede una manina, premuta contro il vetro della macchina rovesciata. Una piccola mano con il guanto.

Martina bestemmia tra i denti, batte il pugno sul volante e si sposta sulla corsia demergenza.

Corre verso lauto, affondando i tacchi nella neve.

Dalla Panda si sente puzza di benzina.

Il conducente, un ragazzo giovane, è svenuto, la testa insanguinata. Sul sedile posteriore una bambina di circa cinque anni piange, intrappolata nel seggiolino.

Tranquilla, piccola, tranquilla! urla Martina, strattonando la portiera bloccata.

Non si apre.

Martina raccoglie da terra un sasso e spacca il vetro. Le schegge le feriscono il volto, rovinano la pelliccia costosa. Non le importa.

Estrae la bimba. Poi, con laiuto di un camionista accorso, tira fuori anche il ragazzo.

Un minuto dopo, lauto prende fuoco.

Martina si siede nella neve, stringendo fra le braccia la bambina. Le tremano le mani, le calze rotte, il viso sporco di fuliggine.

Il cellulare squilla senza sosta. È il capo.

Dove sei?! Chiudono il check-in!

Non arrivo, Dottor Riccardi. Cè stato un incidente. Ho aiutato delle persone.

Non minteressa chi hai aiutato! Hai mandato a monte laffare! Sei fuori! Capito? Fuori da questa professione!

Martina termina la chiamata.

Lambulanza arriva dopo venti minuti. Il medico visita i feriti.

Ci resteranno. Sei il loro angelo custode, signorina. Senza di te sarebbero arsi vivi.

Il giorno dopo Martina si sveglia disoccupata.

Il capo è stato di parola. Lha licenziata e ha sparso la voce che fosse una persona instabile e irresponsabile. In un settore così ristretto, una condanna.

Martina prova a mandare curriculum, ma le porte rimangono chiuse.

I risparmi scompaiono. Il mutuo per la macchina, proprio quella su cui viaggiava, le grava addosso.

Scivola nella depressione.

Perché mi sono fermata? pensa a notte fonda. Se fossi passata oltre, adesso sarei a Shanghai a bere champagne. Invece mi ritrovo senza nulla.

Dopo un mese riceve una chiamata da un numero sconosciuto.

Martina Alessandrini? Sono Andrea. Quel ragazzo della Panda.

La voce è debole, ma felice.

Andrea? Come state? E la bimba?

Siamo vivi. Grazie a te. Martina, vorremmo incontrarti. Per favore.

Martina va a trovarli in una normale palazzina di periferia.

Andrea è ancora col busto. Sua moglie, Elena, piange e le bacia le mani. La piccola Daria le regala un disegno: un angelo un po storto, ma coloratissimo, con i capelli neri come Martina.

Bevono tè e mangiano biscotti semplici.

Non so come ringraziarti, dice Andrea. Soldi non ne abbiamo… Sono meccanico, Elena fa la maestra dasilo. Ma se ti serve qualcosa…

Mi servirebbe un lavoro, sorride amaro Martina. Sono stata licenziata per quel ritardo.

Andrea riflette.

Guarda… Ho un amico. Un tipo particolare, fa il contadino. Sta rimettendo in piedi una cascina qui in zona e cerca un amministratore. Non deve stare con le mani nella terra, ma occuparsi di carte, bandi, logistica. Si guadagna poco, ma danno anche la casa. Ti andrebbe di provare?

Martina, che prima non sopportava nemmeno di sporcarsi le scarpe, ci va. Non ha più niente da perdere.

La fattoria è enorme, ma trascurata. Il proprietario, lo zio Giovanni, è un entusiasta, ma di conti non sa nulla.

Martina si rimbocca le maniche.

Niente scrivania lucidata solo un banco in legno. Niente tailleur firmato, ma jeans e stivali di gomma.

Fa ordine nei conti, ottiene finanziamenti, trova nuovi mercati. Dopo un anno, la fattoria comincia a produrre utili.

Martina comincia ad amare tutto questo.

Non ci sono più intrighi, né sorrisi finti.

Qui si sente solo lodore di latte e fieno.

Impara a fare il pane, prende un cane, smette di truccarsi per ore ogni mattina.

Soprattutto, si sente viva.

Un giorno si presenta una delegazione cittadina per acquistare prodotti per dei ristoranti.

Fra loro cè il Dottor Riccardi, lex capo.

La riconosce. Guarda i jeans semplici, il volto segnato dal sole.

Allora, Martina? strizza le labbra. Sei ridotta così? Regina del letame? Potevi stare in consiglio damministrazione. Ti penti di aver fatto leroina?

Martina lo guarda. E capisce che non prova più nulla. Nemmeno disgusto. È solo indifferenza, come per un bicchiere di plastica.

No, Riccardi, sorride. Non mi pento. Ho salvato due vite. E pure la mia. Mi sono salvata dal diventare come te.

Lui borbotta qualcosa e se ne va.

Martina si dirige alla stalla, dove una vitellina le annusa il palmo della mano col nasino umido.

La sera arrivano Andrea, Elena e Daria. Ormai sono amici di famiglia. Grigliano carne, ridono e scherzano insieme.

Martina guarda le stelle, grandi e luminose come non si vedono in città. E sente che è nel posto giusto.

Morale: A volte perdere tutto è lunico modo per trovare davvero se stessi. La carriera, il denaro e lo status sono solo scenografie, possono andare in fumo in un attimo. Ma lumanità, una vita salvata e la coscienza pulita rimangono per sempre. Non avere paura di fermarti se il tuo cuore ti dice di farlo. Forse quello sarà il vero punto di svolta della tua vita.

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NON CE L’HAI FATTA, MARINA! L’AEREO È PARTITO! E CON LUI SONO VOLATI VIA IL TUO RUOLO E IL TUO BONUS! SEI LICENZIATA! — URLÒ IL CAPO AL TELEFONO. MARINA ERA FERMA IN MEZZO AL TRAFFICO, GUARDANDO UN’AUTO RIBALTATA DA CUI AVEVA APPENA SALVATO UN BAMBINO. HA PERSO IL LAVORO, MA HA TROVATO SE STESSA.