«NON CE L’HAI FATTA, MARINA! L’AEREO È PARTITO! INSIEME A LUI SONO VOLATI VIA IL TUO RUOLO E IL TUO …

«NON CE LHAI FATTA, CHIARA! LAEREO È PARTITO! E CON LUI SONO VOLATI VIA IL TUO RUOLO E IL TUO BONUS! SEI LICENZIATA!» urlava il capo al telefono. Chiara era ferma in mezzo al traffico, fissando lauto ribaltata dalla quale aveva appena salvato un bambino che nemmeno conosceva. Aveva perso la carriera, ma aveva trovato se stessa.

Chiara era lesempio perfetto del soldato aziendale. Trentacinquenne, direttrice regionale. Dura, precisa, sempre reperibile. La sua vita scandita dai colori del Google Calendar, minuto per minuto.

Quella mattina aveva laffare più importante dellanno: un contratto con dei cinesi. Doveva essere a Malpensa alle 10:00 in punto.

Era partita in anticipo. Chiara non arrivava mai tardi.

Guidava il suo SUV nuovo fiammante lungo lautostrada, ripassando mentalmente la presentazione.

A un certo punto, davanti a lei, una vecchia Fiat Panda sbandò, toccò la corsia demergenza e finì a capriole nel campo, fermandosi ruote allaria.

Chiara inchiodò distinto.

Il pensiero razionale scattò immediatamente: «Se mi fermo, perdo il volo. In ballo ci sono milioni. Mi distruggono.»

Le altre macchine continuavano. Qualcuno si rallentava, filmava col telefono e poi via.

Chiara guardò lorologio. Le 08:45. Il tempo stringeva.

Aveva già premuto sullacceleratore per superare linizio del traffico che si stava formando, ma poi vide una piccola mano appoggiata al vetro dellauto capovolta. Un guantino rosa.

Chiara sbuffò, batté il pugno sul volante e accostò di scatto.

Corse verso lauto in tacchi alti, sprofondando nella neve sporca. Dallabitacolo si sentiva odore di benzina.

Il conducente, un ragazzo giovane, era senza sensi, la testa sanguinante. Dietro, una bimba di cinque anni piangeva, bloccata dal seggiolino.

«Tranquilla piccola, tranquilla!» urlava Chiara, cercando di aprire la portiera bloccata.

La portiera non cedeva.

Chiara raccolse da terra una pietra e spaccò il finestrino. I frammenti le graffiarono il viso e rovinarono il suo cappotto costoso. Non le importava nulla.

Prese la bambina in braccio. Poi, con laiuto di un camionista che si era fermato, trascinò fuori anche il ragazzo.

Passò solo un minuto e la macchina prese fuoco.

Chiara sedeva sulla neve, stringendo quella bambina non sua. Le mani tremavano, le calze rotte, la faccia sporca di fuliggine.

Il telefono squillava senza sosta. Era il capo:
Dove sei?! Il check-in sta per chiudere!
Non arriverò, Dottor Vittorio. Cè stato un incidente. Stavo tirando fuori delle persone.
Non mi importa chi hai salvato! Hai rovinato laffare! Sei licenziata! Fuori dalla professione!

Chiara riattaccò.

Lambulanza arrivò venti minuti dopo. Il medico visitò i feriti.
Se la caveranno. Lei è stata il loro angelo custode, signorina. Senza di lei sarebbero morti carbonizzati.

Il giorno dopo, Chiara si svegliò disoccupata.

Il capo aveva mantenuto la parola: non solo la licenziò, ma fece anche circolare la voce che fosse una pazza irresponsabile. Nel loro settore era la fine.

Chiara cercava lavoro, ma riceveva soltanto rifiuti.

I soldi diminuivano a vista docchio, il leasing della macchina la schiacciava.

Entrò in depressione.

Perché mi sono fermata? pensava la notte. Potevo proseguire, come fanno tutti. Adesso sarei a Shanghai a sorseggiare prosecco. Invece eccomi qua, senza più nulla.

Dopo un mese ricevette una chiamata da un numero sconosciuto.

Signora Chiara Bianchi? Sono Andrea. Quel ragazzo della Panda.

La voce era debole ma felice.

Andrea? Come sta? E sua figlia?
Siamo vivi. Grazie a lei. Chiara, vorremmo rivederla, per favore

Andò a trovarli in un normalissimo appartamento popolare.

Andrea era ancora col busto rigido. La moglie, Elisa, la abbracciava in lacrime, baciandole le mani. La piccola Sofia le regalò un disegno: un angelo dai capelli neri, come quelli di Chiara, tutto storto ma bellissimo.

Bevvero tè e mangiarono biscotti semplici.

Non so come sdebitarci disse Andrea. Siamo messi male Sono meccanico, Elisa lavora allasilo. Ma se le serve qualsiasi cosa
Mi serve un lavoro, sospirò amara Chiara. A causa di quellincidente mi hanno licenziato.

Andrea si fece pensieroso.

Senta Ho un amico un po strano, fa il contadino fuori città. Sta mettendo in piedi una bella azienda agricola e cerca qualcuno che lo aiuti a mettere in regola le carte, trovare i bandi giusti, organizzare le vendite. Non paga molto, ma dà lalloggio. Vuole provare?

Chiara, che prima schifava pure un po di terra sui tacchi, decise di rischiare. Tanto non aveva nulla da perdere.

La cascina era grande, ma trascurata. Il proprietario, Zio Gigi, aveva passione da vendere ma non sapeva nulla di contabilità.

Chiara si rimboccò le maniche.

Addio scrivania lucida, benvenuta panca di legno. Niente più tailleur di Prada, solo jeans e stivali di gomma.

Iniziò a mettere ordine. Riuscì a ottenere finanziamenti, trovò nuovi mercati per vendere. Dopo un anno la fattoria cominciò a fare utili.

A Chiara iniziò a piacere la sua nuova vita.

Niente intrighi, nessuna faccia finta.

Profumo di latte e di fieno.

Imparò a fare il pane. Adoptò un cane. Non si truccava più per unora ogni mattina.

E, soprattutto, si sentiva viva.

Un giorno arrivò alla cascina una delegazione di ristoratori in cerca di prodotti locali.

Tra loro cera il suo ex capo, il Dottor Vittorio. La riconobbe subito: jeans, il viso segnato dallaria, i modi semplici.

Allora Chiara, la guardò con sufficienza, guarda un po dove sei finita! Ti piace fare la regina del letame? Potevi stare nel consiglio di amministrazione Ti penti, vero?

Chiara lo fissò. E allimprovviso capì che non provava più rabbia. Le era indifferente. Come un bicchiere di plastica.

No, Vittorio, gli sorrise. Non mi pento. Quel giorno ho salvato due vite. E anche la mia. Mi sono salvata dal diventare come te.

Vittorio fece una smorfia e se ne andò.

Chiara tornò nella stalla, dove era appena nato un vitellino. Le annusava il palmo con il musetto bagnato.

Quella sera Andrea, Elisa e Sofia andarono a trovarla. Adesso erano amici. Si fecero una grigliata in cortile e risero di gusto.

Chiara guardava le stelle, enormi e luminose come solo in campagna si vedono, e capì che era proprio lì il suo posto.

Morale: A volte perdere tutto è lunico modo per trovare davvero sé stessi. Il lavoro, il denaro, lo status sono solo scenografie. Possono svanire in un attimo. Ma la coscienza pulita, una vita salvata e la propria umanità restano per sempre. Non aver paura di cambiare strada, se il cuore ti dice stop: forse quello è il vero bivio della vita.

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