Non ci avevo mai pensato troppo, almeno finché la mia futura suocera non iniziò a tormentarmi continuamente riguardo al mio abito da sposa, finché non tornai a casa e scoprii che il mio vestito da tremila euro era sparito! Sul serio lo aveva provato, rovinato e si rifiutava di pagarlo. Furiosa e disperata, lho affrontata direttamente, armato di unasso nella manica che avrebbe cambiato tutto.
Avrei dovuto capire che cera qualcosa che non andava quando Paola, la mamma di Luca, continuava a chiedermi novità sul vestito.
Per alcune settimane mi scriveva quasi ogni giorno: Hai già trovato il vestito? oppure: Scegli qualcosa di carino, cara. Non vorrai sembrare una tovaglia.
Eppure, nonostante le sue insistenze, cera sempre una scusa quando la invitavo a venire con me a fare acquisti.
Mi dispiace, ho lemicrania, diceva. O: Oh, questo weekend sono troppo impegnata.
Anche mia mamma, Teresa, lo aveva notato.
È strano quanto sia coinvolta, considerando che non si degna nemmeno di venire a vedere, mi disse un pomeriggio mentre passavamo in rassegna il terzo atelier di abiti da sposa della giornata.
Alzai le spalle, cercando di buttarmi nellentusiasmo della ricerca dellabito perfetto.
Nemmeno io la capisco. Ma almeno non devo sentire le sue critiche sui miei gusti, no?
Mi voltai verso una vetrina in fondo al negozio, e lì lo vidi: un abito a sirena color avorio, con delicati ricami in pizzo e un corpetto a cuore.
Appena me lo infilai, lo sentii: il modo in cui accarezzava le curve prima di scivolare giù con eleganza, il modo in cui i piccoli cristalli brillavano sotto la luce era tutto quello che avevo sognato.
Oh, tesoro, sussurrò mia mamma, con le lacrime agli occhi, questo è quello giusto.
Sul cartellino cerano scritti tremila euro. Più di quanto avessi previsto, ma la perfezione ha il suo prezzo.
Mentre stavo nel camerino e mia mamma scattava foto, mi sentivo davvero una sposa. Tutto sembrava finalmente al suo posto.
Quando sono tornata anzi, tornato a casa, ho scritto subito a Paola che avevo trovato labito perfetto. Ha risposto dopo pochi minuti: pretendeva che lo portassi da lei per vederlo di persona.
La mia risposta? Mi dispiace, Paola, ma lo terrò al sicuro qui fino al grande giorno. Ti invio le foto che ha fatto la mia mamma.
No. Non voglio vedere foto! replicò quasi subito. Portami il vestito!
Ho ribadito il mio no. Era davvero insistente, ma alla fine ha capito che non avrei mai messo a rischio il mio prezioso abito trasportandolo per tutta Firenze solo per soddisfare la sua curiosità.
Due settimane dopo, ho passato la giornata da mia mamma a organizzare i dettagli del matrimonio e a realizzare decorazioni fatte a mano. Tornando a casa quella sera, qualcosa non mi suonava.
La casa era troppo silenziosa, e le scarpe di Luca non erano vicino alla porta come sempre.
Luca? ho chiamato, lasciando le chiavi sul bancone della cucina. Nessuna risposta.
Sono andato in camera per cambiarmi, e ricevuto un colpo al cuore.
La sacca col vestito non era più appesa alla maniglia dellarmadio, dove lavevo lasciata. Ho capito subito.
Mi tremavano le mani dalla rabbia mentre componevo il numero di Luca.
Ehi amore, rispose lui, con la voce stranamente incerta.
Hai portato il mio vestito da tua madre, vero? Le parole mi sono uscite taglienti e spaventate.
Voleva solo vederlo, e tu non ceri, allora
Non gli ho lasciato finire. Riportamelo qui. Subito.
Quando, mezzora dopo, Luca è entrato, ho capito che qualcosa non andava.
Sorrideva sfacciatamente, ma negli occhi aveva il senso di colpa scolpito. Il cuore mi si è fermato in gola mentre prendevo la sacca e la aprivo, aspettandomi il peggio.
Labito allinterno era tutto slabbrato, il pizzo delicato strappato qua e là. La cerniera era stortissima, i dentini storti che bruciavano sotto la luce.
Cosa avete fatto? La mia voce era un sussurro.
Cosa intendi? domandò Luca, facendo finta di nulla.
Guarda! indicando la cerniera spezzata, il pizzo rovinato, la stoffa larga e sciupata. Le lacrime mi appannavano la vista mentre realizzavo quanto era stato rovinato. Il mio abito da sposa è distrutto!
Non è così grave. Non so davvero come sia successo cercò di dire Luca. Forse era cucito male e si è rotto quando la mamma ha aperto la sacca?
Ma ti senti? sibilai. Lunica spiegazione è che mio Dio! Ha provato il mio vestito da sposa sulla sua pelle, vero?!
Eh
Come hai potuto, Luca? Ho strappato il telefono e chiamato Paola. Lei non è nemmeno della mia taglia, e anche se lo fosse, QUELLO È IL MIO ABITO DA SPOSA! Non è un vestitino qualsiasi del mercato.
Paola rispose, ed io misi il vivavoce.
Mi hai rovinato labito! Il pizzo è strappato, la cerniera rotta, la stoffa molliccia Tu e Luca mi dovete tremila euro per sostituirlo.
Luca rimase a bocca aperta. Stai scherzando?
E Paola? Si è messa a ridere, davvero a ridere!
Non fare scenate! Cambio io la cerniera, so benissimo come si fa, tornerà come nuovo!
No, non tornerà, risposi, la voce spezzata. Riparare la cerniera non cancella il resto. Dobbiamo sostituire tutto labito, Paola. Sapevi benissimo che non dovevi provarlo, ora devi pagare.
Stai facendo una tragedia per niente, tagliò corto Paola.
Ho guardato Luca, aspettando che mi difendesse. Invece fissava il pavimento.
Mi si spezzò il cuore. A quel punto non ce la facevo più a reggere né lui né la madre. Ho chiuso la chiamata, sono andato in camera e ho pianto stretto allabito rovinato.
Due giorni dopo, alla mia porta è arrivata la sorella di Luca, Giulia. Dalla sua faccia ho capito tutto.
Cero anchio, disse subito. Quando la mamma si è infilata il tuo vestito. Ho provato a fermarla, ma la conosci. Mi dispiace tantissimo.
Lho fatta entrare. Lei ha tirato fuori il telefono. Quando mi sono resa conto che non potevo fermarla, capii che potevo aiutarti solo in un modo. Tieni con queste foto, la mamma dovrà pagare tutto quanto.
Sul cellulare vidi le foto di Paola, strizzata nel mio abito, che rideva davanti allo specchio. Il tessuto tiratissimo sulla pancia, la cerniera che quasi scoppiava.
Deve pagare per quello che ha fatto, disse Giulia. E queste foto sono la chiave.
Lascoltai mentre mi spiegava esattamente come usare quelle foto per dare una lezione a Paola.
Col telefono e le foto di Giulia, mi sono fatto coraggio e ho affrontato di nuovo Paola: le ho detto che, se non mi avesse dato i tremila euro del danno, avrei mostrato quelle foto a tutta la famiglia.
Non ti azzardare a condividerle, fece lei, guardandosi le unghie. Pensa a cosa succederebbe alla nostra famiglia.
Ho guardato il suo trucco perfetto e i suoi vestiti firmati, così attenta allimmagine da suocera modello. Provaci.
Quella sera, con le mani tremanti, ho pubblicato tutto su Facebook.
Ho messo le foto di Giulia accanto a quelle del vestito rovinato. Ho raccontato come la mia futura suocera aveva provato labito senza permesso e laveva sciupato, rifiutandosi di pagare.
Un abito da sposa non è solo un capo dabbigliamento, ho scritto, ma racchiude sogni, speranze e fiducia. Tutto distrutto insieme a questo vestito.
La mattina dopo, Paola è piombata in casa nostra senza nemmeno bussare, con la faccia paonazza dalla rabbia.
Toglilo subito! urlava, brandendo il cellulare. Sai cosa si dice in giro su di me? Sono sulla bocca di tutti, nella parrocchia, fra le mie amiche!
Sei stata tu a umiliarti, quando hai deciso di provare il mio vestito a tradimento.
Luca! gridò verso suo figlio. Dille di togliere tutto!
Luca ci guardò, il viso bianco come il latte. Mamma, forse se solo avessi accettato di comprare il vestito nuovo
Nuovo? Dopo quello che ha combinato? Il tono di Paola aveva ormai raggiunto lottava che solo i cani riescono a sentire. Mai!
Guardai Luca per davvero, osservando come sfuggiva ai conflitti, come lasciava la madre calpestare entrambi, come aveva buttato la fiducia nel cestino senza pensarci.
Hai ragione, Paola, dissi piano. Il vestito non va sostituito.
Mi tolsi lanello di fidanzamento e lo poggiai sul tavolino. Perché questo matrimonio non si farà. Merito qualcuno che prenda le mie parti, e una suocera che rispetti i miei limiti.
Il silenzio che seguì fu assordante. Paola spalancava e chiudeva la bocca come una carpa. Luca iniziò a parlare, ma mi mossi verso la porta e la aprii.
Per favore, andatevene. Tutti e due.
Mentre li vedevo uscire, mi sentii più leggero di quanto mi fossi sentito da mesi.






