Il perdono non arriverà
Ti sei mai chiesta se ti piacerebbe ritrovare tua madre?
La domanda arrivò così allimprovviso che Monica trasalì, facendo quasi cadere la pila di documenti che aveva appena sistemato sul tavolo della cucina. Aveva portato a casa delle carte dallufficio e stava cercando di darle un ordine, schiacciando la pila con il palmo della mano per non farla scivolare. Ora invece rimase bloccata, le mani a mezzaria, e alzò lo sguardo verso Lorenzo. Lespressione sul suo viso era di assoluto stupore: come gli era venuta unidea simile? Perché mai avrebbe dovuto cercare quella donna che, con un solo gesto, aveva rovinato tutta la sua vita?
Ovviamente no, rispose Monica, facendo uno sforzo per mantenere la voce calma. Che pensiero assurdo! Per quale motivo dovrei farlo?
Lorenzo abbassò lo sguardo, visibilmente in imbarazzo. Si passò una mano tra i capelli cercando di raccogliere le idee, poi abbozzò un sorriso goffo, come se si fosse già pentito di aver rivolto quella domanda.
Eh iniziò, scegliendo le parole con cautela. Ho sentito spesso dire che chi cresce in orfanotrofio sogna di ritrovare i suoi veri genitori. Ho pensato che magari tu… Se vorrai, sono pronto ad aiutarti. Sul serio.
Monica scosse il capo. Un nodo le serrò il petto, come se qualcuno invisibile la stesse schiacciando. Inspirò profondamente, trattenendo una rabbia improvvisa, e lo guardò di nuovo.
Grazie, ma non è necessario, disse decisa, con un tono più alto del solito. Non la cercherò mai! Quella donna per me non esiste più. Non la perdonerò mai!
Certo, era stata dura, ma non avrebbe potuto rispondere diversamente! Altrimenti avrebbe dovuto riaprire ferite antiche e mettere a nudo il suo passato davanti al suo fidanzato. Lei lo amava, davvero, ma ci sono dolori che si rimarcano solo a se stessi, che non si condividono nemmeno con chi si ama di più. Tornò a occuparsi dei documenti per fingere di essere occupatissima.
Lorenzo la scrutò più serio, ma evitò di insistere. Era chiaro che il tono di Monica lo turbasse davvero. Lui non riusciva a capire fino in fondo quella chiusura! Per lui, la madre era sempre stata una figura quasi sacra non importava se avesse fatto bene o meno il suo dovere. Il solo fatto di aver dato la vita a un figlio lo poneva, ai suoi occhi, su un piedistallo. Era convinto che tra madre e figlio esistesse un legame inviolabile, che né il tempo né le circostanze potessero spezzare.
Monica invece non solo non condivideva questidea, ma la escludeva del tutto, senza soffrire nemmeno un dubbio. Per lei era tutto chiaro: come si può desiderare di incontrare chi ti ha ferito con una crudeltà simile? La sua mamma non si era limitata a lasciarla in orfanotrofio: la realtà era stata molto più dolorosa.
Tanti anni prima, da adolescente, Monica aveva trovato il coraggio di fare la domanda che da sempre le rodeva dentro. Si era avvicinata alla direttrice dellistituto, la Signora Tatiana Benedetti donna severa ma giusta, rispettata da tutti i bambini e aveva chiesto:
Perché sono qui? Mia madre è morta? O le hanno tolto la patria potestà? Devesser successo qualcosa di grave, vero?
Tatiana Benedetti aveva interrotto il lavoro, chiudendo lentamente il fascicolo che aveva tra le mani. Si prese qualche secondo di silenzio e, dopo un sospiro, fece cenno a Monica di sedersi.
Monica si accomodò, stringendo con forza il bordo della sedia. Sentiva lansia crescere dentro di sé. Intuiva che stava per scoprire una verità dolorosa che avrebbe cambiato per sempre il suo modo di vedere il suo passato.
Le hanno tolto la patria potestà e lhanno denunciata, iniziò Tatiana Benedetti, con tono misurato. Gli occhi erano sinceri e carichi di un dispiacere vero: toccava raccontare a una ragazzina di dodici anni una verità che molti adulti avrebbero preferito nascondere. Ma la direttrice era decisa: Monica aveva ormai diritto di sapere. Meglio la verità, seppure dura, che lincertezza.
Fece una breve pausa e proseguì:
Sei arrivata qui che avevi quattro anni e mezzo. Ce lo hanno segnalato dei passanti: hanno visto una bambina piccola che camminava sola per strada. Era autunno, pioveva, eri infreddolita e indossavi solo un cappottino leggero e degli stivaletti di gomma. Qualcuno ti aveva lasciato su una panchina davanti alla stazione e poi era salito di fretta su un treno. Da sola, hai vagato per ore, finché ti hanno portato in ospedale; avevi una brutta polmonite, hai passato mesi a curarti…
Monica rimase immobile, come pietrificata. Le mani chiuse a pugno, ma il viso impassibile: solo gli occhi erano scuri e profondi, come nuvole cariche di pioggia. Non diceva una parola, ma Tatiana Benedetti vedeva che stava ascoltando ogni parola, registrando tutto, anche se dentro si sentiva andare in pezzi.
Ma… lhanno trovata? Che ha detto per discolparsi? sussurrò Monica, senza aprire i pugni.
Lhanno arrestata e processata. Come giustificazione, la direttrice si fermò, abbozzando un sorriso amaro ha detto di non avere soldi, che le era capitata unofferta di lavoro, ma il datore di lavoro non accettava bambini: tu le davi fastidio. Era una pensione, una specie di piccolo albergo. Così, secondo lei, era più semplice: abbandonarti per ricominciare da sola.
Monica lasciò cadere lentamente le mani sulle ginocchia, senza guardare nessuno, assente. Ma aveva capito.
Capisco… disse infine, quasi senza voce. Poi fissò la sua direttrice negli occhi: Grazie per la sincerità.
In quel momento Monica capì davvero: non avrebbe mai cercato la madre. Mai più. Quella debole curiosità di voler vedere in faccia chi laveva messa al mondo, forse giusto per domandarle perché?, svanì per sempre.
Abbandonare una bambina in strada… come può essere possibile? Come ha potuto una donna, dopo aver portato una creatura in grembo, lasciarla in balia del destino? In strada davvero può succedere di tutto!
Non è un gesto umano, è crudeltà cieca! si ripeteva Monica, e il dolore si stringeva dentro di lei come spine. Cercava disperatamente una giustificazione: forse la madre era disperata? Forse le mancava una via duscita? Forse credeva così di proteggerla?
Ma ogni ipotesi cadeva davanti ai fatti. Perché non seguire prassi ufficiali, perché non affidarla a un istituto in modo sicuro, invece di lasciarla sola al gelo dautunno?
Monica passava in rassegna tutte le possibilità, ma nessuna le sembrava plausibile. Nessuna riusciva a mutare quel tradimento in una scelta obbligata. Era solo una decisione fredda, calcolata, per togliersi di dosso un peso.
Ad ogni ricordo, cresceva dentro di lei una decisione chiara e irreversibile. No. Non lavrebbe mai cercata. Non le avrebbe fatto domande. Non avrebbe mai potuto capire, e tanto meno perdonare. E questa consapevolezza le diede un lieve, strano senso di liberazione…
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Ho una sorpresa per te! Lorenzo era raggiante, il viso acceso da una gioia contagiosa, come se avesse appena vinto la lotteria. Era in piedi nellingresso, le mani strette per lemozione, e non vedeva lora di mostrarle il suo piano. Vedrai, ti piacerà! Dai, vieni! Non lasciamo nessuno ad aspettare troppo!
Monica si fermò sulla soglia del soggiorno, con ancora la tazza di tè quasi freddo fra le mani. Guardò Lorenzo perplessa, posò la tazza sul tavolino. Che sorpresa sarà? Perché, nonostante il tono allegro di Lorenzo, avvertiva una strana inquietudine? Dentro, sentiva una corda tesa, pronta a spezzarsi.
Dove stiamo andando? chiese cercando di sembrare tranquilla.
Tra poco capirai! sorrise ancora più intensamente, prendendola dolcemente per mano e guidandola fuori. Fidati, questa volta ne vale la pena.
Monica lo seguiva, il cuore stretto dallapprensione. Durante il tragitto verso Villa Borghese, pensava a cosa potesse aver escogitato Lorenzo. Avrà comprato biglietti per un concerto? O magari organizzato un incontro con qualche vecchia amica? Ogni ipotesi sembrava improbabile.
Appena arrivarono al parco, Monica notò una donna seduta su una panchina ai margini del vialetto. Era vestita semplicemente, ma con cura: un cappotto scuro, una sciarpa sulla gola, una borsa sulle ginocchia. Il volto le sembrava stranamente familiare, ma non riusciva a collegarlo a nessun ricordo. Sarà, pensò, una parente di Lorenzo? Oppure una collega?
Lorenzo si diresse senza esitazione verso la donna; Monica, dubbiosa, lo seguì, sforzandosi di mettere insieme i pezzi. Al loro avvicinarsi, la donna alzò lo sguardo e sorrise. In quellistante, Monica ebbe una scossa: ora riconosceva quel volto. Era il suo, riflesso in uno specchio ventanni dopo.
Monica, la voce di Lorenzo era solenne, come se stesse annunciando qualcosa dimportante a teatro, sono felice di dirti che, dopo tante ricerche, sono riuscito a rintracciare tua madre. Sei contenta?
Monica rimase ferma, il mondo intorno a lei si fece silenzio. Ma come aveva potuto? Gli aveva detto chiaramente che non voleva sapere nulla di quella donna!
Tesoro! Sei diventata così bella! la donna fece un passo avanti, spalancando le braccia per abbracciarla, con gli occhi lucidi di una commozione quasi incredibile, come se davvero quella fosse la cosa che aveva sempre desiderato.
Monica però indietreggiò di scatto, aumentando la distanza tra sé e quella donna. Il volto si fece gelido, lo sguardo tagliente.
Sono io, la tua mamma! insisteva la donna, ignorando (o fingendo di ignorare) il muro di Monica. Ti ho cercata per anni! Non ho mai smesso di pensare a te…
Non è stato facile! intervenne Lorenzo con orgoglio. Ho chiamato amici, fatto mille ricerche, scritto a uffici pubblici. Ma sono felice di esserci riuscito!
Lo interruppe uno schiaffo, secco e sonoro. La mano di Monica scattò distinto, senza pensarci. Le lacrime le gonfiarono gli occhi, piene di rabbia e dolore. Guardava Lorenzo con uno sguardo incredulo: come aveva potuto? Dopo tutte le volte in cui gli aveva detto che quella storia era chiusa per sempre!
Cosa stai facendo? sussurrò Lorenzo, tenendosi la guancia colpita. Era sgomento, non prevedeva una reazione così dura. Lho fatto per te! Volevo aiutarti, farti un regalo…
Monica taceva. Non riusciva a parlare; dentro era tutta un vortice di indignazione e sofferenza. Le sembrava che Lorenzo, la persona di cui più si fidava, le avesse tolto lequilibrio, infrangendo la regola più importante: non scavare nel passato. Ciò che aveva tanto faticato a tenere sepolto ora era lì, squadernato davanti a tutti, per via della sua buona volontà!
La donna accanto era confusa: passava lo sguardo da Monica a Lorenzo e non sapeva che fare. Avrebbe voluto parlare, ma si trattenne, scorgendo lespressione di Monica.
Non ti ho mai chiesto di trovare lei, disse infine Monica, con tono fermo ma flebile. Sono stata chiara che non ne volevo sapere! E tu, invece, hai fatto di testa tua!
Lorenzo abbassò la mano, ma non seppe come replicare. Cercava nel volto di Monica un qualsiasi segno di cedimento, ma trovò solo determinazione fredda.
Lho detto mille volte! Non voglio nemmeno sentir parlare di lei! tremava dalla rabbia. Guardò Lorenzo, e nei suoi occhi non cera solo delusione, cera un dolore antico che lui aveva riaperto. Questa madre mi ha abbandonata alla stazione a quattro anni! Da sola! Alla stazione, in mezzo a chissà chi! Con addosso solo un cappottino! Pensi che si possa perdonare?
Lorenzo impallidì, ma continuò a insistere, dritto come un giudice.
È pur sempre tua madre! Non importa come sia stata, è la tua mamma!
A quel punto la donna si fece avanti timidamente, la voce colpevole, come se volesse difendersi da accuse che sapeva di non poter sostenere.
Eri spesso malata, i soldi per le medicine non bastavano, iniziò, con fatica. Era unoccasione di lavoro! Ti avrei ripresa con me, appena fossero migliorate le cose… Avremmo ricominciato…
Monica si voltò verso di lei. Non aveva la minima traccia di indulgenza, solo dolore solido e duro.
Da dove mi avresti ripresa? Dal cimitero, forse? la sua voce era fredda e tagliente . Potevi rivolgerti ai servizi sociali, potevi farmi ricoverare in ospedale se stavo male! Ma non lasciarmi lì da sola! Non allaperto, senza difesa, in autunno!
Lorenzo, nel panico, tentò di prenderle la mano. Monica la ritrasse senza nemmeno guardarlo.
Il passato è passato, adesso dobbiamo guardare avanti, diceva lui, come se volesse convincere soprattutto sé stesso. Mi avevi detto che avresti voluto dei parenti al matrimonio. Ecco, ci ho pensato io…
Monica lo fissò, e nello sguardo cera unamarezza tale che Lorenzo fece un passo indietro.
Ho invitato la Signora Tatiana Benedetti, la direttrice dellistituto, e la mia educatrice, la Signora Giulia Corradi, la sua voce era tornata bassa ma ferma. Sono state loro le mie vere mamme! Mi sono state accanto, mi hanno insegnato tutto, mi hanno voluto bene. Solo loro sono la mia famiglia!
Strappò la mano da quella di Lorenzo e corse via dal parco, senza guardarsi indietro. Camminava veloce tra i vialetti, oltre le panchine, via dal ricordo di quellincontro, da quelle parole, dalluomo in cui aveva riposto tutto. Nel petto le ribolliva una tempesta talmente forte che le veniva quasi a mancare il fiato. Non avrebbe mai pensato di doversi sentire tradita anche dal suo fidanzato.
Non gli aveva mai nascosto nulla. Anzi, gli aveva raccontato tutto: della sua infanzia, dei mesi in istituto, dei giorni in cui sperava ancora che sua madre tornasse. Lorenzo laveva ascoltata, dicendo di capire. Eppure, aveva rintracciato quella donna e glielaveva portata davanti. Non importa come sia, è tua madre, quelle parole risuonavano dentro di lei come uno schiaffo.
Mai! decise Monica. Mai avrebbe finto che nulla fosse successo, mai avrebbe accettato quella donna nella sua vita.
Senza fermarsi, uscì dal parco e proseguì a piedi lungo il Viale dei Colli. I pensieri erano confusi, nella mente riaffiorava il volto della madre quello visto oggi, segnato dagli anni, con un sorriso forzato. Monica strinse i pugni, scacciando quellimmagine. Lunica cosa che voleva era stare lontana da tutto e tutti.
Non passò nemmeno da casa di Lorenzo a riprendere le sue cose, fortunatamente poche: un paio di borse con i vestiti e qualche oggetto personale. Il trasloco finale lavrebbero fatto dopo le nozze, così la maggior parte dei suoi effetti era ancora nel monolocale assegnatole dal Comune. Tutto più semplice. Limportante era non tornare subito là, finché la rabbia non si fosse calmata.
Il cellulare vibrava di continuo: Lorenzo continuava a chiamarla. Monica vedeva sullo schermo il suo nome, ma non rispondeva. Aveva paura che, se avesse risposto, si sarebbe lasciata andare, dicendo cose di cui si sarebbe pentita. Meglio aspettare che si placasse la tempesta.
Lorenzo però non si arrendeva. Oltre alle chiamate iniziò a mandare messaggi vocali. Nel primo, la voce era già dura, quasi arrabbiata:
Monica, stai facendo i capricci! Ho cercato di fare il tuo bene e tu… Sei solo ingrata! Questa è unesagerazione da bambina!
Il secondo era più aspro ancora:
Ho già deciso tutto. Lucia deve venire al matrimonio. Punto. Non cambierò idea per i tuoi capricci. Dobbiamo essere una famiglia, e i nostri figli la chiameranno nonna. È la cosa giusta!
Monica ascoltava questi messaggi in piedi alla fermata dellautobus, sentendo il cuore stringersi nella morsa. Spense il telefono, lo infilò in tasca e guardò il cielo sopra Roma: il suo mondo aveva appena subito una spaccatura, e non sapeva come rimetterlo insieme.
Rimase a lungo a fissare il telefono, con ancora in mente le ultime parole di Lorenzo, così decise, senza spazio per un confronto. Lucia sarà al matrimonio. Punto. Quelle frasi le martellavano il cervello.
A quel punto aprì le chat, digitò poche parole nette, rileggendole più volte. Semplici, precise, senza ambiguità: Il matrimonio è annullato. Non voglio vedere né te, né quella donna.
Premette invia. Guardò per un momento la spunta blu, poi chiuse il telefono. Subito dopo lo schermo si illuminò: Lorenzo provava a richiamarla. Monica non si mosse. Arrivarono altri messaggi, ma lei non li aprì. Invece cercò il suo contatto tra i numeri, lo selezionò e lo bloccò, senza esitazione.
Adesso il telefono taceva niente chiamate, niente messaggi, nessuna insistenza. Un silenzio che la avvolse come una coperta tiepida, regalando un raro senso di pace.
Forse, più tardi, avrebbe rimpianto questa decisione. Forse… Ma ora, per lei, era lunica scelta giusta. Sentiva la tempesta placarsi dentro, lasciando il posto a una quiete malinconica, fatta di stanchezza ma anche di chiarezza.
Così devessere. Non può esistere un futuro con chi non rispetta la tua storia né le tue ferite. Nel perdono ci vuole reciprocità ma pretendere il perdono quando non si è pronti ad accettare il dolore dellaltro, significa solo ferire ancora chi, da troppo tempo, cerca finalmente la pace.






