**Diario di un uomo**
Caterina adorava le serie tv. Credeva che la vita reale potesse essere brillante come sullo schermo, piena di svolte, passione e lieto fine. Ma la sua realtà era diversa: grigia, monotona, noiosa. Viveva in un paesino vicino a Padova, e nemmeno il matrimonio aveva portato la felicità che sognava da ragazza.
Dario, suo marito, all’inizio sembrava amorevole e affidabile. Ma dopo tre anni, un giorno le disse:
— Me ne vado. Non ce la faccio più qui. È soffocante. Sono fatto per la grande città, Caterina.
— Cosa intendi? Stavamo bene insieme, — provò a fermarlo.
— Tu stavi bene, io no. — Tagliò corto, gettò due camicie in una vecchia borsa e se ne andò senza voltarsi.
I pettegolezzi nel paese si sparsero in un attimo. Le comari sussurravano:
— Dario ha lasciato Caterina, è scappato a Verona. Chissà, ci sarà un’altra donna.
Caterina non parlava. Non piangeva, non si lamentava. Sopravviveva. A casa dei genitori non c’era posto per lei: suo fratello, la moglie e i loro quattro figli occupavano ogni angolo. Figli, lei non ne aveva.
— Forse Dio mi ha protetta. Con uno come Dario, non sarebbe mai stato un buon padre, — pensava guardando i bambini dei vicini.
La sera si sedeva davanti alla televisione, sospesa nell’attesa della puntata successiva, dove i personaggi tradiscono, amano, soffrono. Quelle storie le bruciavano il cuore. Dopo, rimaneva sveglia a lungo.
Al mattino, sempre la solita routine: maiali, oche, galline e il vitellino Peppino. Non con il resto del bestiame: lo teneva legato dietro l’orto. Una volta la vicina gridò:
— Caterina, il tuo vitello è scappato! Sta correndo per il paese!
Corse fuori: Peppino stava infilzando il recinto con le corna, facendo tremare la palizzata.
— Peppino, fermati, — implorava, agitando del pane. Ma lui scuoteva la testa e si dibatteva. Con uno strappo liberò la corda e spaventò una fila di paperotti.
Come sempre, venne in aiutto Vincenzo, il trattorista, suo ex compagno di scuola. Afferrò il vitello, lo legò con maestria. Caterina lo osservava: mani forti, muscoli ben delineati sotto la camicia. E all’improvviso, sentì una fitta dentro. Quanto avrebbe voluto essere abbracciata da quelle mani…
— Ma che sto dicendo? Sono pazza, — arrossì. — Come una gatta in calore.
Si vergognò. Vincenzo viveva con Gina, una donna alta e robusta che un giorno, dopo una festa, era rimasta da lui mentre era ubriaco. Vi aveva portato anche la figlia di un matrimonio precedente. Da allora convivevano, senza sposarsi.
Caterina divorziò da Dario non appena lui sparì. Altri pretendenti arrivarono, alcuni le chiesero persino di sposarli, ma il suo cuore rimase muto. E ora, ecco Vincenzo, l’ex compagno di scuola che la guardava in modo diverso, con dolcezza. Avvertiva il suo sguardo addosso, caldo come brace. E aveva paura. Paura che Gina lo scoprisse e spargesse la voce.
Ma Vincenzo ogni giorno passava accanto al suo orto, per un sentiero che prima evitava. Lei si alzava presto, fingendo di zappare, ma in realtà aspettava i suoi passi. I loro sguardi si incrociavano, e nei suoi occhi c’era qualcosa che Dario non aveva mai avuto: calore, quasi tenerezza.
Poi Dario tornò. Come se nulla fosse.
— Mi riprendi? — chiese con la solita smorfia.
— Perché la città non ti è piaciuta?
Ma il suo cuore restò immobile. Non un battito di più. Capì che non c’era mai stato amore. O forse era morto da tempo.
Lui rimase a vivere in casa — lei non poteva cacciarlo, ma lui non si comportava con rispetto. La notte lei si chiudeva a chiave, spostava l’armadio e entrava dalla finestra. Vincenzo vedeva e capiva: Caterina non lo voleva.
Una mattina, sotto la finestra, trovarono dei gradini. Qualcuno li aveva messi lì per facilitarle l’entrata. Di certo non Dario… Lui continuava a dormire e sparire. Era stato Vincenzo, di notte, a costruire quei gradini.
Poi accadde un fatto. Gina tornò al paese, ma si ammalò gravemente. La figlia fu presa dalla nonna. Portarono Gina in ospedale, dove morì.
Caterina vedeva Vincenzo che, la mattina, spalava la neve non solo davanti a casa sua, ma anche davanti alla sua. Di nascosto. Una primavera, tornando dal lavoro, trovò la porta spalancata. In cucina c’era una donna formosa che beveva dalla sua tazza.
— Ciao, padrona di casa, — ghignò Dario. — Io e Vera viviamo qui ora. La casa è mia. Tu, preparati e vai via.
Quella notte, Caterina riposizionò l’armadio davanti alla porta. Al mattino cominciò a portare fuori le cose. Vincenzo si avvicinò, prese la valigia senza dire una parola e la portò da lui. Poi tornò, ancora e ancora. Senza chiedere, le sottraeva tutto. Dario e Vera tacevano, si scambiavano occhiate.
— Che c’è, vi siete innamorati? — rise Dario. — Beh, buona fortuna.
Vincenzo le prese la mano. La condusse via. Lei scoppiò in lacrime — di felicità, sorpresa, sollievo. Lui la strinse a sé, e la casa le girò davanti agli occhi.
Si sposarono in fretta. Ora Caterina aspetta un bambino. Dario uscì di casa, la seguì con lo sguardo, ansioso. Ma a lei non importava più. Dietro di lei ora c’era un uomo vero. E non in una serie tv. Nella vita.
**Lezione:** A volte il cuore sceglie tardi, ma sceglie bene. Le vere storie d’amore non seguono i copioni delle fiction: nascono così, tra le imperfezioni della vita.





