Non di questo mondo

Fin da piccola, Vincenza era una bambina dolce e premurosa. Sua madre la accarezzava spesso dicendo:

La tua natura è ereditata da tuo nonno Gabriele, che era sempre pronto ad aiutare chiunque, anche se la sua vita fu breve. Ora tu continui il suo esempio, anche se sei ancora una ragazzina, salvando ogni insetto che incontri.

Cresciuta, diplomatasi e con un lavoro, Vincenza abitava da sola in un appartamento di suo nonno Gabriele a Firenze. Rimaneva gentile e giusta, sempre pronta a dare una mano a persone e animali, anche a chi la guardava con sospetto.

È strana, questa ragazza, sembra fuori dal mondo

Un sabato dautunno, mentre tornava dal mercato sotto una pioggia leggera, vide una vecchia signora che trascinava a fatica due sacchetti non ancora pieni.

Che mani tremano, che schiena si curva, pensò Vincenza piena di compassione quanti anni ha dovuto sopportare!

Si avvicinò e riconobbe la signora: era Maria Ilenia, la vicina di casa.

Buongiorno, posso aiutarla? propose Vincenza, prendendo i sacchetti.

Maria, inizialmente spaventata, sorrise timidamente.

Grazie, cara, ma devo salire al quarto piano

Lo so, io vivo al secondo rispose Vincenza con un sorriso.

Portò i sacchetti dentro, ma notò subito il disordine: lappartamento non era stato pulito da tempo.

Maria Ilenia, mi permetta di aiutarla a sistemare, vedo che è faticoso. Tornerò più tardi, dopo aver portato a casa la spesa propose.

Non è necessario, non voglio rubare il suo tempo

Non è un problema, vivo sola e oggi è giorno di riposo.

Da quel giorno Vincenza fece visita a Maria Ilenia ogni sera, spesso sorseggiando tè insieme. Le piaceva ascoltare la nonna suonare il vecchio pianoforte, comprato dal marito quando nacque il loro figlio. Vincenza stessa aveva studiato al conservatorio, ma non aveva seguito quella strada, aveva continuato gli studi perché sua madre lo desiderava.

Un pomeriggio, passando davanti al portico, vide Tamara Serafina, lanziana del quinto piano.

Vincenza, vedo che ti prendi cura di Maria. È giusto. Peccato per la nonna, però il figlio e la nuora vivono in Germania, ricchi, i nipoti a Roma, ma vengono raramente. Si sente parlare solo della loro eredità, come se fossero a caccia di un tesoro. Non so nemmeno se Maria sia ricca, è solo un pettegolezzo.

Vincenza annuì, entrando nel condominio.

Che ricchezze ha Maria? Un solo pianoforte, mobili di buona fattura rifletté.

Quella sera portò una torta a casa di Maria.

Facciamo due chiacchiere, preparo subito il tè disse allegra Vincenza, dirigendosi alla cucina.

Perché ti preoccupi, cara? rispose la vecchia, gli occhi scintillanti.

Volevo solo renderti felice, anche a me sorrise la vicina.

Mentre bevevano, Maria raccontò della sua infanzia durante la guerra, del marito scomparso, del figlio emigrato in Germania. Lamentava la scarsa presenza dei nipoti, che sembravano dimenticare la madre.

Ha dei nipoti? chiese Vincenza.

I nipoti mi considerano una vecchia pazza. Lanno scorso è venuto Garibaldo, rude, ma con della frutta. Prima di partire ha detto: Nonna, sei un peso, è ora che te ne vai. la voce di Maria si spense.

Linverno arrivò e Maria si ammalò. Vincenza la visitava ogni sera, portando cibo, medicine e, quando le fu chiesto, suonava il pianoforte. Le note avvolgevano la nonna, che chiudeva gli occhi e sembrava viaggiare nei ricordi.

Quella routine divenne un rituale: storie la sera, piano la notte. Col tempo, la salute di Maria peggiorò, e i medici venivano chiamati spesso. Un giorno, mentre puliva il pavimento, Maria, accennando a un sorriso flebile, le disse:

Ho scritto il mio testamento. Lappartamento andrà ai nipoti, ma il pianoforte desidero che lo abbia tu.

Vincenza rimase senza parole.

Non ho bisogno di nulla, non mi sento parte della vostra famiglia rispose, ma Maria insistette.

Primavera, Maria non riusciva più a sollevarsi, ma non fu portata in ospedale. Morì una notte, sola. Lultima sera, prima di chiudere gli occhi, le sussurrò:

Non dimenticare il pianoforte, è tuo, tienilo per me.

Il giorno dopo Vincenza chiamò Garibaldo, il nipote, per informarlo. Al funerale piangeva come se avesse perso una madre. I nipoti arrivarono per sistemare lappartamento, e Garibaldo, alto e sbruffone, ordinò ai traslocatori di portare il pianoforte nella nuova casa di Vincenza.

Ricorda la nostra nonna, voleva davvero che il pianoforte ti restasse grazie per averla accudita, disse con un sorriso forzato.

Vincenza rimase sola nella sua stanza, con il pianoforte al centro. Pulì la polvere, le lacrime scivolavano per gratitudine e dolore.

Dopo qualche giorno, aprì il coperchio e, tra le corde, trovò un piccolo involucro di velluto. Dentro cera una scatola di gioielli e una nota:

«Vincenza, cara, questi sono per te. Grazie per lanno che hai trascorso al mio fianco. Se vuoi venderli, fallo, ma conserva almeno un anello in ricordo di me.»

Scoprì anelli, orecchini, bracciali, due collane e una foto di Maria giovane. Piangeva per la ricchezza inattesa, ma alla fine scelse un solo anello, lo mise al dito e suonò il pianoforte: una melodia dolce riempì la stanza.

Quella sera portò la scatola in una gioielleria e la vendette, ottenendo una somma in euro. Con i soldi comprò una vecchia casa abbandonata in periferia di Milano: un palazzo a due piani con giardino, intonaco scrostato ma mattoni solidi. Dopo averla ristrutturata, aprì un rifugio per anziani soli. Nel salone principale cera il pianoforte, circondato da comode poltrone.

I primi ospiti furono il nonno Ivano, la signora Anna e la sorella Ginevra, sfollate da un incendio. Col tempo arrivarono altri. Spesso Vincenza suonava brani classici su richiesta:

Signora Vincenza, può suonare qualcosa?

Le note riempivano laria, e Vincenza sentiva la presenza di Maria tra le melodie, una voce lieve che la incoraggiava: «Bravo, cara»

Vincenza divenne la proprietaria di quel luogo accogliente, chiamato da tutti «La Casa di Cuore». I giornali scrivevano articoli, stupiti dal gesto di una giovane che aveva trasformato gioielli ereditati in un rifugio per chi ne aveva più bisogno.

Hai venduto i gioielli e aperto il rifugio non ti sei pentita? le chiedevano.

Per niente rispondeva con un sorriso. Vedere quegli anziani felici, Glaura che lavora a maglia, Ivano che gioca a scacchi con il compagno Ignazio, mi riempie il cuore. So che Maria è felice per come ho usato il suo dono. Io ho guadagnato più di quanto avrei potuto immaginare: amore e gratitudine.

Due anni dopo sposò Stefano, un uomo dal cuore grande che la aiutava nella gestione della casa. Insieme continuavano a curare i residenti, dimostrando che la bontà è uneredità che non si compra, ma si trasmette.

Così Vincenza imparò che il vero valore non sta nei tesori materiali, ma nella capacità di trasformare la generosità in un rifugio di speranza per gli altri.

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