Non disfare la valigia, Musetta: oggi te ne vai di casa – ecco perché ci stiamo separando!

«Non disfare la valigia: oggi te ne vai di casa.»

Cos’è successo? domandò con tono perentorio Martina. Leonardo stava sdraiato sul divano e non si alzò nemmeno al suo arrivo.

È successo che tu mi lasci, stellina! Perciò la valigia lasciala comè: ci separiamo e oggi stesso traslochi! rispose lui, senza nemmeno guardarla.

Martina pensò di aver capito male. Stellina?

Ma ti sei visto? Sembro forse una coniglietta io? Sono alta quasi un metro e novanta! replicò Leonardo, scherzando con la sua amica Sveva quando gli propose quel ruolo.

E allora? Sarai un coniglio accelerato: travolgi tutti e salti via! rise la sua brillante amica.

E il costume, di che taglia è? si informò Leonardo.

Accidenti, non ho pensato che sei troppo alto! la ragazza si batté la fronte, seccata.

Dopo una pausa, propose:

Allora, senti qua: tu fai Babbo Natale, e Vito si mette il costume da coniglio: lui è molto più basso di te!

Ma i suoi vestiti mi staranno? Tipo la giacca, o quel che veste Babbo Natale?

Sicuro! Per lui sono fin troppo grandi, deve sempre rimboccare le maniche!

E il copione? Non so che dire!

Ma dai, tutto improvvisato: tu non eri mica quello delle medaglie doro al liceo? Io ti copro le spalle! lo rassicurò lamica.

Sveva, amica di Leonardo sin dai banchi del liceo di Bologna, lavorava in unagenzia di eventi. Il ragazzino che faceva il coniglio, sfortunatamente, si era beccato una brutta influenza proprio nei giorni prima di Capodanno.

Così, nel gruppo che andava a portare gli auguri di buon anno nelle case, si era creato un buco.

Ma che roba è? direbbe qualcuno, non senza ragione. Un coniglio? Ma perché? Non bastavano Babbo Natale e la Befana? Le tradizioni sono tradizioni!

Ma il nuovo proprietario dellagenzia era giovane ed estremamente creativo! E come si dice, chi paga comanda

Forse, pensava Leonardo, aveva delle questioni infantili irrisolte. Forse da bambino aveva sempre sognato di essere un coniglio nei festeggiamenti e ora, da adulto, se lo stava concedendo. Una scopa nuova che spazza in modo nuovo…

Così nel trio dellagenzia entrò il coniglio. Costume classico: peluche bianco, orecchie e uno zainetto da cui spuntava una enorme carota di stoffa.

Innoviamo! proclamò il capo. Diamo una ventata nuova al solito tran-tran!

Accanto a lui, Serafino, il direttore della storica «Notte di Carnevale» sembrava solo un Cheburashka.

E così, partivano: Babbo Natale Vito, Sveva la Befana e il coniglio. Poi il coniglio si ammalò, e nessuno poteva sostituirlo almeno non il 30 o il 31 dicembre!

Non voglio saperne disse il capo serve un coniglio, punto e basta!

Tutto filava come nella vecchia canzone: «Oggi son triste il povero coniglio è ammalato»

Leonardo era fiacco. Sembrava gli si stesse preparando un Capodanno davvero infelice: Martina, la moglie, era scappata da qualche giorno a Firenze dalla madre, che si era aggravata, e lui restava solo.

La madre di Martina si era ammalata spesso nellultimo periodo: una situazione complicata. Ora di nuovo un peggioramento.

Capisci, amore, non posso lasciare la mamma così spiegava Martina dolcemente, mentre buttava in valigia le poche cose. Era il terzo viaggio in due mesi.

Vengo anchio con te! propose Leonardo. Non voglio che tu stia sola a Capodanno.

Ma ti pare? disse lei. Perché rovinare la festa pure a te? Ti basta sapere che la rovinerò io

Eppure abbiamo giurato: nella gioia e nel dolore ricordò lui.

Mi chiamerai e mi supporterai! Mi basta. E tu esci, divertiti!

Sarebbe potuto andare da qualche amico, ma ormai erano tutti già organizzati.

Era come diceva Arbore: latmosfera era deprimente e lumore nero.

Poi chiamò Sveva, che per Leonardo era un porto sicuro. Lei gli aveva sempre voluto bene, come nella canzone di Vasco: «Sveva Saccani»! Si erano conosciuti al liceo, amici fidati da una vita. Martina non era mai stata gelosa, ma non credeva nell’amicizia uomo-donna. Aveva persino vietato a Leonardo di invitare Sveva al matrimonio! Ma lui aveva lasciato perdere per non rovinare la festa alla moglie: tanto, Sveva non lavrebbe presa male.

Non laveva presa male per niente; continuarono a sentirsi ma con meno frequenza, soprattutto in ufficio.

E ora: un Capodanno da solo, e Sveva gli propone di lavorare con lei: pagano qualcosa anche per una singola uscita!

Leonardo era dirigente in unazienda di consulenza Martina poteva permettersi di restare a casa mesi senza fatica ma accettò la proposta, non per i soldi, ma solo per svago.

Il costume di Babbo Natale gli andava a pennello! Gli stivali un po larghi, ma andava bene. Gli avevano attaccato barba e baffi: era pronto!

Si rivelò facilissimo. I bambini recitavano poesie, il coniglio saltava con la grossa carota sulla schiena, si faceva il girotondo attorno allalberotutto perfetto!

Mancava solo lultima visita: alle 22 in punto, il 31 sera. Poi tutti a casa, finalmente!

Sveva, sapendo che Leonardo era solo, lo aveva invitato a cena: lei avrebbe festeggiato con il marito e la mamma, che ben conosceva Leonardo dai tempi della scuola. Sveva aveva 25 anni e ancora niente figli.

Allultima consegna, tutti erano di buon umore. Vito, per la prima volta, aveva anche bevuto un bicchiere: mai successo da che faceva Babbo Natale.

Alle 21:45, dal furgone Leonardo chiamò la moglie:

Come stai, amore mio?

Resisto caro!

Buon anno! Passami la mamma, vorrei farle gli auguri.

Si è appena addormentata, non la disturbo! Sto guardando la tv con le cuffie, e penso a te.

Ti amo! Ti richiamo a mezzanotte!

Anchio! Stammi bene, coniglio! gli rispose lei.

Quando la porta di quellultimo appartamento si aprì, Leonardo rimase pietrificato: sulla soglia, oltre l’ombra, cera Martina, la stessa che due giorni prima aveva accompagnato fino alla stazione, valigia in mano. Con lei aveva parlato poco prima al telefono

Lui si era offerto di portarla personalmente, ma lei aveva insistito: «Me la cavo da sola, vai pure a riposarti!»

Indossava il suo abito elegante e le scarpe preferite.

«Quando ha fatto in tempo a metterle in valigia? Stava sistemando la roba davanti a me!» pensò Leonardo, stordito. «Unillusionista, altro che Mago Forest!»

Oppure era una sorella gemella? No, era proprio Martina: quellinconfondibile neo sopra il sopracciglio sinistro.

O forse era tutto unallucinazione? Daltronde, con lastroscaldata di questanno Ma tutti la vedevano.

Stellina! gridò Martina nel corridoio.

Stellina? Ma quello era il nomignolo che lei aveva dato a Leonardo, appena una manciata di minuti prima al telefono

Leonardo era paralizzato. Guardava la scena come se fosse la tv.

Arrivo, coniglietta! rispose una voce cavernosa, ed ecco spuntare un tipo calvo e paffuto.

Dovè il bambino? Cè un piccolo Matteo? chiese la Befana Sveva.

Sono io, Matteo! rise il tipo, tamburellandosi la pancia. Stasera si fa festa!

Leonardo osservava con angoscia: per quello Martina gli aveva mentito? Tutto divenne chiaro dun colpo

Avrebbe voluto scatenare una scenata lì per lì, ma si vergognava troppo davanti a Sveva.

Così, con voce alterata, ordinò: Su, Matteo, una poesia!

Il tipo bofonchiò due versi. Martina non riconobbe il marito: lei e il suo cavaliere erano già alticci

Ma comera possibile che Martina, così raffinata, frequentasse quel balordo?

Martina si aggrappava ridendo a quel tipo, il «coniglio», e rideva ubriaca.

A Leonardo diede la nausea. Ora sapeva anche da dove arrivavano quei regalini che sua suocera le facevaregali fuori portata per la sua povera pensione.

Ora il girotondo! gridò Matteo, stancatosi delle poesie. E cominciarono a ballare.

Stellina, metti la nostra! biascicò luomo, e partirono canzoni da balera.

Ballavano Matteo, Martina e Vito, il coniglio, che aveva scolato unaltra grappa: tanto, a casa cera da poco da festeggiare. Leonardo, che iniziava a riprendersi dallo shock, riprese tutto col telefono: ormai Martina aveva le ore contate come moglie fedele

Presto il padrone di casa si stancò e cacciò tutti:

Basta, voglio dormire! Auguri e fuori! Vai, stellina, accompagna!

Martina li accompagnò.

Che strano una bella ragazza come lei con quel mollaccione? disse Sveva in auto tornando a casa. Sicuro non è suo marito!

«Sono io il marito!» avrebbe voluto gridare Leonardo, ma si trattenne.

Non andò a festeggiare a casa dellamica: capì che non avrebbe retto la parte. Non aveva il coraggio di raccontare quel fango che gli era piombato addosso.

Inventò di essere malato, febbre e tutto il resto. Tornò a casa solo. A mezzanotte non chiamò Martina. Né dopo. «Che si diverta col suo coniglio»

Il nuovo anno lo iniziò solo. Beh, almeno aveva tempo per pensare.

Amava sua moglie. Ma dopo tutto quello, la fiamma si era già spenta. Perdono? Non se ne parlava. Via, solo il divorzio. La casa era sua.

Martina, dopo un giorno intero senza una sola chiamata cosa stranissima per Leonardo si preoccupò. Lui chiamava sempre, e ora silenzio.

Così tornò a Bologna non il 4 gennaio, come previsto, ma due giorni prima. In taxi: nessuno la venne a prendere, nonostante avesse inviato lSMS con orari e tutto.

Cosè successo? chiese col tono duro di sempre. Leonardo, steso sul divano, non si alzò nemmeno.

È successo che mi lasci, stellina. Non disfare la valigia: divorziamo, stanotte te ne vai ripeté lui, glaciale.

Martina pensava di aver sentito male. Stellina? Da dove aveva preso quel nomignolo, lo chiamava solo Matteo così

E dove vado, secondo te? cercò lei, spingendo sullattacco.

Non so: o dal tuo coniglio, o da tua madre a Firenze. Sta meglio, vero? chiese Leonardo, tono neutro.

Non hai capito niente bisbigliò Martina: cavolo, sa tutto! Ma come? Dovera scivolata? Sua madre aveva istruzioni di non rispondere fino al 4 Matteo non avrebbe potuto

Chi li aveva visti?

Allora raccontami la tua versione! domandò Leonardo, piuttosto curioso. Forse quel calvo era un dottore? O, chessò, un alchimista per una pozione miracolosa! O magari linfermiere, pagato da me, per tua madre?

Oppure, Dio non voglia qui Leonardo fece una pausa eloquente un impresario di pompe funebri di cui ti stavi informando per tempo?

Avanti, Martina, non hai mai avuto problemi a muoverti come una ragazzina coi coniglietti o con due: il tuo e il nostro! Quindi, stellina, cosa racconti?

E le fece vedere tutto il video

Martina restava in silenzio. Che altro poteva dire? Sì, aveva un amante. Ma perché? Solo per provare nuove emozioni!

A casa da sola tutto il giorno, Matteo era anche generoso: le faceva regali belli.

Lavorare? Ma per carità! La rosa non è nata per i lavori umili!

Non si era mai aspettata una simile coincidenza di eventi.

A modo suo, Martina amava Leonardo. O forse dipendeva solo da lui? Per questo aveva nascosto tutto così bene

Ma così aveva solo fatto peggio.

Se almeno fosse scappata confessando daver trovato un nuovo amore, avrebbe potuto capirlo.

O se avesse pianto di una scappatella occasionale forse Leonardo, generoso comera, lavrebbe perdonata. Ma ormai, la fiducia era distrutta.

Cera tradimento, e in più una bugia lunghissima, su sua madre. Un vero crimine, e aggravato dalla premeditazione!

Martina pianse, supplicò, prometteva, implorava la coscienza di Leonardo. Ma lui fu inflessibile: disse fine, e fine fu. Daltronde, i Babbi Natale sono dei tipi coerenti Aveva ragione Leonardo.

Alla fine divorziarono: lui restò padrone della casa e certo della sua dignità. Si pentì solo di non aver fatto una scenata proprio quella notte di Capodanno

Forse sarebbe stato più «emozionante». Ma in fondo, era andata bene anche così. O no?

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