Non è Affar Nostro

Indifferenza è un concetto che può assumere molte forme, sentii una voce femminile mormorare a Vero, a volte basta chiudere gli occhi e fingere di non vedere, di non sentirsi coinvolti. E a volte è un crimine.
Ah, Giulia, è tutta filosofia, ribatté unaltra voce più giovane.

Vero si girò verso la finestra, osservando le case, le auto e la gente che attraversava la piazza di Borgo San Michele. Il paese si era appena svegliato, i rumori del mercato si mescolavano al clacson degli autobus.

Quel giorno lautobus era scomodo; però Marco, il marito, laveva chiamata la sera prima, dicendo che sarebbe rimasto al lavoro fino a notte fonda. Che cosa dovrei rimproverarmi?, pensò Vero. Il lavoro era sempre presente. Un collega le aveva proposto più volte di accompagnarla, ma lei rifiutò: Una donna sposata non dovrebbe viaggiare con uomini sconosciuti.

Prese nuovamente il telefono, udì il suono ininterrotto della linea e, sospirando, riannullò la chiamata, riponendo lo smartphone nella borsa. Guardò di nuovo fuori: Sarà occupato, come sempre, proprio al momento sbagliato. Il suo stomaco, già delicato per la gravidanza di pochi mesi, le fece un nuovo rigonfiamento.

Al supermercato, la signora al banco si distrasse dal mal dogni giorno perché il direttore, titolare di una catena nota, non concedeva mai una pausa. Il capo della giornata sarebbe arrivato a qualsiasi ora dal quartier generale. Vero, stremata, strappò la spesa dalla cassa e chiamò la giovane commessa dai ricci bianchi, Daria:

Daria, vai a dare una mano a Anna a pulire il frigo, altrimenti finiamo tutti nella confusione! Io vado a preparare i rapporti!

Daria, assicurandosi che Vero fosse sparita nel retro, si avvicinò alla collega che sistemava le bottiglie di latte e sussurrò:

Hai sentito che il marito di Vero le è infedele?

Anna spalancò gli occhi, spaventata:

Davvero? È vero?

Sì, lho vista uscire al mattino dalla casa della nostra compagna di classe, Lisa. E lha salutata con un bacio! Una scena da film, vero?

Allora dovremmo dirlo a Vero, no? Perché me lo racconti?

Daria rise, girò una mano al suo tempio e rispose:

Sei sciocca, Anna. Che importa se un uomo tradisce? Tanto tutti tradiscono e alla fine si separeranno!

Anna rifletté, poi disse:

Che si separino o no è loro decisione. Ma Vero ha diritto alla verità forse è meglio così, una famiglia non si costruisce su un tradimento.

Daria scoppiò di nuovo a ridere e, con un tono leggermente sprezzante, aggiunse:

Non è affar nostro. Chi è troppo buono finisce sempre col sentirsi colpevole.

Anna sospirò e non contraddisse. Forse Daria aveva ragione, ma qualcosa le ronzava nella testa. Vero e Anna erano ormai amiche intime; da sempre le avevano insegnato che la verità amara è meglio della dolce menzogna.

Anche il direttore del negozio, Denis, notò Vero affaticata nel suo ufficio. Bevve il caffè pensieroso, finendo il rapporto sul laptop.

Vero, non ti preoccupare, andrà tutto bene le sorrise.

Vero agitò la mano, sospirando:

Non è che mi preoccupo, è solo che Marco non risponde al telefono, e questo mi allarma.

Denis rimase in silenzio. Laveva notata fin dal suo ingresso come commesso, poi, per la sua intraprendenza, era diventato amministratore.

Forse è occupato balbettò, senza osare intromettersi.

Vero, sistemando il cellulare in tasca, si affrettò a uscire; i controllori stavano arrivando.

La settimana successiva, Anna osservava Vero con inquietudine. Le voci sulle lunghe ore di Marco al lavoro, la gravidanza di Vero e la difficoltà dei bus del piccolo paese la convincevano a indagare.

Al mattino, Anna fece credere di arrivare in ritardo e si diresse verso la casa della presunta amante. La madre le aveva detto che chiama il cuore di chi amiamo, può farci male. Quando vide Marco abbracciare una bionda splendente, baciandola con passione e promettendo di tornare la sera, il suo cuore si strinse.

Quella notte, Anna decise di agire. Quando Vero si allontanò, Anna entrò nella stanza di Denis.

Denis, dobbiamo parlare sussurrò, avvicinandosi.

Denis la guardò perplesso.

Riguarda Vero, spiegò lei. Ho visto con i miei occhi il tradimento di Marco.

Denis esitò, poi abbassò lo sguardo:

È la loro vita privata è proprio da noi intromettersi?

È giusto, replicò Anna, con un sorriso stuzzicante. Lei è incinta, ha il diritto di sapere la verità.

Denis, combattuto, accettò di accompagnarla al villaggio dove viveva la nonna Zora, una vecchia che, secondo le dicerie, sapeva leggere il destino.

Zora li accolse nella sua modesta casa: una vecchia maglia di lana, una gonna lunga, calze spesse. Gli occhi grigi scrutavano lanima di chi entrava. Anna le mostrò la foto di Vero.

Vedo che il marito non è destinato a restarle, disse la nonna, accendendo una candela sul tavolo. Si separeranno, ma non ora. È un uomo bugiardo, ma la donna ha un cuore puro.

Possiamo accelerare il processo? chiese Anna a bassa voce.

Non posso forzare il tempo, ma la verità arriverà.

Zora prese un sacchetto di stoffa e un grosso vaso, vi versò un pizzico di erbe: camomilla, millefoglio e qualche altra pianta silenziosa.

Queste erbe non faranno male al feto, rassicurò Denis. Sono solo per aprire gli occhi.

Il compito più difficile fu far assumere a Vero quelle erbe. La sera, poco prima della chiusura del negozio, Vero desiderò disperatamente un piatto di spaghetti istantanei.

Ti preparo subito, siediti! esclamò Anna, correndo a prendere il pacchetto di noodles e il sacchetto di Zora.

Denis osservava, sperando che Vero abbandonasse lingannatore, ma anche incerto se fossero stati giusti a interferire.

Vero, seduta al tavolo, finì lultima forchettata. Anna tirò un sospiro di sollievo; anche Denis provava lo stesso nervosismo, ma il senso del dovere aveva prevalso.

Il giorno dopo, Vero prese il suo posto vicino al finestrino dellautobus, guardando fuori senza sentire il conducente parlare al telefono. Improvvisamente, il conducente annunciò:

Signori, ci sarà una deviazione per una grande coda e lavori al passaggio a livello.

Mentre lautobus si muoveva, Vero vide Marco uscire da una casa vicina, abbracciare la bionda, scambiarsi un bacio di addio non del tutto affettuoso. Il suo stomaco si contrasse, la testa girò, e tutto divenne nebbia.

Si risvegliò in ospedale, di fronte allo sguardo preoccupato di Anna.

Vero Scusami, è colpa mia

Di cosa parli? balbettò Vero. Ho visto Marco con Lisa. È vero?

Marco entrò lentamente nella stanza, occhi colpevoli, senza dire nulla.

Da quanto tempo frequenti la signora K? incalzò Vero.

Vero, ti prego, il dottore ti ha detto di non sforzarti se vuoi salvare la famiglia rispose lui con un sorriso forzato.

Vattene! Quando uscirò, chiederò il divorzio! gridò Vero.

Marco scappò, senza neanche chiedere perdono.

Come sta il bambino? domandò Vero.

Il medico ha detto che tutto è a posto, cè stato il rischio di aborto, ma è passato, rispose Anna.

Allora entrò Denis, portando una grande cesta di frutta. Linfermiera rimproverò la presenza di troppi visitatori, ma Vero lo fece entrare.

Per favore, lasciatelo entrare chiese Vero, seduta sul lettino.

Denis, dopo aver accettato, iniziò a parlare:

Mi sono preoccupato molto per te e il piccolo

Tu ti sei sempre preoccupato per me, replicò Vero, sorridendo. A differenza di altri.

Dimentica, rise Denis.

Anna, tornando in stanza, disse:

Vero, devo confessare. Sono stata io a organizzare tutto perché sapessi della sua infedeltà. Non potevo stare a guardare.

Vero rise, riflettendo un attimo, poi rispose:

Mi arrabbierei se sapessi e non ti dicessi nulla. Non sopporto le bugie. Per caso ti è capitato di sognare una vecchia che diceva non è il tuo destino quello dellingannatore?

Zora aveva davvero detto quelle parole, ma ora la verità era fuori, e Vero la guardò, poi Denis, senza distogliere lo sguardo.

Anna si sedette su una sedia, prese la mano di Vero e la accarezzò. Era certa di aver fatto la cosa giusta. Gli inganni devono essere cancellati finché cè ancora tempo per ricominciare. Limportante è avere accanto amici fedeli e persone che amano davvero; le piccole difficoltà si risolveranno col tempo.

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