Tutto mi va così liscio, rispose Ginevra. Il patrigno non smette mai di brontolare.
Come ti chiami, tesoro? chiese lo straniero seduto accanto a lei.
Ginevra! rispose la ragazza. E tu?
Io sono Carlo e, insieme a tua madre, formeremo una famiglia. Ora siamo noi tre: te, me e tua mamma!
Poco dopo, la mamma e Ginevra si trasferirono nella spaziosa casa a tre vani di Carlo, situata in un quartiere di Firenze. Carlo era un uomo gentile: comprava sempre caramelle e giocattoli alla piccola, mentre il vero padre di Ginevra la chiamava solo quando doveva discutere con la sua exmoglie.
Un giorno la madre rivelò a Ginevra che il suo vero papà aveva una nuova famiglia e si era trasferito altrove. La notizia la colpì come un pugno, perché lo amava ancora. La mamma poteva alzare la voce e sbattere il sedere di Ginevra, ma il padre non laveva mai fatto. Ginevra ricordava bene il litigio dei genitori: la madre urlava contro il papà, persino minacciandolo di colpirlo. Le rimase impressa lultima frase che la madre gli lanciò:
Non credere di essere stato il primo a mettermi le corna, le hai da tempo, come un cervo!
Dopo quellepisodio la mamma fece le valigie e si trasferì a vivere con la nonna Rosa. Ginevra non riusciva a capire da dove venissero le corna del padre, visto che era calvo e senza un capello sulla testa. Da quel momento i due genitori si separarono definitivamente.
Carlo rimase un padre affettuoso fino a quando Ginevra iniziò la prima elementare. La scuola non le piaceva, ma durante le ricreazioni combinava marachelle, facendo venire spesso la chiamata ai genitori; a volte era Carlo a dover andare al suo posto. Il patrigno prendeva sul serio leducazione della figlia e a volte studiava con lei.
Tu non sei per me nessuno, quindi non puoi insegnarmi! buttava fuori Ginevra, citando una frase che aveva sentito dalla nonna.
Io sono come tuo padre, perché ti nutro e ti vesto. rispondeva Carlo.
Quando Ginevra compì dieci anni, il vero papà tornò in città. Allora la giovane già conosceva il significato di mettere le corna. Probabilmente lo attirava anche la seconda moglie, per questo lha lasciata, commentò la madre. Il padre chiese il permesso di vedere la figlia; la madre acconsentì. Ginevra e il padre si incontrarono con piacere.
Figlia, come va? domandò il papà.
Non molto bene, rispose Ginevra. Il mio patrigno continua a rimproverarmi.
È davvero nessuno quello che ti urla contro? ribatté il papà, un po irritato.
Anche la nonna lo dice, e a lui non importa. esagerò Ginevra, perché Carlo non alzava mai la voce. Voleva solo che il padre si preoccupasse per lei.
Va bene, mi occuperò io della cosa, promise il papà.
Durante una passeggiata al Parco delle Cascine scoprirono che solo lattrazione i otto era riservata ai bambini, mentre per le altre fosse necessario un adulto; Carlo però non voleva salire. Ginevra accennò al suo compleanno imminente e al desiderio di un nuovo smartphone. La madre, intervenendo, gli disse che Carlo non la sgridava mai, ma lui non sembrava ascoltare.
Papà è proprio un tirchio! esclamò Ginevra a Carlo. Volevo andare su quel giro, ma non me lha permesso, e al parco mi ha comprato solo un gelato, niente di più. Carlo, sei meglio di mio papà.
Rimediaremo al suo errore e trascorreremo il weekend in un centro giochi per bambini, propose Carlo.
Il piano fu però sventato dal fatto che Carlo doveva correre al lavoro per la pausa pranzo, così, invece di andare allacquapark, tornarono a casa. Ignorò anche le richieste di Ginevra per lo smartphone.
Papà, Carlo mi ha tradito! piangeva Ginevra al padre. Mi aveva promesso il centro giochi per il weekend e solo di arrampicarmi sui nastri. Ha detto che non meritavo altro, né lacquapark né il nuovo telefono.
Nonostante fosse una bugia assoluta, il padre si commosse e le regalò quel tanto atteso smartphone, seppur una versione economica, perché non aveva i soldi per un modello di lusso.
Non vedevate lora del compleanno? chiese Carlo.
Sogno un cane! rispose la bambina.
Ma non ne avrai, perché con lui dovresti fare passeggiate e sei già abbastanza pigra! replicò il patrigno.
Le parole di Carlo causarono a Ginevra un attacco di isteria; chiamò subito il padre e urlò:
Papà, ti prego, portami via da loro! Carlo mi prende in giro e mi fa studiare.
Seguirono litigi tra adulti, mentre Ginevra veniva mandata dalla nonna. Poco dopo, la madre arrivò con le valigie e annunciò a Ginevra che stava divorziando da Carlo.
Gli adulti scoprirono il trucco di Ginevra. Il suo vero papà tornò da sua ex perché era incinta. Ora Ginevra non avrà né il nuovo smartphone né il cane, e la nonna le impedirà anche di avere un gatto!



