Questo incredibile episodio di vita mi è stato raccontato dalla mia nonna, che vado spesso a trovare al paese. Una volta non ci siamo viste per un po’ perché ho lavorato all’estero per due anni. Quando sono tornata in Italia, la prima cosa che ho fatto è stata andare a trovare la mia amata nonnina.
Ero già da alcuni giorni al paese quando ho notato che non avevo ancora visto Maria Vittoria, la vicina di casa di nonna. Mi era sempre piaciuta quella donna anziana così cordiale. Una grande lavoratrice.
“Nonna, ma dov’è la tua amica Maria Vittoria? Non è mai passata in questa settimana. Non le è successo niente, vero?” mi sono preoccupata.
La nonna mi ha guardato con sorpresa. “Ma come, vive ormai da più di un anno in una casa di riposo! Ah certo, tu non sai nulla! Allora ascolta.”
E la nonna mi ha raccontato questa storia.
Come ho già accennato, la signora Maria ha sempre lavorato senza sosta. Nessuno in paese l’ha mai vista in ozio. Ora era nell’orto, ora in giardino, ora a ricevere la mucca che rientrava dal pascolo, ora a sfornare torte (e a offrirne metà paese!). O al mattino presto correva verso la fermata dell’autobus con due cestini di ciliegie. Verdure fresche, frutta, uova fresche, sciarpe di lana di capra, panna, ricotta: Maria Vittoria portava di tutto al mercato del centro cittadino e lo vendoliva. E ogni euro, moneta per moneta, lo metteva con cura in una scatola di latta per biscotti.
Non lo faceva per lei stessa. A lei quanto serviva? Risparmiava per il suo unico figlio, Valerio, per sua nuora Zina e per la loro figlia, la sua nipotina Alessandra. Suo figlio e sua nuora vivevano in città, a tre ore di distanza, e passavano regolarmente a trovarla. Non aiutavano in giardino o con gli animali, ma venivano puntualmente per prendere i provviste del paese. A volte il bagagliaio della macchina era così pieno che le ruote sembravano affondare.
Gli anni passavano e Maria Vittoria iniziava lentamente ad invecchiare e a soffrire di malanni. A volte le prendevano dolori alla schiena, altre volte le facevano male le gambe, le mani lavorate dai reumatismi erano dolenti, e la pressione le dava noia. A poco a poco iniziò a dare via gli animali e lasciò nell’orto solo un paio di aiuole, permettendo ai vicini di piantare le patate sul resto del terreno. Suo figlio Valerio veniva a trovarla sempre meno spesso, e sua nuora Zina smise del tutto di venire, dato che non c’era più niente da prendere da quella madre di campagna.
Quando la vista di Maria Vittoria peggiorò improvvisamente, si spaventò. Chiamò suo figlio e chiese di portarla a vedere dei medici in città. Valerio venne, prese la madre con sé.
Zina non era particolarmente felice di vedere la suocera, ma non lo diede a vedere. La invitò a rinfrescarsi dopo il viaggio e le diede da mangiare. Valerio propose alla madre di fare un controllo completo delle sue condizioni di salute. Passarono un giorno intero in clinica, poi passarono in farmacia a prendere i medicinali…
Tornare al paese di sera ormai era tardi. Quando venne a sapere che Maria Vittoria sarebbe rimasta per la notte, Zina non nascose più il suo disappunto. Andò in cucina a preparare la cena e fece un così gran baccano con i piatti da far quasi scoppiare i timpani. In quel momento fece un salto da loro una vicina di casa anziana. Vide l’ospite e si rallegrò:
“Maria Vittoria! Era da tanto che non la si vedeva qui. Rimarrà a lungo? Già domani riparte? Ma venga da me, prendiamo un tè e facciamo quattro chiacchiere da vecchie amiche.”
Accompagnata la madre dalla vicina, Valerio tornò in cucina dalla moglie.
“Stai cucinando, Zina? Volevo parlare con te mentre mamma non c’è.”
“Ebbene? – a giudicare dal tono di voce, quella conversazione non le piaceva fin dall’inizio.
“Mamma è peggiorata,” esordì titubante il marito. “In ospedale hanno trovato un sacco di problemi di salute. Dice che le fa tanto male camminare.”
“Beh, non è più una ragazzina per correre in giro! Cosa ti aspettavi? È vecchiaia.”
“Proprio quello che volevo dire,” disse Valerio con sollievo, “Abbiamo un appartamento con tre stanze. Alessandra e suo marito vivono a Milano, qui non torneranno di certo. Allora…”.
“Aspe’, dove vuoi arrivare?” Zina smise persino di tagliare le carote. “Vuoi portarla qui, forse? Sei impazzito? L’appartamento è a tre stanze e quindi? Non è mica una casa di riposo, Valerio.”
“Tra l’altro, un paio di quelle stanze sono state arredate con le ciliegie e le fragole di mia madre, che vendeva ogni estate,” notò sarcasticamente Valerio.
“Vuoi anche rinfacciarmi questo? – sbottò sua moglie. “Tua madre non solo aiutava persone estranee ma anche suo figlio e sua nipote.”
“Sei proprio crudele, Zina,” sospirò amaramente il marito. “Pensavo di portare qui mamma e vivere serenamente. Ha una casa solida, fatta per durare. Potremmo venderla a buon prezzo, e cambiarci la macchina o andare in vacanza in Grecia…”
“Che se la tenga pure la sua casa!” gridò Zina, “Andiamo in Egitto una settimana, e poi dovrei passare 10 anni a prendermi cura di lei?! Ti sei messo a fare lo schiavo per caso?”
“Ma che stai dicendo, pazza?” sbottò Valerio e improvvisamente vide Maria Vittoria sulla soglia.
In cucina divenne tutto così silenzioso che sembrava ci fossimo diventati sordi.
“Mamma, sei qui da molto?” balbettò il figlio.
“Sono appena entrata,” rispose con dolce sorriso la madre. “Prendo gli occhiali, noi lì con Cate stiamo guardando gli album. Ah sì, quasi dimenticavo, volevo avvisarvi. Tra un mese mi trasferisco in una casa di riposo, mi aiuterai con le cose, vero?”
Valerio non sapeva cosa dire. Ma la moglie subito si affrettò:
“Ma certo, ti aiuterà. E verrò anch’io. Caricheremo tutto il necessario, trasferiremo tutto. Hai preso una buona decisione. È più divertente vivere con i coetanei che da sola.”
Il residence per anziani dove il figlio amorevole e sua moglie portarono Maria Vittoria suscitò in Valerio sentimenti contrastanti. Nessun dubbio, il personale era fantastico, il direttore una persona cordiale. Si vedeva subito che là si prendevano cura degli anziani con calore. Tuttavia, l’edificio stesso avrebbe avuto bisogno di una ristrutturazione, il linoleum nei corridoi era logoro, dalle finestre entrava aria fredda, e nella sala relax, oltre al televisore rotto e poltrone vecchie, non c’era nulla.
La stanzetta per Maria Vittoria era piccola e umida. Il letto sfondato, le sedie traballanti. Ma la madre non lasciò che trasparisse che l’ambiente la infastidisse.
“Niente paura, mamma,” disse Valerio con tono rassicurante, “Ti sistemerò qui una stanza che farà invidia a tutti. Andrò in ferie e farò tutto. Su, su, non disperare, ci vediamo presto. Aspetta che veniamo a trovarti.”
Valerio si ricordò della sua promessa solo sei mesi dopo, quando Zina gli ricordò che dovevano decidere cosa fare con la casa dei genitori. Ora che era estate, era il momento giusto per venderla.
Il direttore non rimproverò in alcun modo gli ospiti rari. Parlò molto cordialmente di Maria Vittoria.
“Prima di salire al secondo piano, fate un salto nel salone. Forse vostra madre sta lì con le sue amiche a guardare la televisione. Venite, vi accompagno.”
Nella stanza del salone la madre non c’era. Guardandosi intorno, Zina fischiò persino.
“Oho! Ma qui avete fatto meraviglie. Divani nuovi, poltrone, un televisore enorme. Fiori dappertutto. Che bellezza! Quanto è costata una ristrutturazione così?”
“Dovete ringraziare vostra madre,” sorrise il direttore.
“Mamma? – Si chiese Valerio, Grattandosi la testa – Ma che c’entra lei?
“Tutta questa bellezza è stata acquistata con i suoi soldi.”
“Da dove la vecchia avrebbe preso tutti quei soldi?” rise Zina, poi improvvisamente spalancò gli occhi. “Valerio?! Ha venduto la casa, per caso?”
Maria Vittoria guardava con calma i parenti adirati che la tempestavano di rimproveri e accuse di egoismo.
“Ma perché siete così turbati? Io non ho venduto la vostra casa, ma la mia. Ne ho tutto il diritto. Qui mi trovo bene, c’è calore, allegria. Ho voluto dare qualcosa di buono a delle brave persone.”
Maria Vittoria, con astuzia, osservò Zina, che era rossa di rabbia.
“È meglio vendere la casa e far felici gli altri, piuttosto che consumarsela, giusto Zina?”
Zina abbassò lo sguardo e scappò fuori velocemente. Non c’era più nulla da fare ormai…




