Non era sola. Una storia semplice
Era un mattino dinverno che sorgeva a fatica, unalba opaca dietro i vetri appannati. Nella corte interna, i netturbini graffiavano il selciato con le pale, cercando di raschiare via la neve, che invece brillava mentre si trasformava in zucchero filato.
Il portone dellandrone si chiudeva di continuo, sbattendo piano mentre lasciava uscire in fila indiana chi correva al lavoro.
Il gatto Felice, con la pelliccia fulva e la coda a spirale, troneggiava come una gargolla dal davanzale del sesto piano, fissando con pazienza sognante il teatro sottostante.
Felice sapeva, nel profondo delle sue vibrisse, che in una vita precedente era stato banchiere, forse a Milano o magari a Torino, dove le lire saltellano tra le dita come piccoli pesci. Allora nulla, tranne numeri e bilanci, lo teneva sveglio la notte.
Ma ora la saggezza di nove vite gli rivelava verità più grandi: che nulla vale quanto uno sguardo gentile, il calore dun cuore sincero, un tetto di tegole rosse sopra il capo. Tutto il resto, si aggiusta, si appiana.
Felice si voltò, fluido e silenzioso: sul divano antico dormiva la nonna Rosina, la sua benefattrice di sempre.
Senza far rumore, il gatto scivolò giù e si rannicchiò al capo del cuscino, sfiorando con il pelo morbido largento dei suoi capelli.
Felice sapeva che ogni mattina la nonna Rosina soffriva di un leggero mal di testa e faceva tutto ciò che poteva per alleviare il suo dolore, con la stessa dedizione di un eremita in una chiesa nascosta tra gli ulivi.
Felicino, che medico che sei! mormorò la nonna aprendo gli occhi, sorpresa dal morbido abbraccio peloso. Hai portato via il dolore di nuovo, che meraviglia! Sei proprio il mio dottore personale. Dimmi, come fai?
Felice agitò distrattamente la zampetta, come per dire: facilissimo, sono capace di molto di più!
Ma un borbottio lieve arrivò dallingresso: era la gelosia del cane Tarcisio che ribolliva come una moka lasciata sul fuoco.
Da anni Tarcisio era stato compagno fedele di Rosina, annusando i passi dei forestieri e abbaiando forte non appena li sentiva salire le scale, per far capire a tutti che la nonna era sotto la protezione di un vero guardiano.
Per questo si considerava il capo di casa, e il suo abbaio era come il rintocco di campane sulle colline toscane.
Chissà chi era, nella vita passata? Un capocantiere forse, o magari un carabiniere pensava Felice osservando Tarcisio. Fa tanto rumore, ma in fondo ha ragione lui: la sicurezza, meglio esagerare che pentirsi.
Ah, miei cari, che farei senza di voi? borbottò Rosina, alzandosi dal divano tra gli scricchiolii Su, ora vi do la pappa e poi facciamo due passi fuori.
E se questa settimana arriva la pensione, vi prendo un bel pollo dal macellaio.
Alla parola pollo una gioia strana echeggiò nellaria sognante.
Il gatto, euforico, affondò le zampe nel tessuto sfilacciato del divano, facendo le fusa sonore e strusciando la testona sulla mano ossuta della nonna.
Che monello sveglio! sorrideva Rosina, intenerita Capisce anche le parole.
Tarcisio abbaiò, con laria da intenditore, avvicinando il naso umido alle sue ginocchia come se bussasse prima di entrare in chiesa.
Oh, vite vive, anime calde mormorava la nonna sorridendo tra sé la casa è più piena con loro e il cuore meno solo.
Quando morirò, cosa succederà dopo? Chi può dirlo. Ognuno parla, ma chi ci capisce qualcosa?
Io, se potessi, mi reincarnerei in un gatto Sì, sì, da cane non ce la farei, troppo silenziosa sono, non saprei abbaiare. Ma da gatto sarei perfetta, coccolona Basta finire in una casa di brave persone.
Ma senti che pensieri! si sorprese Rosina, ridacchiando e stringendosi nelle spalle Ecco cosa ti combina la vecchiaia: la fantasia gira come il vino rosso.
Non si accorse nemmeno che Felice rideva tra i baffi e lanciava unocchiata fiera a Tarcisio.
Come a dire: vuole essere un gatto, mica un cane!
Ora Felice sapeva leggere i pensieri, che alla fine era un bel vantaggio in questa storia surreale.
E così si proseguiva, tra sogno e veglia, con la casa che respirava insieme a loro, accarezzata dai primi raggi del sole pallido sopra i tetti di Firenze.



