Non hai tenuto d’occhio i nipoti? Ora sei nei guai!

Caro diario,

Valentina, potresti tenere docchio i bambini? Possiamo contare su di te? Oriana mi ha guardato con gli occhi pieni di speranza.

Ho sorriso, osservando i due nipotini: il setteenne Alessio e il cinqueenne Matteo, già intenti a scaricare le scarpe nella hall.

Certo, Oriana, non ti preoccupare. Con noi sarà tutto a posto.

Lei mi ha dato un bacio sulla testa, è uscita di fretta. Ho accarezzato i miei capelli grigi raccolti in uno chignon e mi sono girata verso i piccoli. Alessio trascinava Matteo verso il salotto dove il televisore attendeva.

Nonna, possiamo vedere i cartoni? ha chiesto Matteo.
Certo, tesoro. Prima però lavatevi le mani e fate colazione. Ho preparato le crespelle con ricotta, le vostre preferite.

I due hanno corso verso il bagno, felici. Ho seguito verso la cucina: sul fornello già sfrigolava la padella con le crespelle dorate. Per me cucinare per i nipoti è un modo di sentirmi utile, di avere ancora un ruolo. Da quando mi sono ritirata tre anni fa, ospito spesso i bambini mentre Oriane e il marito Giorgio sono al lavoro o hanno i loro impegni.

Mentre apparecchiavo, mi è tornato in mente il telefonata di ieri con lamica Cinzia. Si è trasferita a Bari quattro anni fa, più vicino al mare, lasciando il suo appartamento a Roma alla figlia Elisabetta. Non mi porto più molto a cuore Elisabetta: è cresciuta viziata, un po sopra le righe. A trentadue anni lavora come influencer o qualcosa di simile, guadagna bene e si compra vestiti firmati e viaggi allestero.

Nonna, cè della panna acida? ha spuntato Alessio dalla cucina.
È nel frigo, sole mio. Vuoi prenderla da solo o ti aiuto?
Da solo! ha risposto con orgoglio aprendo il frigorifero.

Mentre spalavamo la panna sulle crespelle, raccontavo loro di una foresta dautunno, di quando, da giovane, andavo a raccogliere funghi con il nonno. Matteo ascoltava a bocca aperta, Alessio faceva domande. Dopo colazione i due sono corsi verso i cartoni e io ho iniziato a lavare i piatti.

Il telefono ha squillato: era Cinzia.

Ciao Val, sono a Roma per tre giorni. Domani vieni da Elisabetta, ci facciamo una chiacchierata, mi manchi tantissimo!

Mi è saltato il cuore. Non lavevo vista da più di un anno, ci sentivamo solo su videochiamata.

Cinzia, mi piacerebbe, ma ho i nipoti a casa. Oriana li ha lasciati per il weekend.
Portali pure! Lappartamento è grande, cè spazio per tutti.

Ho riflettuto: da una parte volevo tanto rivedere lamica, dallaltra portare due bambini a casa di una signora elegante non mi sembrava il massimo.

Alla fine ho accettato. Allora li avviserò a comportarsi bene, ho detto.

Il giorno dopo ho vestito i ragazzi più carini: Alessio con un maglione azzurro a righe, Matteo in una felpa verde con un dinosauro. Io indossavo il mio cappotto migliore, color caffè con latte, che tengo da parte per le occasioni speciali.

Ragazzi, andiamo a trovare lamica. La figlia di Cinzia, Elisabetta, ha tante cose costose, quindi non toccate nulla senza permesso, ok?
Sì, nonna! hanno risposto allunisono.

Lappartamento di Elisabetta ci ha accolto con il profumo di profumo di rosa e le pareti candide. Cinzia mi ha abbracciata, mi ha dato un bacio su entrambe le guance. Era più snella, la pelle abbronzata: il sole del Sud le ha fatto bene.

Val, che gioia vederti! Entra, entra. Elisabetta è appena uscita, ha un impegno.

Siamo entrati nella cucina enorme, con unisola al centro e sgabelli da bar. I nipoti si sono appoggiati a me, guardandosi intorno. Tutto sembrava delicato e prezioso: bicchieri di cristallo, vasi di ceramica, elettrodomestici smaltati.

Ecco succo e biscotti ha disposto Cinzia sul tavolo. Potete guardare la TV, ci sono tanti canali per bambini.

Alessio e Matteo si sono scambiati uno sguardo, hanno preso un bicchiere di succo e sono andati in soggiorno. Io li ho osservati andare via.

Non preoccuparti, non cè nulla da rompere ha fatto cenno Cinzia. Raccontaci invece come va la tua vita.

Abbiamo chiacchierato di salute, di parenti, dei prezzi al mercato. Cinzia si lamentava del caldo torrenziale a Bari, io del dolore al ginocchio che peggiora con la pioggia. Conversazioni tipiche di donne di sessantaanni.

Allimprovviso è scoppiato un tonfo dalla stanza, seguito dal pianto di Matteo. Sono saltata in piedi, rovesciando la tazza di tè, e ho corso in soggiorno, dove ho trovato un laptop sottile dargento con lo schermo spezzato in due. Alessio era pallido come gesso, Matteo a piangere a dirotto.

Volevamo solo accendere i cartoni ha balbettato Alessio. Era sul divano, pensavamo fosse ok

In quel momento è rientrata Elisabetta. Ha visto il laptop e il suo volto è diventato rosso fuoco.

Che cosa è successo?! È il mio MacBook! Dentro ci sono tutti i miei progetti!
Calmati, bambini non lhanno fatto apposta ha provato a intervenire Cinzia, mettendosi tra la figlia e i ragazzi terrorizzati.

Non è stato apposta? A me non importa! È un MacBook di ultima generazione, lho comprato un mese fa per duecentocinquanta euro! Duecentocinquanta! Euro!

Il suo urlo era talmente forte che mi ha fatto vibrare le orecchie. Matteo si è rannicchiato su di me, singhiozzando. Alessio ha abbassato lo sguardo, trattenendo le lacrime.

Coprirò il danno, lo sento davvero ho detto piano. Scusate, non volevamo nulla di male.

Lo coprirai? Davvero? mi ha sguillato Elisabetta da capo a piedi. E quando? Dovrò aspettare dieci anni finché non mi restituite cinque euro al mese dalla pensione?

Elisabetta, basta! ha tentato di fermare la figlia Cinzia, ma è stata respinta.
Basta! Hai portato qui questi questi vandali! Ho scadenze, lavori, e adesso è tutto distrutto!

Ho stretto i nipoti, li ho avvolti al caldo.

Andiamo via ho detto, cercando di mantenere la dignità. Vi manderò i soldi appena posso, mi date il numero di conto.

Elisabetta ha sbuffato, ma ha scritto il numero. Lho trascritto con le mani tremanti sul cellulare. Cinzia mi ha accompagnato alla porta e, sussurrandomi, ha detto:

Non ti arrabbiare, Val. È solo lo stress. Il lavoro è pesante.

Ho annuito, anche se dentro mi bruciava lumiliazione. Sullautobus, i bambini erano silenziosi, stretti ai miei fianchi. A casa li ho fatto mangiare una zuppa, li ho messo a letto.

Quella sera sono arrivati i figli di Giorgio. Con il coraggio che mi è rimasto, ho raccontato lintera vicenda.

Duecentocinquanta euro ho ripetuto guardando Oriana. Forse potresti aiutare un po? Capisco che i bambini hanno combinato, ma

Oriana ha ascoltato, le labbra serrate. Il suo viso impeccabile, trucco perfetto, era impenetrabile.

Valentina, sei una adulta. Se ti prendi la responsabilità di guardare i bambini, sii seria. Hai perso il controllo e ora paghi.

Quelle parole mi hanno trafitto. Ho guardato Giorgio, che calzava le scarpe dei piccoli senza dire nulla.

Papà
Mamma, Oriana ha ragione, ha risposto senza alzare lo sguardo. Dovevi stare più attenta. È stata colpa tua.

La famiglia, le persone più vicine, se ne è andata con un saluto freddo.

Sono scesa in cucina, mi sono seduta al tavolo. La pensione è di novecento euro. Le bollette, settanta. Spesa, medicine, ottanta. Mi rimangono quattrocento euro, quelli che di solito metto da parte per i regali dei nipoti.

Non cè alternativa.

In banca, una giovane consulente mi ha ascoltata con compassione, compilando i documenti. Il tasso è draconiano, le rate dodicicento euro al mese per tre anni: più della metà della pensione.

Ho inviato i soldi a Elisabetta lo stesso giorno. Lei nemmeno ha detto grazie, ha solo mandato unemoji con il pollice su.

Un mese è passato. I nipoti non sono più venuti. Chiamo Giorgio, ma mi risponde brevemente: lavoro, non ho tempo, i bambini sono allasilo. Poi ammette che non vogliono più venire da me perché non posso più comprare regali costosi né cucinare piatti elaborati.

Per il compleanno di Alessio ho potuto comprare solo un piccolo set di costruzioni. Oriana ha accettato il regalo con uno sguardo come se fosse qualcosa di sconveniente.

Grazie, Valentina. Abbiamo già comprato una console, così

Cinzia ha smesso di rispondere alle mie chiamate. Dopo due settimane mi ha scritto: Val, scusa, ma per colpa tua ho litigato con Elisabetta. Non mi parla più, dice che è stata colpa mia. Meglio non sentirci più.

Mi ritrovo nella mia piccola cucina a fissare lo schermo del cellulare. Sul tavolo ci sono le bollette: luce, gas, lavori di ristrutturazione. Accanto il contratto del credito. Nel frigo, una bottiglia di latte, del pane, un po di farro. Manca ancora una settimana alla pensione.

La vicina Nina è venuta a chiedere del sale, mi ha guardato e ha esclamato:

Val, perché sei così pallida? Stai male?
No, tutto bene. Solo stanca.
E i nipoti? Non li vedo da tanto.
I nipoti tutto bene. Stanno crescendo.

Nina è uscita, io sono rimasta seduta nella cucina che si scurisce, a risparmiare lenergia. Da qualche parte dietro il muro, la televisione trasmette cartoni, i bambini ridono. Io resto sola, quasi invisibile.

Un tempo ero indispensabile: nutrire i nipoti, aiutare in giardino, partecipare alle recite dellasilo quando i genitori non potevano. Ora? Appena smesso di essere comoda, ho smesso di essere necessaria.

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