Non ti dirò di nuovo che farò entrare i traditori, davvero.
Ma dove sta Vincenzino? Non lo vedo più! si sente tra la folla di parenti accalcati sulle scale del reparto maternità di Roma un sussurro in preda alla confusione.
Se Vincenzino fosse stato il papà del neonato, forse avremmo sentito meno stupore, ma in questo caso Vincenzino è il diminutivo di Vincenzina, la mamma.
Il fatto che Vincenzina sparisse di colpo, invece di tenere in braccio la bimba appena nata, era davvero fuori dal comune.
È scappata! È scappata, dannata! strillò la madre di Vincenzina quando il genero Andrea, insieme al bambino, le consegnò i documenti e lultima lettera della moglie fuggita.
Era una di quelle lettere che i papà lasciano nei casi simili: Non sono pronta, non cercatemi, non rinuncio alla figlia, pagherò gli alimenti, ma è tutto qui. Non cera né indirizzo né spiegazioni sul perché una donna, solo sei mesi fa desiderosa di diventare madre, si fosse improvvisamente tirata fuori così.
Andrà tutto bene, Andrea, vedrai che tornerà, che tornerà la testa al suo posto, la consolava la suocera di Vincenzina.
La sorella maggiore, Stefania, non le credeva. Il suo istinto le diceva che Vincenzina non sarebbe più tornata. Quando si dava da fare, lo faceva con una certa consapevolezza: se decideva di lasciare, lo faceva per davvero.
Stai zitto, cara, sbuffò la madre quando Stefania insinuò che la donna forse non sarebbe più tornata. Tornerà. Tra un mese, due, ricorderà il suo cuore da madre.
Tre mesi dopo arrivarono i documenti per il divorzio. Vincenzina non comparve in tribunale, rifiutò la custodia della figlia, così alla fine la piccola Violetta rimase con il papà.
Stefania iniziò a fare visita al fratello della sorella, Andrea, per dare una mano con il bambino e per parlare un po con lui. Anche lei aveva una storia simile: un anno dopo la nascita del figlio, il fidanzato laveva lasciata. Stavano per sposarsi quando il bimbo avrebbe compiuto tre anni e Stefania sarebbe uscita dal congedo di maternità, ma poi Massimo scappò, lasciandola in un mare di problemi. Per fortuna il tribunale riconobbe la paternità di Andrea e Stefania ricevette qualche altruita.
Lei temeva che il marito di sua sorella, Andrea, potesse lasciarla sola con il bambino. Girava per tutti i segnali di allarme nel comportamento di Andrea, anche se non ne parlava mai a sorella o madre.
Alla fine capì che stava guardando la persona sbagliata. E chi lavrebbe mai detto che la sorella fosse così?
Nessuno lobbligò a partorire, era una sua scelta! Andrea, invece, le propose di aspettare cinque anni per mettere da parte qualche soldo e trasformare il suo bilocale in un trilocale, ma Vincenzina lo spingeva a fare in fretta.
Il risultato? Lasciò Violetta, la piccolina, tutta sola, indifesa, bisognosa di una mamma.
Forse è stato il fatto che Stefania fosse già madre, o il fatto che Violetta fosse sua di sangue; comunque, presto iniziò a vedere la piccola come sua figlia.
Anche Andrea qualche volta affidò Violetta a Stefania, dicendole di portarla a casa della mamma. Propose a Stefania di trasferirsi con il figlio da lui, dicendo che cera spazio e che lei poteva accogliere altri inquilini per pagare il mutuo, invece di chiedere aiuto alla madre.
Quando la madre di Stefania scoprì che la figlia si era trasferita da Andrea, fece una bella scenata, dicendo che guardare un uomo della sorella è peccato. Andrea la cacciò fuori, dicendo che non era affar suo.
Ma Stefania rimase colpita quando Andrea, un po brillo, ammise di volersi sposare di nuovo e di accogliere anche suo figlio: Sarà tutto onesto, Stefania. Cresci il mio figlio come se fosse tuo, considera il mio come tuo. Non ti porterò via nulla, decidi tu. Io porto il lavoro, tu i pannolini, le visite dal dottore, le zuppe non so da dove cominciare, ma tu sei bravissima a gestirli.
La madre, poi, non venne al matrimonio non la aspettavano davvero. Si festeggiarono con un bicchiere di vino, gli amici fecero gli auguri e tutti tornarono allappartamento di Andrea, dove vivevano quattro persone.
La vita non cambiò molto: ora i bambini dormono nella stessa stanza, gli adulti nellaltra. Ma anche Stefania e Andrea meritano la loro felicità.
Un giorno, Vincenzina fece la sua comparsa come un fulmine in cielo sereno. Stefania era in camera, così Andrea aprì la porta. Non guardò neanche verso la finestra, era in attesa di un pacco.
Tesoro, sono tornata! esclamò Vincenzina, lanciandosi sul collo di Andrea.
Lui la spinse via bruscamente, ma lei, con occhi pieni di lacrime, gli chiese: Non sei felice di rivedermi?
Dovrei esserlo? sbuffò Andrea, con tono sarcastico.
Aveva immaginato molte risposte, ma quando fu lì, lunica cosa che gli venne in mente fu: Perché sei venuta?
Voglio parlare con la bambina. E forse sistemare le cose tra noi, come una famiglia vera, no?
No, ho già una famiglia. Non lascio entrare di nuovo i traditori.
Parli di Stefania? Non è davvero così, vero? Come puoi scambiare me per lei?
Stefania uscì dalla doccia, notò la porta della cameretta socchiusa, da dove i bambini curiosi guardavano. Anche Vincenzina notò i piccoli e, scivolando dentro, corse verso Violetta.
Violetta, quanto sei cresciuta!
Mentre la prendeva in braccio, un grido di sirena si levò e il piccolo Andrea, vedendo la mamma, afferrò la gamba di Vincenzina mordendola. Con solo una calza e una gonna corta, la donna urlò di dolore, lasciò cadere Violetta sul pavimento e si strinse al punto dolente.
La bimba corse a cercare il fratello; insieme si nascosero dietro le gambe di Stefania. Vincenzina, con uno sguardo gelido, sussurrò: Serpente! Hai messo la mia figlia contro di me non ti lascerò andare così.
Le cose non andarono bene per le mamme. Vincenzina aveva rinunciato alla custodia, Violetta non laveva mai vista da piccola, quindi tutti i tentativi di ottenere la figlia fallirono. Nemmeno lintervento della madre riuscì a far tornare la situazione.
Alla fine Andrea e Stefania tagliarono i ponti con la madre di Vincenzina e si trasferirono in unaltra città, senza lasciare indirizzo. Ora vivono felici in un nuovo posto, con tre bambini. Solo i più stretti amici sanno che Violetta è in realtà figlia di una strega, ma la sua mamma Stefania è una fata buona che lha salvata e non vuole più perderla.
Andrea racconta a tutti che il suo papà è un mago cattivo perché ha abbandonato la buona fata e è scappato. Per fortuna hanno trovato un papà gentile e ora la loro famiglia è felice: mamma, papà, la sorellina più piccola e il fratellino. E sì, le fiabe devono sempre finire bene.






