«Non ho invitato nessuno a casa mia!» – si ruppe la voce di mia nuora. – «Io non vi ho chiamato, non vi ho invitato!»

Non vi ho invitati! gridò la voce di sua nuora, sull’orlo del pianto. Io non vi ho chiamati!

Marco era in piedi in cucina, impegnato a montare la salsa per la pasta. In una mano stringeva la frusta, nellaltra un vecchio libro di ricette aperto. Il suo viso era contratto in unespressione di intensa concentrazione.

Nellaria cera il profumo del soffritto aglio, pomodoro, basilico, sprigionavano unaroma che si fondeva con quello delicato della cera delle candele che Anna aveva acceso nel salotto.

Direi che questa volta ci siamo, disse, sorridendo a sua moglie che tagliava il parmigiano per linsalata. Almeno, non si è stracciata la salsa.

Anna lo guardò e sorrise teneramente. I suoi capelli scuri erano raccolti in uno chignon spettinato, e nei grandi occhi marroni brillava la luce calda del lampadario della cucina.

Sei un vero artista, disse Anna, abbracciandolo alla vita. Profuma come nella nostra trattoria preferita di Trastevere.

È proprio quello che volevo, rispose Marco, posando la frusta. Immagina: calma, musica di sottofondo, la cena a lume di candela… nessuna telefonata, nessun ospite. Solo noi due.

Lidea di festeggiare il compleanno di lei in intimità era stata condivisa. Dopo settimane di visite inattese di parenti, avevano un disperato bisogno di un momento solo per loro.

Anna aveva comprato in anticipo una buona bottiglia di Chianti, e Marco si era preso il pomeriggio libero per preparare tutto con le sue mani.

Quando tutto fu pronto, portarono gli antipasti in salotto e Anna mise su un po di musica leggera.

Buon compleanno, amore mio, disse Marco alzando il bicchiere. Che questanno ti porti solamente serenità e felicità.

Grazie, cuore, rispose dolcemente Anna e brindò con lui.

Il vino era intenso, aveva il sapore di sera destate. Anna chiuse gli occhi un attimo, godendosi quel momento tanto atteso.

E proprio allora, in quellistante di pace, lingresso fu squarciato dal suono acuto del citofono. Marco si rabbuiò.

Ma chi può essere? Non aspettavamo nessuno

Anna alzò le spalle, ma una strana inquietudine le scivolò addosso. Marco si avvicinò alla pulsantiera.

Pronto? chiese nellapparecchio.

La risposta fu una voce allegra, ben conosciuta, che rimbombò nell’ingresso.

Marco, apri! Siamo noi! Abbiamo portato le leccornie per la festeggiata!

Il volto di Marco si tese. Guardò Anna smarrito.

Mamma? mormorò. Ma cosa fai qui?

Come che faccio? Sono venuta a fare gli auguri alla mia nuora preferita! Su, apri, fuori tira vento!

Marco premette il pulsante che apriva il portone. Un silenzio carico di tensione riempì la casa.

Tua madre? Proprio ora? bisbigliò Anna, col nodo in gola.

Non lo so doveva solo fare una telefonata

Non ebbero il tempo di respirare che bussarono alla porta con forza, senza alcuna cautela da ospite.

Marco fece un lungo respiro e aprì. Sulla soglia cera Silvana, sua madre: una donna bassa e robusta con i capelli corti tinti e il rossetto acceso.

Avvolta in uno scialle lavorato alluncinetto a motivi vivaci, teneva stretto un grande contenitore di plastica ancora ricoperto di condensa.

Finalmente! Stiamo fuori come dei barboni! esclamò senza cerimonia, sgusciando dentro lingresso e appoggiando il cappotto sui primi tre ganci.

Ed ecco che alle sue spalle Anna e Marco videro una piccola folla: zio Nicola, il fratello di Silvana, un omone in tuta sportiva con una cassa di aranciata, sua moglie, zia Luisa, secca e nervosa, con una torta enorme tra le mani, portata come uno scudo, la figlia ventenne, Chiara, già con gli occhi incollati al cellulare, e due bambini urlanti che subito si tuffarono verso il salotto.

Mamma, cosa succede? riuscì a dire Marco.

Ma che sarà mai? commentò Silvana, prendendo possesso dellingresso. Siamo la famiglia! Volevamo fare una sorpresa ad Annina! Tutto per te, cara! E tese ad Anna il contenitore. Tieni, insalata di nervetti fatta in casa. A Marco piace.

Anna prese automaticamene il contenitore, sentendolo pesante.

Grazie, Silvana ma noi non aspettavamo nessuno

E allora? Noi mica siamo ospiti, noi siamo di casa! rise di gusto la suocera, entrando già in salotto. Ooh, che atmosfera romantica! Le candele!

Zia Luisa aveva già sistemato la torta sul tavolo, spostando vaso di fiori e bicchieri di vino.

Anna, tanti auguri! Lho fatta io, torta alla crema, con la ricetta della nonna. Devi assaggiare!

I bambini scorazzarono per il soggiorno, correndo tra le sedie. Uno quasi rovesciò il vaso a pavimento e Anna si precipitò in un baleno.

Il cuore le batteva forte. Marco finalmente si ricompose e tentò di prendere in mano la situazione.

Va bene, visto che ormai siete qui accomodatevi. Anna, possiamo apparecchiare in cucina?

Ma Silvana aveva già deciso altro.

Cosa in cucina? Qui va benissimo! Nicola, sposta il tavolino, Luisa, prendi i piatti. Chiara, lascia stare il telefono e vieni ad aiutarci!

Chiara senza levare lo sguardo dallo schermo si trascinò in cucina. La magia della serata era svanita.

Dopo qualche minuto il tavolo era assediato da ogni prelibatezza: insalata di nervetti, acciughe, insalata russa, funghi sottolio e la famosa torta.

Allora, Annina, racconta, come va la vita? domandò Silvana, seduta bene in vista sul divano, fissando Anna con occhi indagatori. Lavori sempre lì? E il capo, ti tratta bene?

Tutto bene, grazie Anna rispose, giocherellando con la forchetta.

Perché vedi, Chiara nostra non trova mai un lavoro Studi, studi e poi niente! Magari puoi aiutarla tu, una ragazza sveglia come lei

Anna annuì senza dire nulla. Sentiva un nodo stringerle lo stomaco. Marco, accanto, era visibilmente accasciato.

Cercava di tenere viva la conversazione, rispondendo a domande sul calcio dello zio Nicola, ma la fatica e la rabbia gli pesavano addosso.

Lanciava ad Anna sguardi di colpa, ma era impotente. I bambini, fatti indigestione di dolci, ripresero a giocare.

Il più piccolo, Paolo, si avvicinò alla mensola dove Anna conservava le sue delicate statuine di vetro raccolte in anni.

Mamma, guarda che brillano! gridò.

Piano, Paolo, sono fragili! Anna si alzò di scatto, ma ormai era tardi.

Il bambino afferrò un cigno di cristallo. Uno schiocco netto. Il cristallo scoppiò in mille schegge sul pavimento.

Calo improvviso. La musica ormai era spenta. Solo il crepitio delle candele si sentiva.

Santo cielo! urlò zia Luisa. Paolo, ti avevo detto di non toccare!

Dai, non farne un dramma, sminuì Silvana. Era solo vetro. Si butta, non è niente. È un bambino, non lha fatto apposta.

Anna alzò gli occhi su di lei.

Quello era il regalo della mia nonna, disse con voce calma e dura. Non cè più.

Eh, pace allanima sua, la nonna ma i vivi sono più importanti, insistette Silvana. Bisogna mettere via le cose buone se inviti la famiglia!

Fu la goccia che fece traboccare. Anna si alzò di scatto, la sedia sbatté contro il pavimento.

Ma io NON ho invitato nessuno! ora la sua voce si ruppe in un grido. Io non vi ho chiamati! Volevamo solo stare soli io e Marco! È il MIO compleanno, non una rimpatriata!

Un silenzio da gelo riempì il salotto. Anche i bambini smisero di parlare.

Zio Nicola osservava il piatto, zia Luisa aveva la bocca spalancata. Silvana si fece paonazza.

Ah sì? disse con voce gelida. Siamo venuti fin qui, con regali e cibo, ed ecco il grazie? Non posso venire a casa di mio figlio?

Mamma, basta, si alzò Marco con voce ferma. Anna ha ragione. Questo era un momento per noi. Non puoi entrare qui senza avvisare e portare mezzo quartiere.

Entrare? strillò Silvana. Sono tua madre! Ti ho cresciuto con sacrificio! Ora che hai una moglie, io sono un intruso? Non posso venire?

Non si tratta di Anna! Si tratta di rispetto delle nostre decisioni, della nostra casa!

La discussione degenerò in uno scontro di accuse e lamentele. Silvana tuonava risentita, Marco cercava di spiegare, i parenti abbassavano lo sguardo.

Anna più non resse. Si alzò e, senza una parola, uscì dal salotto.

Le urla della discussione continuavano ovattate, ma ferivano lo stesso.

Non sapeva quanto tempo fosse passato. Dieci minuti, forse venti. La tempesta si attenuò. Poi solo silenzio, passi pesanti, la porta dingresso che si chiudeva.

La porta della camera si aprì piano. Marco, distrutto, apparve sulla soglia.

Sono andati via, sussurrò. Anna, perdonami, avrei dovuto semplicemente staccare il citofono

Ma non lhai fatto, la voce di lei era spenta. Dovevi fermarla.

È mia madre voleva solo fare bella figura.

Davvero? Per chi? Solo per sé, per dimostrare quanto è brava e presente? Ha rovinato tutto, Marco!

Che dovevo fare? Cacciarla? Avrebbe fatto una scenata peggiore

E questo cosè, scusa? lei passeggiava nervosamente per la stanza. Fa sempre così: decide tutto, impone le sue idee su di noi. E tu le lasci fare

Anna si affacciò alla finestra. Vide là in basso Silvana e i parenti che salivano in macchina.

Sembrava finita. Ma Anna sapeva che non era che una tregua.

Non so come andare avanti, Marco, sussurrò lei. Non posso vivere con il terrore che ogni istante tua madre possa invadere la nostra vita con torte e consigli.

Le parlerò. Serie, davvero. Le spiegherò che così non può andare avanti

Lo dici sempre. E non cambia nulla.

La serata che avevano desiderato non era mai neppure iniziata.

Mi dispiace, disse ancora Marco. Buon compleanno, amore mio.

Anna chiuse gli occhi. Aveva trentatre anni. Ma si sentiva vecchia il doppio.

Vogliamo continuare almeno a festeggiare un po? propose con un filo di speranza lui. È rimasto quasi tutto intatto.

Non mi va più, rispose lei, secca. Sono stanca. Vado a dormire.

Si allontanò verso il bagno, desiderosa solo di lavarsi via la serata e cercare nel sonno un nuovo inizio, lontana dallinvadenza di quella famiglia che non sentiva sua.

Silvana, la suocera, rimase a lungo risentita verso il figlio e la nuora. E non capiva davvero come mai, con tutto il suo affetto, avesse potuto disturbare.

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«Non ho invitato nessuno a casa mia!» – si ruppe la voce di mia nuora. – «Io non vi ho chiamato, non vi ho invitato!»