Non ho più sopportato le capricci della suocera a tavola di Capodanno, così sono corsa da una amica.
Ma chi taglia così linsalata russa? Guarda i cubetti, sono grandi come per i maiali! Non ci stanno in bocca. Ti ho detto cento volte: il taglio deve essere fine, elegante, così il sapore si sprigiona, non come se lo avessi spaccato con un’ascia la voce della Signora Tiziana sovrastava persino il rumore della televisione, dove il conduttore di Buona Pasqua stava per lanciare ancora una volta la promessa di una sauna.
Lidia rimase immobile, coltello in mano sopra la ciotola di carote bollite. Lorologio segnava le quattro del pomeriggio del 31 dicembre. La schiena vibra come se avesse scaricato un vagone di carbone, nonostante fosse in piedi davanti ai fornelli da prima mattina. I piedi gonfiati dentro le pantofole di casa e un taglio fresco sul dito.
Signora Tiziana, Lidia prese un respiro profondo, cercando di non far tremare la voce per listante di isteria che la minacciava, questi cubetti sono normali, standard. Li tagliamo sempre così. Se non le piacciono, può non mangiare quellinsalata. Abbiamo ancora tre altre pietanze.
Non mangiare? la suocera sbatté le mani, quasi facendo cadere il vasetto di salsa. Che è questa discussione con la madre del marito? Sono venuta da voi per festeggiare, per unire le famiglie, e tu mi incidi con un pezzo di pane? Vittorio! Senti come parla tua moglie con me!
Vittorio, seduto in salotto a districare le luci di Natale, emise un sospiro rassegnato. Odia i conflitti e ha scelto la strategia delloca: mettere la testa nella sabbia e aspettare che la tempesta passi.
O, mamma, gridò dal divano, ma taglia più piccolo, ti sembra di avere pietà? La mamma vuole il meglio. È una chef professionista, lo sai meglio di chiunque.
Io ero direttrice di mensa! esclamò fiera la Signora Tiziana, sistemando il massiccio pendente doro al collo. E le mie norme igieniche erano più rigide di un cane da guardia. E tu, Lidia, nella cucina è un disastro. Il tovagliolo è macchiato, ma lo usi per asciugare le mani. Antisanitario!
Lidia depose il coltello senza parlare. Dentro di lei cominciava a bollire una rabbia lenta, quella stessa che porta a conseguenze irreversibili. Non era il primo Capodanno con la suocera, ma probabilmente il più pesante. Tiziana era arrivata due giorni prima, dicendo di aiutare, ma in realtà voleva ispezionare ogni angolo e dare il verdetto: la nuora è una trasandata, il figlio è scarso, non ci sono nipoti (perché la nuora è malata o egoista), e lappartamento è privo di gusto.
Il tovagliolo è pulito, lho preso stamattina, è solo caduta sopra di esso una goccia di succo di barbabietola rispose Lidia con calma. Signora Tiziana, può uscire dalla cucina? Devo arrostire lanatra, qui è soffocante.
Unanatra? la suocera socchiuse gli occhi. E la marinatura? In maionese, come lanno scorso? È volgare! Lanatra va immersa in salsa di mirtilli con ginepro per due giorni. Ti ho inviato la ricetta su Facebook. Non lhai letta?
Lho marinata con la mia ricetta, mele e miele, che a Vittorio piacciono.
A Vittorio piacciono solo le cose che tu gli imposti! Gli hai rovinato lo stomaco con la tua cucina. Ha sicuramente la gastrite, guarda che pallido è. Io gli facevo polpette al vapore, zuppe morbide
Lidia sentì che lanatra sarebbe volata fuori dalla teglia, magari dalla finestra, o nella testa della seconda madre.
Basta, asciugò le mani sul grembiule. Lanatra va in forno. Le insalate sono pronte. Rimane solo apparecchiare e sistemarsi.
Sistemarsi? la suocera la scrutò con sguardo giudicante. Sì, dovresti fare una maschera di cetriolo, così Vittorio non ti perde lappetito. Un uomo deve vedere una regina, non una lavapiatti.
Lidia inghiottì queste parole. Per il marito. Per la festa. Per non cominciare lanno con uno scandalo. Posò il tegame pesante nel forno, impostò il timer e si diresse verso il bagno.
Accese lacqua e finalmente lasciò fluire le lacrime. Rimase cinque minuti seduta sul bordo della vasca, a piangere, il trucco sbavato. Aveva trentacinque anni, era responsabile di un reparto in una grande società di logistica, con venti dipendenti sotto di sé. Aveva acquistato quellappartamento con Vittorio, investendo la sua eredità. Perché doveva subire umiliazioni nella propria casa?
Perché la famiglia, sussurrò la voce interiore nella voce di sua madre. Bisogna essere saggi, sopportare. Meglio un piccolo conflitto che una grande guerra.
Si lavò, mise delle maschere, provò a sorridere allo specchio. Basta. Restano sei ore. Ascoltiamo i rintocchi, mangiamo, lei andrà a dormire. Domani porto Vittorio a vedere lalbero di Natale, io mi metto a leggere.
Uscì dal bagno, sperando in una tregua. Laria profumava di abete e di carne che arrostiva. Sembrava che tutto si sistemasse.
Nel letto cera il suo vestito: un velluto blu scuro con una scollatura elegante sulla schiena. Lo aveva comprato apposta per la festa, spendendo metà del bonus.
Oh, Lidia, lo indossi davvero? la voce della suocera rimbalzò sopra le orecchie. Tiziana entrò nella camera senza bussare.
Sì, è il mio abito da festa.
Ma che gusto! la suocera strinse le labbra. Il velluto è così pesante. Sarai come una signora seduta su una tazzina di tè. Il colore è così funebre. Capodanno è gioia, brillantezza! Devi indossare qualcosa di chiaro, leggero. Ho una giacca con paillettes, te la presto se ci entri.
Grazie, ma non serve. Mi piace questo vestito. A Vittorio piace.
A Vittorio non importa, basta che non lo faccia a pezzi. Ti dico da donna a donna: non ti sta. Evidenzia tutti i difetti del tuo corpo. Dovresti andare in palestra, non mangiare panini a notte fonda.
Lidia iniziò a vestirsi in silenzio, le mani tremanti, la cerniera si inceppò.
Ti aiuto, altrimenti lo rompi, è costoso, anche se inutile, Tiziana tirò la cerniera così forte da far ribaltare Lidia. Vedi? Ti avevo avvertita. Non lamentarti poi che il marito ti guarda le ragazze più giovani.
Alle dieci di sera la tavola era pronta. Cristalli scintillanti, candele accese, lanatra dorata al centro. Vittorio indossò una camicia, Tiziana si avvolse nel suo vestito festivo di paillettes e mise tutti i suoi gioielli doro, sembrava un albero di Natale vivente.
Lidia si sentiva come un limone spremuto. Non aveva né appetito né voglia. Voleva solo che quella serata finisse.
Brindiamo al nuovo anno! esclamò Vittorio, versando lo spumante. È stato un anno difficile, ma ce labbiamo fatta. Limportante è che siamo insieme!
Sì, difficile, confermò la suocera alzando il bicchiere. Specialmente per me. La salute è un disastro, la pressione è alle stelle. Nessun aiuto. Il figlio lavora, la nuora è sempre occupata col lavoro. Non ci sono nipoti. Solitudine
Mamma, noi ti chiamiamo, veniamo, cercò di difendersi Vittorio.
Chiamate una volta a settimana per il segno. Va bene, non parliamo di tristezza. Brindiamo a chi nel prossimo anno diventerà una buona casalinga e ricorderà il suo ruolo femminile.
Lidia prese un sorso, sentendo lamarezza dello spumante.
Provate linsalata, offrì, avvicinando il piatto di aringa sotto la giacca. Lho fatta con maionese fatta in casa, come vi piace.
Tiziana prese una forchetta, annusò e, con una smorfia, la portò alla bocca. Masticò lentamente, girando gli occhi.
Che dire disse infine. Laringa è troppo salata. La barbabietola è poco cotta, croccante. E la maionese Lidia, è davvero laceto? È una bottiglia di acido!
È succo di limone, come nella ricetta, rispose Lidia a bassa voce.
Succo di limone! Nella giacca! Madonna, chi ti ha insegnato a cucinare? Tua madre, che non era neanche una cuoca, ti ha dato solo prodotti confezionati. Ecco perché sei una cucina di plastica.
Luca, la madre di Lidia, era morta tre anni prima; Lidia non poteva accettare quelle parole. Sua madre era stata la donna più dolce, lavorava due volte per mantenere la figlia, non conosceva i marinati di ginepro, ma la sua casa era sempre calda e accogliente.
Non osare parlare della mia madre, sussurrò Lidia, il sangue pompando al viso.
Cosa ho detto? Dire la verità non è un peccato. Vittorio, passami il pane, questo insalata è immangiabile, devo accompagnarlo con qualcosa.
Vittorio le porse il pane senza guardare Lidia. Mangiò, fissando il piatto, cercando di sparire.
Allimprovviso Lidia sentì un interruttore scattare nella sua testa. Rabbia, risentimento, stanchezza svanirono, sostituiti da un gelido sangue freddo. Guardò il marito, quelluomo che aveva promesso di stare al suo fianco nella gioia e nella tristezza, che ora sedeva lì a far passare la madre a pestare il ricordo della sua mamma e a umiliare il suo lavoro.
Vittorio, è buono?
Ehm più o meno. Lidia, non litighiamo al tavolo. La mamma sta solo esprimendo unopinione.
Unopinione, dunque. Perfetto.
Lidia si alzò lentamente.
Dove vai? Per il caldo? Ancora presto, resta qui, ordinò la suocera.
No. Non vado per il caldo.
Uscì dal soggiorno. Nella camera tolse il velluto, lo appese con cura nellarmadio, indossò jeans, una maglia calda. Prese una piccola borsa sportiva, vi mise il trousseau, biancheria, pigiama, il caricabatterie.
Nel corridoio indossò il piumino, il cappello, gli stivali.
La voce della suocera si sentì dal salotto:
dico alla vicina che la pentola a pressione è inutile, il cibo è morto! Meglio una casseruola sulla stufa tradizionale Vittorio, dove è Lidia? È arrabbiata? È nervosa, la devi portare dal dottore.
Lidia sbirciò lingresso del salotto.
Non sono arrabbiata, Signora Tiziana. Ho solo tratto delle conclusioni.
Vittorio lasciò cadere la forchetta.
Lidia, dove vai? In jeans?
Me ne vado, Vittorio.
Al negozio? Manca qualcosa? Vado a prendere!
No. Esco di casa. Festeggiate. Mangiate lanatra. È con mele, non con ginepro, quindi scusate. Buttate via le insalate, così disgustose.
Lidia, smettila di fare lo spettacolo! esclamò la suocera. È ora di tornare al tavolo! Gli ospiti stanno arrivando, i rintocchi sono tra unora!
Non ho ospiti, rispose Lidia con calma. Ho due estranei in casa. Uno mi odia, laltro non se ne curi. Buon anno a tutti.
Si voltò e si diresse verso la porta dingresso.
Lidia! Lidia, fermati! Vittorio balzò, rovesciò la sedia e corse dietro di lei. Sei impazzita? È notte! Dove vai?
Verso chi mi apprezza.
Aprì la porta.
Se te ne vai ora, gridò Vittorio, la voce carica di paura e rabbia, la mamma resterà ferita! Distruggerai la famiglia!
La famiglia lhai già distrutta, quando le hai permesso di calpestare i miei piedi, rispose Lidia, sbattendo la porta.
Fuori nevicava leggera, soffice. Nessun rumore, solo qualche petardo in lontananza. Lidia inspirò laria gelida, stranamente non sentiva freddo. Si sentiva libera.
Prese il telefono e compose:
Sofia, stai dormendo?
Lidia? Che succede? Siamo al ballo! Vuoi venire?
Posso venire? Adesso.
Una pausa, poi la voce di Sofia, seria:
Che è successo? Vittorio ti ha ferito?
Lho lasciata, forse per sempre. Sono davanti al portone con la valigia.
Ti aspetto! Corri! Il codice del citofono?
Lo ricordo.
Lidia chiamò un taxi. Il prezzo era astronomico era ancora Capodanno ma non le importava. Quando arrivò il giallo, si sedette sul sedile posteriore e sorrise per la prima volta in tutta la giornata.
Lappartamento di Sofia era caotico, intimo, pieno di vita. Lingresso profumava di mandarini e di pilaf. Sofia, in una maglietta con renne, la abbracciò così forte che le ossa scricchiolarono.
Entra, cara! Sei gelida! Misha, versa il vino!
Nellappartamento di Sofia e del suo marito Marco cera una compagnia variegata: figli, cane, amici. Nessuno stava a tavola con il volto di pietra. Si muovevano, ridevano, suonava la musica. Sul tavolo non cerano cristalli né stoviglie costose: tovaglioli di carta, una grande pentola di pilaf, panini con caviale e una ciotola di mandarini.
Lidia, sei puntuale! urlò Marco. Adesso facciamo gli auguri! Siediti!
Gli porsero un bicchiere, una porzione di pilaf fumante.
Mangia! Hai fame, vero? sussurrò Sofia. So che non mangi più se cucLidia, finalmente libera, alzò il bicchiere e brindò al nuovo inizio, mentre fuori cadeva la neve silenziosa.



