Non ho tollerato i capricci della suocera a tavola per Capodanno e sono scappata dalla mia amica

Non ho più sopportato i capricci della suocera durante il cenone di Capodanno e sono scappata da una amica.

Ma chi taglia linsalata russa così? Guarda questi cubetti, sembrano destinati ai maialini! Non ci stanno neanche in bocca. Te lho detto cento volte: il taglio deve essere fine, elegante, così il sapore si sprigiona, non come se avessi usato unaccetta la voce di Patrizia Bianchi sovrastava persino il rumore del televisore, dove Federico Luca, per la terza volta, cercava di convincere tutti a fare la sauna.

Ginevra rimase immobile, coltello in mano sopra la ciotola di carote bollite. Erano le quattro del pomeriggio del 31 dicembre. La schiena le brontolava come se avesse scaricato un vagone di carbone, nonostante fosse in piedi al fornello dalle sei del mattino. I piedi gonfiavano dentro le pantofole di casa, e un taglio fresco le pulsava sul dito.

Patrizia, fece un respiro profondo Ginevra, cercando di non far tremare la voce per lira incombente. Sono dei cubetti normali, standard. Li tagliamo sempre così. Se non vi piacciono, potete saltare linsalata. Ne abbiamo altri tre tipi.

Saltarla? sbottò la suocera, quasi rovesciando il contenitore di maionese. Che parlare è questo con la moglie di mio figlio? Sono qui a celebrare, a riunire la famiglia, e tu mi rimproveri con un pezzo di pane? Vittorio! Senti come ti parla la tua donna?

Vittorio, marito di Ginevra, seduto in salotto a districare una catena di luci, sospirò rassegnato. Detestava i conflitti, così aveva adottato la tattica delloca: testa sotto la sabbia, sperando che la tempesta si calmasse.

O, mamma, gridò dal divano. Tagliale più piccoli, non ti fa male? La mamma vuole il meglio. È una cuoca provetta, sa cosa è giusto.

Io ero direttrice di una mensa! si galanteggiò Patrizia, sistemando un massiccio spillettone sul petto. Ho sempre rispettato le norme igieniche più rigide. E tu, Ginevra, nella tua cucina è un disastro: il panno è macchiato e lo usi per asciugare le mani. Antisanitario!

Ginevra depose il coltello in silenzio. Dentro di lei iniziò a ribollire una rabbia lenta ma inesorabile, quella che di solito porta a conseguenze irreversibili. Non era il primo Capodanno con la suocera, ma probabilmente il più pesante. Patrizia era arrivata due giorni prima con la scusa di dare una mano, ma in realtà era arrivata per ispezionare ogni angolo e decretare: la nuora è un disordine, il figlio è sottonutrito, non ci sono nipoti (perché la nuora è, a detta sua, egoista), e lappartamento è di gusto povero.

Il panno è pulito, lo ho tirato fuori stamattina, è solo caduta una goccia di succo di barbabietola, rispose Ginevra serenamente. Patrizia, potresti uscire dalla cucina? Devo arrostire lanatra, qui è troppo caldo e stretto.

Lanatra? strinse gli occhi la suocera. E come lhai marinata? Con la maionese, come lanno scorso? Che volgare! Lanatra va bagnata in salsa di mirtilli e ginepro per due giorni. Ti ho mandato la ricetta su Facebook. Non lhai letta?

Lho marinata a modo mio, con mele e miele. A Vittorio piace così.

A Vittorio piace quello che tu gli hai imposto! Hai rovinato lo stomaco del ragazzo con la tua cucina. Adesso ha sicuramente la gastrite, guarda che pallido è. Io gli facevo le polpette al vapore, zuppe vellutate

Ginevra sentì che in un attimo lanatra sarebbe volata fuori dalla teglia, magari verso la finestra o verso la testa della seconda mamma.

Basta, asciugò le mani sul grembiule. Lanatra va in forno. Le insalate sono pronte. Restano da apparecchiare il tavolo e sistemarsi.

Sistemarsi? Patrizia lanciò unocchiata critica alla nuora. Sì, ne avresti davvero bisogno. I capelli sembrano paglia, le occhiaie sono spesse. Almeno una maschera di cetriolo. Se Vittorio ti guarda così, perderà lappetito. Un uomo deve vedere una regina, non una lavastoviglie.

Ginevra ingoiò il commento, per amore di Vittorio, per amore delle feste, per non iniziare lanno con uno scontro. Pose la pesante teglia nel forno, impostò il timer e si diresse verso il bagno.

Accese lacqua e lasciò fluire le lacrime. Per cinque minuti rimase accasciata sul bordo della vasca, piangendo e spalmando il trucco. Aveva trentacinque anni, era responsabile di un reparto in una grande azienda logisticotrasporti, con venti dipendenti sotto di sé. Aveva comprato quellappartamento con Vittorio, investendo la quota di eredità ricevuta dalla madre. Perché doveva subire umiliazioni nella propria casa?

Perché la famiglia, sussurrò una voce interiore, somigliante a sua madre. Bisogna essere saggi, sopportare. Il mondo è più gentile con la pace che con la lite.

Si rivestì, mise le maschere e cercò di sorridere allo specchio. Mancano sei ore. Ascoltiamo i rintocchi, mangiamo, e lei andrà a dormire. Domani la porterò con Vittorio a vedere lalbero di Natale, poi io mi ritiro con un libro.

Uscì dal bagno sperando in una tregua. Lappartamento odorava di pino e di carne arrostita. Sembrava che tutto si stesse sistemando.

Nel letto cera il suo vestito da festa, un velluto blu scuro con una scollatura elegante. Laveva comprato per loccasione, spendendo metà della sua bonus.

Oh Ginevra, lo indossi davvero? la voce di Patrizia riecheggiò sopra lorecchio. Entrò nella camera senza bussare.

Sì, è il mio abito da Capodanno.

Ma dai la suocera strinse le labbra. Il velluto è così spesso. Sarai come una nonna che tiene il tè. E quel colore è così funereo. Capodanno dovrebbe essere gioia, brillante! Serve qualcosa di chiaro, leggero. Ho una maglia luccicante, te la presto, se ti va.

Grazie, ma non serve. Mi piace questo vestito. Anche a Vittorio.

A Vittorio non importa, basta che non la strapi che ti metta a piangere. Io, come donna, ti dico: non ti valorizza, sottolinea tutti i difetti. Faresti meglio ad andare in palestra invece di mangiare focaccine a mezzanotte.

Ginevra iniziò a vestirsi silenziosamente. Le mani tremavano, la cerniera si inceppò.

Ti aiuto, altrimenti rompi il vestito, che è costoso, anche se inutile tirò la suocera la cerniera, facendo sbandare Ginevra. Ecco, guarda. Ti avevo avvertita. Dopo non lamentarti se Vittorio ti guarda con gli occhi di un ragazzo giovane.

Alle dieci di sera la tavola era pronta. Cristalli scintillavano, candele illuminavano, lanatra, rossa e profumata, troneggiava al centro. Vittorio indossò una camicia elegante, Patrizia si avvolse nel suo abito da festa luccicante e mise su tutti i suoi gioielli doro, sembrando un albero di Natale vivente.

Ginevra si sentiva come un limone spremuto. Non aveva né appetito né voglia. Voleva solo che la serata finisse.

Allora brindiamo al nuovo anno! esclamò Vittorio, versando lo spumante. È stato un anno difficile, ma ce labbiamo fatta. Limportante è che siamo insieme!

Difficile, soprattutto per me aggiunse Patrizia alzando il calice. La salute è un disastro, la pressione è sulle montagne russe. Nessun aiuto. Il figlio lavora, la nuora è sempre occupata con la sua carriera. Nessun nipote. Solitudine

Mamma, noi vi chiamiamo, veniamo, cercò di difendersi Vittorio.

Chiamate una volta a settimana per la cortesia. Bene, non piangiamo. Brindiamo perché nel nuovo anno alcune diventino migliori casalinghe e ricordino il loro destino femminile.

Ginevra bevve un sorso, sentendo lalcol bruciare.

Provate linsalata propose, spostando verso la suocera il piatto di aringa in pelliccia. È fatta in casa, con maionese, come piace a voi.

Patrizia prese una forchetta, annusò, fece una smorfia e mise il boccone in bocca. Masticò lentamente, rotolando gli occhi.

Beh iniziò. Laringa è troppo salata. La barbabietola è poco cotta, scricchiola. E la maionese Ginevra, ammetti, ci hai rovesciato laceto? È una salsa acida come una goccia di limone.

È succo di limone, come nella ricetta sussurrò Ginevra.

Succo di limone! Nella pelliccia! Dio, chi ti ha insegnato a cucinare? Tua madre, che per lalto dei cieli non era certo una chef. Vi nutriva solo di prodotti pronti. Ecco perché sei una bambina della cucina!

Quella frase fu un pugno sotto il cappotto. La madre di Ginevra era morta tre anni prima, e lei non aveva mai superato quella perdita. Era una donna dolcissima, che lavorava due turni per tenere su la figlia, senza tempo per marinate al ginepro, ma la loro casa era sempre calda e accogliente.

Non osare parlare della mia mamma, sussurrò Ginevra, il sangue che le colava al volto.

Non ho detto nulla di male, è solo la verità. Vittorio, passami il pane, che questa insalata è indecifrabile.

Vittorio le porse il pane senza guardarla. Continuò a masticare, fissando il piatto, cercando di diventare invisibile.

Ed ecco che qualcosa scattò in Ginevra. Come se avesse premuto un interruttore, rabbia, rancore e stanchezza svanirono, sostituiti da un gelido calmante. Guardò il marito, luomo che aveva promesso di stare al suo fianco nei momenti belli e brutti, ora seduto e silenzioso, lasciando sua madre pestare il ricordo di sua madre e il suo lavoro.

Vittorio, ti è piaciuto? chiese.

Cosa? sobbalzò. Beh è ok. Ginevra, smettiamo di litigare a tavola. La mamma ha soltanto espresso unopinione.

Unopinione, ecco. Va bene.

Ginevra si alzò lentamente.

Dove vai? Per il caldo? Ancora presto, resta qui ordinò Patrizia.

No, non vado per il caldo.

Uscì dal salotto. Nella camera da letto tolse il velluto, lo appese nellarmadio, indossò jeans, una maglia di lana. Prese una piccola borsa sportiva, vi mise il trousseau, il pigiama, il caricabatterie.

Nel corridoio mise il piumino, il berretto, gli stivali.

Dal salotto risuonò la voce della suocera:

e dico alla vicina: a cosa serve quella pentola a pressione? Il cibo è morto! Meglio una casseruola in forno Vittorio, dove è Ginevra? È rimasta a lungo. Si è offesa o cosa? È nervosa, bisognerebbe portarla dal dottore.

Ginevra sbirciò nella porta del salotto.

Non mi offendo, Patrizia. Ho solo tirato delle conclusioni.

Vittorio lasciò cadere la forchetta.

Ginevra, dove vai? In jeans?

Me ne vado, Vittorio.

Al negozio? Manca qualcosa? Io corro!

No. Esco di casa. Festeggiate. Mangiate lanatra. È con le mele, non con il ginepro, quindi scusate. Buttate via le insalate, se sono così disgustose.

Ginevra, smettila di fare il circo! si arrabbiò la suocera. Che bambini! Vai subito al tavolo! Gli ospiti stanno per arrivare, i rintocchi fra unora!

Non ho ospiti, rispose Ginevra con calma. Ho due estranei nella mia casa: uno che mi odia, e laltro che me ne frega niente. Buon anno a tutti.

Si voltò e si diresse verso la porta dingresso.

Ginevra! Ginevra, fermati! Vittorio balzò, rovesciando una sedia, e corse dietro di lei. Sei impazzita? È notte! Dove vai?

Dove chi mi apprezza.

Aprì la porta.

Se te ne vai adesso, urlò Vittorio, la voce un misto di paura e rabbia, la mamma si offenderà di nuovo! Distruggerai la famiglia!

La famiglia lhai distrutta tu, quando le hai permesso di calpestare i miei piedi, replicò Ginevra chiudendo la porta.

Fuori cadeva una neve soffice, quasi silenziosa, con i fuochi dartificio in lontananza. Ginevra inspirò laria gelida. Stranamente, non sentì freddo; si sentiva leggera.

Prese il cellulare e compose:

Sofia? Dormi?

Gine? Che succede? Qui stiamo impazzendo! Vuoi venire a festeggiare?

Posso venire subito? Sto fuori con la valigia.

Ti aspetto! Porta le scarpe e il codice del citofono.

Lo ricordo.

Chiamò un taxi. Il prezzo era astronomico Capodanno, dopotutto ma non le importava. Quando arrivò la gialla, salì sul sedile posteriore e, per la prima volta in tutta la giornata, sorrise.

Lappartamento di Sofia era caotico, affollato e straordinariamente caldo. Nellingresso profumava di mandarini e di pilaf. Sofia, con un maglione di renne, la abbracciò così forte da far scricchiolare le ossa.

Entra, cara! Oh, che fredda! Marco, servi un bicchierino!

Nel salotto di Sofia e del marito Marco cera una compagnia di amici, bambini, un cane e qualche amico di vecchia data. Nessuno seduto con la faccia di pietra. Si muovevano, ridevano, la musica suonava. Sul tavolo non cerano cristalli, ma tovaglioli di carta, una pentola di pilaf, un mucchio di bruschette con caviale e un secchio di mandarini.

Ginevra, sei puntuale! esclamò Marco. Ora facciamo i propositi per lanno nuovo! Siediti!

Le porsero un bicchiE così, con il cuore leggero, Ginevra brindò al nuovo inizio, sapendo di aver finalmente ripreso in mano la sua vita.

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