Non mi aspettavo una simile decisione da mio marito: quando la famiglia chiede aiuto per mamma anzia…

Non me lo aspettavo da mio marito

Silvia, dobbiamo fare qualcosa sospirò Maria al telefono.

Che è successo? rispose con una nota di preoccupazione la sorella più giovane.

Il fatto che la sorella maggiore la stesse chiamando la metteva già in allarme.

Di solito si scambiavano soltanto brevi messaggi su WhatsApp, ma stavolta Maria aveva insistito per una vera telefonata.

La mamma non può più vivere da sola.

Se la sentissi più spesso, lo sapresti, disse in tono di rimprovero Maria.

Uff, non ricominciare! Dimmi subito che succede. Cosa non so?

Maria sospirò di nuovo la sorella minore era sempre pronta al contrattacco e ormai da anni difendeva ad oltranza la propria indipendenza.

Voglio ricordarti che la mamma ha già compiuto 73 anni. Ha sempre la pressione ballerina, è debole, elencò pazientemente la maggiore, fa fatica persino a cucinarsi qualcosa e a tenere la casa in ordine. Non parliamo di andare a fare la spesa: ringrazia la vicina, la signora Giulia, che ogni tanto le porta pane e latte.

Vuoi dirmi che la mamma non mangia? si preoccupò Silvia.

Ma no! Io vado ogni due settimane e porto tutto loccorrente. Non è questo il punto. Il problema è che senza aiuto non se la cava più.

E se dovesse cadere, magari rompersi qualcosa? Dopo, con il suo peso, sarebbe davvero difficile seguirla.

Le due sorelle rimasero in silenzio.

Giovanna, la madre, era sempre stata in carne e con il tempo era anche aumentata.

Nonostante qualche problema di salute, non rinunciava mai alla buona cucina e si offendeva se le figlie accennavano alla dieta.

E poi si sente tremendamente sola, quasi piange quando vado via.

Si lamenta che lhanno abbandonata continuò Maria. Non ce la faccio più a vederla così.

Quindi? Che vorresti? esplose Silvia.

Maria rimase in silenzio per qualche istante: parlare con Silvia stava diventando ogni anno più difficile.

Propongo che tu venga a vivere qui con lei.

Ma per carità! E tu perché non ci vai a vivere?

Ah, già! Fammi indovinare! Hai Federico, quel marito doro, e il figliastro, poverino, appena venticinquenne, che ha tanto bisogno!

Giusto?

Silvia, che discorso è?

È che tu decidi sempre tutto per tutti! E a me non ci pensi nemmeno! quasi urlava Silvia.

Anche Maria si innervosì:

E quando la mamma correva tra papà malato e voi? Quando tornava da Pavia con la spesa, stava con tua figlia Chiara perché tu, figlia prediletta, potessi lavorare o riposarti? Allora ti stava bene!

Per qualche momento Silvia tacque. Maria aveva ragione. Proprio così era andata quando il suo breve matrimonio con il padre di Chiara era finito, e la suocera tanto gentile, certo aveva concesso a Silvia e alla nipote di restare nel loro bilocale finché Chiara non fosse diventata maggiorenne.

La nonna poco si era interessata veramente alla nipote, e suo figlio passava un misero mantenimento. Silvia si era sempre dovuta arrangiare da sola per dare una vita dignitosa a sé e a sua figlia.

Laiuto dei genitori a quei tempi era stato provvidenziale, ma ora sperava che non glielo avrebbero rinfacciato per sempre.

Finita quella parentesi, la suocera le aveva chiesto gentilmente di lasciare casa.

A quel punto Chiara studiava già al liceo a Milano, aveva un fidanzatino e Silvia aveva deciso di rimettersi in gioco andando a lavorare a Milano.

Ormai viveva da anni in un appartamento in affitto nella prima cintura milanese e si arrangiava con vari lavori non era facile dopo i 40 trovare occupazione stabile!

Ma era soddisfatta e di tornare in provincia non voleva nemmeno sentir parlare.

Cosa puoi saperne tu di crescere una figlia da sola?! ribatté Silvia, sapendo che quello era un colpo basso. Prova tu, poi parlane pure!

Ora Maria tacque a lungo.

Da ragazza, la vita per lei era andata abbastanza liscia. Dopo luniversità era rimasta in città, impiegata amministrativa, sognando il matrimonio perfetto.

Ma gli uomini? Un disastro: uno peggio dellaltro.

Solo a 39 anni aveva incontrato Federico, di tre anni più grande, vedovo con il figlio Gabriele, allora decenne.

Lui lavorava come elettricista in una ditta locale, un vero tuttofare per i condomini della zona.

Non beveva, era di poche parole anzi, piuttosto severo ma ordinato e preciso maniacale.

Maria si era subito innamorata perdutamente. E per tutti i 14 anni di matrimonio (si erano sposati dopo un anno dal primo incontro) aveva fatto di tutto per compiacerlo.

Ci era voluto del tempo, ma aveva conquistato laffetto del figliastro, che adorava.

Avrebbe voluto un figlio, ma non era stato possibile, così Federico e Gabriele erano diventati la sua famiglia.

E a quella serenità non era disposta a rinunciare.

Avevo pensato di portare la mamma qui disse con un filo di voce Maria, ma non ne vuole sapere.

Davvero? E il tuo caro Federico sarebbe felice di avere la suocera nel bilocale? ironizzò Silvia. O già sapevi che la mamma avrebbe detto di no, così non ci avresti nemmeno dovuto provare?

Basta Silvia! Parliamo seriamente, per favore!

Bárbena a parlare ancora, brontolò la minore e le riattaccò in faccia.

Eh sì, avevano proprio parlato.

Maria strinse il telefono tra le mani e fissò il vuoto. Se Silvia fosse tornata a casa, sarebbe stato quasi perfetto.

Lei avrebbe continuato ad aiutarle, anche con dei soldi e con la spesa. E a Silvia sarebbe bastato trovarsi un lavoro da remoto.

Stranamente, il piccolo paese non aveva problemi con la connessione internet.

Ma Silvia non aveva alcuna intenzione di semplificarle la vita e se, dopo 50 anni, si comportava ancora da bambina viziata, ormai era impossibile convincerla!

«Ho parlato con la mamma. Dice che sta benissimo e non ha bisogno di aiuto. Smettila di fare scenate!» fu il messaggio che Silvia mandò lindomani.

Maria non rispose.

Cosa avrebbe dovuto dire? La sorella parlava con la mamma, se andava bene, una volta al mese e si limitava a qualche messaggio occasionale.

Alla mamma Silvia non si lamentava mai si accontentava che la figlia la ricordasse e non voleva turbarla. Silvia poi era permalosa, bastava niente per interrompere ogni rapporto

Solo Maria ascoltava tutte le lamentele della madre, almeno una volta a settimana. E poi passava le notti in bianco.

Persino Federico, solitamente poco attento allumore della moglie, aveva notato qualcosa e le aveva chiesto se fosse successo qualcosa.

Ma lei non gli aveva raccontato nulla: perché agitare anche lui? Il problema, invece, era reale.

Prendere una badante? Ma dove li prendeva, tutti quei euro?

Basta! Federico posò rumorosamente il bicchiere di tè sul tavolo. Sono tre mesi che non sei più tu. Che succede? Parla!

Maria scoppiò a piangere ma cercò di ricomporsi in fretta (agli uomini non piace vedere lacrime) e gli spiegò in breve la situazione.

E perché non mi hai detto che Giovanna stava male? Federico si avvicinò serio.

Non volevo darti pensieri mormorò, abbassando lo sguardo.

Aveva fatto male a raccontargli tutto? A lui serviva? Magari si sarebbe pentito di averla sposata.

Ho capito, Federico si alzò da tavola. Grazie per la cena. Vado a dormire.

Neanche il telegiornale aveva guardato. E adesso cosa sarebbe successo?

Maria si rigirò tutta la notte nel letto e dormì male, al punto da non sentire nemmeno la sveglia.

Di sabato non si lavorava, ma per Federico preparava sempre la colazione alla stessa ora. Aveva sbagliato pure lì.

Ma il marito era tranquillo, beveva il suo caffè leggendo qualcosa sul cellulare.

Ti sei svegliata? Si voltò verso di lei, serio ma con una voce gentile.

Sì, Fede! Scusa, preparo tutto! tentò di rimediare Maria.

Siediti, dobbiamo parlare.

Maria si sedette cautamente sullo sgabello, incerta.

Ho pensato che dobbiamo aiutare tua mamma. Non si lasciano soli gli anziani.

Mia madre, purtroppo, non è arrivata così avanti. Insomma, trasferiamoci da lei.

Ho già chiesto in giro: cè un posto dal contadino della zona per me, e anche tu puoi trovare qualcosa.

Quasi le prese un colpo.

Federico ne sei davvero sicuro?

Certissimo. Ti pare che posso dimenticare come Giovanna ha sempre trattato Gabriele, facendogli passare le estati in pace e trattandomi come un re?

Io non dimentico, Maria. E poi, da tempo sogno la vita di campagna.

Sempre che la mamma sia daccordo.

Maria guardava suo marito incredula. Da lui non se lo sarebbe mai aspettato. Era forse un sogno?

E Gabriele? domandò quasi senza rendersene conto.

Gabriele? fece Federico con un sorriso. Un omone con la laurea e un buon lavoro. Sarà solo felice di avere la casa tutta per sé.

Federico! Maria si gettò tra le sue braccia, singhiozzando, dimenticando che il marito non amava certe smancerie.

Ma stavolta lui non si scostò. La abbracciò e le disse:

Dai, su, andrà tutto bene.

Maria ci sperava di cuore.

Nella vita arriva sempre un momento in cui bisogna ricambiare il bene ricevuto e tendere la mano. E spesso la felicità arriva proprio quando impariamo a metterci al servizio degli altri, scegliendo con il cuore.

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