Tu non mi hai mai amato davvero. Mi hai sposato senza amore. Ora mi lascerai, ora che sono malato
Ma che dici! rispose Caterina abbracciando Marcello. Tu sei il miglior marito del mondo! Non ti lascerei mai, per nessuna ragione
Marcello stentava a crederci. Lumore era nero
Caterina era rimasta sposata venticinque anni, e durante tutto questo tempo continuava a piacere molto agli uomini. Fin da giovane era una delle ragazze più desiderate del quartiere.
E già da bambina, a scuola, tutti i ragazzini facevano la corte proprio a Caterina. Eppure, non era propriamente una bellezza.
Nonostante tutto, non aveva mai lasciato suo marito, che di certo non era luomo più facile del mondo.
No, Caterina era rimasta accanto a Leonardo fino alla sua prematura scomparsa. Insieme avevano cresciuto la loro figlia, Serena, che ora si era trasferita a Milano dopo essersi sposata. Lei e suo marito, Riccardo, mandavano spesso foto dalle loro gite e invitavano Caterina a raggiungerli. Ma lei e Leonardo non erano mai andati Forse Caterina, prima o poi, avrebbe accettato. Leonardo ormai non cera più.
Leonardo era morto in un incidente dauto. Un assurdo destino Anche se poi raccontarono a Caterina che molto probabilmente si era sentito male al volante: il cuore aveva ceduto, aveva perso il controllo dellauto.
Forse ha perso i sensi? chiese lei con tristezza.
Ormai non lo sapremo mai. sospirò lamica Sara, che faceva la dottoressa. La causa: traumi multipli incompatibili con la vita.
Caterina restò sconvolta. Lamica Sara la aiutò a organizzare tutto.
Tramite le sue conoscenze, venne a sapere come erano andate davvero le cose. Sepolto Leonardo, Caterina rimase sola nella grande casa che avevano costruito insieme, mattone dopo mattone, in una vita intera.
Per due la casa pareva giusta, soprattutto se cerano ospiti. Ma per una donna sola era enorme, quasi un peso.
Una casa è pur sempre una casa. Ma anche una donna ha bisogno di una presenza maschile
Serena era tornata per i funerali del padre. Aveva iniziato a parlare con la madre della possibilità di vendere la casa, comprare un appartamento in città e magari far trasferire Caterina a Milano.
No, assolutamente! esclamò Caterina. Non ho passato tutta la vita a costruire questa casa per poi venderla. E poi in quella Milano ci sono già stata!
Mamma!
Tesoro mio, sei ingenua! sorrise Caterina tra le lacrime. Sto solo scherzando.
Beh, se scherzi, forse non è tutto così male.
Tutto era complicato, proprio come era stato anche il matrimonio con Leonardo. Da un lato era stato un marito premuroso e affettuoso.
Dallaltro, aveva i suoi momenti. A volte, sotto cattivo umore, sapeva davvero mettere Caterina sotto pressione. Poi però si pentiva, chiedeva scusa, e Caterina era una donna tollerante non rimuginava sui brutti momenti. Così erano andati avanti. Venticinque anni! Uneternità
Serena rimase qualche giorno e poi tornò alla sua nuova casa: Riccardo lavorava tanto, e lei voleva esserci per lui. Caterina rimase sola.
Conoscendo se stessa, sapeva che non sarebbe durata a lungo.
E infatti, dopo appena sei mesi di malinconia, si accorse che attorno a lei si erano già radunati alcuni pretendenti.
Del resto, la madre di Caterina si era sempre chiesta come mai la figlia avesse questaura.
Ma cosa trovano tutti in te? Cascano ai tuoi piedi! Non sei nemmeno bellissima o forse mi sbaglio io?
Sei troppo buona, mamma. replicava Caterina, stendendosi il rossetto. La bellezza non conta. Limportante è avere fascino, carattere. Essere speciale.
Su, vai a divertirti, sennò il fidanzato si stufa ad aspettare.
Se se ne va uno, ne arriva un altro! sospirava Caterina.
Sono passati quasi trentanni da quella conversazione con la madre, eppure nulla era cambiato. Tutte continuavano a lamentarsi che dopo i quarantanni non cerano uomini disponibili per sposarsi.
Caterina proprio non capiva il problema. Lei, a quarantasei anni, aveva addirittura due pretendenti, e tutti e due ottimi.
Col cuore Caterina si sentiva attratta di più da Antonio. Le piaceva sia esteticamente che come persona: distinto, colto, piacevole. Con lui si poteva parlare di tutto e andare ovunque senza mai sentirsi a disagio.
Ma Antonio era maestro solo con le parole. Caterina lo aveva amato anche solo ascoltandolo, ma lesperienza la rendeva consapevole non era un uomo da casa. Non per la sua grande villa.
Il secondo, Marcello, era un uomo semplice e concreto. Di quelli che quando cè da far festa possono anche bere due litri di vino, ma con le mani sapevano sistemare tutto. Un vero uomo, dal cuore doro, affidabile ma anche deciso quando serviva.
Con sua moglie era come un cucciolo docile, ma capace di spostare montagne per lei se necessario. Solo che, per strane logiche femminili, Marcello piaceva a Caterina un po meno.
Non faceva discorsi ammirati né la riempiva di parole dolci. Da sobrio era piuttosto taciturno. Solo dopo qualche bicchiere diventava più loquace, raccontava storie o battute e riusciva a sostenere ogni conversazione.
Va detto: Marcello sapeva bere, ma la mattina dopo era sempre pronto a rimettersi in gioco, energico, laborioso, senza mai lamentarsi. Alla fine Caterina scelse proprio lui.
Antonio si offese per il fallimento delle sue dolci chiacchiere e sparì.
Caterina sposò Marcello, che era al settimo cielo. Al matrimonio bevve un po troppo, cantò e ballò fino allo sfinimento.
Non ci credo, le disse Sara è passato appena un anno dalla morte di Leonardo e già ti sei risposata. Nulla è cambiato! Le altre cercano mariti con la lanterna in pieno giorno e a te basta uscire di casa
Dài, dì pure: Cosa trovano tutti in te? Mica sei bellissima!
Ma nemmeno lo dico più. Che tu però sia incredibilmente desiderata, è un dato di fatto.
Non lo so nemmeno io, Sara. Chiedilo a mia madre.
Caterina ammiccò allamica e andò a ballare con Marcello, che arrivava proprio in quel momento. Ballando, mandò via ogni dubbio.
Ma che importa se Marcello era semplice? Era forte, pieno di energia, e ancora un belluomo. Se era più taciturno forse era anche meglio così.
E poi, con Antonio che avrebbe fatto? Le parole non bastano a far girare il mondo.
In pochi mesi Marcello trasformò il giardino di Caterina in unoasi fiorita. Sradicò i vecchi alberi, spianò il terreno, creò aiuole, costruì un bel gazebo. Anche la casa profumava di una presenza maschile.
No, Caterina aveva fatto proprio la scelta giusta.
In più, Marcello guadagnava bene. Cercava sempre di sorprenderla con qualche regalo.
Ripensando a questi pochi anni insieme rispetto ai venticinque col primo marito, Caterina si pentiva di non averlo incontrato prima. Un vero tesoro!
Durante la bella stagione la sera cucinavano insieme sulla griglia e cenavano sotto il gazebo, dove Marcello aveva messo un bel tavolo di legno e delle panche.
Dopo aver mangiato, Caterina si rilassava soddisfatta, felice. Marcello la guardava e sorrideva.
Che cè, Marcello?
Niente sono felice.
La sua prima moglie era stata sempre malinconica. Non credeva gli potesse capitare, alla sua età, una donna così meravigliosa.
Godettero la felicità familiare per quattro anni, poi Marcello iniziò a sentirsi diverso.
Iniziava a stancarsi in fretta. Dimagriva senza motivo. E se beveva anche solo un po, stava male.
Marcello, dobbiamo andare dal medico! insistette Caterina. Non vedi che cè qualcosa che non va?
Ma dai, Caterina, smettila, passerà!
Siamo nel Medioevo? E se non passa? Hai paura dei medici come tutti gli uomini?
No.
Marcello non voleva confessarle che temeva solo una cosa. Avere una malattia seria e che Caterina lo abbandonasse. Non voleva costringerla a stare con un uomo malato.
Non era sciocco. Sapeva bene che Caterina lo aveva sposato per ragioni pratiche, non per grande amore. Ma lui la amava! Da subito.
Quando la vide al supermercato impacciata, che non trovava il portafoglio gli sembrò di vedere la dolcezza più tenera.
Avrebbe voluto prendersela in braccio e proteggerla tutta la vita. Anche sua madre, vedendo Caterina, gli aveva detto:
Figlio mio, tu puoi avere tutte. Cosa ci hai visto in lei? Non è giovane, non bellissima Per te una ventenne farebbe carte false!
A Marcello però non importava nessuna, tranne Caterina. Ma ora, se fosse stato davvero malato, sarebbe servito ancora a qualcosa per Caterina?
Alla fine non riuscì a convincerlo. Era sabato. Sara e suo marito Bruno erano ospiti a cena. Marcello e Bruno preparavano spiedini. Dalal cucina, mentre tagliavano linsalata, Sara chiese a Caterina:
Ma Marcello, non sta bene?
Non lo so più! sbottò Caterina. Insisto per andare dal dottore, ma niente! Tu però sei medico. Cosa ne pensi? Non ti sembra malato?
Beh lo trovo molto dimagrito, e forse anche un po giallastro in volto.
Santo cielo, Sara! Devi costringerlo tu ad andare, magari ascolta te!
Ma Sara non ebbe il tempo: durante la cena Marcello svenne. Arrivò lambulanza. Caterina salì con lui. Non si riprese. Lei gli teneva la mano, pregando in silenzio.
Lo operarono quasi subito.
Si tratta di un tumore al fegato.
È cancro? Caterina tremava.
Dobbiamo aspettare i risultati delle analisi.
La massa era benigna, ma già molto estesa quando lo operarono.
I dottori gli proibirono quasi tutto e lo avvisarono che il recupero sarebbe stato lungo, forse anche incompleto. Aveva ormai una certa età.
Marcello cadde in depressione. La mamma andava spesso in ospedale a trovarlo.
Caterina lavorava, passava quando poteva. La madre portava cibo leggero, consentito dalla dieta severa.
Figlio mio, non ti riconosco! disse la signora Teresa. Devi ringraziare il cielo! Sei vivo, non hai un tumore maligno! E tu invece ti deprimi? Su, mangia questa carne al vapore.
Non ho fame.
Devi mangiare! La vita va avanti. E Caterina, viene a trovarti almeno?
Viene per ora. rispose Marcello.
Che cè? Hai paura che ti lasci? Sarebbe proprio stupida!
Ma ormai sono solo un peso! Non posso lavorare, niente. A giugno farò cinquanta, e già sono uno scarto. Chi mai vorrà stare con un mezzo invalido?
Ma che succede qui? entrò Caterina. Sentivo gridare da tutto il reparto. Salve, Teresa!
Vado, ciao Cara. Coraggio.
Che è successo?
La suocera fece un gesto vago e uscì. Caterina si lavò le mani e si avvicinò a Marcello, che giaceva infelice.
Allora, cosè questa storia di invalido? Hai ancora braccia e gambe, ti passerà tutto. Lo sai cosa mi ha detto la dottoressa?
Cosa?
Il fegato si rigenera, anche se ne rimane il cinquanta per cento. E a te ne hanno lasciato il sessanta. Dagli tempo! Andrà tutto bene!
E se non ne ho?
Cosa?
Tempo.
Marcello, che cè davvero? Ti hanno detto qualcosa che non so? Hai chiesto ai medici di tenermi alloscuro?
No, non è quello
Marcello fu dimesso. E la vita divenne difficile. Bastava poco lavoro, si stancava già subito. Era la cosa che lo deprimeva di più.
Tra poco cera il compleanno. Ora non cera nulla da festeggiare: niente torta, niente vino. Che tristezza!
Caterina però faceva finta di non notare la fatica di Marcello, e mangiava con lui i pasti più leggeri.
Caterina trovò il coraggio un giorno cosa ne sarà di noi ora?
In che senso?
Mi riprendo lentamente ma se decidi di lasciarmi, dimmelo subito almeno.
Ma che dici? Io sto benissimo con te.
Questo quando facevo tutto e lavoravo. Ora cosa cè di bello? Io non mi sopporto più.
E sbagli! Ora devi solo rimetterti, piano piano.
Ci provo! Ma che vita è questa? Dopo due martellate sono già sfinito.
Caterina si avvicinò, lo abbracciò da dietro, appoggiando la guancia sulla sua testa.
Io ti amo. E non ti lascerò mai. Prenditi tempo, tutto tornerà a posto.
Mi ami? Davvero?
Verissimo.
Caterina non lasciò Marcello. E lui, a poco a poco, cominciò a riprendersi.
Per il compleanno organizzò una piccola festa senza alcolici, così non avrebbe sofferto a bere da solo.
Vennero qualche amico, mangiarono nel gazebo, giocarono a carte.
Hai proprio una moglie fantastica, Marcello, dissero gli amici prima di andare via.
Adesso andrete a brindare alle mie spalle, vero? scherzò lui.
Risero. Si salutarono. Quella sera Caterina e Marcello si sedettero sul portico guardando le stelle. Felici. E per la prima volta da mesi, Marcello si sentiva meglio.
Cominciava a crederci: si sarebbe rimesso. E Caterina davvero non lo avrebbe lasciato mai. La strinse più forte a sé.
Che cè, Marcello?
Va tutto bene! rispose lui.
Finalmente. sorrise Caterina, baciandolo sulla guancia.
Erano felici
La vita ci insegna che le parole non bastano e la bellezza conta poco: ciò che resta è lamore vero, quello che resta nei momenti difficili. E solo chi ha il coraggio di restare è davvero ricco dentro.






