— Non mi hai mai amato davvero. Mi hai sposato senza amore, e ora che mi sono ammalato, mi lascerai……

Tu non mi hai mai amato davvero. Ti sei sposata con me senza amore. E adesso che sono malato, mi lascerai

Non ti lascio! disse Francesca abbracciando Matteo. Sei il marito migliore che potessi desiderare. Non ti lascio per nessuna ragione

Lui faticava a crederci. Lumore di Matteo era tetro…

Francesca è stata sposata per venticinque anni, e in tutto quel tempo continuava a piacere agli uomini. Anche da ragazza, era contesa da molti.

Ma in realtà, pure alle superiori quasi tutti i ragazzi facevano la corte proprio a lei. Pur non essendo una classica bellezza.

Nonostante questo, Francesca non si era mai separata dal marito, anche se era un uomo complicato.

Anzi, visse con Maurizio fino alla sua morte. Hanno cresciuto la loro figlia, Marta, e lhanno vista sposarsi. Il genero portò Marta a Roma dove vivevano; ora inviano sempre bellissime foto e le invitavano spesso a trovarli. Francesca e Maurizio però non andarono mai… Forse Francesca ci sarebbe andata, ma Maurizio ormai non cera più.

Maurizio morì in un banale incidente stradale. Poi spiegarono a Francesca che probabilmente si era sentito male al volante. Il cuore, la confusione era così, perse il controllo della macchina.

Forse ha perso conoscenza? ipotizzò.

Ormai non potremo mai saperlo sospirò lamica, Anna, che era anche medico. La causa è stata: traumi multipli, incompatibili con la vita.

Francesca era sotto shock totale. Lamica Anna la aiutò a sistemare tutto.

Anna seppe ogni dettaglio tramite le sue conoscenze. Seppero il giorno stesso del funerale di Maurizio e Francesca rimase sola nella grande casa che avevano costruito insieme.

No, per due persone la casa andava. E con gli ospiti in visita, sembrava anche piccola. Ma da sola era troppo grande, e si sentiva su di lei come un peso.

La casa è la casa. Senza la mano di un uomo

Marta venne al funerale del padre. Aprì subito con la mamma il discorso di vendere la casa e magari prendere un appartamento, o anche farsi venire lidea di trasferirsi a vivere a Roma con loro.

Nemmeno per sogno! esclamò Francesca. Ho costruito questa casa, non per poi venderla. E in quella vostra Roma non ci voglio andare. Lho già vista

Mamma!

Sei proprio ingenua, Martuccia! sorrise Francesca tra le lacrime. Sto solo scherzando.

Se scherzi, allora forse non è tutto così brutto.

La situazione era ambigua. Proprio come lo era stato Maurizio in vita. Da una parte, un uomo affettuoso e premuroso.

Dallaltra, però, soggetto agli sbalzi dumore. Quando era di cattivo umore, spesso esauriva la pazienza di Francesca. Poi si pentiva, chiedeva scusa, e Francesca che aveva un carattere dolce, lasciava passare tutto. Così hanno vissuto. Venticinque anni. Da perder la testa…

Marta rimase qualche giorno e partì il marito aveva molto lavoro e lei doveva tornare a casa, mantenere viva la famiglia. Francesca restò da sola.

Conoscendo se stessa, sapeva che non sarebbe rimasta sola a lungo.

Infatti dopo sei mesi, asciugate le lacrime, si era già ritrovata circondata da una piccola schiera di pretendenti.

Anche sua madre, ai tempi, si stupiva di quanto la figlia fosse richiesta.

Ma che cosa vedono in te? Si mettono proprio in fila! Non sei una gran bellezza o forse mi sfuggono delle cose.

Sei gentile, mamma. sorrideva Francesca mentre si metteva un filo di rossetto. La bellezza non conta nulla. È un suono vuoto. Una donna devessere affascinante, carismatica. Con un tocco di mistero.

Va, esci pure, ragazza rideva la madre. Sennò lo spasimante si stanca e se ne va.

Ne arriverà un altro! rispondeva Francesca scrollando le spalle.

Ed ecco, sono passati quasi trentanni da quella conversazione con la madre, e non era cambiato nulla. Le donne continuano a lamentarsi che non ci sono uomini liberi, che a quarantanni non si trova nessuno per maritarsi.

Francesca proprio non la capiva questa difficoltà. A quarantasei anni aveva due pretendenti, entrambi validi.

Il suo cuore la tirava verso Riccardo. Le piaceva tantissimo, sia di aspetto sia nel dialogo. Elegante, intelligente. Interessante conversare con lui, e non ti vergognavi a presentarti insieme in società.

Però Riccardo era bravissimo, sì, a parlare. Francesca con le orecchie sera quasi innamorata, ma la maturità e lesperienza le suggerivano che quelluomo non era tagliato per una convivenza stabile. Non per la sua grande casa.

Laltro pretendente, Matteo, era un uomo semplice e solido. Uno di quelli che, quando si fa festa, può bere anche troppo, ma con le mani ci sa fare. Un vero uomo, bravo di carattere, con una forza interiore notevole.

Con la moglie sarebbe stato tenero come un cucciolo, ma se serviva, avrebbe mosso le montagne per lei. Però, Matteo piaceva a Francesca meno: la logica femminile a volte è strana.

Non le diceva mai belle parole. Da sobrio era persino taciturno. Solo dopo un bicchiere si scioglieva, raccontava barzellette, sosteneva le conversazioni.

E bere, Matteo sapeva bere, ma il giorno dopo era già di nuovo in piedi. Si rinfrescava con una doccia fredda e ripartiva. Pochi discorsi, molti fatti. Francesca scelse lui.

Riccardo soffese che le sue belle parole non bastassero e si dileguò.

Francesca sposò Matteo e lui ne fu felicissimo. Al matrimonio bevve fin troppo, cantò e ballò senza sosta.

Ma tu sei incredibile rise Anna. Meno di un anno che è mancato Maurizio e già ti sposi. Non è cambiato niente! Le donne vanno ovunque, si disperano per un uomo, e a te basta metter fuori il naso

Non dire anche tu: Ma cosa trovano in te? Neanche bella sei!

No, non lo dirò. Però una forte richiesta, sì, lhai sempre avuta.

Non lo so, Anna. Chiedilo a mia madre!

Francesca fece locchiolino allamica e andò a ballare col marito lui era appena arrivato a invitarla. E ballava, e scacciava gli ultimi dubbi.

Ma che importa se Matteo era semplice? Forte lo era. Capace pure. E ancora un belluomo. E poi che parlava poco, forse era meglio così.

E con Riccardo? Alla fine, con le belle parole non ci cucini la pasta.

Nel giro di pochi mesi, Matteo trasformò il giardino di Francesca in un vero paradiso. Tolse gli alberi in eccesso, spianò il terreno, le fece le nuove aiuole, costruì un gazebo. Anche in casa si sentiva la sua mano duomo.

Sì, aveva fatto la scelta giusta. Nientaltro da dire.

Matteo lavorava e portava a casa dei soldi, cercava sempre di farle qualche regalo.

Pensando a quel breve nuovo pezzetto di vita familiare, e raffrontandolo ai venticinque anni del primo matrimonio, Francesca quasi si pentì di non aver incontrato Matteo prima. Un uomo doro!

Con la bella stagione, nei pomeriggi preparavano la griglia insieme e mangiavano sotto il gazebo tra fiori e profumi, dove Matteo aveva messo un bel tavolo di legno e le panche.

Francesca, sazia di grigliata, socchiudeva gli occhi come una gatta contenta. Matteo sorrideva solo a guardarla.

Che cè, Matteo?

Nulla. Sono felice.

La sua prima moglie era una persona pesante. Mai avrebbe immaginato di incontrare una donna così meravigliosa.

Godettero la loro felicità matrimoniale per quattro anni, poi Matteo cominciò a sentirsi strano.

Stancarsi in fretta. Dimagrire senza motivo. E quando beveva e a lui piaceva ogni tanto gli faceva proprio male.

Matteo, devi andare dal dottore! si preoccupò Francesca. Cosa aspetti? Cè qualcosa che non va.

E che sarà mai, Franci? Passa da solo!

Ma la smetti con sta roba medievale? E se non passa? O hai paura dei dottori, come fanno tanti uomini?

No, non è quello.

Matteo però ad ammetterlo non voleva. Lunica sua paura era che, se davvero era malato, Francesca lo avrebbe lasciato. Non avrebbe voluto una vita insieme a un uomo malato.

Non era uno stupido. Capiva che Francesca lo aveva sposato con un occhio pratico, più che per grande amore. Ma lui la amava tanto! Nonostante tutto.

Quando la vide per la prima volta, impacciata al supermercato che cercava il portafoglio in borsa, ci si innamorò allistante. Quellimbarazzo era dolcissimo.

Avrebbe voluto avvicinarsi e prendersi cura di lei per tutta la vita. Sebbene la madre di Matteo, appena vide la nuora, gli avesse detto con tono misterioso:

A te la vita, figliolo. Ma cosa ci hai trovato in lei non lho capito. Non è una bellezza, non è giovane. E tu potresti avere qualsiasi ragazza!

A nessun altro serviva Matteo, tranne Francesca. E se adesso era malato, sarebbe servito ancora a qualcuno?

Non riusciva a convincerlo ad andare dal medico. Era sabato sera. Avevano ospiti Anna e suo marito Gianni. Matteo e Gianni stavano bevendo birra e preparando la grigliata. In cucina, mentre preparavano linsalata, Anna disse a Francesca:

Matteo non sta bene?

Non so più che pensare! sbottò Francesca. Gli supplico di andare dal dottore. Niente! Tu sei medico, che pensi? Gli occhi vedono che non sta bene

Sì è peggiorato nellaspetto. È dimagrito. E mi sembra che abbia un colorito strano, più giallo.

Oddio santo! Anna, convincilo tu a farsi vedere da qualcuno! Magari ascolta te

Anna guardò Francesca negli occhi.

Franci ma tu, lo ami davvero? Mi ricordo che qualche dubbio ce lavevi

Francesca si morse il labbro e non rispose.

Anna però non fece in tempo a convincerlo, perchè Matteo sviene durante la cena. Chiamano lambulanza. Francesca lo accompagna. Lui non si riprende. Lei gli stringe la mano e prega.

Fu operato quasi subito.

Tumore al fegato.

Cancro?! si allarmò Francesca.

Stiamo ancora aspettando gli esiti degli esami.

Per fortuna il tumore era benigno, ma già avevano dovuto asportare parecchio. Quando Matteo arrivò in sala operatoria aveva rischiato grosso.

I medici gli vietano quasi tutto e lo mettono in guardia: ci vorrà un recupero lungo, se mai riporterà tutto alla normalità. Comunque non è più un ragazzino.

Matteo sprofondò nel pessimismo. Fu visitato dalla madre allospedale.

Francesca era al lavoro. La mamma era passata con un po di cibo: quello che Matteo poteva mangiare, ben poca roba al momento.

Figlio mio, non ti riconosco! disse la signora Teresa. Su, che sei sopravvissuto! Non hai il cancro. Dovresti festeggiare, invece stai qui col muso lungo. Su, mangia queste polpettine al vapore.

Non mi va.

Mangia! Francesca almeno viene a trovarti?

Sì per ora. rispose Matteo.

Come? Hai paura che ti molli? Ma sarebbe una sciocca!

Sono finito, mamma. Non valgo più a nulla! Neanche lavorare posso. Un disastro. Mi pare dessere un invalido. E chi lo vuole un invalido?

Che succede qui? chiese allora Francesca entrando. State gridando su tutto il reparto. Buongiorno, signora Teresa!

Io vado. Ciao, Francesca.

Che è successo?

La mamma fece un gesto e se ne andò. Francesca si lavò le mani e si avvicinò al letto del marito affranto.

Ma che combini, invalido! Braccia e gambe le hai. Il resto passerà. Sai cosa ho letto sul fegato?

Cosa?

È lunico organo che si rigenera. Basta che ne resti almeno il cinquantuno percento E a te ne rimane un po di più. Devi solo dar tempo al tuo fegato! Vedrai che torni in forma!

Ma io il tempo ce lho?

Cosa? non capiva Francesca.

Il tempo.

Ma che dici? Ti nascondi qualcosa? Ti sei messo daccordo coi medici per tenermi alloscuro?

No non è quello

Matteo fu dimesso. Iniziò il periodo più duro della sua vita. Bastava si sforzasse un po, che si sentiva subito stanco morto. Questo lo faceva soffrire moltissimo.

Si avvicinava il compleanno: invece di rincuorarlo, gli metteva tristezza. Non poteva mangiare quasi nulla, niente vino. Che festa era?

Francesca sembrava non accorgersi della sua fatica. Continuava, pure lei, a nutrirsi col marito di zuppe e cose leggere.

Franci prese finalmente il coraggio di chiederle Che ne sarà di noi?

In che senso? fece lei.

Beh… mi sto riprendendo lentissimo. Mi lascerai, vero? Dimmelo ora, almeno.

Ma sei matto? Perché mai dovrei lasciarti? Sto benissimo con te.

Sì, quando ero attivo, lavoravo era facile stare bene. Ora cosho io di bello? Io faccio pena pure a me stesso.

Ma smettila! Su, rimettiti in sesto!

Ci provo! Ma che fatica Due colpi di martello e sono a pezzi.

Francesca gli si avvicinò e lo abbracciò da dietro, appoggiandogli la guancia sulla nuca.

Ti amo. E mai ti lascio. Prenditi il tempo per recuperare, va tutto bene così.

Mi ami? Davvero?

Lo giuro.

Francesca non lo lasciò. Matteo si riprese, piano piano.

Per il suo compleanno Francesca gli organizzò una cena sobria, senza alcol, così non doveva soffrire per quello che non poteva bere.

Vennero qualche amico, si sedettero nel gazebo, fecero qualche partita a carte.

Sei stato fortunato con tua moglie, Matteo dissero andando via.

Adesso ve ne andate a bere per me, vero? disse ironico lui.

Risero e se ne andarono. Quella sera, lui e Francesca si sedettero sul portico, sotto il cielo stellato. Felicissimi. Quella sera, Matteo, per la prima volta dopo mesi, si sentì meglio.

Capì che stava guarendo. Che sua moglie non lo avrebbe davvero mai lasciato. La strinse più forte.

Che cè, Matteo?

Va tutto bene! rispose.

Finalmente. sorrise Francesca, baciandolo sulla guancia.

Erano felici…

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