Mentre le mamme assalivano i forum con domande su cosa mettere nella valigetta del pronto soccorso e se avrebbero lasciato portare il passeggino in cabina, altri viaggiatori si preparavano, nervosi, ai loro voli accanto a loro. Da qualche tempo, pare diventato tutto più complicato. Se prima cera sempre qualcuno pronto a far sentire in colpa chi protestava, ricordandogli che i bambini sono la gioia della vita, ora invece persino le compagnie aeree sono spinte a predisporre sezioni quasi separate per tenerli lontani gli uni dagli altri. Quando mai siamo arrivati a questo punto?
Vi auguro un viaggio sereno!
Proprio quando ha preso piede lidea di non chiudere la propria esistenza soltanto perché si metteva al mondo un figlio. Si continua a lavorare, a uscire per un aperitivo, ad andare ai concerti, a viaggiare quanto si vuole. Indipendentemente dalletà del bambino. Le nostre mamme non si sarebbero nemmeno sognate una vita così movimentata e brillante. Faccio fatica a immaginare una donna negli anni 60, magari a Milano o a Firenze, con un neonato in un ristorante. Nemmeno dopo, a dire il vero. Si sarebbe visto come un piccolo miracolo, e aveva il suo senso.
Per quanto ci si possa illudere, affrontare un viaggio lungo con un bambino è una fatica sia per il piccolo che per i genitori. Servono impegno e attenzione per rendere il tragitto più confortevole per tutti. Ma sembra che questo non sia più nelle intenzioni di molti. Si parte, e già ci si rilassa, scaricando sui figli le difficoltà. Così si diventa ostaggio degli altri.
A tutti piace viaggiare comodi. Nessuno ha voglia di sopportare nemmeno due ore di trambusto e rumore dopo aver pagato centinaia di euro per un biglietto. Cè chi si lamenta della distanza tra i sedili per poter stirare le gambe: figurarsi se dietro ti trovi un bambino di cinque anni che si diverte a spingere il sedile avanti e indietro. Non ricordo di aver mai visto nessuno sorridere a una cosa del genere o trasformare il bimbo nel capretto della situazione.
Lasilo che svanisce
Ricordo quando cercavo di essere gentile. Una volta una signora con una bimba di pochi mesi prese posto accanto a me: mi si strinse lo stomaco. Ma presto capii che non bastava prepararsi. Attorno a me, una numerosa famiglia aveva preso possesso dei posti davanti, dietro, di lato, sistemando borse, parlando a voce alta, distribuendo poppatoio e ciucci su e giù per le file. Mancava solo che mi adottassero. Bisognava tenere questo e quellaltro senza un per favore, e rischiai di essere scottata più volte dal thermos dellacqua calda. Splendido! Non avevo dove rifugiarmi, mi veniva voglia di saltare dal finestrino.
Unaltra volta, in treno, mi tornano in mente le ventisei ore sulle linee ferrate tra Torino e Salerno. Una signora teneva impegnata la sua bambina di quattro anni per tutto il tempo, con una dedizione quasi commovente, per non disturbare gli altri. Ma il risultato, quale fu? Figlia, vieni qui, figlia, andiamo là, guardiamo fuori dal finestrino, dai, disegniamo e via quaranta minuti di scarabocchi a voce alta su ogni cane, gattino e cucciolo inventato. Alla fine neppure sapevi cosa fosse peggio.
Come non immedesimarsi, allora, in chi suggerisce di stare a casa finché i bambini non crescono un po? E se il bambino sta buono a colorare in silenzio per tre ore, addormentandosi col musino sui pastelli, tanto di cappello. Ma esistono davvero bambini così?
E vogliamo parlare dei neonati che piangono al decollo, allatterraggio e per buona parte del viaggio? Se una volta ne trovavi uno per volo, oggi sono sempre di più. Poi ci sono le sorelline e fratellini saltellanti e urlanti nel corridoio. Esci da una cabina del genere alla stessa velocità con cui sei volato.
Attenzione, non sono una figliolibera. Anche io ho provato le fatiche di viaggio con un piccolo, seppur costretta dagli eventi. Ma davvero, non ho abbastanza nervi per occuparmi pure di un bimbo in vacanza. Si parte quando il bambino ha già letà per contare sulle dita e capire quando gli dici deciso: Stai qui, non toccare niente. Insomma, che riesci a fargli passare il tempo anche senza mille attività. Ma sembra che oggi nessuno ci pensi, si portano intere valigie di giochi educativi, si corre tra i sedili: dicono sia importantissimo per la crescita. E tutto il resto passa in secondo piano.




