«Non ne posso più di te!!!… Non mangio come dovrei…, non mi vesto come vuoi…, insomma, secondo te sb…

Ma quanto mi hai esasperato!!!… Non mangio come dovrei, non mi vesto come si deve, e in generale, non faccio mai niente come si deve! la mia voce, di colpo, si alzò troppo.
Non sai fare nulla!!!… Nemmeno a portare a casa dei soldi veri ci riesci!… E in casa, poi, di aiuto da parte tua non se ne vede mai! si mise a piangere Martina, E bambini non ce ne sono, aggiunse quasi sussurrando.
Briciola la nostra gatta bianca e arancio, dieci anni portati con stile appollaiata sopra larmadio, stava a guardare in silenzio unaltra delle solite tragedie. Sapeva bene, anzi lo sentiva proprio, che mamma e papà si volevano bene, anche tanto… Per questo non si capacitava di come facessero a dirsi certe parole amare che facevano soffrire tutti.
Mamma, piangendo, corse in camera sua, mentre io iniziai a fumare una sigaretta dopo laltra, seduto in cucina.
Briciola, rendendosi conto che la famiglia si stava sgretolando davanti ai suoi occhi, pensava: Ci vorrebbe un po di felicità in questa casa… e la felicità sono i bambini servirebbero dei bambini.
Lei non poteva averne, sterilizzata da sempre, e Martina… beh, i dottori dicevano forse, ma non si riusciva mai nellintento…
La mattina dopo, appena uscimmo entrambi per andare al lavoro, Briciola saltò fuori dalla finestra per la prima volta, decisa ad andare a trovare la vicina zampa-di-foca, la gatta Sbirulina, per un consiglio.
Ma che ve ne fate dei bambini?! sbuffò Sbirulina guarda che quando li ho avuti io, scappavo ogni volta: o mi pitturano tutto il muso col rossetto, o mi stringono così forte che non si respira!
Briciola sospirò: A noi servirebbero bambini bravi… ma dove li troviamo?
Niente paura… Quelle dei vicoli ne sfornano a bizzeffe, guarda là la randagia Giulietta… Ne ha appena fatti cinque, scegline uno…, rifletté Sbirulina, tutta seria.
Con tanto coraggio e un po di paura, Briciola saltò di balcone in balcone e scese in strada. Tremando un po, si infilò tra le sbarre della grata del seminterrato e chiamò:
Giuliè, puoi uscire un attimo, per favore?
Dal fondo sentì un lamento sottile.
Briciola, guardinga e pronta a scappare, si avvicinò pianissimo. Sotto il termosifone, tra la ghiaia, cerano cinque gattini ciechi che annaspavano nellaria, piangendo disperati. Li annusò: Giulietta mancava da almeno tre giorni, loro non mangiavano da chissà quanto…
Trattenendo le lacrime, uno per uno li prese delicatamente e li portò verso il portone.
Distendendosi accanto ai piccini affamati e miagolanti, Briciola fissava ansiosa il vialetto da cui saremmo dovuti tornare Martina ed io.
Quando Martina ed io tornammo finalmente a casa, rimanemmo sbalorditi: davanti al portoncino, cera Briciola lei che da sola fuori casa non era mai stata e attaccati a lei, cinque gattini di ogni colore che cercavano di saziarsi.
Ma che è successo qui?, balbettai io.
Un miracolo sussurrò Martina. Prendemmo la gatta e i piccoli senza pensarci e li portammo dentro.
Guardando, intenerito, Briciola con la sua cucciolata improvvisata nella scatola, le chiesi:
E adesso che facciamo?
Li allatterò col biberon cresceranno, poi li sistemeremo sentirò le mie amiche rispose Martina sottovoce.
Passarono tre mesi. Martina, ancora incredula, accarezzava la banda felina e sussurrava Non è possibile non ci posso credere
Poi ci trovammo uno accanto allaltra, a ridere e piangere di gioia, mi girai e la presi in braccio: le parole si sovrapponevano, non ci si fermava più
Non ho mica costruito la casa per niente!…
E ora, allaria aperta, i bimbi staranno da dio!…
E i gattini? Lasciamoli giocare dove vogliono!…
Ci stiamo tutti!…
Ti amo, lo sai?!…
E io quanto ti amo!…
La saggia Briciola si asciugò una lacrima di gioia la vita, in fondo, sta ricominciando.

Quellesperienza mi ha insegnato che la felicità, a volte, arriva in modi inaspettati. Basta aprire il cuore, anche solo un poco, e le cose cambiano davvero.

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