Non permetterò che mio figlio mantenga il figlio di un altro: la storia di una madre, di una nuova famiglia e di scelte difficili sulla strada dell’amore

E quanto ti passa tuo ex di mantenimento?

Chiara quasi si soffocò col tè. La domanda di colpo, come una ventata gelida in piena estate. Nulla di straordinario, eppure, così sgradevole.

Signora Gabriella era seduta di fronte, con lo sguardo torvo e paziente. Sul tavolo, la crostata di mele preparata da Chiara si era già raffreddata. La suocera ladorava, la crostata di mele, anche se in questo momento sembrava non avere alcun valore.

Ci arrangiamo, provò a sorridere Chiara, ma le labbra le tremarono appena.
Non ti ho domandato quello.
Beh… mi sembra una domanda un po personale…

Gabriella posò la tazza e incrociò le mani sulla tovaglia. Le dita, laccate di beige, iniziarono a tamburellare leggere.

Tesoro, non è per curiosità inutile. Michele questanno inizia le elementari, vero?

Chiara fece un cenno, pur sapendo perfettamente dove andava a parare la suocera. Anzi, lo capiva pure troppo, ma non voleva ammetterlo.

Zaino, libri nuove, la divisa della scuola. Attività, doposcuola… Tutto costa, e mica poco, Gabriella contava sulle dita come fosse una lista infinite. Le spese sono aumentate, o no?
Sì, ammise Chiara a bassa voce.
E chi secondo te spende di più? Il padre di Michele o mio Leonardo?

Un silenzio spesso e amaro avvolse la cucina. Dal cortile risaliva il rombo di una Fiat, più sopra una bambina rideva forte. Qui invece, nella stanzetta piena di luce dove Chiara aveva cucito le tende coi limoni, laria si faceva pesante.

Chiara si rischiarò la voce.

Ce la facciamo, ripeté con un filo di voce. Leonardo non si lamenta.

Gabriella sbuffò. Un suono corto e tagliente, come una gatta alla quale pestano la coda.

Ovvio che non si lamenta. È paziente, uguale a suo padre, si alzò sistemandosi il cardigan. Però, a me sembra che sia mio figlio a tirare avanti tutti. Te compresa, e soprattutto Michele.
Signora Gabriella…

Ma lei era già nel corridoio. Chiara si trascinò dietro, bloccata tra il bisogno di spiegarsi e la voglia di scappare. Serviva davvero giustificarsi? Sono una famiglia, Leonardo aveva deciso, aveva voluto, aveva…

Gabriella indossò il trench, controllò la borsetta, poi si voltò. Il suo sguardo era solo stanco, nessuna rabbia. Qualcosaltro, indefinibile.

Cerca di trovare un lavoretto, Chiara cara, disse lei, la voce che si scioglieva gentile ma che, paradossalmente, feriva di più. Non ho allevato mio figlio per mantenerne un altro.

La porta si chiuse.

Chiara rimase nellingresso, lo sguardo inchiodato sullo zerbino con scritto Benvenuti.

…La sera la casa si riempì dei soliti rumori: Michele giocava col Lego nella sua stanza, Leonardo armeggiava tra pentole in cucina, preparando la pasta. Una sera come tante. Eppure Chiara non riusciva a cancellare la conversazione, le parole di Gabriella che rimbalzavano nella testa come un disco rotto.

Aspettò che Michele crollasse addormentato, poi raggiunse il marito in cucina. Leonardo sorseggiava il tè, immerso nel tablet, rilassato, famigliare, con quella t-shirt ormai sformata. Chiara per un attimo pensò di lasciar perdere. Solo per un attimo.

Leo… si sedette a fianco, ti va davvero tutto bene? Cioè… non credi di spendere troppo per Michele?

Leonardo distolse lo sguardo dal tablet.

Che domande fai, Chiara?
Chiedo soltanto…

Lui posò il tablet, si girò verso di lei con sorpresa e insieme dolcezza, come se quella domanda fosse totalmente fuori luogo.

Michele è mio figlio, disse Leonardo. E nellaffermazione cera una semplicità spiazzante. Che importa cosa cè scritto sui documenti? Lo sto crescendo io, lamo io. Questi sono i soldi meglio spesi del mondo. Che discorsi fai?

Chiara annuì, sorridendo. Quelle erano le parole giuste, le uniche che desiderava. Ma in fondo allanima rimase un gelo pungente, un tarlo invisibile. I giudizi della suocera, tanto ingiusti, iniziavano a pesare, come spine sotto pelle.

Passarono sei mesi…

Chiara sedeva sul bordo della vasca da bagno, fissando le due lineette rosa del test di gravidanza senza credere ai suoi occhi. Quando lo mostrò a Leonardo, lui la sollevò da terra e la fece roteare per il corridoio. Michele saltava tutto eccitato, chiedendo mille spiegazioni, e appena capì che sarebbe stato fratello maggiore, pretese che fosse una sorellina, e promessa solenni: Le insegnerò a costruire!

La gravidanza andò liscia, quasi senza intoppi. A marzo nacque Sofia, minuscola, tutta stropicciata, con gli occhi di Leonardo e il nasino di Chiara. Michele mantenne la promessa: restò per ore vicino alla culla, a vegliare il sonno della sorella, zittendo tutti quelli che facevano troppo rumore.

Chiara era convinta che tutto si sarebbe aggiustato, questa volta per davvero. Che Gabriella, vedendo la nipotina, si sarebbe sciolta. Avrebbe accolto la famiglia così comera. Si sbagliava.

La suocera arrivò due settimane dopo la nascita di Sofia. Sofia dormiva nella sua culletta, Michele era a scuola, e sul tavolo della cucina, Chiara, Leonardo e Gabriella sorseggiavano un caffè.

Poi Gabriella posò la tazzina.

Adesso sei in maternità, giusto? chiese ad un tratto. Il reddito in casa si è ridotto, ma le spese per Michele sono sempre quelle. Come pensi di sistemare la situazione?

Chiara si ghiacciò. Un vuoto nello stomaco, e laria che fuggiva via in un colpo solo.

Forse dovresti chiamare il padre di Michele, proseguì la suocera, incurante o indifferente al pallore della nuora. Che aumenti il mantenimento, o ti dia qualcosa in più. È suo dovere mantenere il proprio figlio. Basta sfruttare il mio Leonardo…

Leonardo improvvisamente colpì il tavolo con la mano, le tazze saltarono e la cucchiaiola cadde sul pavimento.

Mamma, disse, con una voce che Chiara non aveva mai sentito, basta.

Gabriella inarcò il mento, la bocca serrata in una linea rigida, pronta a difendersi come un generale esperto che non accetta sconfitte.

Leo, mi preoccupo solo per te e Sofia la voce le tremava, tra la rabbia e il dolore. Che cè di male? Sono tua madre, posso preoccuparmi!
Di cosa ti preoccupi? Leonardo la sfidò, la mascella tesa. Che sono felice? Che ho una famiglia?
Che ti rovini per un figlio non tuo! Gabriella spalancò le mani, urlando. Ora hai una figlia tutta tua! E continui comunque a mantenere quello.

Chiara si strinse sulla sedia, desiderando soltanto svanire. Quello. Il suo Michele, che venerava Leonardo, che lo chiamava papà, che gli disegnava biglietti ad ogni festa quello.

Michele è mio figlio, scandì Leonardo, con decisione. Non mimporta cosa dice latto di nascita. Io lo cresco, lo amo. È mio tanto quanto Sofia. Siamo una famiglia, mamma. Se non riesci a capirlo, è un problema tuo, non nostro.

Gabriella si alzò di scatto, la sedia scorrendo via e sbattendo contro il frigorifero.

Ti stai rovinando la vita! urlò, quasi stridendo. Ti rovini per lei e suo figlio! Non ti ho allevato per questo!

Dalla cameretta si levò un pianto, prima flebile, poi più forte. Sofia si era svegliata per le urla.

Chiara si precipitò dalla figlia, lasciandosi alle spalle la cucina, la suocera, il marito che le urlava ancora qualcosa dietro, ma lei non sentiva più nulla, solo il battito impazzito e la bambina sulle braccia, stringendola forte, cullandola. Dolci parole sussurrate, parole senza senso ma piene damore.

Poco dopo, il colpo secco della porta dingresso risuonò per tutta la casa e i muri parvero tremare.

E fu silenzio.

Sofia si calmò pian piano, respirando tra le spalle della mamma; Chiara rimase ferma, timorosa di muoversi, timorosa di voltarsi indietro, di sapere come sarebbe andata a finire.

Si sentì la porta, e Leonardo entrò piano, il viso stanco ma il cuore saldo. Le mise un braccio intorno, abbracciandola insieme alla piccola. E rimasero così, un tempo infinito, in tre, in silenzio.

Mia madre è complicata, sussurrò infine Leonardo, stringendo Chiara tra i capelli. Ma non lascerò che ti rovini le giornate. Per un po, non verrà a trovarci.

Chiara lo guardò attraverso le lacrime trattenute troppo a lungo, annuendo senza riuscire a dire una sola parola.

Ce la fecero. La loro piccola famiglia aveva resistito.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × one =

Non permetterò che mio figlio mantenga il figlio di un altro: la storia di una madre, di una nuova famiglia e di scelte difficili sulla strada dell’amore