Non Posso Crederci!

NON CI POSSO CREDERE

Non riesco a crederci. Ancora una volta, come ventanni fa, giro con te nel silenzioso valzer della memoria. Ti ricordi lultimo incontro? Era il ballo di fine anno al Liceo Manzoni di Milano. Anche noi abbiamo danzato, felici come due rondini in primavera. Il tuo sguardo, di un azzurro profondo, mi ha inghiottita. Quella sera avrei voluto dirti lessenziale: presto saremo genitori. Quando lo ho pronunciato, ti sei infuriato.

È troppo presto, dobbiamo aspettare, ti ha sbottato come se avesse tagliato un ramo.
Mi ha colpita come una frusta di fuoco. Lo sapevo, non era il momento. Ma non cera nulla da cambiare. Ci siamo lasciati e, però, lamore per te è rimasto acceso per anni. Hai spezzato il mio cuore e la mia anima è caduta a pezzi. Sapevo che non avresti mai rimpianto, che la tua pietra dura quel carattere di marmo era ciò che più mi affascinava.

Le compagne di classe mi raccontavano della tua vita privata. Sapevo che eri sposato, due figli adulti, divorziato. Sapevo che comparivi a tutte le rimpatriate del Liceo, che ti interessava sempre la mia esistenza, mentre i vecchi compagni non sapevano nulla di me. Non avevo mai partecipato a quelle serate, avevo paura di guardare nei tuoi occhi e sprofondare, di annegare senza risalire. Per dieci lunghi anni ho temuto.

Poi è arrivato Lui. Mi sono gettata nel matrimonio senza provare altro se non gratitudine. Lui ha capito, non ha avuto fretta. Ha accettato la mia figlia come sua, e lho chiamata Ginevra, perché quel nome mi ricordava le prime fiammelle di amore. I suoi ricci ricadevano sui miei capelli, uneco di te.

Mio marito mi ama, lo sento in ogni cellula. I suoi gesti, le parole, anche un semplice sguardo, tradiscono una tenerezza infinita. Dopo cinque anni di vita comune, ho scoperto di essermi innamorata di lui. È riuscito a stringermi con una parola, a diventare il mio ancoraggio, a trovare la chiave del mio cuore. Ora entro volentieri nella sua porta di comprensione; nessuno può violare il nostro amore.

Lamore è la nostra salvezza, Valentino. Tu non mi hai mai amato davvero; per te ero solo un gioco adolescenziale. È una ferita che suona ancora.

Oh, Ginevra come stai? dice lui, la voce rotta dal tempo.
Vivo a stento, senza una vera dimora, i figli sono ormai adulti, hanno le loro preoccupazioni. Io rimango solo a ricordarti

Capisco rispondo, cercando di trattenere le lacrime. Da noi ci sono tre bambini, due gemelle di sei anni e la piccola Ginevra. Ti ricordi di Marco Ustini, il nostro migliore amico?

Ustini? Certo! Era lunico vero amico, ma dopo il diploma ha interrotto i contatti, non rispondeva alle chiamate, evitava gli incontri Non so cosa gli sia successo.

Valentino, avviciniamoci alla finestra. Guarda il cortile del liceo.

Valentino si avvicina, spalanca la finestra e resta immobile, incapace di distogliere lo sguardo.

Ho capito, Ginevra. Ho capito tutto Che intrecci intricate hanno le nostre vite!

Nel cortile, sotto il vecchio albero di quercia, cè Marco Ustini, che tiene tra le braccia due bambine. Accanto a lui, una ragazza ventenne, con gli occhi di un azzurro ancora più profondo del mare di Liguria.

Addio, Valentino! Devo tornare alla mia famiglia, dice lei.

Ginevra, perché hai deciso di venire a questa rimpatriata questanno?

Ho smesso di aver paura, Valentino! Guardandoti, il mio cuore tace, ma batte forte.

Il silenzio cade, la pioggia di ricordi bagna il palcoscenico, e il film della nostra vita continua, sospeso tra il passato e lorizzonte incerto del domani.

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