Vivo di mamma in congedo di maternità; il mio piccolo Luca ha due anni e mezzo. Ogni giorno, con lui, facciamo una passeggiata lungo Via Roma, la strada principale del nostro borgo di Val d’Elsa, per raggiungere il parco giochi. Sulla destra, lungo il percorso, troviamo diversi negozi di alimentari e una panetteria. Come dabitudine, compro al bambino una ciambellina al papavero. Ci sediamo sulla panchina: Luca la ingoia con quella fame tipica dei bimbi, e a me resta qualche minuto di respiro.
Mi piace osservare i passanti del viale; è per me un modo divertente di passare il tempo. Cerco, dal passo, dal vestito e dai gesti, di intuire quale mestiere svolgano, a cosa pensino, quali sogni coltivino, dove si dirigano. Provo a indovinare.
Un po più avanti, in lontananza, appare una coppia familiare: un uomo con capelli dargento, forse settantacinquenne, accompagnato da una signora di età incerta, forse tra i sessanta e i settanta. Spiego subito perché mi è difficile stabilire la sua età: la donna non la vedo mai senza trucco fresco, con correttore, blush, mascara, eyeliner e ombretti neutri. I suoi capelli li tinge di biondo cenere e li acconcia in un taglio alla moda chiamato conchiglia. È una vera appassionata di moda, e ho già visto cambiare i suoi abiti più volte. Mi colpiscono soprattutto le mani: frequenta regolarmente unestetista e mostra sempre un nuovo manicure, dal classico francese al rosso fuoco fiamma destate. Per me è una libellula.
La coppia si ferma spesso sulla stessa panchina dove noi ci sediamo. La donna si chiama Silvana, luomo è Giorgio.
Quante volte devo ripeterti, Silvana! Non lanciare le castagne a caso ai passanti. Potresti ferire qualcuno senza volerlo. Come reagiresti se una castagna ti colpisse al piede? la rimprovera Giorgio.
Giullare! Ma come puoi parlare così? Solo in autunno mi diverto davvero! Castagne! Calmati, tesoro risponde lei, ridendo.
Va bene, ti compro una pallina di gomma. O meglio, due, così ti diverti a casa senza disturbare nessuno, e io mi nascondo in bagno quando vieni a cercarmi scherza Giorgio.
Oh, Giorgio! Giocare con le palline a casa non è lo stesso divertimento! Non è divertente come fuori, capisci? Non arrabbiarti, per favore. Camminerò sullaltro lato della strada se non ti piace quello che faccio. Puoi anche fingere di non conoscermi Silvana stringe le labbra in una smorfia e si gira.
Devo sempre guardarti, altrimenti potresti finire nei guai, e io dovrò portarti notizie di pensione o di incidenti. Sai che preparo una zuppa densa; se non la mangi, resterai affamata. Non ti lascerò andare a vedere i miei nipoti finché non mi ascolti, birichina! ribatte Giorgio, con tono burbero ma affettuoso.
Queste battute mi divertono sempre; mi sorprende come riescano a mantenere un legame così vivace nonostante gli anni. Si prendono in giro con unarguzia colorita e piccante.
Silvana racconta a Giorgio una storia con vivacità, a tratti cinguettante, a volte tamburella con un dito; Giorgio annuisce, lo sostiene tenendola per il braccio. Quello che più mi colpisce è la loro tenerezza, palpabile in ogni sguardo, respiro, tocco, sorriso e gesto. Quando Silvana stringe la mano di Giorgio, lo guarda negli occhi, fa una smorfia di finta irritazione, si legge un amore senza limiti. Anche Giorgio, con voce un po ruvida, le dice:
Attenta ai tuoi passi, cara, non sei più piccola! Se scivoli, potresti romperti un braccio o una gamba. Cosa farò allora?
E, incredibilmente, si baciano sulla panchina e camminano per il viale come due giovani innamorati, ignari di tutto tranne il bagliore dei loro volti felici e il battito dei cuori in perfetta sincronia. La loro passione brucia ancora, come torce accese.
Oggi, di nuovo, la coppia si è seduta sulla panchina. Ho udito il loro scambio:
Vado in negozio per un rossetto pastello, speriamo ci sia uno sconto? Vieni con me? chiede Silvana.
Vai da sola, ti aspetto qui. Non comprare tutti i rossetti; lascia qualcosa per le altre ragazze risponde Giorgio con un sorriso.
Luca ha finito la ciambellina e si è avvicinato alluomo. Giorgio ha tirato fuori una piccola barchetta di cioccolato e, porgendola, ha detto:
Tieni, piccolo, un cioccolatino. Mangia con gusto. Come ti chiami?
Grazie mille ho ringraziato luomo per mio figlio, che si chiama Luca, e che ancora balbetta un po.
Luca ha iniziato a frusciare la confezione con entusiasmo.
Scusi la curiosità, ma vi osserviamo da tempo. Siete una coppia davvero affascinante. Come fate a mantenere così tanto calore? Condividete il vostro segreto, per favore ho chiesto, ansiosa di una risposta.
Luomo è rimasto in silenzio, fissando il suolo. Le foglie scricchiolavano sotto i suoi piedi, il vento le raccoglieva e le fece girare in un vortice luccicante. Le foglie hanno poi posato delicatamente a terra, riluttanti a lasciar cadere quel breve volo.
Ci siamo incontrati in autunno, circa cinquantacinque anni fa iniziò Giorgio. È stato un autunno come quello di oggi. Silvana passeggiava nel parco raccogliendo foglie colorate. Si chinava su ogni foglia, sorridendo. Indossava un vecchio cappotto rattoppato, un berretto bianco e scarpe consumate, ma era felice! Stringeva tra le mani foglie gialle, arancioni e rosse, e nella tasca nascondeva qualche moneta. A casa cera solo pane e senape, e lei sorrideva! Silvana parlava con i fiori, toccava i crisantemi e le margherite. Era leggera, quasi eterea, e ha rapito il mio cuore. Mi ha insegnato a gioire della vita, ogni giorno, ogni attimo, che piova o splenda il sole. Silvana, nonostante lapparenza fragile, è ardente, vivace e multicolore come lautunno, intensa, forte e determinata, consapevole del proprio valore. Molti lhanno amata, ma solo io ho avuto il suo cuore. Mostra il suo vero volto solo a pochi, ed è stato un dono poter entrare nella sua mente.
Non vi siete mai arrabbiati? chiesi sorpresa.
A volte sì, capita a tutti. I malintesi vanno affrontati subito e risolti, altrimenti le ferite rimangono. Le offese non valgono ore di rabbia. La vita è breve e non si deve sprecare in inutili dispute. Da giovane, per correggere Silvana, la lasciavo parlare per settimane, e questo la faceva soffrire. Ho pensato: quei giorni di silenzio sono foglie staccate dal calendario, trascinate dal vento, non torneranno più. Meglio perdonare e lasciar andare il rancore, voltare pagina e continuare a vivere.
E tu non ti arrabbi mai con tua moglie? insistevo.
Luca finì il cioccolatino e ascoltava il nostro dialogo.
Ecco il punto continuò Giorgio capisco che è una dipendenza, ma non riesco a vivere senza di lei! Immagina se sparisse. Sono già vestito, sto alla porta, e lei cambia vestito, maglione e scarpe per la terza volta. Chi la aiuterà a vestirsi? Chi le porterà il tè per le pillole? Siamo radicati luno nellaltra. Il pensiero di rimanere solo mi terrorizza. Una volta, ho avuto una grave polmonite; era inverno, la strada era scivolosa, ma lei è andata in più farmacie a cercare gli antibiotici, mi ha messo una coperta umida, mi ha fatto le iniezioni, mi ha dato la zuppa, mi ha messo calde calze. Ha chiesto silenzio, ma al negozio ha trovato il rossetto che cercava, anche se non era il colore giusto. È stata una notte di cura infinita.
Allora Silvana, arrossata, si avvicinò a noi:
Immagina, Giorgio, non hanno il rossetto del tono che voglio. Rosa, rosso, lilla nessuno mi soddisfa disse con una voce che sembrava un gioco di parole.
Perché taci? Che cosa tieni in mano? Hai comprato il detersivo? Passami la borsa, metti i guanti, le tue dita sono gelate. Ti riscaldo le mani, così non ti faranno male le articolazioni si precipitò Giorgio, invitandola a tornare a casa per il pranzo.
Ci salutammo. Luca continuava a salutare la coppia che se ne andava. Camminavano fianco a fianco, sembravano una sola anima: un mondo intero tessuto di tenerezza, pazienza, complicità e amore.
Amare con delicatezza è unarte vera; desidero che tutti possano sperimentarla.
Alla fine, ho capito che la felicità più grande non è vivere senza conflitti, ma imparare a perdonare, a tendere la mano e a custodire lamore come un tesoro prezioso, perché è lunica cosa che rende la vita degna di essere vissuta.





