NON QUELLO GIUSTO: Lalla davanti allo specchio cambia per la terza volta gli orecchini mentre la cagnolina Chicca sbadiglia; tra telefonate, incontri mancati in metro a Repubblica e appuntamenti organizzati dal papà neurochirurgo con il “promettente” figlio del primario, finché il destino e una rosa la fanno innamorare… ma non dell’Alexei previsto – e alla fine, tra parenti esigenti, scambi d’identità e un bouquet di garofani, Lalla capisce che quello che conta davvero non è come ci si conosce, ma saper ridere insieme.

NON QUELLO GIULIO

Lella si trovava davanti allo specchio e cambiava per la terza volta gli orecchini.
Allora, Chicca, si rivolse al cagnolino, questi o meglio quegli altri?
Chicca sbadigliò, sorniona.
Grazie per lincoraggiamento.
Guardò lorologio. Ancora mezzora.
Una strana agitazione. Di solito era sicura di sé i corteggiatori le giravano attorno come falene. Ma stavolta
Sciocchezze, si disse fissando di nuovo la sua immagine riflessa. Sei la migliore!
Sarà che Giulio non laveva ancora visto mai? Tre settimane di telefonate, mai un incontro dal vivo.
Tre settimane e mai che sia riuscita ad avere lultima parola, pensò allimprovviso, sogghignando.
Lella sospirò, afferrò la borsetta.
È ora.
TRE SETTIMANE PRIMA

Santa Madonna, ma quando ti deciderai a sposarti e finalmente andar via di casa? sospirò a cena suo padre, rinomato neurochirurgo.
Era appena rientrato dopo un interminabile intervento. Sognava un angolo di pace col suo libro di Primo Levi.
E Lella, da mezzora, non faceva che cianciare, paragonando fantascienza italiana e straniera.
Papà, però sei tu a dire sempre che Italo Calvino è il massimo
Certo. Ma parliamone unaltra volta. Ora ho bisogno di silenzio.
Lella fece una smorfia offesa e tacque per tre minuti netti.
A proposito di matrimoni improvvisamente il padre si illuminò. Ricordi il dottor Spadoni, il primario della clinica dove facevo i turni?
Sì?
Ha un figlio. Dicono sia davvero un bravo ragazzo. Spadoni ha chiesto il tuo numero per farvi conoscere. Ho dato il permesso.
Lella arricciò il naso.
Tutte queste presentazioni organizzate roba daltri tempi. Più da zitelle, pensava, non certo per lei.
Ma contraddire il padre non osava.

LA PRIMA TELEFONATA

Il bravo ragazzo si fece vivo dopo qualche giorno.
Pronto?
Buonasera. Sono Giulio. Suo padre le ha parlato di me?
Sì, rispose Lella asciutta, ma leggermente incuriosita. La voce era gradevole.
Mio padre le ha fatto mille elogi. Dice che lei è speciale.
Eh, mi sembra eccessivo rise lei. Soltanto una studentessa. Seconda facoltà di medicina, pediatria. E lei?
Prima facoltà. Farò il chirurgo
Ecco spiegato quel tono un po pieno di sé.
Parlarono per unora.
Poi per due.
Poi ogni giorno.
Giulio le raccontava della sua gatta Mariella, della passione per la fantascienza e di certe insicurezze non sarà forse troppo magro, troppo pallido, troppo stanco?
Lella ascoltava, ma a volte si sorprendeva a pensare:
Ma questa non dovrebbe essere la mia parte?
Tratteneva a stento la battuta: Giuli, rilassati un po! Ma detestava essere chiamato Giuli.
Ma a parte dettagli, tutto le piaceva.

INCONTRO A SAN BABILA

Finalmente si accordarono per vedersi.
In metropolitana, a San Babila.
Cinema per lultimo film, poi una passeggiata fino alla gelateria Cosmo in Corso Vittorio Emanuele.
Il resto, si vedrà.
Lella balzò fuori dal vagone e scrutò la folla.
Confusione, voci, odore strano di metropolitana.
Ed eccolo lì alto, piacevole, con un mazzo di rose in mano.
Stava appoggiato a una colonna, fissando ogni treno in arrivo.
Lella partì decisa:
Giulio?
Lui sobbalzò, la guardò confuso:
Scusi, ma lei
Lella, dichiarò con serietà e tese la mano per stringerla forse, o per essere baciata.
Ti sei abbagliato dalla mia bellezza, rise tra sé. Adesso mi dà del lei
Il ragazzo restò immobile.
Lella? ripeté incerto. Ma io
Andiamo! gli afferrò il braccio. Dobbiamo ancora ritirare la prenotazione!
Un attimo, devo dire una cosa
Parli dopo! lo trascinava fuori.
Lui si voltò, come cercando qualcuno sulla banchina ma Lella già lo sospingeva nella massa.
Le rose ancora strette tra le dita.
Guardò i fiori, poi lei si arrese.
Va bene, disse sommessamente. Andiamo.

CINEMA E GELATO

Il film piacque a entrambi.
Lella ammirava anche il cappotto elegante del compagno, la sciarpa annodata con arte e palesemente fatta ai ferri dalla mamma.
Un aroma di caro profumo francese.
Il gelato cremoso con cialda croccante da Cosmo.
E il fatto che erano daccordo su quasi tutto.
Insomma, Lella parlava, lui ascoltava, adorante, con due occhi scuri e lucidi, annuiva, daccordo con lei.
A tratti, poggiava la grande mano calda sulla sua piccola e agitata per sottolineare un pensiero.
Così virile, così invitante!
Sai, le disse poi, camminando su via Brera al tramonto, sei così esitò.
Così come? lei si irrigidì.
Viva. Spontanea.
Lella sfoderò il sorriso più incantevole che sapeva fare.
Era cotta persa.

TRE MESI DOPO

La storia correva veloce.
Si vedevano quasi ogni giorno, si chiamavano anche due o tre volte. Se solo avessero già inventato gli smartphone
Tre mesi dopo, Giulio dichiarò che lamava profondamente, che non poteva più vivere senza di lei e voleva sposarla.
Lella, dopo qualche secondo di apparente imbarazzo, accettò felice.
Dovresti conoscere i miei, disse il promesso sposo, apprensivo.
Lasciamo stare, meglio aspettare un po, Lella si spaventò.
La famiglia era severa coi pretendenti.
Soprattutto la nonna.
Nessuno era degno della nipote adorata, e i genitori le davano ragione quasi sempre.
Mollare Giulio non se ne parlava.
E andare dagli altri suoceri? Meglio rimandare, per evitare confidenze pericolose tra genitori.

IL COMPLEANNO DI PAPA

Loccasione spuntò due settimane dopo.
Il padre, uomo che detestava le grandi feste, aveva però deciso di onorare i suoi 55 anni con qualche ospite.
Lella avvisò sibillina che sarebbe stata in compagnia.
Quando ormai erano quasi tutti presenti, Lella fece entrare il fidanzato, con un mazzo di garofani leggermente avvizzito e una bottiglia di cognac francese sotto braccio.
Papà, ti presento iniziò con solenni imbarazzo.
Squillò il telefono.
Aspetta, torno subito, il padre corse a rispondere.
Rientrò trafelato dopo poco:
Era Spadoni! Vuole sapere la strada dalla metro. Sono felice che abbia accettato linvito. Pensavo che si fosse offeso, quando non ti sei presentata allappuntamento con suo figlio!
Lella si bloccò.
Non mi sono presentata?!
Il padre la guardò, stupito:
Certo. Mi telefonò. Suo figlio ti ha aspettato due ore a San Babila, con i fiori. Ma tu non sei andata.
Lella si girò verso Giulio, lentamente.
Lui era sulla soglia, pallido, coi garofani in mano e uno sguardo colpevole.
Torniamo subito, bisbigliò lei al papà incredulo.
Trascinò Giulio in camera.

LA VERITÀ

Lella chiuse la porta.
Si voltò verso di lui.
Un attimo, parlava piano, quasi temendo di aver capito male. Non ti sei presentata cosa vuol dire?
Giulio rimase muto.
Tu non sei Giulio Spadoni?
Lui scosse la testa.
No, balbettò. Io sono Giulio Bianchi. Un amico mi presentò una ragazza una Carla. Laspettavo a San Babila. Poi sei arrivata tu e
E io ti ho portato via con me, concluse Lella.
Restarono nella stanza in silenzio.
Ho cercato di spiegartelo, lui disse. Quel primo giorno. Verso il cinema. Ma non mi hai ascoltato.
Io non ascolto mai, ammise lei. Ho talento in questo.
Chicca guaì piano alla porta.
Lella si sedette sul letto.
E ora?
Giulio la fissò a lungo, serio, forse troppo.
Poi si avvicinò e si inginocchiò.
A me non importa, dichiarò. Che sia stato il caso o un padre combinatore. Ti amo e voglio che tu sia davvero mia moglie. Per davvero, senza confusione.
Lella sospiro di sollievo e sorrise.
Va bene. Allora andiamo a conoscere i miei. Però ti avverto, famiglia complicata.
Anche la mia non scherza. E poi la mia gatta ha un bel caratterino.
Ce la faremo!
Uscirono dalla stanza.
In salotto, li attendevano già tutti incluso, appena entrato, il dottor Spadoni con suo figlio.
Alto. Bello. Con un mazzo di rose.
Lella guardò il vero Giulio Spadoni.
Poi il suo Giulio, ancora pallido, con i garofani tra le mani.
No, pensò. Non era quello giusto.
E rise di gusto, per la prima volta.
Papà, disse, ho una cosa da raccontarti. È lungaTutti gli occhi si posarono su Lella, come se aspettassero un prodigio. Lei strinse la mano di Giulio forte, sorridendo allimbarazzo generale.

Ho sbagliato appuntamento, papà, annunciò, solenne come se avesse appena scoperto lAmerica. E per fortuna, direi!

Per una manciata di secondi si fece silenzio. Poi la nonna, la più arcigna, sbottò in una risata fragorosa. Il padre cominciò a tremolare il mento, poi si arrese anche lui, contagiato. Persino Giulio il vero Spadoni scrollò le spalle e sorrise, un po impacciato ma sollevato.

Eh, la vita, commentò il papà asciugandosi una lacrima di riso, a volte trova strade migliori delle nostre.

Chicca abbaiò due volte, come per dire che finalmente la storia filava dritta.

Lella guardò il suo Giulio: pallido, garofanoso, un po improbabile, ma suo. Non si erano scelti per dovere, né per destino, ma per il più incredibile degli errori.

Ti ho detto che sei la migliore! sussurrò a se stessa, ma lui ludì e la strinse.

E mentre i due Giulio si stringevano la mano con un sorriso imbarazzato e la famiglia si lanciava in un brindisi sconclusionato, Lella si permise di pensare che, forse, il caso o una svista sapeva scegliere meglio di qualsiasi genitore.

Dal corridoio, nellaria profumata di cognac e garofani, qualcuno scattò una foto. Lella pensò che, per quella serata sbagliata, più perfetta di così non si poteva.

E vissero felici, complicati e mai mai prevedibili.

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