Non rivangare il passato
A volte, ormai passati i cinquanta, mi capita di ripensare alla mia vita. Forse da fuori sembra ordinaria, ma io, Caterina, non posso davvero definirla felice, soprattutto a causa di mio marito, Giulio. Eravamo giovani quando ci siamo sposati, innamoratissimi, sembrava impossibile che qualcosa potesse mai strapparci via quella complicità. E invece, il cambiamento in Giulio è arrivato allimprovviso, ed io non me ne sono neppure accorta.
Vivevamo in una piccola casa di provincia, la casa di mia suocera Anna. Mi sono sempre impegnata affinché ci fosse armonia, portando rispetto ad Anna che, a modo suo, mi ha sempre trattata con affetto. Mia madre viveva nel paese accanto, col mio fratello più giovane e spesso stava poco bene.
– Anna, come ti trovi con tua nuora Caterina? – domandavano le pettegole quando la incontravano al supermercato, al mercato o semplicemente lungo la strada.
– Caterina è a posto, rispettosa, sa fare tutto in casa e manda avanti la fattoria che è un piacere. Mi aiuta in tutto, – rispondeva pacata Anna.
– Mah, ma quando mai una suocera parla così bene della nuora? Non ci crediamo! – ribattevano le compaesane, scettiche.
– Affari vostri, – rispondeva Anna, allontanandosi.
Ho avuto la mia prima figlia, la mia amata Bianca. Tutti in famiglia erano felici.
– Caterina, guarda che Bianca è tutta mia, ho proprio rivisto i miei occhi nei suoi, – scherzava Anna, cercando i suoi tratti nella nipotina, mentre io ridevo, non mi importava a chi somigliasse.
Quando Bianca ha compiuto tre anni, è arrivato anche il maschietto. Giulio lavorava, io a casa coi bambini, la suocera di grande aiuto. Vita semplice, quasi migliore di tante altre: casa ordinata, nessun vizio. Altri mariti del paese spesso li trovavi al bar del circolo, ubriachi fradici, mentre le mogli li trascinavano fino alluscio lamentandosi e inveendo.
Alla terza gravidanza, però, la verità è venuta a galla: Giulio mi tradiva. Si sa, in paese nulla resta nascosto per molto. La voce correva: Giulio e Lara, la vedova sempre bizzosa. È stata la vicina, Valentina, a venirmelo a raccontare.
– Caterina, porti il terzo figlio di Giulio e lui… – disse sbottando – ingrato, va a letto con laltra.
– Valentina, sei sicura? Io non me ne sono accorta, – risposi confusa.
– E quando vuoi accorgertene? Hai due bambini, la casa, la suocera, e ora anche il terzo in arrivo. Lui si diverte, la storia è saputa da tutti ormai, Lara neanche si nasconde.
Ne soffrivo, e pure Anna lo sapeva ma taceva, temendo che io scoprissi tutto. Rimproverava il suo figlio senza buoni risultati.
– Mamma, non fare la guardia alle chiacchiere. Le donne parlano, si difendeva Giulio.
Un giorno Valentina corse verso di me:
– Caterina, Giulio è appena entrato nel cortile di Lara! Ho visto io stessa tornando dal supermercato. Vuoi restare sola con tre figli? Vai là e tirale i capelli, sei incinta, lui non ti toccherà!
Sapevo che non avrei mai avuto il coraggio di affrontare Lara, sapevo quanto fosse astuta e scontrosa. Ma ci pensai, e poi decisi di andarci comunque.
– Andrò, lo guarderò in faccia, lo costringerò a confessare, anche se negherà. Dirà che sono solo chiacchiere, – confidai a mia suocera che cercava di dissuadermi.
– Caterina, ma sei incinta! Abbi cura di te…
Era autunno inoltrato, già scuro. Bussai alla finestra di Lara, aspettando che uscisse. Ma lei, dietro la porta chiusa, rispose:
– Che vuoi? Che bussi a fare?
– Apri la porta, so che Giulio è da te. La gente me lha detto, – le urlai.
– Ma va, torna a casa e non far ridere il paese, – sentii la sua risata.
Me ne tornai via con un nodo allo stomaco, consapevole che non lavrei smossa. Giulio rientrò dopo mezzanotte, brillo. Non beveva spesso, ma quando lo faceva si lasciava andare. Io ero sveglia.
– Dove sei stato? So che frequenti Lara, bevete insieme. Sono venuta, non mi ha aperto
– Fantasie tue, – protestò lui. – Non ero là, ero al bar con Marco, si è fatto tardi che neppure ce ne siamo accorti.
Non gli credevo, ma tacqui. Non era il momento per una scenata, né io ero mai stata donna da liti. E poi, cosa potevo fare? Chi non viene colto in flagrante non è reo, come si dice. Passai la notte senza dormire.
– Dove vado con due figli e il terzo in arrivo? Mamma malata, mio fratello accasato, casa già piccola… Dove troverei posto?
Mia madre mi ripeteva sempre:
– Sopporta, figlia mia, ormai sei sposata, i figli li hai fatti, portali avanti. Tu pensi sia stato facile con tuo padre? Sei vissuta anche tu quando si ubriacava, ricordi quante volte scappavamo dai vicini? Alla fine se lè presa il Signore. Ma io ho tenuto duro. Giulio almeno non ti picchia e non beve spesso Le donne hanno sempre dovuto sopportare.
Non condividevo tutto, ma sapevo che non potevo andarmene. Anche Anna cercava di calmarmi.
– Dove vuoi andare con i figli così piccoli? Tra poco ne nascerà un altro. Ce la faremo insieme, tu ed io, a tenere a bada Giulio.
La terza arrivò: la mia piccola Arianna, nata fragile e malaticcia. Probabilmente il mio malessere in gravidanza laveva segnata. Col tempo però crebbe più serena, Anna le stava parecchio dietro.
– Caterina, sai la novità? – Valentina, sempre al corrente di tutto, ricompariva con scoop Lara ha ospitato in casa Matteo, la moglie lha cacciato.
– Che faccia quel che vuole, risposi, un po sollevata: almeno Giulio non avrebbe più una scusa per andare da lei.
Ma non durò. Dopo un mese ancora Valentina:
– Matteo ha lasciato Lara, è tornato dalla moglie. Ora quella si cerca di nuovo compagnia… Tieniti stretto Giulio, non si sa mai.
La nostra vita riprese pian piano la normalità, Anna era contenta. Ma se nella testa di un uomo nasce certezza di libertà, non cè pace che tenga.
Mentre tornava dal mercato, Anna incontrò lamica Anisia.
– Anna, ma comè che tuo Giulio si comporta così? Caterina è brava, bella, tu stessa ne parli bene. Che altro pretende?
– Dici che Giulio ci ricasca ancora?
– Eccome! Viene da Veronica, quella che lavora nella mensa…
Anna cercava di far ragionare Giulio ma senza successo. Alla fine tutto veniva fuori, sempre attraverso Valentina. Le mie lacrime e le suppliche non cambiavano nulla. Giulio continuava a divertirsi, ma dalla famiglia non aveva intenzione di andarsene. Era comodo: casa sistemata, moglie, figli, madre, lui si godeva le distrazioni parallele senza pensieri.
Anna ormai lo rimproverava pubblicamente, ma lui sbottava, non accettava intrusioni.
– Mamma, io lavoro per la famiglia, porto i soldi, e voi due mi accusate! Ascoltate le chiacchiere di paese – si difendeva.
Col tempo smise del tutto di bere. Gli anni sono passati, i figli sono cresciuti. Bianca si è sposata in città, ci è rimasta dopo il diploma. Il maschio ha finito luniversità a Roma e si è sposato anche lui. Arianna ha appena finito il liceo e sogna di andare alluniversità.
Giulio finalmente si è calmato, il lavoro e casa sono le sue uniche attività. Passa lunghe ore sul divano, la salute lo tradisce: non beve più nemmeno un bicchiere, ormai da tempo.
– Cate, il cuore mi fa le bizze, sento delle fitte fin sulla schiena, – si lamenta spesso, – Cate, le ginocchia non le sento più, saranno mica i reumatismi, dovrei andare dal medico in città?
Che pena non ne ho più per lui. Il mio cuore si è indurito, troppe lacrime e delusioni mentre aspettavo che si calmasse.
– Si lamenta perché non ha più forze, ma vada ora a chiedere aiuto a chi cercava quando io soffrivo, – pensavo tra me e me, – che ci pensino le sue vecchie amanti ora.
Anna non cè più, abbiamo celebrato il suo funerale accanto al marito. Da allora, la pace è calata in casa mia e di Giulio. Solo a volte la casa si riempie con i figli e i nipoti. Lì, lui si lamenta coi figli della salute, e accusa me di non curarlo abbastanza. Bianca porta le medicine, gli sta dietro, e mi rimprovera:
– Mamma, non essere dura con papà, sta male, – mi dice, e mi ferisce, sempre dalla parte del padre.
– Ma lui ora vuol essere compatito, dopo una gioventù vissuta troppo intensamente! Io sono crollata di salute in quei momenti, – mi sono giustificata con lei.
Anche mio figlio cerca di incoraggiare il padre, tra uomini è più facile confidarsi.
I figli sembrano non capire quando ho provato a raccontare la verità: gli infiniti tradimenti, i sacrifici fatti per loro, la fatica di rimanere insieme a Giulio solo per non farli crescere senza padre. Ma la risposta è sempre la stessa.
– Mamma, non rivangare il passato, lascia stare papà, – dice Bianca, e anche il fratello è daccordo.
– Quello che è stato è stato, mamma, – mi consola il maschio, accarezzandomi la spalla.
Non nego che a volte mi dispiace che i figli siano dalla parte del padre, ma li capisco: la vita è così.
Grazie se sei arrivato fin qui a leggere il mio diario, e grazie per il sostegno. In bocca al lupo, e che la vita vi sorrida!






