Non capisci il tuo stesso benessere
Cinquantamila euro? Martina rilesse la notifica dello smartphone tre volte, prima che le cifre avessero davvero un senso. Hai preso un prestito di cinquantamila euro?
Davide era seduto sul divano, immerso nel suo cellulare, e non alzò neanche lo sguardo.
Ah, sì… Roba da poco, per la mamma, serve per ristrutturare casa. Lo sai, ha le tubature che perdono, il parquet si è sollevato, la carta da parati è rovinata dallumidità…
Aspetta un attimo. Martina si sedette sul bordo della poltrona, perché le gambe stavano quasi cedendo. Hai fatto un prestito. Di cinquantamila euro. E hai dato tutto a tua madre. Senza dirmi niente?
Davide alla fine distolse lo sguardo dallo schermo. La sua espressione era sinceramente sorpresa, come se la moglie gli stesse chiedendo qualcosa di scontato.
Martina, è la mamma. Vive sola, con la pensione minima. Chi altro dovrebbe aiutarla?
Ma parlarne con me? Martina iniziò a urlare, ma non riusciva a fermarsi. Chiedere almeno la mia opinione? Avvertirmi prima?
Avresti fatto polemica, Davide scrollò le spalle. E la mamma aveva bisogno subito.
Quattro anni. Quattro anni passati a sopportare quella donna che chiamava ogni sera per sapere cosa avesse mangiato Davide a cena. Che arrivava senza avvisare e criticava la pulizia della casa. Che nelle cene di famiglia sistemava tutti gli ospiti in modo che Martina si ritrovasse sempre allangolo più lontano.
Non farne un dramma, proseguì Davide con lo stesso tono calmo. Ce la faremo. Pagheremo prestito in poco tempo, non è la fine del mondo. Siamo una famiglia.
Le lacrime le scesero calde e furiose. Martina cercava di asciugarle con il dorso della mano, spargendo il mascara sulle guance.
Famiglia? E io cosa sono solo unaggiunta? Ti ricordi quando tua madre decise che era ora di cambiare macchina, e tu vendesti la nostra senza dirmelo? O quando butto via le mie cose dalla camera degli ospiti perché lei non riusciva a dormire tra la roba degli altri? O quella volta che, il giorno del mio compleanno, tu e lei siete andati assieme a scegliere un frigorifero nuovo per lei?
Sono dettagli, liquidò Davide. Sei solo stressata, dovresti riposare.
Martina guardò quelluomo alto, dai tratti gentili, con le fossette che una volta le sembravano così adorabili. Ora vedeva solo un trentenne incapace di separarsi dal cordone ombelicale.
Ce la faremo, ripeté lui come un mantra. Lamore supera tutto.
Martina si alzò senza dire una parola e andò in camera. Sullarmadio, due grandi borsoni da palestra, gli stessi con cui era arrivata anni prima. Li tirò giù, li posò sul letto e cominciò ad aprire gli ante.
Davide apparve sulla soglia venti minuti dopo, quando una delle borse era già piena.
Che stai facendo? Martina, non esagerare. Non farai sul serio?
Lei non rispose. Piegò con cura maglioni, jeans e biancheria. Prese dalla mensola la scatola dei gioielli regali dei genitori e delle amiche, niente che provenisse da lui.
Dove pensi di andare? Da tua madre? Ma lei vive a Torino!
Chiuse la seconda borsa. Controllò la borsa piccola: passaporto, carta, chiavi dellappartamento della madre che portava sempre con sé.
Martina, almeno una parola! Non puoi lasciarmi così. Ti amo!
Lo fissò a lungo, poi prese le borse e uscì.
…La mattina dopo Martina era in fila davanti al Comune, stringendo tra le mani la domanda per il divorzio. Fuori pioveva leggero, le nuvole basse sopra i tetti, ma dentro sentiva una calma strana e decisa. La scelta era fatta.
Il primo squillo arrivò alle tre di notte. Martina saltò su dal divano dellamica Elena, confusa su dove si trovasse.
Dobbiamo parlare, Davide ansimava nella cornetta, le parole erano sconnesse. Ho capito tutto, cambierò. Dammi unaltra possibilità.
Lei riattaccò. Dopo venti minuti, il telefono squillò di nuovo.
Martina, non posso vivere senza di te. Sei il senso della mia vita.
Al mattino cerano quarantatré messaggi. Ognuno lungo, pieno di lacrime, promesse, minacce.
«Se non torni, non so cosa potrei fare».
«Mamma dice che stai facendo solo i capricci».
«Ti aspetterò per sempre».
Dopo una settimana iniziò a venire sotto il suo ufficio. Martina usciva per la pausa pranzo e lo trovava lì, davanti allalimentari. Andava in metropolitana dopo il lavoro e lo vedeva dallaltra parte della strada.
Passavo di qui per caso, sorrideva Davide quando Martina lo affrontava. Volevo solo vederti un attimo.
Una sera suonò il campanello dellappartamento di Elena. Martina aprì senza controllare, aspettava il corriere con la pizza.
Sulla porta cera Davide con un mazzo di rose rosse.
Solo unopportunità, sussurrò. Non chiedo altro.
Martina chiuse la porta senza una parola. Lui rimase lì per due ore, finché i vicini minacciarono di chiamare la polizia.
Imparò a convivere con questa presenza come con un dolore cronico. Non leggere i messaggi, non rispondere a chiamate da numeri sconosciuti, non voltarsi per strada. Cambiò lavoro, passando al telelavoro per una nuova agenzia, si trasferì in un quartiere periferico dove Davide di sicuro non sarebbe mai passato per caso.
Il divorzio fu ufficiale dopo tre mesi. Martina uscì dal tribunale con il foglio in mano e pianse sulle scale non per dolore, ma per sollievo.
I primi mesi da sola la spaventavano per il vuoto. Martina era abituata a consultare ogni scelta con qualcuno, anche se poi quel qualcuno faceva comunque di testa sua. Ora poteva comprare qualsiasi yogurt al supermercato senza pensare se Elena Francesca avrebbe approvato. Guardare quello che voleva in TV, senza sentirsi dire le donne normali non guardano queste cose. Respirare.
Si iscrisse a corsi di inglese un sogno che Davide aveva sempre ritenuto soldi buttati. Iniziò a praticare yoga allalba, in città ancora deserta. Partì per Trieste in un weekend, da sola, senza programma, camminando per le strade e mangiando focaccia.
Dopo sei mesi, le chiamate cessarono. Anche i messaggi. Martina si aspettava ancora il peggio per alcune settimane, poi sentì finalmente che poteva rilassarsi. Trovo lavoro in unagenzia di marketing: ufficio colorato, team giovane, progetti stimolanti. La sua vita iniziava a sistemarsi.
…Andrea lo incontrò a una festa aziendale, dove lamica Maria laveva convinta ad andare.
Lui è il nostro referente informatico, disse Maria presentando il ragazzo alto, dagli occhiali sottili. Andrea, lei è Martina del marketing.
Andrea le strinse la mano forte, ma gentile. Sorrise, semplice, senza cercare di impressionare.
Anche tu sei scappata dal karaoke? chiese, indicando la sala dove il direttore finanziario stava stonando Vita spericolata.
Ho pensato alla mia sanità mentale, rispose Martina.
Parlarono fino a tardi di libri, di viaggi, di quanto la vita sia strana. Andrea ascoltava più di quanto parlasse. Faceva domande e aspettava davvero le risposte, senza interrompere. Non cercava di insegnarle come vivere. Quando venne fuori che lei era divorziata, annuì e cambiò argomento.
…Dopo sei mesi andarono a vivere insieme, scegliendo un appartamento in centro. Piccolo, luminoso, con soffitti alti e vista su un cortile tranquillo.
Sei sicuro che questa ti piaccia? chiese Martina mentre lo visitavano prima di firmare il contratto. Guardiamo ancora?
A te piace? chiese Andrea.
Sì. Tantissimo.
Allora prendiamola.
Dettagli così essere ascoltata contavano di più di mille dichiarazioni damore.
La proposta di matrimonio la fece sulla terrazza di casa, al tramonto, con il cielo che si dipingeva di rosa e oro. Tirò fuori una scatolina, la aprì: dentro brillava un anello con diamante.
Non sono bravo con le parole, ammise Andrea. Ma voglio svegliarmi con te ogni giorno. Se accetti quello che sono compreso il mio russare e il pessimo caffè.
Martina rise tra le lacrime e disse di sì…
…Quella sera di maggio, tutto era tranquillo. Andrea era ancora in ufficio per una consegna urgente. Martina preparava la pasta canticchiando, quando uno squillo forte e insistente ruppe la calma.
Guardò dallo spioncino e si ritrasse.
Sul pianerottolo stava Davide. Pallido, occhi infossati, camicia stropicciata. Due anni. Due anni di silenzio e ora lui era lì.
Martina, apri! Davide martellava la porta. So che sei lì! Dobbiamo parlare!
Martina prese il telefono e chiamò Andrea. Linea occupata.
Ci amiamo! Davide strillava dalla porta. Non puoi stare con un altro! È sbagliato!
La porta tremava sotto le spinte stava quasi per cedere. Martina si appoggiò con la schiena e spinse con i piedi.
Vattene! gridò. Chiamo la polizia!
Sei mia moglie! urlava, isterico. Sei stata mia e lo sarai! Aspetto da due anni che torni in te! Due anni!
Siamo divorziati! È finita!
Non è finita niente! continuava a forzare la porta. Sono cambiato! La mamma dice che nemmeno capisci che sei fortunata! Apri, parliamo!
Dallo spioncino il volto di Davide era irriconoscibile, quasi ossessionato. Non era più la persona con cui aveva dormito una volta.
Martina compose il numero di emergenza.
Davide! Basta un click, e arrivano i carabinieri. Lascia perdere. Vai via.
Davide esitò, poi si voltò di scatto e scese di corsa le scale. In fondo la porta sbatté forte.
Martina scivolò a terra. Il cuore le batteva fortissimo. Ci vollero trenta minuti prima di riuscire ad alzarsi e chiamare Andrea.
Il giorno dopo la denuncia fu accettata. Il maresciallo un uomo anziano coi baffi ascoltò tutto e prese nota.
Vedremo di sistemare la cosa.
Cosa disse a Davide, Martina non lo seppe mai. Ma da allora, lex marito non si fece più vedere né sentire.
…Il matrimonio fu celebrato allinizio di giugno, in un piccolo ristorante fuori città venti amici stretti, niente fronzoli e nessun parente a pretendere tradizioni.
Martina era in abito semplice, bianco, e stringeva le mani calde di Andrea tra le sue. Fuori frusciavano i pioppi, cera profumo di fiori e di erba appena tagliata.
Vuoi tu… iniziò lofficiante.
Sì, lo interruppe Martina, e tutti risero.
Andrea le infilò lanello al dito sottile, dorato, inciso dentro. Tre parole: Per sempre con te.
Martina guardò luomo che stava per sposare. Non un figlio-eterna-mamma, non un ossessionato. Solo un uomo: capace di ascoltare, rispettare, amare. Una nuova vita si apriva davanti, dove finalmente la sua voce avrebbe contato.
Nella vita, non basta essere profondamente amati: bisogna anche essere visti, ascoltati e rispettati. Solo allora si può davvero essere felici.






