Non sei davvero mio marito, Vasja… La vecchietta sedeva accanto al letto del marito e gli asciug…

Non sei mio marito, Valerio…

La nonna era seduta al capezzale del marito, gli passava con una pezzuola umida sul fronte bollente, sospirando piano.

Valerio, volevo dirtelo da una vita, ma non ho mai avuto il coraggio. Ti ho ingannato, Valerio, tu non sei mio marito!

Lanziano aprì gli occhi, guardando stupito sua moglie.

Non interrompermi, ti prego. Magari ci separiamo per sempre e io non mi sono ancora pentita. Ti ricordi quando sei arrivato per caso nel nostro paesino dopo la guerra? Io lì, immobile a guardarti, poi ti sono saltata al collo. Eri uguale sputato al mio marito! Mi era arrivata la lettera della sua morte, ma tu lì davanti a me, vivo: ho pensato che si fossero sbagliati e che mio marito fosse tornato. Ti ho abbracciato di slancio, poi mi sono accorta che era stato un errore. Mi sono vergognata, ho chiesto scusa. Però ti ho lasciato dormire nel fienile.

La mattina dopo hai deciso di sistemare la porta del fienile, e una trave ti è caduta sulla testa. Ho pensato che avrei dovuto seppellire pure te, invece respiravi ancora. Ho chiamato il medico, che ha detto che eri forte, te la sei cavata con qualche botta e un po di memoria andata. Così ho deciso di dirti che eri mio marito. Eri robusto, in gamba, io dopo la guerra non ce la facevo da sola con due bambini. Te lho detto, e tu mi hai creduto. Poi la coscienza mi tormentava, ma ormai ci siamo abituati e ci siamo innamorati, non volevo cambiare nulla. Solo adesso mi confesso, che ho deciso tutto io per te. Chissà come sarebbe andata la tua vita se lo avessi lasciato andare

Valerio la guardava zitto E allimprovviso scoppiò a ridere.

Sei proprio una sciocca! Perché avrei voluto unaltra vita? Ti ho sempre amata. È vero, sono arrivato nel tuo paesino per caso, ma quando ti ho visto mi sono innamorato subito, non sapevo come avvicinarmi. Ho pensato di aiutarti un po con la casa, magari ti saresti accorta di me e non mi avresti mandato via, e poi quella trave mi ha svegliato a modo suo. Ho chiesto al medico di raccontarti una piccola bugia sullamnesia, così potevo restare nella tua casa. E quando mi hai chiamato marito, mi sono detto che col destino non si discute: ero felice di non dover inventare niente.

Che furbetto che sei! sorrise la nonna. Non potevi dirmelo prima? Avremmo riso insieme.

Avrei voluto, ma cera sempre qualcosa da fare. Prima a crescere i grandi, poi altri tre figli con te, disse lui, sorridendo sotto i baffi. Abbiamo portato avanti i nostri segreti tutta la vita, e alla fine erano nulla.

Però almeno ora abbiamo chiarito tutto. Sennò gli angeli custodi si sarebbero fatti una bella risata sentendo le nostre storie, commentò lei. Valerio, non morire, ti prego. Non lasciarmi sola qui, io non ce la faccio senza di te.

Dai, basta lacrime, va tutto bene, la consolò lui. Basta stare qui vicino a me, vai a dormire. La notte porta consiglio.

Si misero a letto, ma lei dormì male: i pensieri le giravano nella testa grigia, senza darle tregua. Si svegliò che era ancora buio: il letto di lui era vuoto. Il cuore le fece male per la paura. Affacciatasi in cortile, vide Valerio seduto sulla panchina sotto il portico, che fumava una sigaretta. Tirò un sospiro di sollievo. Stavolta la morte era passata oltre, perciò avrebbero vissuto ancora un po insieme, scricchiolando fianco a fianco.

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