Non sempre incontriamo la persona giusta, né sposiamo quella che fa per noi: la storia di Vera tra l…

Non sempre incontriamo le persone giuste, non sempre sposiamo quelle giuste

Il cammino della vita non è mai semplice, e dal destino non si scappa. Ognuno ha la propria sorte, la propria verità. Sono cresciuto in una casa dove regnava un mondo tutto al femminile. Chiamarlo regno forse è una parola grossa, ma la vita era quella: una vecchia casa in campagna nei dintorni di Mantova, orto, legna da tagliare, acqua da prendere al pozzo, animali da accudire e lavoro a non finire.

Nonna Fiorella viveva lì già da sola da anni, rimasta vedova giovane. Sua figlia, mia madre Clara, anche lei sola: il marito laveva lasciata quando io, Sofia, avevo appena due anni. Così era la nostra corte delle donne. Dalla tenera età sapevo già mungere la mucca, togliere le erbacce dalle aiuole, cucinavo piatti semplici con mia nonna.

Fiorella aveva passato i cinquanta da un pezzo quando una sera, tornando stanca dal caseificio, si lasciò cadere sulla sedia e disse:

Clara, figlia mia, ne ho proprio abbastanza…

Che succede, mamma? le chiese subito preoccupata mia madre, mentre anche io mi avvicinavo.

Ne ho abbastanza di spezzarmi la schiena, di spalare letame ogni giorno. Ma siamo condannate a questa vita? Non avremmo diritto anche noi a qualcosa di diverso? disse poggiando le sue mani callose sulle gambe.

E cosa proponi, mamma?

Vendiamo tutto, andiamo a Milano. Ho da parte qualche risparmio, compriamo lì un appartamento.

Nonna, io ci sto! esultai, saltando su Voglio proprio andare in città!

Così facemmo. Mio zio maggiore, Antonio, già viveva a Milano. Andammo a stare da lui allinizio.

Vi preparo una stanza per questi primi tempi ci accolse sua moglie preoccupata Appena trovate lappartamento, vi sistemerete.

La famiglia ci trattò con gentilezza e pazienza. Mia madre già cercava una casa aiutata anche da zio Antonio. Alla fine, la trovammo e ci trasferimmo.

Qui ci sarebbe bisogno di sistemare parecchio disse nonna Fiorella, guardandosi intorno Ma tutti i risparmi li abbiamo messi nellacquisto Pazienza, col tempo aggiusteremo tutto.

Sì, mamma annuì Clara Io intanto ho trovato lavoro al panificio qui accanto, domani inizio. Bisognerà iscrivere Sofia a scuola, le vacanze estive finiscono tra poco. Lì vicino cè una scuola elementare, la vedo ogni giorno mentre vado a lavorare.

Va bene, ci penso io con Sofia, tu ora hai il lavoro rispose Fiorella.

Mi iscrissero in seconda media nella scuola del quartiere. Era davvero a due passi. Ero felice.

Nonna, voglio fare bene qui a Milano, prometto che mi impegnerò! le assicurai.

Alla sera, tornando dal primo turno, mia madre trovò una sorpresa:

Mi hanno preso come bidella proprio nella scuola di Sofia. Aiuto con quello che posso, abbiamo sempre bisogno di soldi.

Però, mamma, potresti anche goderti la pensione e stare a casa

No, mentre ho energia, lavoro ancora un po e bado anche a Sofia che è nuova qui.

Passavano i mesi. Nonna faceva la bidella, le piaceva, anche se si stancava. Mia madre lavorava, io me la cavavo a scuola.

Dopo la terza media decisi di smettere, mi rendevo conto che bisognava aiutare in casa. Una mattina, passando davanti a una trattoria, vidi che cercavano una lavapiatti. Non ci pensai due volte ed entrai. Mi presero subito.

Facevo del mio meglio, davo una mano anche ai cuochi: sbucciavo le patate, giravo la polenta, aiutavo dove serviva. Feci amicizia con alcune ragazze e con loro cominciai a frequentare le serate da ballo.

Mamma, stasera vado al circolo a ballare annunciavo spesso.

Stai attenta, soprattutto con i ragazzi. Usa la testa mi raccomandava la nonna.

Nonna, mica sono più una bambina!

Proprio lì incontrai Matteo, che subito mi invitò a ballare e poi non mi mollò più tutta la sera.

Ti accompagno io a casa stasera disse deciso. Accettai senza pensarci troppo.

Cominciammo a frequentarci. Poco dopo, Matteo mi disse:

Sofia, presto devo partire per i Carabinieri. Mi aspetterai? Ti scriverò spesso.

Certo, ti risponderò a tutte le lettere promisi.

Lo accompagnai alla stazione il giorno della partenza. Mi scrisse davvero, io pure, e mi disse che dopo un anno sarebbe tornato in licenza. Finalmente arrivò quel giorno.

Ciao Sofia, come va? Non sei ancora sposata eh? mi stuzzicò scherzando.

Avevo detto che ti avrei aspettato, e lho fatto.

Sì, sì sembrava però diverso, rispondeva freddo, neanche mi guardava negli occhi.

La sua licenza passò veloce. Dopo la partenza, le lettere si fecero rare e brevi. Poi smisero del tutto.

Passò il tempo. Matteo doveva essere già tornato, ma non mi avvisò. Non avevamo nemmeno il telefono. Non veniva più alle serate. Io però speravo ancora.

Una sera confidai alle ragazze:

Non so che fine abbia fatto Matteo dovrei andare a casa dei suoi, ma non so dove sta.

Ma vai pure rise amara una di loro così conosci anche sua moglie. Il tuo Matteo si è sposato mentre era ancora alla caserma e la moglie se lè portata qua. Lascialo stare, Sofia.

Non ci credo lho aspettato per niente dissi triste.

Tu lhai aspettato. Lui no.

Dopo un po’, per caso, lo incontrai al parco. Lui su una panchina, proprio come nei nostri pomeriggi.

Ciao Sofia! si alzò appena mi vide.

Io proseguii per la mia strada, ma lui mi raggiunse.

Aspetta, Sofia Perdonami. Ho fatto una sciocchezza. Penso sempre a te, anche di notte sogno te. Mia moglie neanche la amo. Ho dovuto sposarla, aspetta un bambino da me. Mi manchi tu.

Mi fermai, gli guardai dritto negli occhi:

E da me che pretendi? Che faccia da amante mentre vivi con tua moglie? No, non ci sto. Mhai preso in giro. Torna a casa tua, aiuta tua moglie e crescete vostro figlio. Auguri. Lo lasciai lì, con una pacca sulla spalla.

Sul lavoro il proprietario della trattoria mi propose:

Sofia, hai talento ai fornelli. Perché non vai a fare un corso da cuoca a Parma? Poi torni e lavori da noi come chef.

Davvero? Mi piacerebbe tantissimo. Accetto subito!

Il giorno della partenza, emozionata e vestita di tutto punto, mi trovavo in stazione. Era la prima volta che partivo da sola per una grande città. Alcuni ragazzi, cantando con la chitarra, accompagnavano un amico in licenza. Uno di loro, in divisa, mi si avvicinò:

Ciao, posso sapere come ti chiami? Io sono Luca.

Sofia risposi quasi senza pensarci.

Anche tu aspetti il treno? annuii.

La mia corsa arrivò ed entrambi salimmo. Trovai posto nel penultimo vagone. Guardando il paesaggio dal finestrino, sentii la voce alle mie spalle:

Ah,eccoti qua! Ho cambiato mezza stazione per trovarti Mi chiamo Luca. Sono appena tornato a casa in licenza. Mi sei piaciuta subito e non volevo perdere loccasione. Scambiamo gli indirizzi? Magari ci scriviamo E tu dove sei diretta?

A un corso di cucina risposi.

Parlammo tutto il viaggio, ci raccontammo un po’ di tutto, ci scambiammo gli indirizzi. Non mi facevo illusioni: la delusione con Matteo mi aveva insegnato. Ma Luca mi piacque: una persona allegra, sincera, non prometteva chissà cosa. Scrivergli non mi costava.

Dice sempre nonna Fiorella: non incontriamo mai quelli giusti, non sposiamo mai quelli giusti pensavo, senza illudermi che Luca fosse davvero “giusto”.

Passò quasi un anno scrivendoci. Alle fine Luca tornò a Milano, venne subito a cercarmi. Io avevo un giorno libero. Era come se non ci fossimo mai separati. Sentivo che su di lui potevo finalmente contare.

Passarono gli anni. Mi sposai con Luca. Lavoravo come cuoca al ristorante. Mio marito era operaio in fabbrica. Amavo la pulizia, lordine; tutto era sistemato, stirato, cucinato a puntino. Avevamo due gemelli che già andavano allasilo, sempre ordinati.

Ma la lotta con Luca era quotidiana: lasciava le sue cose ovunque. Mi arrabbiavo, glielo facevo notare, ma ogni volta finivo per raccogliere io. Un giorno capii:

Devo cambiare strategia, usare la dolcezza e lastuzia.

Col tempo, con qualche carezza e tanta pazienza, riuscì a insegnargli a mettere a posto: i vestiti da lavoro rimanevano in garage, gli attrezzi in ordine nello sgabuzzino. Puliva anche lui il cortile e la cantina. Ed ero felice.

Alla fine, ho incontrato proprio quello giusto e lho sposato io, altro che la profezia della nonna! pensavo.

Ho vissuto quasi tutta la vita serena con Luca. Un giorno, però, tornando a casa dal lavoro, non ha più varcato la soglia: stroncato da un infarto improvviso. Nessuno avrebbe detto che sarebbe successo così, e invece è andata così. Ho sofferto tanto.

Ora sono sola, come la nonna Fiorella, come mia madre Clara. Rimango a vivere, i figli e i nipoti mi vengono a trovare. Dal destino, davvero, non si scappa.

Così mi sono convinto che nella vita si incontrano tanti sbagli prima di arrivare a ciò che conta davvero. Bisogna avere pazienza e fiducia, perché la felicità si costruisce giorno dopo giorno, anche quando meno te lo aspetti.

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