Non sempre incontriamo quello giusto, non sempre sposiamo la persona giusta: La storia di Vera tra sacrifici, sogni e il destino di tre generazioni di donne italiane

A volte sembra proprio che incontriamo le persone sbagliate e ci leghiamo a chi non dovevamo.

Sai comè la vita, non è semplice attraversare la strada della vita e dal destino, credimi, non si scappa. Ognuno ha la sua storia, la sua verità. Mira è cresciuta in una casa tutta al femminile. Va beh, chiamarla regno forse è troppo, ma abitavano una vecchia casa in un paesino tra le colline umbre. Lì cera orto, legna da tagliare, acqua dal pozzo, animali… sempre qualcosa da fare, senza mai fermarsi.

Nonna Fausta viveva da sola da tanti anni, rimasta vedova molto presto. Sua figlia Lucia, anche lei sola: suo marito laveva lasciata quando Mira aveva solo due anni. Così, quel regno era davvero tutto femminile. Da piccola, Mira sapeva già mungere la mucca, zappare lorto, aiutava la mamma in cucina con quello che si poteva.

Fausta aveva superato i cinquanta quando, una sera, tornando stanca dalla fattoria, si lasciò andare:

Lucia, figlia mia, sono sfinita…

Mamma, che succede? chiese Lucia, mentre Mira arrivava di corsa dalla stanza accanto.

Che vuoi che sia… Non ce la faccio più con questa fatica, il fieno da tirare, le mani sempre a lavorare. Non abbiamo forse diritto anche noi a una vita diversa? si lamentava, massaggiandosi le dita rovinate dal lavoro.

E cosa proponi, mamma?

Andiamo in città, vendiamo tutto. Io qualche risparmio lho messo via. Compriamo un appartamento in città.

Nonna, io sono daccordo! gridò subito felice Mira. Voglio, voglio andare in città!

Così fecero. A Perugia, il fratello maggiore di Fausta, zio Giorgio, li ospitò i primi tempi.

Vi sistemiamo in una stanza, diceva la moglie di Giorgio, sempre indaffarata e quando trovate casa, vi aiutate da sole.

La famiglia li accolse con pazienza e gentilezza, e Lucia iniziò subito a cercare un appartamento, aiutata anche da Giorgio. Non passò molto che ne trovarono uno e si trasferirono.

Certo, ci sarebbe da sistemare qui dentro… sospirava Fausta ma tutti i soldi sono finiti qui. Con calma sistemeremo tutto.

Tranquilla, mamma la incoraggiava Lucia Ho trovato lavoro al panificio dietro langolo, domani inizio. Bisogna iscrivere Mira a scuola: tra poco più dun mese finisce lestate. Qui vicino ce nè una, mi ci passo davanti ogni mattina andando a lavorare.

Va bene, Lucia. Io e Mira andiamo noi a iscriverla, che tu adesso lavori promise Fausta.

Mira fu subito accettata in prima media. La scuola era proprio a pochi passi, era entusiasta.

Nonna, ci tengo un sacco a studiare qui in città, farò di tutto per andar bene!

Quando Lucia tornò dal primo giorno di lavoro, la mamma le diede una bella notizia.

Mi hanno presa come bidella proprio nella scuola di Mira. Finché ce la faccio, lavorerò. Ci serve qualche soldo in più.

Mamma, ormai potresti goderti la pensione…

Ma fatica o no, finché reggo continuo. E poi così tengo docchio Mira, che qui è nuova!

Andarono avanti così. Fausta lavorava a scuola, nonostante la fatica era tutto sommato contenta. Lucia al panificio, Mira studiava con risultati così così.

Quando finì la seconda media, però, Mira lasciò la scuola: capì che bisognava aiutare in casa. Un giorno passando davanti a una trattoria, vide il cartello cercasi lavapiatti e si candidò subito. La presero immediatamente.

Mira lavorava sodo, aiutava in cucina dove poteva, pelava patate, dava una mano a mescolare i sughi quando il cuoco era impegnato. Fece amicizia con le altre ragazze e presto cominciarono ad andare insieme a ballare.

Mamma, stasera vado in balera, torno tardi! annunciava.

Sta attenta con i ragazzi, Mira, non fidarti subito di tutti, pensa con la testa! le ricordava la nonna dalla cucina.

Dai, nonna, sono grande ormai, so cavarmela.

Fu proprio in balera che conobbe Tiziano. La invitò a ballare e poi non la lasciò più per tutta la sera.

Ti accompagno io a casa, le disse con tono deciso, e lei, un po sorpresa, accettò.

Cominciarono a vedersi, e dopo un po lui le annunciò:

Mira, mi hanno chiamato per il militare. Mi aspetti? Ti scrivo sempre, rispondimi!

Promesso, scriverò anchio, assicurò lei.

Accompagnò Tiziano al treno, si scrivevano regolarmente. Tiziano le prometteva che sarebbe tornato, che sarebbero stati insieme. E finalmente venne il momento: tornò in licenza.

Ciao, Mira, tutto bene? Non ti sei ancora sposata? scherzava lui.

Ti avevo detto che ti aspettavo… e lo sto facendo.

Mah… Tiziano sembrava distante, quasi infastidito, non la guardava neanche più negli occhi.

La licenza finì in fretta e lui ripartì. Poi… le lettere diventarono poche, brevi, e poi finirono proprio.

Quando avrebbe dovuto tornare dal servizio, non diede nessuna notizia. Mira lo aspettava, allora non esistevano i cellulari. Nemmeno in balera si vedeva più, anche se sapeva che era tornato.

Una sera tornando dai balli, disse:

Ragazze, ma vi pare che sia successo qualcosa a Tiziano? Dovrebbe essere già tornato…

Vai pure a casa sua disse unamica stizzita magari conosci pure la moglie! Che ingenua che sei, Mira… Tiziano si è sposato ancora in militare e ha portato la moglie qui. Lascia perdere.

Ma io lo aspettavo… restò sbalordita.

Tu sì, lui no.

Qualche tempo dopo lo incontrò per caso in un parco mentre tornava dal lavoro, seduto su una panchina come ai vecchi tempi.

Ciao, Mirina! scattò in piedi lui appena la vide.

Ma lei continuò dritta, senza fermarsi. Lui provò a trattenerla:

Ferma, Mira, scusami… Ho fatto una sciocchezza, penso sempre a te, ti sogno la notte. Non amo mia moglie, ma dovevo sposarla, aspetta un figlio da me. Mi manchi.

Mira si fermò e lo guardò dritto negli occhi:

E da me cosa vuoi? Vuoi che stiamo insieme mentre vivi con tua moglie? Ti dico subito: No. Sei stato scorretto, non mi fido. Sta con chi hai scelto. Crescete vostro figlio, ma senza di me. Buona fortuna, Tiziano.

Mira continuava a lavorare in trattoria. Un giorno il proprietario, vedendola così capace, le propose:

Mira, hai una bella mano in cucina. Ti va di andare a fare dei corsi da cuoca?

Che bello, veramente mi piace cucinare!

Così Mira, tutta emozionata e vestita alla moda, si trovò sulla banchina della stazione ad aspettare il regionale per Firenze dove si tenevano i corsi. Era la prima volta che usciva da sola per una cosa così importante. Lì, poco lontano, un gruppo di ragazzi salutava uno di loro che rientrava dal militare, cantavano e suonavano la chitarra.

A un certo punto, uno in divisa si avvicinò:

Ciao! Ci presentiamo? Io sono Yuri, e tu?

Mira, rispose lei distinto.

Aspetti il treno? chiese lui, lei fece cenno di sì.

Appena arrivò il treno, Yuri corse a raggiungere gli amici. Mira pensò tra sé: “Che tipo strano… e chissà perché voleva sapere come mi chiamo…”

Salì, trovò posto e si mise a guardare fuori dal finestrino. Allimprovviso, sentì una voce dietro di sé:

Eccoti qua! era Yuri.

Ho girato mezzo treno per trovarti, ma ce lho fatta. Senti, sarò diretto: mi sei piaciuta subito. Ti va se ci scriviamo? Scambiamoci gli indirizzi. Ah, dove sei diretta?

Corso di cucina, voglio diventare cuoca, rispose Mira.

Durante il viaggio parlarono, raccontando ognuno la propria storia. Si scambiarono gli indirizzi e si salutarono. Mira non si faceva troppe illusioni, era già rimasta scottata con Tiziano che aveva portato la moglie dal militare. Però Yuri le stava simpatico, era allegro, non faceva promesse strane… E poi rispondere alle lettere non costava nulla.

“Dice sempre nonna Fausta: Incontriamo quelli sbagliati e ci leghiamo ai meno giusti” pensava Mira.

Per quasi un anno si scrissero spesso. Yuri tornò, e il primo giorno libero andò subito a trovare Mira. Lei aveva il giorno libero. Furono entrambi felicissimi di rivedersi. A quel punto, Mira capì che con lui poteva davvero fidarsi.

Gli anni passarono. Mira si sposò con Yuri. Lavorava come cuoca in trattoria, lui alla fabbrica. Mira era una maniaca dellordine: casa sempre perfetta, tutto pulito, vestiti stirati, pranzi pronti. Avevano due gemelli, sempre in ordine, che andavano allasilo.

Solo che, con Yuri, era una battaglia continua. Lui lasciava sempre tutto in giro. Mira ci litigava ma alla fine capì:

Devo cambiare metodo, usare dolcezza e pazienza.

Così cominciò a essere gentile, a lodarlo quando faceva ordine. Piano piano, Yuri imparò a lasciare in ingresso gli abiti sporchi di lavoro, gli attrezzi li portava in garage, aiutava a pulire il cortile e perfino il garage divenne ordinato. Mira era fiera di lui.

Alla faccia di nonna Fausta, pensava fra sé alla fine quello giusto lho incontrato e me lo sono tenuto stretto.

Hanno vissuto felici una vita intera. Poi, un giorno, Yuri non tornò mai da lavoro: un infarto, senza nessun segnale, se nera andato così. Mira soffrì molto.

Restò sola, come la nonna Fausta, come la madre Lucia. Ora anche lei passa i giorni tra ricordi, ma figli e nipoti vengono sempre a trovarla. In fondo, dal destino non si scappa.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

5 × two =

Non sempre incontriamo quello giusto, non sempre sposiamo la persona giusta: La storia di Vera tra sacrifici, sogni e il destino di tre generazioni di donne italiane