Non si devono mai prendere le cose degli altri

Non si può prendere ciò che è degli altri
Lunica figlia dei suoi genitori, Caterina, era la cocca di casa: ogni cosa, ogni attenzione era per lei. I genitori, gente di cultura, lavoravano entrambi allIstituto di Ricerca Scientifica; papà era professore, mamma insegnava biologia. Da che Caterina ne aveva memoria, in casa loro cera sempre una processione di ospiti, nessun weekend senza almeno una cena coi colleghi.
La signora Giovanna – la mamma di Caterina – cucinava divinamente: ogni volta sfornava crostate giganti e apparecchiava con una raffinatezza da rivista.
– Ecco, Giovannina, tu sì che hai stile! Basta guardare la tua tavola che viene subito fame, – scherzavano gli amici ogni volta che si sedevano da loro.
A scuola Caterina andava bene: non era una secchiona, ma le sue pagelle si coloravano sempre di otto e nove. I genitori non lhanno mai costretta a studiare: Caterina era metodica e responsabile fin da piccola. Tornava da scuola, si cambiava, mangiava qualcosa e poi apriva i libri.
– Caterina, sei andata a lezione di musica oggi?
– Certo, mammina, sono appena tornata.
Caterina studiava violino nella scuola di musica del quartiere. Amava suonare: quando afferrava larchetto, si perdeva nel suo mondo, lispirazione le scorreva nelle vene e andava avanti per ore. La sua professoressa la portava sempre come esempio agli altri.
I compagni passavano in fretta. Amici e amiche ne aveva un bel po, era chiacchierona e gentile, pronta ad aiutare chiunque. Viveva con i genitori a Bologna e sognava di iscriversi alluniversità proprio lì.
– Ma tu che problema hai, Caterina? – diceva la sua amica Michela. – I tuoi lavorano alluniversità! Ti sistemano lì, no? Io invece, figuriamoci… vado a malapena a scuola, altro che università.
– E allora dove pensi di andare?
– Da nessuna parte, vado a lavorare, mia ma tira avanti come può. Inizio a guadagnare, almeno la aiuto, – rispondeva Michela, e davvero vivevano di ristrettezze, stringendo la cinghia su ogni cosa.
Ma Caterina non riusciva a capire davvero la vita della sua amica: i suoi genitori se la cavavano bene e lei non aveva mai dovuto rinunciare a nulla.
– Mamma, papà, mi serve un vestito nuovo e delle scarpe per il ballo di fine anno, – avvisò.
– Certo tesoro, domani è sabato, facciamo un giro in centro – promise Giovanna.
Vestito comprato, scarpe abbinate, ora doveva solo passare gli esami e festeggiare il diploma. Poi, nuova vita: adulta.
Caterina entrò alluniversità (Politecnico di Bologna), ovvio che i genitori si mossero un po, ma ce la sarebbe fatta anche da sola. La mamma sociale, conoscenze ovunque; meglio non rischiare, e si fece una chiacchierata preventiva con chi di dovere.
– Eccomi! Vostro onore, ora sono ufficialmente studentessa, – annunciò Caterina felice, quando vide il suo nome tra gli ammessi.
– Auguri, piccola, – brindò il papà regalandole un cellulare costoso, allepoca mica tutti avevano un telefonino.
Alluniversità le piaceva tutto: lezioni, docenti, amici e amiche. Ora cera una vita diversa, tra feste studentesche, sessioni desame, lavori di gruppo. Non era più le medie. Con Michela si vedevano poco ormai, Caterina era sempre impegnata; anche la sua amica aveva cambiato mondo, lavorava in fabbrica, altri ritmi, altre persone.
Destate Caterina partiva coi gruppi di studenti per lavori stagionali al mare. Vita intensa, interessante, piena. Era una bella ragazza, socievole, un sacco di ragazzi la corteggiavano, ma il grande amore non era ancora arrivato. Solo amicizie e qualche uscita, niente di serio.
Allultimo anno Caterina incontrò Tommaso: lui aveva finito il militare e lavorava in un laboratorio di elettrodomestici. Si conobbero per caso al cinema, lei era uscita finalmente con Michela una domenica.
– Ciao ragazze, posso sedermi qui? – chiese Tommaso, quando le trovò a sorseggiare un cocktail al bar del cinema prima del film.
– Certo, – rispose Michela, mentre lui guardava Caterina dritto negli occhi senza tanti complimenti.
– Mi chiamo Tommaso, oggi cè un sacco di gente, – fece lui, girandosi a giustificare la sua comparsa.
– Io Michela, lei Caterina, – rispose lamica sorridendo.
– Un amico mi ha suggerito il film, allora sono qui.
– Anche noi, per una volta insieme, tra lavoro e università è difficile, – spiegava Michela, che trovava Tommaso interessante, ma lui non staccava gli occhi da Caterina.
Dopo il film si diedero appuntamento, perché avevano posti diversi in sala. Gatto e volpe: girarono in centro fino a tardi, Tommaso le accompagnò a casa, prima Michela, poi Caterina, e le chiese il numero.
Tommaso era un vero gentiluomo; conversare con lui era piacevole, era colto e lei sinnamorò. Da lì, iniziarono a frequentarsi, e dopo sei mesi si sposarono. I genitori, conoscendolo, approvarono subito: il futuro genero era simpatico e affidabile.
Finita luniversità, Caterina lavorò poco per via della maternità: nacque il piccolo Lorenzo. Con Tommaso era felice. Lui si rivelò un marito e papà premuroso, protettivo e affidabile.
– Mamma, che fortuna ho avuto con mio marito, – diceva spesso Caterina, – con Tommaso mi sento come dietro un muro.
– Sono contenta, figlia. Tommaso è un vero uomo di famiglia, – diceva Giovanna, e il papà adorava il genero, giocavano a scacchi e parlavano di tutto.
La vita cambiò
Ma la felicità non dura per sempre. Lorenzo aveva cinque anni quando Caterina e Tommaso ebbero un incidente in macchina. Arrivò un motorino contromano a tutta velocità… Caterina fu sbalzata fuori dallabitacolo (forse le salvò la vita), Tommaso purtroppo morì. Lorenzo era con i nonni, per fortuna.
– Dio mio, perché, – bisbigliava Caterina in ospedale, la madre seduta accanto a lei.
– Menomale che sei viva, Caterina, menomale, – piangeva Giovanna; un piede e tre costole rotte, ma viva.
Tommaso lo seppellirono con Caterina sulla sedia a rotelle. Lei si riprese lentamente, grazie ai genitori, vivendo con loro e il figlio. La depressione la tormentò a lungo, mancava suo marito, solo Lorenzo la aiutava a rialzarsi.
– Grazie, Signore, – pregava lei davanti allimmagine della Madonna, – che sarebbe stato di mio figlio senza di me? Per Lorenzo sono tornata a vivere.
Caterina dovette ripartire da zero.
– Mamma, ho deciso di trasferirmi sulla Riviera Romagnola, abbiamo il nostro villino lì, voglio vivere al mare. Farà bene a me e a Lorenzo, a lui piace la spiaggia. Voi venite a trovarci quando volete. Qui tutto mi ricorda Tommaso.
I genitori approvarono. Iniziare una nuova vita portò serenità a Caterina: trovò lavoro come amministratrice in un hotel, conobbe gente nuova, Lorenzo andava a scuola, la domenica era tutta spiaggia e sole.
Un giorno perse lanello nuziale in spiaggia, un ricordo preziosissimo di Tommaso. Piangeva e cercava vanamente fra la sabbia.
– Perché piange? – sentì una voce maschile, – che cosa è successo?
– Ho perso lanello, ci tengo moltissimo…
– Ma chi va in spiaggia con gli anelli?
– Io vado… altre domande?
– Va bene, le do una mano, – rispose lui, – mi chiamo Riccardo, lei?
– Caterina, – i due si misero a setacciare la sabbia e alla fine lanello spuntò fuori dalla sua maglietta.
– Grazie, Riccardo.
– Anche lei qui in vacanza? – chiese Riccardo, – io sono arrivato ieri, il mio amico è rimasto in hotel, ieri ha esagerato col vino… oggi mi tocca la spiaggia da solo.
– In realtà ci vivo, – rispose Caterina.
Dopo un po Riccardo la invitò al bar.
– Facciamo una pausa dalla spiaggia, – accettò Caterina, – qui oggi si cuoce, meglio un caffè.
Al bar, con un cocktail fresco, Caterina si rilassò: Lorenzo era dai nonni, le aveva chiesto lui di stare da loro per un mese, sarebbero tornati a scuola insieme. Riccardo, senza perdere tempo, confidò di essere sposato, aveva una bambina; lavorava in aeroporto a Milano.
Caterina raccontò la sua storia, la morte di Tommaso.
– Ho deciso di ricominciare daccapo, – disse, – siamo venuti qui con mio figlio.
Con Riccardo era semplice, niente complicazioni, buono e diretto. Dopo il bar la accompagnò a casa e si salutarono così. Ma tre giorni dopo lui la aspettava sotto casa con un enorme mazzo di fiori, quando tornò dal lavoro.
– Eccomi, mi sei mancata, – annunciò Riccardo, porgendole i fiori.
– Ciao, – Caterina si intenerì, contenta di rivederlo. – E da domani sono in ferie, – disse allegra.
– Fantastico, più tempo insieme! – Riccardo gioì. – Allora ti invito a cena, così conosci anche il mio amico.
Al ristorante si divertirono parecchio, Riccardo la riaccompagnò a casa e, beh, tra loro avvenne quello che doveva avvenire.
– Oddio, mi sono innamorata, – confessò Caterina a se stessa.
Da quando Tommaso era morto, Caterina non aveva avuto nessuno. Quasi tutta la sua estate la passò con Riccardo; lui chiamò lufficio chiedendo ferie non pagate. Ma alla fine Riccardo dovette tornare a Milano. Si salutò male, addio doloroso. Dopo una settimana, Richi telefonò.
– Caterina, torno presto… Ho capito che non posso stare senza di te. Ho detto tutto a mia moglie, lei ha chiesto il divorzio.
La vita la mette alla prova
Caterina era felice, non pensava a che soffrisse la moglie con la bambina: non le importava.
– Sono una donna anchio e anchio voglio essere felice.
Riccardo tornò, si sposarono appena ebbe il divorzio. Un anno dopo Caterina diede alla luce una bambina. Entrambi erano felici.
Ma pare che la sorte volesse testare Caterina ancora. Lidillio finì dopo dieci anni: Riccardo prese a svagarsi troppo, il paese pieno di troppi tentazioni. Arrivarono le bugie, poi pure le confessioni spontanee. Lei lo aveva visto in spiaggia con ragazze giovani.
Caterina chiese il divorzio, Riccardo tornò a Milano, riscostò la moglie e fece pace. Non abbandonò la figlia: pagava ottimi alimenti. I figli crebbero e si sistemarono. Lorenzo andò dai nonni a Bologna, studiò e si sposò. La figlia rimase con Caterina, si sposò e andò a vivere per conto suo.
Ora Caterina ha due nipotini e una nipotina. La vanno a trovare, i genitori ormai anziani ogni tanto si fermano da lei insieme a Lorenzo. La vita di Caterina? Tutta dedicata a figli e nipoti.
E Riccardo? Non si è più visto né sentito. Caterina ha deciso, basta uomini nella sua vita: è sicura che
– Ho pagato per aver amato un uomo sposato… non si può prendere ciò che è degli altri, tirare su la felicità sulle disgrazie altrui
Non vuole più tentare il destino, ha paura che il boomerang torni indietro e faccia male. E così vive sola.
Grazie a chi ha letto, a chi si iscrive, a chi sostiene. Fortuna e serenità a tutti!

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