Non smettere mai di credere nella felicità
Una volta, nella sua giovinezza spensierata, Elena si trovò a passeggiare tra le bancarelle animate del mercato di Verona. Una zingara dagli occhi neri come la notte la afferrò per la mano e, cantilenando, le disse:
Bella fanciulla, avrai una vita in una terra di sole, dove laria profuma di mare e di vigneti.
Elena scoppiò a ridere:
Che sciocchezza! Non lascerò mai la mia città!
Il tempo scorreva tranquillo. Elena sposò per vero amore, diede alla luce la piccola Caterina e cominciò a progettare un secondo figlio. Prima però decise di tornare al lavoro per non perdere le proprie competenze. Ci lavorerò per cinque o sei anni, poi potrò occuparmi del bambino, pensava.
Poi arrivò il viaggio di lavoro che cambiò tutto. La sua vicina, linfermiera Luisa, la chiamò di corsa:
Elena, hanno portato tuo marito in ospedale! Lambulanza è arrivata da un indirizzo sconosciuto in una via diversa.
Mai si sa dove emergono i segreti di una famiglia.
Il ritorno a casa fu come un brutto film thriller. Quella sera stessa Elena corse verso lospedale, il cuore che batteva a petto scoperto. Sergio, pallido e con la mano fasciata, evitava il suo sguardo.
Da quale indirizzo ti hanno portata? chiese a bassa voce.
Il silenzio parlò più di mille parole. Scoprì che nellappartamento viveva una donna sola, collega di Sergio, la loro amicizia durava ormai più di un anno.
Ognuno ha il suo carattere. Alcuni chiudono gli occhi, altri innescano litigi e poi, stringendo i denti, offrono una zuppa allingannatore. Elena, però, era di un altro stampo. Non attese il ritorno di Sergio dallospedale: doveva confortare una ferita.
Raccolse in una valigia vecchia gli oggetti indispensabili, afferrò la spaventata Caterina per mano e uscì dallappartamento senza voltarsi.
Cominciamo una vita a pagina bianca, figlia mia disse, stringendo forte la piccola mano.
La madre li accolse per un po, poi Elena divorziò, divise i metri quadrati con lex e accettò un mutuo da 150000euro. Visse in modalità autopilota, cercando di garantire a sé stessa e a sua figlia un futuro stabile.
Anni dopo, esausta per il lavoro e la solitudine, Elena volò in Italia, nella casa accogliente di una amica di sua madre, Olivia, a unora da Roma. Aveva risparmiato a stento per le vacanze, ma allimprovviso comprò il biglietto: il dolore era diventato insopportabile. Sperava che il sole italiano potesse sciogliere il ghiaccio nel suo cuore.
Olivia, ascoltando i lamenti di Elena non saprò più fidarmi, lamore non esiste più per me non poté più trattenersi. In segreto chiamò il suo conoscente, proprietario di una cantina locale:
Giovanni, trovami Luca subito! Digli che ho una sposa per lui.
Elena non pensava a nulla di romantico. Quella notte, avvolta in un morbido accappatoio, leggeva un libro per scacciare i pensieri tristi, mentre fuori la notte del Sud era impenetrabile. Improvvisamente bussarono alla porta. Un minuto dopo, Olivia irruppe nella camera:
Elena, alzati! Il tuo fidanzato è arrivato!
Che assurdità! ridacchiò Elena, ma poi prese laccappatoio e uscì nel soggiorno.
Lì lo vide. Alto, con ciocche dargento sulle tempie e occhi che scintillavano di gioia. Luca, con sotto il braccio un casco e alle spalle una moto consumata appoggiata al muro della casa, era arrivato dopo aver percorso venti chilometri di serpentine montane sotto un cielo stellato, solo per vedere una sconosciuta.
Olivia mi ha detto sei una principessa russa? balbettò in inglese stentato, laccento sembrava una melodia.
Elena, sorpresa, allungò la mano per stringere la sua. Luca la afferrò con palmi grandi e caldi e non la lasciò più. Si sedettero sul divano, mani intrecciate, senza mai separarli. Lui quasi non parlava inglese, lei non capiva litaliano; però i gesti, i sorrisi e gli sguardi furono così intensi che Olivia, sorridendo, si allontanò lasciandoli al loro miracolo.
Al mattino Luca ripartì, rimontando il suo destriero di metallo. Più tardi Elena scoprì che la sua vita, fino a quel momento, era stata una catena di fallimenti: due matrimoni finiti in amarezza, nessun figlio, nessuna casa. Viveva in un piccolo appartamento sopra il garage del fratello e aveva quasi smesso di credere nella felicità.
Dieci giorni prima della sua partenza i due avevano stabilito tutto. Tornerò, rispose Elena al suo invito. Vivremo insieme.
Nei mesi successivi, in Italia, Elena affrontò una serie di turbolenze: licenziamento, imballi, discussioni difficili con familiari che non capivano la sua follia. Il telefono non smetteva di squillare.
Mio sole, come stai? Mi manchi. Luca.
La nostra nuova finestra si affaccia su un uliveto. La tua camera ti aspetta. Il tuo Luca.
Lui non si curava della differenza di sette anni (Elena era più anziana) né della figlia di dodici anni che avrebbe dovuto amare.
Un pomeriggio, sul terrazzo della nuova casa, baciata dal sole, Elena, abbracciandolo per la spalla, gli chiese:
Luca, perché hai creduto subito in noi? Perché non ti sei spaventato?
Luca si girò verso di lei, e nei suoi occhi si rifletteva lintero mare della Toscana:
Un vecchio viticoltore mi disse una volta che avrei incontrato una donna dellest, con lanimo tempestoso e il cuore in cerca di pace. Mi disse che lei mi avrebbe portato la fortuna che coltivo nei miei vigneti ma non riesco a trovare. Quella sei tu, Elena.
E allora? sussurrò lei, con le lacrime che le rigavano il volto. Hai trovato la fortuna?
Luca non rispose a parole. La strinse più forte e la baciò come se fosse stato il primo e lultimo bacio della sua vita. Poi, con il suo sorriso solare, disse:
È stata la tua mano a trovarmi! Sono infinitamente felice.
Da quel momento la vita si sistemò. Trovarono un lavoro ottimo, ottennero un mutuo per una casetta con vista sui colli. Luca accettò con affetto la figlia di Elena, Caterina, che ora studia litaliano con entusiasmo. Al mattino le porta al letto un caffè alla cannella, la sera la casa profuma di pasta fatta in casa, divina. Il suo amore si manifesta in mazzi di fiori di campo sul tavolo, in carezze tenere, in sguardi premurosi che la accompagnano ogni giorno.
Elena fiorì. Non può più credere di aver pensato, per tanto tempo, che la felicità fosse solo un mito. Ora sa che la felicità non è leggenda; cammina sul mondo e, ostinata, cerca le sue metà. Quando la trova, le unisce con una forza tale da rendere invincibili tutte le tempeste della vita.
La vera lezione è che la felicità esiste davvero, ma appare a chi non smette mai di credere e di aprire il cuore.






