Non smettere mai di credere nella felicità

15 aprile 2024

Oggi mi sento di mettere nero su bianco la strana svolta che ha cambiato la mia vita. Quando ero giovane, quasi per caso, mi imbattei nella fiera di Siena. Una zingara dagli occhi neri come labisso mi afferrò la mano e, cantilenando, mi disse: Tu, bella, vivrai in una terra di sole, dove laria profuma di mare e di uva. Risi di gusto e risposi: Che storie! Non lascerò mai la mia città.

Il tempo scorreva indisturbato: mi sposai per vero amore con Marco, nacque la nostra piccola Caterina e cominciammo a pensare a un secondo figlio. Io, però, dovevo tornare a lavorare per non perdere le mie competenze. Cinque o sei anni di fatica e poi potrò dedicarmi al bambino, pensavo.

Una chiamata inaspettata cambiò tutto. La vicina, la dottoressa Rossi, mi annunciò: Luca, Marco è stato portato durgenza in ospedale! Lambulanza è arrivata da un indirizzo che non conosciamo, in una via di qui. Non si sa mai dove emergono i segreti di una famiglia.

Quella sera fu un incubo. Marco, pallido, con un braccio fasciato, evitava il mio sguardo. Gli chiesi: Da dove ti hanno portato? Il silenzio fu più eloquente di mille parole. Scoprì così che nella casa dove era stato portato viveva una collega di Marco, una donna solitaria la cui amicizia con lui durava ormai più di un anno.

Le personalità si incrociano sempre: alcuni chiudono gli occhi, altri alzano la voce, ma io ero di un carattere diverso. Non aspettai il ritorno di Marco dallospedale; dovevo confortare la nostra figlia ferita. Presi una valigia vecchia, infilai gli indispensabili, presi per mano la piccola Caterina e uscii dallappartamento senza voltarmi. Iniziamo una vita su un foglio bianco, piccola, le dissi stringendole forte la mano.

Mia madre ci accolse per un po, poi Marco e io ci separammo, dividemmo le stanze e stipulammo un mutuo. Vissi quasi in modalità automatica, cercando di garantire un futuro a Caterina. Dopo anni di stanchezza e solitudine, decisi di volare verso lItalia, verso la casa accogliente di Olivia, amica di mia madre, a unora da Roma. Avevo risparmiato a malapena, ma lidea di un sole italiano mi scaldava il cuore.

Olivia, ascoltando il mio sfogo Non potrò più fidarmi, lamore non esiste più per me chiamò in fretta il suo contatto, il proprietario di una piccola cantina: Giovanni, trovami subito Luca. Dì che ho una sposa per lui.

Io, avvolto in un accappatoio, leggevo un libro cercando di scacciare i pensieri tristi, quando bussò alla porta. Olivia entrò in punta di piedi e mi esclamò: Luca, svegliati! Il tuo sposo è arrivato! Sorrisi, mi alzai e mi avviai verso il soggiorno.

Lì stava lui: alto, con i capelli brizzolati alle tempie e gli occhi che ridevano. Luca, con un casco in mano e una moto logora appoggiata al muro, aveva percorso venti chilometri di strade di montagna sotto le stelle per incontrare una sconosciuta. Olivia ha detto sei una principessa russa? balbettò in un inglese spezzato, la sua voce suonava come una melodia.

Mi avvicinai, ma Luca mi prese tra le mani grandi e calde e non mi lasciò andare. Ci sedemmo sul divano senza separarci. Lui capiva poco linglese, io non parlavo italiano, ma i gesti, i sorrisi e gli sguardi bastavano a creare un dialogo rapido e avvincente. Olivia, con un sorriso, si allontanò lasciandoci al nostro piccolo miracolo.

Al mattino Luca ripartì, risalendo sulla sua cavalla di ferro. Scoprii più tardi che la sua vita era stata una catena di sventure: due matrimoni falliti, nessun figlio, nessuna casa, una piccola stanza sopra il garage del fratello. Quasi aveva smesso di credere nella felicità.

Dieci giorni prima della sua partenza ci accordammo su tutto: tornerò, dissi semplicemente a lui. Vivrò con te.

I mesi successivi in Italia furono un turbine: licenziamento, preparativi, discussioni accese con parenti che non capivano le mie follie. Il telefono non smetteva di suonare.

Il mio sole, come stai? Mi manchi. Luca.
La nuova finestra si affaccia sulloliveto. La tua stanza ti aspetta. Il tuo Luca.

Nessuna differenza di età (io sono più giovane) o la presenza di Caterina, ormai dodicenne, lo turbava.

Una sera, seduti sulla terrazza della nostra nuova casa, baciata dal sole toscano, le chiesi: Luca, perché hai creduto subito in noi? Non ti sei spaventato?

Luca girò lo sguardo verso il mare delle colline e rispose: Un vecchio viticoltore mi disse una volta che avrei incontrato una donna dallOriente, con lanima di una tempesta e il cuore in cerca di pace. Mi disse che porterebbe la fortuna che coltivo nei miei vigneti ma non riesco a trovare. Sei tu, Ginevra.

E allora? Hai trovato quella fortuna? sussurrai, le lacrime minacciavano di traboccare.

Luca non rispose a parole, mi avvicinò e mi baciò come se fosse il nostro primo e ultimo bacio, poi sorrise con il suo solare sorriso e disse: Sei stata tu a trovarmi! Sono infinitamente felice.

Da quel momento la vita si sistemò. Trovammo un lavoro gratificante, stipulammo un mutuo per una casetta con vista sui colli. Luca adora la nostra figlia Caterina, che ora studia litaliano con entusiasmo. Ogni mattina mi porta al letto un caffè alla cannella; la sera la casa si riempie del profumo di pasta fatta in casa, un vero dono dei santi. Il suo amore si manifesta nei mazzi di fiori di campo sul tavolo, nei tocchi delicati, negli sguardi premurosi che mi accompagnano ogni alba.

Mi rendo ora conto di quanto ho creduto, per tanto tempo, che la felicità fosse solo un mito. Oggi so che è reale, che cammina per il mondo e cerca le due metà da unire con una forza tale che nessuna tempesta può più scuoterle.

La lezione che porto nel cuore: la felicità esiste, ma la trovi solo quando apri gli occhi e il cuore, lasciandoti guidare dal coraggio di credere in un domani migliore.

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