«Non so come comportarmi. Mio figlio è sempre dalla parte di sua moglie – anche quando non ha ragione»

«Non so più cosa fare. Mio figlio è sempre dalla parte della moglie, anche quando è in torto».

«Non so più dove correre», dice, con la voce rotta in lacrime, la sessantenne Ludovica Alessandrini. «Michele, il mio figlio, difende sua moglie Ginevra in ogni occasione. Qualunque cosa accada, qualunque cosa io dica, lui alza la mano e risponde: Mamma, non ti preoccupare, Ginevra si aggiusta da sola. Non è stupida. Trova sempre una scusa per lei, anche quando è evidentemente in errore».

Ginevra, la nuora di Ludovica, ha solo 28 anni. Con Michele ha un figlio di un anno e mezzo, vivono in un appartamento a Milano acquistato con un mutuo. Ginevra è in congedo di maternità, mentre Michele è lunico a portare il pane a casa. Si arrangiano con le risorse a disposizione, senza stravizi ma nemmeno privazioni.

La suocera però non riesce a tollerare Ginevra.

«Quando Michele mi ha portata a casa per la prima volta, sono rimasta senza parole», ricorda Ludovica. «Unghie lunghe finte, un tatuaggio sul collo, una minigonna corta, tacchi alti come se fosse su una passerella. E le labbra si vedeva che le aveva truccate. Ho pensato che scherzasse. Non può mio figlio andare seriamente a capo di una ragazza così leggera, per usare un eufemismo».

Un mese dopo si sono sposati. Anche al matrimonio Ginevra ha fatto scena: gonna di pelle, top scintillante, trucco da star. Ma Michele era felice e Ludovica ha deciso di stare in disparte, senza intervenire.

Allinizio parlava poco con la nuora, chiamava suo figlio solo un paio di volte al mese per chiedere come andava. Le cose sono cambiate un anno e mezzo fa, quando è nato il loro figlio, il nipote Paolo.

«Sono andata a trovarli il secondo giorno dopo la dimissione dallospedale e ho visto le unghie fresche di Ginevra. Le ho detto: Ginevra, sei impazzita? È pericoloso per il neonato! Lei ha risposto: Tranquilla, ho tutto sotto controllo. Quando sono andata da Michele, lui mi ha detto: Mamma, non ti immischiare, non è affare tuo. È sempre la stessa risposta: Non ti intromettere».

Ludovica ricorda i tentativi di educare la nuora con consigli, osservazioni e rimproveri, ma riceve solo indifferenza. Ginevra non è il tipo che si giustifica.

«Quando entro a casa loro cè sempre confusione. Le dico: Ginevra, prepara una minestra per il bambino, Michele lavora. Lei risponde: Michele non mangia la minestra. Ma se le avesse cucinato bene, lavrebbe mangiata, anche il minestrone».

Ludovica ha provato a parlare con Michele, ma lui, come al solito, si schiera dalla moglie. «Mamma, basta puntare il dito. Va tutto bene. Ginevra è una buona madre».

«Buona?», esclama Ludovica. «Non la stacca nemmeno dal cellulare! Non lho vista senza quel dispositivo da tempo. Scorre Instagram anche quando il bambino è accanto».

Lultima goccia è scaturita al parco giochi.

«Sono arrivata, cè silenzio. Presumo che stiano facendo la passeggiata. Vado al campo e vedo Paolo che scava nella sabbiera, mentre Ginevra è seduta sulla panchina con gli occhi incollati al telefono. Mi avvicino e noto il figlio che sta vicino al recinto. Improvvisamente corre verso di me, sorride e chiama nonna. Ma Ginevra non si volta. Paolo è quasi caduto sulla strada! Certo, le auto sono rare lì, ma poteva succedere qualsiasi cosa».

«Grazie al cielo», dice con voce tremante, «non cera nessuna auto in quel momento. Ho afferrato il bambino e mi sono precipitata verso Ginevra, che sembrava in trance. Le ho urlato: Se non spegni subito quel telefono, lo butto a terra! Sei madre o cosa?. Ginevra è saltata su, ha preso Paolo e se nè andata. Il piccolo ha pianto, cercando me, ma lei ha sbattuto la porta davanti al mio volto e non lha più riaperta».

«Ho chiamato Michele», continua Ludovica, «gli ho raccontato tutto. Lui mi ha risposto: Mamma, hai esagerato. Calmati, Ginevra ce la fa. Come può dire una cosa del genere? Lho visto con i miei occhi! Non mi crede! Ora entrambi non mi parlano, non rispondono al telefono e non aprono la porta. È passato un mese. Non so cosa le abbia detto a lui, ma io voglio solo che il mio nipote sia al sicuro».

Ludovica si chiede: «Forse ha ragione? Forse avrei dovuto stare zitta? Ma non posso tacere quando si tratta di un bambino! Sono madre e nonna». Adesso è una donna sola, con il cellulare spento. Il figlio che ha cresciuto è ormai dallaltra parte, sempre dalla parte della moglie.

Alla fine, però, la verità è che lamore non può fiorire senza rispetto reciproco e senza la capacità di ascoltare le preoccupazioni di chi ci sta accanto. Solo così una famiglia può davvero proteggere i suoi membri più piccoli.

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«Non so come comportarmi. Mio figlio è sempre dalla parte di sua moglie – anche quando non ha ragione»