Non solo vicini di casa

Non semplici vicini

Nel piccolo borgo di Castelverde, dove le strade destate si perdevano tra il verde degli alberi e in autunno si coloravano doro, vivevano due famiglie porta a porta. Sempre in armonia e pronti ad aiutarsi, anche quando i figli, ormai cresciuti, se ne erano andati a vivere a Milano.

Un giorno, però, la vita decise di cambiare tutto: la moglie di Giovanni, il mio vicino, se ne andò allimprovviso. Era mattina presto, lalba appena rischiarava il cielo, quando Giovanni bussò forte alla finestra della mia casa, dove vivevo con mia moglie, Teresa.

Che succede? sono corso subito fuori, mi sono infilato le pantofole al volo. Teresa, avvolta nello scialle, mi seguiva preoccupata.

La mia Caterina Caterina mia piangeva e si sedette sugli scalini. Era autunno, laria umida e fredda faceva da sfondo alla sua tristezza.

Che è successo a Caterina? lo scuotevo leggermente. Serve chiamare lambulanza?

Non serve Caterina non cè più sussurrò tra le lacrime Giovanni.

Da quel momento, non lo lasciammo solo nemmeno per un attimo, fino allarrivo in treno di suo figlio Andrea e sua nuora. Teresa gli portava qualche compressa calmante, rimaneva a parlare con lui fino a tardi. Dopo il funerale, continuavamo a invitarlo a pranzo e a cena. La sera, giocavamo a scacchi accompagnati dal ticchettio dellorologio a pendolo.

Passarono sei mesi. Giovanni pian piano si abituò allassenza di Caterina, imparò a badare a sé stesso: cucinava, metteva in ordine, faceva la lavatrice. Il figlio lo veniva a trovare ogni tanto con i nipotini.

Verso la fine dagosto, una sera tiepida, mi trovavo come spesso accadeva a chiacchierare con Giovanni nel mio cortile, le nostre voci basse e il continuo spostare di pedine sulla scacchiera. Allimprovviso mi sono sentito mancare, mi è venuto come un vuoto e sono caduto di lato. Giovanni, per fortuna, riuscì appena a prendermi tra le braccia.

Ehi, che ti prende? mi scuoteva, ma io non sentivo più nulla.

Teresa, che usciva in quel momento dalla cucina con una ciotola di cetrioli freschi, ha lanciato un grido vedendomi a terra. Subito rimase sola, perché il medico disse che il mio cuore aveva smesso di battere.

Ma non ha mai avuto problemi al cuore! singhiozzava Teresa.

Ora toccava a Giovanni aiutarla. I loro figli tornarono in paese per i funerali, ma dopo qualche settimana Teresa si ritrovò a fare i conti con un silenzio che risuonava in ogni angolo della casa. Di giorno Giovanni passava ad aiutarla, ma le notti erano lunghe e solitarie, piene di pensieri.

Il tempo passò. Teresa tornò lentamente a sorridere, specie quando i nipoti la visitavano. Lei e Giovanni erano ormai in pensione, si sostenevano a vicenda nella vita di tutti i giorni. Giovanni aveva insegnato storia al liceo, mentre Teresa era stata bibliotecaria del paese.

Lautunno tornò con il suo vento e i viali pieni di foglie. Ogni mattina, Giovanni usciva con la scopa in mano, spazzava le foglie gialle e marroni dal suo cortile e poi passava davanti al cancello di Teresa, pulendo il marciapiede. Il vento, però, gli faceva sempre trovare nuove foglie da spostare. Alla fine entrava anche nel cortile di Teresa per finirla lì, anche se nel suo giardino ce nerano ormai poche.

Teresa lo osservava dalla finestra e sorrideva.

Giovanni, ma quanto pensi di continuare questa battaglia? gridò una mattina, affacciandosi. Ormai lo sanno tutti che sei tu lunico che prova a fermare lautunno!

Lui sollevò lo sguardo e sorrise:

Se tutti aspettassero che le foglie spariscano da sole, ci sarebbe solo confusione! Le foglie non se ne vanno da sole, bisogna rimboccarsi le maniche.

Ma sono belle, le foglie dautunno… brillano sotto il sole! ribatteva Teresa.

Belle, sì, ma scivolose come il sapone e io il collo non voglio rompermelo! rispondeva scontroso, mentre riprendeva a spazzare.

Poi passava davanti a casa di Teresa e trovandola in cortile con due tazze tra le mani:

Vieni, metti qui la scopa e beviamo un po di tè con il miele, propose, posando le tazze sul tavolino tra le rose e sedendosi sulla panca di legno. Anchio, dallaltra parte del tavolo, ho accettato volentieri.

Ma come mai con il miele oggi? Non mettevamo il limone di solito? ho chiesto, sorseggiando.

Oggi cè freddo, il miele scalda il cuore sorrideva lei.

Troppo dolce! Alla nostra età, meglio andarci piano col miele, borbottavo io.

Forza, non fare il bambino. Una volta a settimana possiamo permettercelo.

Daccordo, mi hai convinto.

Ieri mi ha chiamato il mio nipote Andrea, sai che mi fa: “Nonna, perché resti da sola lì in campagna? Vieni a vivere con noi in città!”

E tu cosa gli hai risposto?

Che non sono sola. Ho qui un buon amico, e mi ha sorriso.

Per non far vedere che mi imbarazzavo, ho bevuto ancora un sorso.

Beh, hai detto giusto anche se amico è poco.

Ma come lo chiameresti, allora?

Direi… compagno di battaglie contro le foglie dautunno! ho riso, e Teresa ha riso con me.

Un giorno, dopo aver finito di spazzare anche il suo cortile, non la vidi alla finestra come al solito. Mi preoccupai: Teresa ogni mattina mi salutava con una battuta. Salii le scale, bussai. Dopo un po lei aprì, stringendosi nello scialle, pallida e dal naso arrossato.

Dai, fammi entrare… ti aiuto io! Laiutai a raggiungere la poltrona, la coprii e le domandai:

Hai preso le medicine?

Sì, sono lì sul comodino

Basta così? Ora vado in farmacia, torno subito.

Ma non serve, con queste sto abbastanza bene

Serve, serve. Faccio presto.

Tornai dopo poco con una busta di farmaci e una gallina dal supermercato. Lei dormicchiava ancora.

Entrai in cucina e dopo poco nellaria si sentiva già il profumo del brodo.

Ma guarda un po, sei anche bravo in cucina mi disse ridendo quando le portai la scodella di brodo caldo.

Quando si deve, si deve. La salute prima di tutto.

Grazie mille, davvero. E… appena guarisco torniamo insieme a spazzare le foglie!

Parola di compagno, promisi.

Tempo una settimana e Teresa tornò in forma. Un giorno decisi di portarla a fare una passeggiata lungo il fiume Adda, poco lontano dal paese.

Non puoi sempre stare chiusa in casa, oggi si va a fare due passi! ho detto, e lei accettò.

Le foglie scricchiolavano sotto le nostre scarpe, il sole ancora tiepido colorava la riva.

Sai che mi piace, questo autunno, disse Teresa.

Sono daccordo, specialmente in buona compagnia.

Lei mi teneva sottobraccio, passeggiavamo piano, lasciando dietro di noi due tracce sulle foglie. E si rideva, chiacchierando come fosse la cosa più naturale del mondo.

Dopo qualche giorno, decisi di farle una proposta insolita.

Teresa, ascolta ho bisogno di una mano.

Che succede adesso?

Ho rivoltato tutte le mie librerie e non trovo un libro su come curare i cactus.

I cactus? Ma tu non ne hai neppure uno! In casa tua di piante non ce ne sono.

Appunto finora. Tiro fuori un piccolo vaso con un cactus. Lho comprato oggi, per te.

E io che dovrei fare, scusa? Non ho mai avuto un cactus!

Ma sei una bibliotecaria! Se non lo sai tu

Va bene, va bene! accetta il vaso, Ma se fiorisce mi devi portare un gelato.

Affare fatto!

E una settimana dopo arrivò linverno, coi primi fiocchi di neve. Giovanni cioè io mi presentai da Teresa con un altro gesto.

Coshai stavolta dietro la schiena? mi chiese curiosa mentre mi presentavo esitante sulla porta.

Ho pensato ormai vengo tutti i giorni a trovarti. Magari potrei restare qui, per sempre. Che ne dici, ci sposiamo? le porsi un mazzo di rose rosse. Lei sorrise, le guance si colorarono.

Ma guarda te, Giovanni! E quanto ci hai pensato?

Tanto temevo di sentirmi dire di no. Allora, che dici?

Dico che sì davvero, ormai mi manchi se non ci sei. E chi può resistere a questo mazzo di fiori!

Linverno lo affrontammo insieme. Quando poi arrivò la primavera, una mattina Teresa mi chiamò a voce alta:

Giovanni, vieni subito! Il tuo cactus è fiorito, ora mi devi un gelato!

Incredibile! Non ci speravo più. Oggi allora andiamo a prendere il gelato che preferisci parola di gentiluomo!

Si uscì di casa, a discutere se fosse meglio il fiordilatte o il pistacchio. Guardai il cielo limpido, il sole caldo sulle nostre teste.

Coshai da sorridere così?

Nulla penso solo che in coppia funzioniamo proprio bene, io e te.

Sì, hai ragione, sussurrò Teresa.

Camminavamo fianco a fianco: non più solo vicini, non solo complici autunnali, ma due persone che si erano ritrovate. Insieme, mano nella mano, tra foglie, neve e sole, labbiamo imparato davvero: nella vita, perdere qualcuno fa male, ma non bisogna smettere di aprirsi allamicizia e alla possibilità di ricominciare. Da soli si può anche stare, ma in due il mondo sembra sempre più allegro.

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