Non solo vicini
Era un piccolo paese tra le colline della Toscana, dove le strade in estate erano avvolte nel verde e, d’autunno, in un tappeto dorato di foglie di platano e castagno. Due famiglie abitavano vicine da anni, in perfetta armonia, sempre pronte ad aiutarsi luna con laltra. I figli erano cresciuti e si erano trasferiti a Firenze.
Un giorno la vita cambiò. Una mattina di ottobre, con l’alba che a malapena rischiarava, bussò alla finestra di casa nostra Alfredo, il nostro vicino: batteva forte dalla disperazione. Io e mia moglie Lidia ci alzammo di corsa.
Che succede? chiesi, ancora mezzo addormentato, uscendo in cortile, mentre Lidia, avvolta nello scialle, ci raggiungeva.
La mia Rosa… la mia Rosa… si accasciò sugli scalini e scoppiò a piangere. Laria era gelida e umida.
Che è successo a Rosa? lo scossi Dobbiamo chiamare lambulanza?
Non serve, non serve più… Rosa se nè andata… balbettò Alfredo, con la voce spezzata.
Così lo aiutammo finché suo figlio Marco e la nuora arrivarono da Firenze. Lidia gli preparava tisane calmanti, cercando di sollevarlo come poteva. Anche dopo il funerale di Rosa non lo lasciammo solo: lo invitavamo spesso a cena, a pranzo. La sera mi sfidava a scacchi. Cera sempre silenzio in casa sua, ma a poco a poco Alfredo sembrava ritrovare un po di pace.
Passarono sei mesi. Alfredo si era abituato, la mancanza di Rosa era un dolore sottile ormai, imparò a cucinare, pulire, fare la spesa. Ogni tanto il figlio veniva a trovarlo con la famiglia.
Una sera di agosto, destate, Alfredo era seduto nel mio cortile, giocavamo come sempre a scacchi e ci scambiavamo poche parole, parole tranquille da vecchi amici. Allimprovviso avvertii un dolore lancinante e crollai su un fianco. Fui appena in tempo a vedere che Alfredo mi afferrava per non farmi cadere.
Ma che succede Luigi? sentii la sua voce, ma io non riuscivo a reagire. Lidia vide la scena arrivando con una grande ciotola di cetrioli freschi.
La ciotola cadde per terra. Corse da me. Non ci fu nulla da fare. Poi il medico disse che era stato un infarto.
Luigi non si è mai lamentato del cuore singhiozzava Lidia.
Fu Alfredo ad aiutare mia moglie dopo quella notte. Arrivarono i nostri figli e figlie da Milano e Siena, salutarono il padre e poi ripartirono. La casa senza Luigi era silenziosa e vuota. Di giorno Alfredo le portava sempre un po daiuto, ma la notte il sonno faticava ad arrivare e i pensieri si rincorrevano nella testa
Col tempo si era ripresa. I nipoti ogni tanto venivano a trovarla. Alfredo e Lidia erano entrambi in pensione e si facevano compagnia. Alfredo aveva insegnato storia alle superiori, Lidia era stata bibliotecaria nel paese.
E così la vita andava avanti. Tornò lautunno. Ogni mattina vedevo Alfredo uscire in cortile con la scopa a raccogliere le foglie di acero. Poi spazzava il marciapiede fino a casa mia, ma il vento subito ricopriva tutto di giallo e arancio. Poco dopo entrava anche nel mio cortile a pulire.
Lo osservavo da dietro la finestra e sorridevo.
Alfredo, ma insomma! dissi aprendo la finestra Ormai lo sanno tutti in paese che sei lunico a combattere contro lautunno!
Alzò lo sguardo e mi fece un sorriso.
Se tutti aspettano che le foglie spariscano da sole finisce nel caos! Qualcuno dovrà pur toglierle
Ma dai Alfredo, le foglie sono belle, guarda come brillano al sole ribattei.
Sì, brillano, ma sono anche scivolose, potresti cadere! brontolò lui, proseguendo nella sua battaglia.
Mi aprì il cancelletto e spazzò pure il vialetto verso casa mia. Poco dopo venni fuori con due tazze fumanti.
Va bene, siediti un attimo. Ti offro un tè con miele dissi, sistemando le tazze sul tavolino sotto il portico.
E come mai oggi col miele? Di solito ci metti il limone, domandò sorseggiando il suo tè.
Oggi fa freddo, ci vuole qualcosa che scaldi lanima, risposi, sorridendo.
È troppo dolce a una certa età lo zucchero bisogna limitarlo, mugugnò Alfredo.
Ma dai, una volta a settimana, cosa vuoi che sia? Bevi e non fare storie, replicai autoritaria.
Va bene… acconsentì.
Oh, ieri mi ha chiamato mio nipote Tommaso, mi dice: Nonna, ma che fai lì da sola? Vieni a vivere da noi a Firenze!
E io a lui: Non sono sola affatto, qui ho un amico guardai Alfredo ridendo.
Lui abbassò la testa sulla tazza per non far vedere che sorrideva anche lui.
Hai fatto bene a dirglielo, ma amico è una parola quasi piccola
E allora come dovrei chiamarti?
Diciamo… compagno di battaglia contro le foglie autunnali! Rise forte, e io non potevo trattenermi.
Un mattino, dopo che Alfredo aveva già pulito tutto il cortile, non mi ero ancora affacciata. Si preoccupò, mi cercò, bussò. Dopo un po aprii, ero avvolta in una vecchia coperta, il naso rosso, gli occhi stanchi.
Oh mamma Ma che succede? Aspetta, vieni qui mi accompagnò in salotto e mi mise seduta in poltrona.
Devessere un raffreddore
Eh, allora chi mi porterà più il tè? sospirò Alfredo, togliendosi il cappotto.
Hai le medicine? chiese.
Sono tutte lì, indicai il comodino.
Diede unocchiata e sbuffò.
Non bastano, vado subito in farmacia. Torno in un lampo.
Ma dai, lascia perdere, dissi debolmente.
Insomma, adesso ci penso io, e uscì deciso.
Tornò davvero in fretta con una busta di medicinali e una gallina dal macellaio. Stavo quasi sonnecchiando in poltrona.
Si mise ai fornelli e, in poco tempo, la casa fu invasa dal profumo del brodo di pollo.
Alfredo, ma sai anche cucinare! gli dissi sorridendo, anche se sapevo già che si arrangiava benissimo.
In casi demergenza uno deve saper fare tutto! Dai, mangia questo brodo caldo, mi aiutò a sedermi a tavola.
Assaggiai e mi sentii subito meglio.
Che bontà, che meraviglia Grazie davvero
Limportante è che guarisci in fretta, sennò qui mi annoio a spazzare da solo, disse sorridendomi sotto i baffi.
Va bene, compagno! Mi rimetterò alla svelta! dissi con tono solenne.
Dopo una settimana stavo benissimo. La prima domenica di sole, Alfredo mi convinse a uscire insieme. Mi prese sottobraccio e mi portò nel piccolo parco lungo il fiume, poco distante dalla piazza del paese.
Le foglie scricchiolavano sotto i nostri passi mentre il sole, ancora tiepido, ci accarezzava.
Sai Alfredo, mi piace questa stagione. Lautunno è davvero speciale… gli confidai.
Hai ragione. A patto di poterla vivere con buona compagnia rispose lui con occhi pieni di serenità.
Ci incamminammo lentamente, lasciando dietro di noi due sentieri di foglie calpestate. Chiacchieravamo e ridevamo felici.
Qualche giorno dopo, Alfredo arrivò con una richiesta insolita.
Lidia, mi serve un consiglio
Cosè successo ora? chiesi divertita.
Ho cercato nella mia biblioteca un libro su come si curano i cactus, ma non lho trovato
I cactus? Ma tu non ne hai mai avuti, né altri fiori
Alfredo mi guardava sornione.
Per adesso no tirò fuori un piccolo vaso con un cactus ficcandolo da dietro la schiena. Lho preso per te.
E io come dovrei curarlo? Io di cactus non so nulla! risi.
Sei stata bibliotecaria, avrai una soluzione
Va bene, va bene presi il vaso tra le mani ma se fiorisce, mi porti a prendere un gelato!
Affare fatto!
Poi arrivò linverno, il primo fiocco di neve coprì le strade. Alfredo tornò a suonare, di nuovo con una mano dietro la schiena.
Vediamo… coshai lì? chiesi con sospetto. Lui sembrava quasi timido.
Lidia, ci ho pensato tanto perché venire qui ogni giorno e se restassi qui per sempre? Magari magari potremmo sposarci Mi porse un mazzo di rose rosse. Io arrossii come una ragazzina.
Santo cielo, Alfredo! E ci hai pensato quanto?
Tanto, temevo che mi dicessi di no Allora? Che dici?
Ma certo che sì! Ormai non posso più fare a meno di te quando vai via, mi manca persino la tua scopa! sistemai i fiori in un vaso colmo di acqua. E come potrei mai rifiutare un buchetto così bello
Passammo linverno insieme e finalmente arrivò la primavera. Una mattina chiamai Alfredo:
Vieni qui! Il tuo cactus è fiorito Adesso mi devi il gelato!
Non ci credo Pensavo non sarebbe successo mai! Oggi si va a prendere il gelato… Promessa mantenuta.
Camminavamo lungo la via, discutendo se fosse meglio la coppetta o il cono. Alfredo guardò il cielo azzurro, sorrise pieno di allegria.
Perché sorridi così? gli chiesi, ridendo anchio.
Perché, cara Lidia, secondo me siamo una bella squadra!
Sì, proprio una bella squadra, risposi a bassa voce, certa delle mie parole.
Così camminavamo insieme, ormai non più solo vicini, ma compagni e complici, due persone che si erano trovate tra le foglie dautunno, la neve dinverno e il sole della primavera. Insieme davvero la solitudine non ci spaventava più.
Grazie per aver letto il mio diario. Vi auguro serenità e amore.




