Non solo vicini di casa

Non solo vicini

In un piccolo paese, dove destate le strade si inondavano di verde e in autunno splendevano doro con le foglie dei castagni e degli aceri, abitavano due famiglie vicine di casa. Da sempre tra loro regnavano amicizia e solidarietà: si aiutavano a vicenda in ogni occasione. I figli ormai grandi erano andati a vivere in città, lasciando le case tranquille dei genitori.

Quando la moglie di Giovanni venne a mancare, fu una mattina fredda e umida dautunno, quando lalba ancora faticava a rischiarare il cielo. Giovanni corse dai suoi vicini, Cesare e Lucia, bussando forte alla finestra.

Che succede? esclamò Cesare uscendo di corsa sul portico, seguito da Lucia che si avvolgeva lo scialle sulle spalle.

La mia Caterina Caterina piangeva Giovanni, sedendosi tremante sui gradini.

Che è successo a Caterina? incalzò Cesare, agitandolo per le spalle. Serve chiamare il medico?

Non serve la mia Caterina se nè andata sussurrò Giovanni con voce rotta.

Lucia e Cesare stettero accanto a Giovanni finché non arrivò suo figlio con la moglie da Milano, senza mai lasciarlo solo. Lucia gli preparava camomilla e gli portava qualche medicina per aiutarlo a dormire. Dopo il funerale di Caterina, continuarono a tenergli compagnia, invitandolo spesso a pranzo o a cena, mentre alla sera Cesare gli faceva compagnia con una partita a scacchi.

Passarono sei mesi. Giovanni cominciò a riprendersi: si era abituato allassenza della moglie e aveva imparato a gestire la casa da solo, cucinando, lavando e mantenendo tutto in ordine. Il figlio lo visitava quando poteva.

Una sera dagosto, Giovanni sedeva come al solito nel cortile di Cesare, le mani sulle pedine degli scacchi, scambiando parole lente e tranquille. Dun tratto Cesare cadde di lato. Giovanni si alzò di scatto per sorreggerlo.

Cesare, che succede? cercava di scuoterlo, ma lui non rispondeva. Lucia!

Lucia arrivò dal retro della casa, portando una gran ciotola piena di cetrioli freschi appena raccolti dallorto. Vedendo la scena, la ciotola le cadde di mano e corse dal marito. Cesare era già morto. Più tardi il medico parlò chiaro: infarto.

Non ci posso credere piangeva Lucia non si era mai lamentato del cuore.

Ora fu Giovanni a prendersi cura di Lucia. I figli di lei una figlia e un figlio arrivarono da lontano per il funerale del padre e quando ripartirono, Lucia fu travolta da una solitudine che non aveva mai conosciuto. Di giorno Giovanni le faceva spesso visita e laiutava, ma la notte i pensieri sembravano non lasciarle mai pace.

Il tempo scorreva e, pian piano, Lucia si riprese. Ogni tanto figli e nipoti facevano visita e Giovanni, anchegli pensionato come lei, restava un punto di riferimento. Lui aveva insegnato storia al liceo del paese per tutta la vita, mentre Lucia era la bibliotecaria del paese.

Arrivò di nuovo lautunno. Ogni mattina Giovanni usciva con la scopa a raccolta delle foglie gialle e rosse del suo cortile, poi spazzava anche il marciapiede davanti alla casa di Lucia. Il vento però faceva tornare subito altre foglie e così Giovanni entrava nel cortile di Lucia a spazzare anche lì, anche se da lei le foglie erano poche.

Lucia lo guardava dalla finestra e sorrideva.

Giovanni, ma ancora con quella scopa? gli gridò scherzosamente aprendo la finestra. Sai che tutti pensano che sei lunico in guerra con lautunno!

Lui alzò lo sguardo e sorrise.

Se tutti aspettassero che le foglie si tolgano da sole, qui sarebbe il caos! Vanno tolte, sennò la casa si riempie di terra. È questione di ordine.

Ma sono così belle guarda come brillano ribatteva Lucia.

Belle, sì ma scivolose! Si rischia di cadere borbottò Giovanni, continuando nel suo lavoro.

Quando varcava il cancello del cortile di Lucia, la trovò sulla porta con due tazze fumanti tra le mani.

Basta, vieni a bere un tè con un po di miele disse sorridendo. Mise le tazze sul tavolino sotto il pergolato e si sedette sulla panca; Giovanni si accomodò di fronte.

E come mai oggi con il miele? Di solito lo beviamo con il limone domandò curioso lui, sorseggiando il tè.

Perché oggi fa freddo, meglio scaldarsi dallinterno rise Lucia.

È proprio dolce alla nostra età bisogna andarci piano protestò Giovanni.

Su, bevi. Non capita mica tutti i giorni di bere una tazza così comandò lei. Una volta a settimana ci si può concedere un vizio.

Eh va bene si arrese il vicino.

Ieri mi ha telefonato il mio nipotino, Alessandro, e mi fa:

Nonna, che ci fai lì da sola? Vieni in città da noi, vieni a vivere con noi!

E io gli ho risposto:

Non sono mica sola, ho il mio caro amico qui! e lanciò uno sguardo complice a Giovanni.

Giovanni si nascose dietro la tazza per coprire la sua risata.

Hai detto bene anche se, amico è una parola troppo banale.

E come la preferisci?

Forse compagno di battaglie contro le foglie autunnali? scoppió a ridere, e Lucia rise di cuore con lui.

Un mattino Giovanni aveva già spazzato il cortile della vicina, ma Lucia non si era ancora affacciata. Strano, lei lo salutava sempre. Preoccupato, salì i gradini e bussò piano. Dopo poco Lucia aprì, avvolta in una coperta a quadri, reggendosi alla parete, naso arrossato e occhi stanchi.

Che succede qui? Lascia fare a me disse premuroso, accompagnandola dentro e adagiandola sulla poltrona, coprendola meglio.

Lei lo guardava con aria febbricitante.

Credo di aver preso un po di freddo

E ora chi mi porterà più il tè? commentò Giovanni togliendosi il cappotto.

Hai le medicine?

Sì, le trovi lì sul comodino

Giovanni guardò le pastiglie.

Solo queste? Vado subito in farmacia, torno presto.

Non è necessario, queste bastano sussurrò Lucia.

Macché, torno subito sentenziò Giovanni uscendo.

Rientrò di corsa con un sacchetto di farmaci e un pollo dal negozio. Lucia intanto aveva preso sonno sulla poltrona. Quando lui andò in cucina, poco dopo un profumo di brodo caldo riempì la casa.

Ma guarda! Sai anche cucinare sorrise Lucia, anche se sapeva già che Giovanni provvedeva sempre a sé stesso.

Eccome, nellemergenza bisogna saper far tutto. Coraggio, prova questo brodo caldo le servì una tazza fumante e la aiutò ad alzarsi.

Lucia assaggiò, chiuse un attimo gli occhi, beata.

Delizioso, grazie mille

Figurati Devi guarire bene. Altrimenti spazzare foglie da solo mi farà sentire troppo solo disse, ma con un mezzo sorriso.

Coraggio, compagno. Mi rimetterò presto promise lei seria.

Dopo una settimana Lucia si sentiva di nuovo bene e, per la prima volta dopo tanto, uscirono insieme nel piccolo parco vicino al fiume che attraversava il paese, come spesso suggeriva lui. Le foglie scricchiolavano sotto i loro passi.

Basta restare chiusa in casa, una passeggiata ci vuole incalzò Giovanni, e lei acconsentì volentieri.

Le foglie danzavano al vento e il sole dautunno ancora scaldava.

Sai, Giovanni, lautunno è una stagione bellissima mi piace davvero esclamò Lucia.

Sì, soprattutto se lo si può vivere in buona compagnia.

Lucia si aggrappava leggermente al suo braccio, passeggiavano pianissimo tra le foglie, lasciando il segno dei loro passi sulla strada dorata, chiacchierando e sorridendo.

Un paio di giorni dopo, Giovanni arrivò da Lucia con unaria misteriosa.

Senti, ho un favore da chiederti

Un favore? E cosa mai?

Ho cercato ovunque in casa mia e non trovo nemmeno un libro su come curare i cactus.

I cactus? Ma tu non hai cactus a casa, e nemmeno piante di nessun genere!

Giovanni fece un sorriso scaltro.

Non ancora e tirò fuori da dietro la schiena un piccolo vaso con un cactus. Oggi lho comprato per te.

E come vorresti che me ne occupassi? Non ho mai avuto cactus rise Lucia.

Sei la bibliotecaria! Dovresti trovare la guida perfetta anche su questo.

Daccordo disse accettando il vaso però, se fiorisce, mi compri un gelato.

Intesa fatta.

Pochi giorni dopo arrivò linverno, e la prima neve coprì la campagna. Una mattina, Giovanni si presentò da Lucia con qualcosa nascosto dietro la schiena.

Cosa porti questa volta? chiese lei divertita, mentre lui sembrava un po imbarazzato.

Senti, Lucia, ci pensavo perché ogni giorno vengo qui? Forse dovrei rimanere da te per sempre Magari potremmo sposarci e le offrì un mazzo di rose rosse. Lucia arrossì sorridendo.

Oh, Giovanni! Quanto ci hai pensato?

Tanto, non sapevo se avresti detto sì Allora, che ne pensi?

Ma certo che sì! Ormai sono abituata a te. Quando vai via mi manchi rispose mettendo i fiori in un vaso con lacqua. E come dire di no, con un mazzo di fiori così!

Superarono insieme linverno e, con la primavera, una mattina Lucia lo chiamò emozionata:

Giovanni, vieni! Il tuo cactus ha fatto un fiore, ora mi devi il gelato!

Non ci credo Va bene, oggi andiamo al negozio, ti compro il gelato più buono Le promesse sono promesse!

Passeggiavano lungo la strada discutendo quale gelato fosse il migliore: fiordilatte o crema. Giovanni guardò il cielo, il sole primaverile illuminava i volti, e lui sorrise.

Perché sorridi così? chiese Lucia.

Perché penso che, insieme, formiamo proprio una bella squadra.

Sì, davvero bella squadra sussurrò Lucia.

Camminavano fianco a fianco, ormai non erano più solo vicini o compagni di battaglie contro le foglie, ma due anime che si erano ritrovate tra il dorato dautunno, la neve dinverno e i fiori di primavera. In due, la solitudine non fa paura.

Grazie di aver letto il mio racconto. Pace e bene a tutti!

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