Non Sono Riusciti a Dividersi il Divano. Racconto Italiano

Non riescono a dividere il divano.

«Divorzio, quindi? Allora divorzio», sbuffa Matteo, girando nervosamente per la stanza, aprendo e chiudendo inutilmente le ante dellarmadio.

«Pensavi che io ti guardassi tranquilla mentre fai gli occhi a tutti? Non ti conviene più!», urla Ginevra, buttando la sua borsa sul divano. «Divorzio e divisione dei beni! Raccogli i soldi e vattene. Questo è il mio appartamento.»

«Lappartamento può anche essere tuo, ma tutto quello che cè dentro è mio. Io lho comprato tutto.»

«Via, via, vai via!», strilla Ginevra, soffiandosi via la ciocca di capelli dal fronte. «Non ti voglio più vedere!»

Un anno fa Ginevra e Matteo si sono sposati per una grande amore. Non riuscivano a stare luno senza laltro.

Si sono incontrati per caso in una calda giornata di sole, camminando sul marciapiede verso luno e laltro. I loro sguardi si sono incrociati, hanno passato oltre, ma hanno ruotato nello stesso istante, hanno riso, si sono fermati e hanno iniziato a parlare.

Matteo laccompagna a casa. Restano insieme fino al tramonto. La mattina dopo si rincontrano di nuovo e non si separano più.

Tutto va alla grande fino a ieri, quando Ginevra si innamora di gelosia verso una compagna di classe incontrata per caso al centro commerciale.

Ginevra quasi non la riconosce: una giovane con le labbra gonfiate, la sua vecchia amica del liceo.

Che ti è successo? la afferra per la manica Nicoletta. Non mi riconosci? Ti ho vista da lontano, non sei cambiata, sei sempre la stessa, tutta grigia

Nicoletta? Scusa, non ti riconosco risponde Ginevra, confusa, temendo di offendere. Le sembra la madre di Nicoletta. Nicoletta ha copiato il suo look e pettinatura, sembra più vecchia di quindici anni della sua stessa madre.

Prendiamo un caffè? Chiacchieriamo propone Nicoletta. Le gambe mi fanno male, da stamattina corro, faccio acquisti. Il papà ha un anniversario, mi hanno mandato una lista e non riesco a trovare metà delle cose.

Perché no, ci fermiamo accetta Matteo, felice. Vorrei mangiare qualcosa, ho fame.

Ginevra non si oppone. Con Nicoletta non si vedeva dal diploma, quasi dieci anni. Voleva sapere di più sui compagni sparsi in giro.

Matteo ordina una cotoletta con verdure, le ragazze prendono gelato.

Ricordi Valerio? chiede Nicoletta a Ginevra, lanciandogli occhi a lato di Matteo. Il ragazzo di cui correvo dietro.

Lo ricordo, certo. Non è forse il contrario? Mi sembra che lo nascondessi nella spogliatoia.

Esatto! Non sai nulla. Ha corso dietro a me per due anni. Adesso a Milano si è stabilito, ha parenti lì, sembra aver trovato un buon lavoro. Mai avrei immaginato che fosse così.

Sì, ho visto foto nel gruppo. Pensavo fosse solo per una gita. E dove è Zaira Varla? Non la vedo più.

Non la conosco, è complicato. Ha avuto un bambino e lui è sparito. Tutti i ragazzi la hanno usata. E ricordi Vito Pahomov? Allultimo ballo mi invitava sempre al lento? continua Nicoletta, guardando Matteo. Si è sposato, poi divorziato. Mi manda cuoricini sotto le foto, non è il mio stile. E il tuo Gianluca? Sposato, è diventato agricoltore!

Da dove esce lui?

Non correvi dietro a lui? ride Nicoletta, fissando Matteo.

Matteo continua a mangiare la sua cotoletta, ignorando i pettegolezzi femminili. Ma Ginevra inizia a infiammarsi.

Non correvo dietro a Gianluca, ti stai confondendo estrae dallo zaino uno specchietto e un rossetto, si ritocca le labbra. Matteo, hai finito? È ora, ho fame.

Si alzano, si salutano. Nicoletta però non ha fretta di andare via:

Andate in macchina? Potete darmi un passaggio? Non voglio trascinare le borse sui mezzi.

Si siede sul sedile anteriore accanto a Matteo, mette le borse sulle ginocchia e aggiusta i capelli con un gesto civettuolo.

Pensavo foste ricchi, ma la vostra macchina è una cosina. Non vi concedono un buon finanziamento? Aiuterei mio marito a comprarne una più decente.

Senti, moglie? si volta ridendo a Ginevra. Che dicono gli intelligenti. Io volevo, ma tu costi troppo, ci rompiamo.

No, no, la macchina deve essere più affidabile insiste Nicoletta, gonfiando le labbra come una papera. Con quella non si può andare fuori città. Mio fratello, che vive in Europa, ha portato unauto qui. È impossibile paragonare! Ti do il numero, ti trova qualcosa di buono.

Si capisce subito chi è una donna daffari ride Ginevra. Aiuti tuo fratello negli affari? Va bene, dammi il numero, può servire un giorno.

Ginevra è in fibrillazione, seduta dietro Nicoletta, cerca di sembrare calma e allegra, trasformando in scherzo la conversazione che la irrita.

Appena tornano a casa, esplode:

Sono brava o cattiva? scatta su Matteo. Non gli hai lasciato comprare lauto? Hai risparmiato i soldi? Allora vai da quella bocca grande! Addio.

Sei impazzita? sorprende Matteo. Non capisci le battute, sei gelosa

Che cosa? Vieni, vieni, voglio sentire. Pensi che non ho visto i vostri occhi? Se non fossi in macchina ora, lavresti già presa! Mi umilia, e tu fai finta di nulla.

Basta, ne ho abbastanza. Un litigio per nulla, mi stanco.

Ah, sei stanco di me? Ti ho stancato? Lho capito. Non voglio più vederti. Divorzio! Non ci dubito più.

Che ti è venuto in mente?

Ho detto tutto.

Sai, se per una sciocchezza organizziamo scenette, forse è meglio separarsi.

Proprio così!

In realtà voleva solo farlo ragionare, spaventarlo. Pensava che chiedesse perdono, la calmasse. Non immaginava che la lite potesse prendere questa piega, ma non intendeva arretrare.

Divorzio, quindi divorzio dice Matteo, fermandosi al centro della stanza, guardandosi intorno. Divideremo i beni come si deve.

Lho sempre saputo, sei proprio un avaro.

Se pretendo giustizia, sono un avaro? Non sono uno sciocco da regalare tutto a una bambola capricciosa. Prendo i mobili, a te resta lappartamento.

Non è così. Abbiamo comprato i mobili insieme. Dividiamoli a metà: a me larmadio, a te il comò, a me il divano, a te il tavolo

Stop! Il tuo a metà è strano. E il divano lo prendo io, lho comprato con i miei soldi.

Vedo che è inutile negoziare. Il divano non te lo darò. Chiamo i genitori.

Ah, la grande artiglieria è pronta. Anchio suonerò il mio telefono.

I genitori arrivano subito. Prima cercano di riconciliere i giovani sposi, poi, capendo che sono troppo decisi, tirano fuori i conti:

Dalla vostra parte avete fornito lappartamento, per quanto poco, ma noi abbiamo pagato il matrimonio, aiutato con i mobili, lauto, le ristrutturazioni dellappartamento. Inoltre lo stipendio di Matteo è dieci volte quello di Ginevra. Lha mantenuta per un anno, comprandole scarpe e vestiti. Se si è giusto, allora è Ginevra a lasciarci tutto.

Il suocero resta in silenzio, asciugandosi il sudore dalla fronte con un fazzoletto grande. Si alterna tra il rosso e il pallido, ascoltando le liti della moglie senza osare intervenire.

La suocera è quasi senza fiato per tale arroganza. Prende un respiro profondo, apre bocca per dire tutto quello che pensa, ma il suocero le posa una mano sulla spalla:

Non serve, Annamaria. Dobbiamo andare in tribunale. Nessun avvocato ci farà risparmiare tempo o nervi.

Si alza e si dirige verso luscita, segnalando che la discussione è finita.

Ginevra, vieni con noi? chiede la madre.

No risponde Ginevra, assumendo una posizione di guardia. Difenderò lappartamento, in modo che nessuno rubi nulla di nascosto.

In tribunale, allora, in tribunale proclama la suocera a gran voce. Raccoglieremo tutte le ricevute, gli estratti bancari. Ti daranno tutto, poi dovrai ancora pagare. Tu, Matteo, resta lì a controllare che non sparisca né il cucchiaio né la padella. Andiamo, Gabriele, a raccogliere i documenti.

Sì, proprio così sogghigna Ginevra, quando rimangono sole. Madre, davvero è chiaro a chi sei.

E tu non hai ragione?

Dio, con chi mi sono messa! Potete impacchettare i vostri conti, ma lappartamento è mio, qui non arriverete. E il divano non lo do, non sperare. È mio! Portatemi tutto il resto se volete, ma non toccate il divano.

Abbiamo scelto il divano insieme, è tuo così come è mio. E il mio stipendio è molto più alto, è con quello che compravamo tutto. Ginevra, smettila di fare la saccente.

Io sono saccente? Davvero? Lui flirta con chiunque, e io sono qui a fare la guardia. Ho lavorato per te un anno: cuoca, addetta alle pulizie, lavanderia, lavapiatti! E in camera non mi lasciavi dormire!

Anche questo si paga? Che bello! scoppia a ridere Matteo.

Pensavi di aver trovato una schiava gratis? Hai comprato tutto, benefattore!

Ma davvero, hai comprato tutto. I miei genitori hanno sempre aiutato. La madre ha ragione. Il divano è mio, non me ne vado senza. Larmadio, il tappeto, il PC, anche la tua borsa lho comprata io.

Ti ho comprato un maglione, i guanti, persino la biancheria! Toglila!

Matteo inciampa al centro della stanza, alza le sopracciglia e si avvicina a lei, sghignazzando:

Resisti! Sto rimuovendo

Il divano è molto comodo, elastico

Al mattino si sveglia dallo sguardo beffardo di Matteo.

Perché ridi?

Penso che non voglio separarmi da questo divano fantastico.

Ah, il divano!

Con chi altro?

Giurami che non farai più gli occhi a questi fischietti! esige Ginevra, afferrando le orecchie di Matteo e guardandolo dritto negli occhi.

Lo giuro, più nessun fischietto ride lui. Sono pronto a tutto per il divano.

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