Non sono un’estranea, ma parte della mia storia

Perché credi di avere il diritto di decidere sul mio appartamento e di mettermi davanti il problema senza nemmeno parlarne? Ti chiedo! la voce di Orsola rimbombava di indignazione.

Andrea guardava la moglie con unespressione colpevole. Aveva appena concluso una telefonata con sua madre. Ora Orsola lo fissava sulla soglia del corridoio, come se fosse pronta a sfidarlo a duello.

Andrea alzò le mani in segno di pace e cercò di calmare la moglie:

Orsolina, senti la mamma è di passaggio a Roma per delle commissioni. Non vuole stare in albergo, capisci? È scomodo per lei. Sta per qualche giorno, al massimo una settimana, e vivrà con noi. Dai, Orsola

Orsola si appoggiò al davanzale, incrociò le braccia e i suoi occhi scuri scintillarono di fastidio.

Avresti potuto avvisarmi prima. Avresti potuto chiedermelo, invece di informarmi allultimo minuto, poco prima dellarrivo di tua madre. È scorretto, capisci?

Andrea si strofinò la nuca. La cucina sembrava troppo piccola per quel litigio; laria si addensava di tensione.

Lo so, è una seccatura, ma ho già promesso alla mamma. Non posso lasciarla per strada, vero? Mettiamoci nei panni sua balbettò nervosamente.

Andrea, espirò Orsola lentamente, massaggiandosi le tempie sai benissimo quanto odio gli ospiti inattesi. Non mi piace avere estranei sotto lo stesso tetto! Te lho detto più volte, ma sembra che i miei sentimenti non contino.

Mi dispiace, ti prego si alzò e si avvicinò a lei. Non succederà più, lo giuro. Solo questa volta

Orsola incrociò i suoi occhi imploranti e capì che non aveva scelta. La decisione era già presa: la promessa era fatta e la madre era in viaggio.

Va bene, sbatté la mano. Una sola volta, e basta! Gli ospiti devono venire a far visita, non a restare per una settimana intera! Hai capito?

Due ore dopo si sentì il campanello. Rosa Bianchi, la madre di Andrea, era in piedi sulla soglia con una piccola valigia e una borsa da viaggio. Il suo viso era illuminato da un sorriso quasi radioso, e Orsola non poté fare a meno di torcersi il naso.

Grazie, cara, esclamò la suocera allungando le braccia per un abbraccio. Devo fare degli esami al centro medico. Letà avanza, lo sai Qui in provincia la sanità è un po beh, capisci, sono venuta da voi.

Orsola la strinse meccanicamente, avvertendo lodore intenso di profumo economico mescolato al detersivo.

Entrate, accomodatevi, prese la valigia e la condusse nella stanza libera. Ecco la vostra camera; la cena sarà pronta tra mezzora.

A tavola Rosa Bianchi cominciò a chiacchierare:

Che vita dura qui al paese, cara. Non cè nemmeno una buona clinica, le farmacie sono poche, e lambulanza ci mette unora o più ad arrivare. Il medico è uno solo e diciamo, non è molto aggiornato.

Sì, la città è più comoda, rispose Orsola, servendosi del purè di patate. Ma dove abitano i tuoi figli?

In un appartamento con due stanze, rispose la suocera, fissando Orsola.

E perché vivi da sola? Prima del matrimonio, se non sbaglio, già abitavi da sola.

Orsola posò la forchetta, sentendo il dialogo virare verso un territorio scomodo.

Mi sono trasferita a diciannove anni, appena trovata un lavoro. Volevo indipendenza, capire da sola, risparmiare per comprare casa. spiegò.

Brava! esclamò Rosa con entusiasmo esagerato. Che donna forte! Non come quelle ragazze che cercano di appiccicarsi ai mariti!

Il tono della suocera era carico di una sottile ironia che fece sobbalzare Orsola, ma decise di non darci peso.

La settimana trascorse lentamente. Orsola rientrava dal lavoro e trovava Rosa a aiutarla in tutti i modi: lavava i piatti lasciando macchie, spostava il cibo in frigo, apriva confezioni sigillate e metteva a lavare delicati a 90 gradi. Ogni sera Orsola doveva rifare tutto, ma si consolava pensando che fosse temporaneo.

Quando se ne andrà tua madre? sussurrò una notte ad Andrea, mentre si mettevano a letto.

Domani, credo. Gli esami dovrebbero essere pronti.

Il settimo giorno Rosa, a colazione, annunciò con voce solenne:

Il dottore mi ha prescritto altri esami, rimarrò qui ancora due settimane per seguire la cura.

Orsola quasi sputò il caffè.

Signora Rosa, disse cercando di restare calma possiamo affittare un appartamento per lei, pagheremo noi, senza problemi. Così andrà meglio per tutti.

Il volto di Rosa cambiò allistante.

Cosa? Non voglio vivere separata! Sono venuta qui per rivedere te e tuo figlio. E mi stai cacciando via!

Non ti sto cacciando, intervenne Andrea. Puoi venire a trovarci quando vuoi, ma vivere fece una pausa, respirò a fondo Scusa, non sono abituato a condividere casa con estranei. È difficile per me.

Ma io non sono una sconosciuta! ribatté Rosa, irritata. Come puoi dire una cosa del genere?

Orsola, intervenne Andrea, non è giusto. È tua madre, non puoi trattarla così.

Orsola rimase in silenzio, osservando Andrea. Poi alzò la voce:

Lappartamento è mio. Non ho accettato che la tua mamma resti a lungo. Una settimana è una cosa, un mese è unaltra.

Che egoista! esclamò Rosa, agitandosi. Figlio, vedi con chi ti sei sposato? Con unegoista e una scortese!

Andrea arrossì, lacerato tra moglie e madre.

Per favore, Orsola implorò.

No, interruppe Orsola. Non voglio più discutere. Se non ti piace, la porta è lì, chiara e tonda.

Andrea e Rosa si scambiarono uno sguardo, poi si ritirarono nelle rispettive stanze, senza altre parole.

Orsola sentiva il fuoco del risentimento bruciare dentro di sé: come poteva il marito ignorare i suoi sentimenti, schierandosi così apertamente con la madre? Che famiglia erano diventati?

Il giorno seguente Orsola tornò a casa prima del solito. Rosa era seduta in soggiorno, con laria trionfante.

Allora, ti sei fatta una ragione? chiese, senza nemmeno salutare.

Orsola appese la giacca al pensile e contò mentalmente fino a dieci.

Una buona nuora avrebbe già chiesto scusa, accettando che la mamma del marito possa restare quanto vuole continuò Rosa. In realtà, sto pensando di vendere la casa di campagna, trasferirmi qui con voi, e più tardi comprare un appartamento più vicino. Ho bisogno di cure, a questetà è difficile stare da sola.

Orsola rimase immobile, come ipnotizzata. Il puzzle si completò: visita medica, esami, ritardo casuale. Era una prova, una verifica del terreno.

Capisco sussurrò Orsola. Vuoi trasferirti qui per sempre, allora?

E che cè di male? scrollò le spalle Rosa. La famiglia deve stare insieme.

Allora ti spiego bene la mia posizione disse Orsola, raddrizzandosi. Non voglio condividere il mio tetto con nessuno, tranne con mio marito. Se a lui non va bene, può andarsene, con te.

Cosa stai dicendo? impallidì Andrea. È mia madre!

È la mia casa, la mia vita. Decidi tu.

Oh, perbacco! esclamò Rosa, coprendosi il cuore. Andrea, ti rendi conto? Mi sta cacciando fuori!

Non è così. Ho proposto di affittare un appartamento. Nessuno vivrà qui in modo permanente, se non io e Andrea.

Andrea vacillava, rosso di rabbia e confusione.

Va bene! sbottò infine. Se sei così inflessibile, andiamo via! Prendi le tue cose, mamma.

Lappartamento si trasformò in un caos. Andrea e Rosa caricavano valigie, mentre Rosa continuava a rimproverare Orsola. Orsola rimaneva ferma.

Ti darò il divorzio! gridò Andrea dalla porta. Ascolta, ti do il divorzio! È la fine!

Lo aspetterò, rispose Orsola con calma.

Un mese dopo il divorzio fu finalizzato. Non cera nulla da dividere: lappartamento era patrimoniale, i risparmi minimi, nessun figlio, nessuna proprietà comune. Amici e conoscenti commentavano:

Orsola, come hai potuto? La suocera è una cattiva…

Ma i più cari, quelli che la conoscevano da sempre, la capivano:

Brava, Orsola, è stato il momento giusto. Meglio stare sola che vivere in perenne tensione.

Orsola aprì lapp di incontri sul cellulare. La vita andava avanti, e ora sapeva bene con chi negoziare in anticipo. E, per sicurezza, avrebbe anche stilato un contratto prematrimoniale, per non incappare più in situazioni così ironiche.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

13 − 4 =

Non sono un’estranea, ma parte della mia storia