La mia storia è iniziata quindici anni fa, in una calda giornata di primavera a Firenze. Una bambina dagli occhi verdi mi fissava per lunghe minute, poi allimprovviso mi domandò con voce tenera:
Ha una figlia?
No, risposi, sorpresa dal candore întrebării.
Lei sospirò profondamente, abbassando lo sguardo mentre un velo di tristezza attraversava il suo volto:
Non le piacerebbe averne una?
Mentre cercavo di capire il senso di quelle parole, la bambina parlò ancora, con una sincerità che mi trafisse il cuore:
Posso essere io tua figlia. Se, ovviamente, lo desideri…
La mia mente iniziò a correre lontano. Ho un figlio di ventanni, Lorenzo. Non avevo mai pensato a un altro figlio. Eppure quella frase, Una figlia non è mai di troppo, e i suoi occhi grandi e profondi mi lasciarono senza fiato.
Ho sempre sognato una figlia. Volevo una piccola principessa a cui comprare vestitini, cerchietti, bambole, con cui truccarmi e giocare a quei giochi solo da bambine. Ma avevo avuto un maschio e non avevo mai avuto il coraggio per un secondo bambino. Eppure pensai: sono ormai una donna adulta; potrò mai crescere una bambina adesso? Soprattutto dopo aver tanto desiderato una figlia?
E così, senza pensarci troppo, dissi:
Certo che sì!
Lei mi abbracciò con la forza di chi aspetta quella stretta da una vita intera, come se fossimo madre e figlia dal primo giorno della sua nascita.
In quellabbraccio mi donò tutta laffetto accumulato negli anni trascorsi in quellorfanotrofio sulle colline di Fiesole. Si chiamava Giulia e aveva cinque anni. Era arrivata lì che aveva appena diciotto mesi, dopo un terribile incidente stradale nella zona di San Giovanni dove persero la vita sette persone, compresi i suoi genitori. Da allora Giulia sognava una famiglia. Ma, come capita spesso, le adozioni si facevano attendere ed il suo sogno continuava a essere rimandato.
Non potete immaginare la gioia che raggiante le illuminava il volto quando imparava i nomi dei miei zii, dei cugini, dei nonni, aggiungendo nuovi rami allalbero della sua famiglia. Tutti la adoravano fin da subito: era una bambina piena damore, sempre pronta a donare un sorriso. Mio marito, Giorgio, inizialmente tentennava, ma si arrese subito al fascino di Giulia. In men che non si dica ci chiamava mamma e papà, e Giorgio non volle più separarsi da lei.
Giulia si ambientò facilmente: riusciva a stare al passo con i suoi coetanei. Quando iniziò la prima elementare nella scuola vicino Piazza della Signoria, si fece notare subito per la sua vivacità e il suo ragionamento brillante. Da poco, si è appassionata alla poesia: Giulia scrive versi che lasciano senza parole tutti quelli che le leggono. È diventata la beniamina di amici e parenti, ed io non posso che ringraziare il destino di avermi portata, quel giorno, proprio in quellorfanotrofio, cambiando per sempre la vita di entrambe.




