Non vedo l’ora di risposarmi! Alla desiderava ardentemente un matrimonio riuscito, dopo una delusione già vissuta. Aveva un figlio, Artemio, di vent’anni. …Tanto tempo fa, il marito fu colto in flagrante tradimento: Alla tornò un giorno prima da un viaggio di lavoro e trovò il marito mezzo spogliato che rifaceva in fretta il letto matrimoniale, mentre la migliore amica preparava il caffè in cucina… indossando la sua vestaglia! Una vera scena da manuale! Il divorzio fu immediato e l’amica traditrice cancellata per sempre da ogni contatto. Alla non volle nemmeno entrare nei dettagli scabrosi. C’era una colpa? Ci sarebbe stata anche la punizione. Mise l’uomo alla porta con tutte le sue cose e proibì al figlio di parlargli. Allora Alla non aveva ancora trent’anni. Da allora sono passati più di dieci anni. Alla ha ottenuto prima il dottorato, poi la libera docenza. A quarant’anni era ormai Professoressa Ordinaria di Filologia e dirigeva un dipartimento universitario. Stimata da colleghi e studenti, aveva trascorso dieci anni di solitudine femminile senza mai perdere la speranza di trovare un compagno degno. “È ancora presto per dedicarmi alla maglia e al ricamo,” pensava Alla. I pretendenti per la sua mano non mancavano, ma nessuno riusciva a conquistare veramente il suo cuore. Dopo il primo appuntamento un corteggiatore la chiese subito in sposa, si fece prestare dei soldi (“Siamo quasi una famiglia…”) e sparì. Un secondo cercava una madre per i suoi tre figli: era vedovo e la invitò direttamente a casa, chiedendole di preparare la cena per tutta la famiglia. Alla si prestò comunque, cucinò e sfamò i piccoli. Tornò a casa in lacrime: il cuore si stringeva per quei bambini… e per il padre, solo come un orfano. Ma sentiva che non avrebbe mai potuto assumersi il peso di una famiglia così numerosa. “Magari sono egoista…” si consolava. Con il passare degli anni, le possibilità si facevano sempre più rare. E proprio quando Alla aveva ormai perso le speranze e stava per voltare pagina su queste storie inconcludenti, sulla scena comparve Lui. …Uno studente algerino. Wahid aveva 28 anni. Un tempo aveva frequentato i suoi corsi all’università. Dopo la laurea era rimasto in città e aveva avviato una piccola attività. Un giorno Alla entrò in una stazione di servizio: Wahid ne era il proprietario. Si salutarono, ricordarono i tempi dell’università, risero insieme. Wahid le lasciò il suo biglietto da visita… non si sa mai! Così Alla cominciò ad andare regolarmente a fare il pieno da lui. E Wahid iniziò a corteggiarla: la invitava a cena fuori, a concerti di musica classica. Alla, però, si sentiva in imbarazzo e non credeva nelle sue intenzioni, rifiutando ogni invito. Ma Wahid non si arrendeva. Alla ricordava bene quanto fosse stato un ottimo studente: tenace, diligente, persino affascinante. Tutte le ragazze del dipartimento lo ammiravano mentre passava. Lui una volta le regalò una scatolina intagliata: dentro, un biglietto. Alla arrossì leggendolo, poi impallidì arrabbiandosi e strappò il messaggio in mille pezzi. C’era scritto: “Professoressa Alla! Vi amo!” Alla pensò subito a uno scherzo e restituì a Wahid la scatola scappando via. Il giorno dopo Wahid bussò alla porta del suo ufficio: – Professoressa, scusatemi. Non volevo offendervi. Mi piacete molto. Alla accettò le scuse: – Va bene Wahid, vai in aula; la lezione sta per cominciare. Fino alla laurea Wahid le fu distante, solo qualche sguardo di sfuggita. Ora la situazione si ripeteva e Alla era indecisa: accettare il corteggiamento o rifiutare? “Non sono più la sua professoressa. Siamo solo un uomo e una donna. Chi può dirlo?” pensava. Alla fine cedette al destino. …Iniziò una storia d’amore fugace. Il primo appuntamento con Wahid fu indimenticabile: lui la sorprendeva, era tenero, allegro, romantico. Nessuno l’aveva mai conquistata così. La differenza d’età non pesava affatto. Alla tornava ragazzina, Wahid era un uomo maturo. Alla italianizzò il nome di Wahid in Vadim; lui non si offendeva, e la chiamava a sua volta Alia. Alla era al settimo cielo, si sentiva finalmente desiderata. Fu un amore che bruciava. Ma Wahid non le propose mai di sposarlo. Aveva in mente di tornare in Algeria, e non voleva ribellarsi alla famiglia che già gli aveva trovato una sposa, una certa Khadija di 17 anni, di buona famiglia. Alla non avrebbe mai lasciato l’Italia, né il figlio né la madre. La famiglia di Wahid non avrebbe mai accettato una “vecchia” sposa straniera. “Meglio il pane secco della propria terra che le torte altrui,” pensava Alla. Così decise di regalare a Wahid tutto l’amore e la tenerezza che aveva dentro, anche se fosse stata l’ultima cosa. “Quanto ancora mi resta di felicità? Quello che viene lo vivrò fino in fondo!” raccontava alla mamma. La madre era contraria: – Alluccia! Perché proprio uno straniero? Non ti bastano i nostri ‘Vadimi’? Non vi darò mai la mia benedizione! Tuo marito ancora ti corteggia. Non lo hai notato? Dovresti perdonarlo! Skày, tuo figlio è legatissimo a lui! – piangeva la madre. – Ma mamma, Dima mi ha tradita! Hai dimenticato? – ribatteva Alla. – Santo cielo! Si è pentito cento volte! E poi, hai la tua parte di colpa. Tutta presa dal tuo lavoro, hai trascurato tuo marito. E si sa, un uomo lasciato solo… chiunque può portartelo via, – insisteva la madre. – E tu allora, mamma, perché non hai perdonato papà? Anche lui si era pentito… – ribatteva Alla. – Eh, bella mia, che paragone! Tuo padre se n’è andato quando ancora non eri nata, ha avuto tre figli fuori casa e poi è tornato a vedere te. Ma che avrei dovuto fare? Portarmi a casa pure i suoi figli? No! Invece Dima è qui, da dieci anni. Sta solo aspettando che lo chiami… e anche Artemio gli vuole bene – concluse la mamma. – Mamma, non ho intenzione di sposare Wahid. Sono troppo vecchia per lui. Aspetterò che sia lui a lasciarmi. Poi, si vedrà… – disse Alla malinconica. – Eh, figlia mia… anche la vecchia cavalla ama il fieno dolce… – sospirò la mamma. …Dopo tre anni Wahid salutò Alla: “Resterò in contatto con te, amore mio,” fu tutto ciò che disse. Alla era preparata all’inevitabile, ma fu amarissimo lasciarlo andare a Khadija. Wahid come ultimo dono le regalò la scatola intagliata, con dentro un anello speciale, due angioletti che tenevano un cuore di diamante. – Lascio il mio cuore a te, Alia, – la baciò appassionatamente. E volò via verso l’Algeria. …Un anno dopo, Wahid le mandò la foto del suo matrimonio e la dedica: “Mia moglie Khadija.” Un anno dopo ancora, la foto della seconda sposa: “Mia seconda moglie, Maryam.” Wahid spiegava ad Alla che in Algeria la poligamia è legale. Alla osservava questi “resoconti” di vita con distacco: “Cosa ne sapete voi, giovani colombe, del vero amore?” Le faceva solo un po’ di tenerezza lo sguardo triste dello sposo. Forse, in fondo, ancora la amava… ma si sa, anche l’amore invecchia quando ne arriva uno nuovo. …La favola era finita, la pagina voltata. Nel frattempo anche il figlio di Alla si era sposato e le aveva portato una nuora in casa. Quando nacque la nipotina, Alla chiese di chiamarla Alia. Voleva che la memoria di quell’amore restasse per sempre nel cuore. Alla perdonò (forse solo ebbe pietà) anche l’ex marito. Il passato era perdonato. Dima cercò il contatto tramite la suocera, che riuscì a convincere Alla a riaccoglierlo: – Ha capito i suoi errori. E poi, chi di noi è senza peccato? Il peccato non cammina nei boschi ma tra la gente. Non tutti sanno resistere alle tentazioni. …Alla e Dima ora vivono insieme, e cercano di non separarsi più. E poi Alla ha finalmente fatto un corso di maglia… e ora sferruzza calzini con motivi arabi per la sua amata nipotina Alia.

NON VEDO LORA DI RISPOSARMI

A Loredana bruciava il desiderio di sistemarsi bene in matrimonio. Invece, una volta male cera già rimasta.
Aveva un figlio, Tommaso, ventanni appena compiuti.
Tanto tempo fa, il marito era stato sorpreso in uninfedeltà davvero spettacolare. Loredana tornò da una missione di lavoro con un giorno danticipo. Trovò il marito, mezzo nudo, che rimboccava le lenzuola nel loro letto matrimoniale. E la sua miglior amica in cucina, intenta a preparare un caffè nel suo kimono di seta!
Sembra una sceneggiatura di un vecchio film di Totò! Il divorzio fu immediato. Lamica traditrice cancellata per sempre da ogni rubrica. Loredana si rifiutò di addentrarsi nei dettagli squallidi. Colpevole? Pena. Mise il marito alla porta con tutte le sue cose, e vietò al figlio di parlargli. Allepoca Loredana non aveva neanche trentanni.
Passarono più di dieci anni. Nel frattempo, prese prima la laurea specialistica e poi il dottorato.
A quarantanni divenne professoressa ordinaria di linguistica. Era a capo del dipartimento di lettere delluniversità didattica.
Aveva tutta la stima come studiosa. Nei dieci lunghi anni di solitudine femminile, non perse mai la speranza di trovare qualcuno che le stesse davvero accanto. Non si sentiva pronta a passare la vita con ferri e rocchetti di cotone.
Non mancavano pretendenti. Ma nessuno si fermò davvero nel porto della sua anima. Uno, dopo appena il primo appuntamento, la chiese in sposa. Le chiese in prestito dei soldi (“Ma siamo ormai quasi famiglia…”) e bruciò la terra.
Un altro cercava madre per i suoi figli. Vedovo, la invitò subito a casa. Le chiese di preparare una cena gustosa per tutta la famiglia. Loredana non era pronta a simili accoglienze calorose. Eppure cucinò, sfamò tutti: tre bambini di tutte le taglie e le età.
Tornò a casa, scoppiò in lacrime. Quei bambini, quel padre, le fecero unenorme tenerezza. Lui stesso, sembrava un orfano. Ma trascinarsi quella carovana sulle spalle, no, Loredana proprio non poteva. “Forse sono unegoista” si autoassolveva.
Con gli anni le occasioni si fecero sempre più rare. E quando Loredana, frustrata, ormai meditava di chiudere col gran punto esclamativo tutte queste storie inconcludenti, Lui si affacciò allorizzonte.
Uno studente algerino. Si chiamava Wahid, ventotto anni. Studiava nel corso di Loredana. Era stato suo allievo. Dopo la laurea Wahid era rimasto a Trieste e aveva aperto un piccolo distributore di benzina.
Un giorno Loredana si fermò a fare il pieno. Wahid era il proprietario del distributore.
Si misero a chiacchierare, ricordarono i tempi delluniversità, risero insieme. Wahid dalla tasca tirò fuori un suo biglietto da visita. “Non si sa mai” E così, Loredana iniziò a fare benzina sempre lì, una volta a settimana. Wahid le fece una corte gentile.
La invitava al ristorante, a un concerto di musica sinfonica. Loredana si schermiva, non credeva alle buone intenzioni di un ex studente. Rifiutò ogni invito.
Wahid però non desistette. Loredana si ricordava bene di lui: diverso dagli altri, determinato, studioso con passione. Parva un italiano doc a sentirlo parlare. Alluniversità sembrava una di quelle rare statue orientali: tutto il dipartimento lo ammirava sottovoce, e le studentesse sospiravano al suo passaggio. Una volta Wahid le aveva donato uno scrigno intarsiato: dentro cera un biglietto.
Loredana, letta la lettera, dapprima arrossì, poi impallidì. Stracciò furiosa la dichiarazione di Wahid in mille pezzetti. Sul foglio cera scritto: “Professoressa Loredana, la amo!”
Loredana prese subito la cosa come una presa in giro. Restituì lo scrigno a Wahid e scappò via.
Il giorno dopo, Wahid bussò alla porta dellufficio:
-Professoressa Loredana, mi perdoni. Non volevo offenderla. Lei mi piace molto.
Loredana accettò le scuse:
-Bene Wahid, va in aula. Comincia la lezione.
Per tutta la laurea Wahid non le si avvicinò più. Solo ogni tanto la guardava di sottecchi. E ora la storia si ripeteva.
Loredana era confusa. Accettare la corte? Rifiutare? “Ora non sono più la sua prof. Siamo solo uomo e donna. E se la sorte giocasse con noi?” pensava tra sé.
Infine si abbandonò al caso.
Fu linizio di una storia veloce, effimera come la nebbia.
Il primo appuntamento con Wahid fu magico. Riuscì a sorprendere Loredana: tenero, divertente e romantico. Suonava una musica sconosciuta per Loredana. La differenza detà non le pesava. Loredana sapeva essere bambina e donna insieme, e Wahid adulto come un saggio.
Lei lo soprannominò Vanni. E lui la ribattezzò Lia. Loredana camminava sulle nuvole. Per la prima volta si sentiva desiderata davvero. La fiamma della passione era accesa.
Wahid non le chiese mai di sposarlo. Doveva rientrare in Algeria. Non aveva coraggio di disubbidire alla famiglia. La madre gli aveva già trovato una fidanzata: si chiamava Khadija. Diciassette anni. Ragazza perbene. Loredana non avrebbe mai potuto abbandonare la sua Italia. Come lasciare il figlio, la mamma? Impossibile. Difficile essere la benvenuta, alla loro tavola, come straniera matura. Non era destino.
Meglio una fetta di pane a casa propria, che una torta in casa daltri.
Così Loredana decise di offrire tutto lamore e la dolcezza che aveva a Wahid, costasse quel che costasse.
“Quanta felicità da donna mi resta ancora? Pochissimo. Amerò questuomo come se non ci fosse un domani! Mi berrò ogni goccia!” confidava alla madre.
La madre era irremovibile contro lo straniero.
-Lory, ma chi te lo fa fare? Cosa te ne fai di un musulmano? Non bastano i nostri Giovanni? Non ti darò mai la mia benedizione! Tuo marito si fa vedere ogni settimana. Sta lì che ti gira attorno. Ma non te ne accorgi?
-Mamma, Gianni mi ha tradita! Hai dimenticato? ribatteva Loredana.
-Dio mio! Si è pentito ormai cento volte! E poi, un po di colpa ce lhai anche tu. Sempre presa dai tuoi studi e gli uomini lasciati soli, fanno la fine del formaggio fuor dal frigo. E le donne li cacciano in un attimo. Lui non è tipo da scegliere troppo.- non mollava la madre.
-E tu, mamma mia, perché non hai mai perdonato il papà? Anche lui si era pentito, rispondeva Loredana.
-Non paragonare! Tuo padre se nè andato ancora prima che tu nascessi. E ha avuto altri tre figli altrove, poi è tornato per guardarti. Che ci dovevo fare con uno così? E portar via un padre a tre bambini? No! Invece Gianni aspetta da dieci anni. Tommaso gli vuole un bene dellanima! concluse la madre.
-Mamma, non voglio sposare Wahid. Sono troppo vecchia per lui. Aspetterò che sia lui a lasciarmi per primo. Io, non saprei. Poi si vedrà – sussurrò pensierosa Loredana.
-Vecchia sì, ma anche una brutta ciabatta sogna la vetrina sospirò la madre.
Tre anni più tardi, Wahid salutò Loredana. «Ti porterò nel cuore, amore mio,» riuscì solo a dire.
Loredana sapeva che sarebbe finita così. Ma ammetterlo fu amarissimo. Wahid lasciò Loredana alla giovanissima Khadija. Per laddio, le regalò ancora quello stesso scrigno intarsiato con cui tutto era iniziato. Dentro cera un anello strano, con due angioletti che stringevano un cuoricino di diamanti.
-Lascerò il mio cuore con te, Lia, Wahid baciò Loredana.
Poi partì per lAlgeria.
Un anno dopo arrivò una foto di matrimonio: “Questa è mia moglie Khadija.” Un altro anno, unaltra foto di nozze: “Questa è Maryam, la mia seconda moglie.” Wahid raccontava che in Algeria la poligamia era legalizzata.
Guardando queste “notizie” dalla vita di Wahid, Loredana non provava più nemmeno gelosia. Cosa ne sanno le colombe acerbe della dolcezza damore? Le dava un tranquillo senso di tristezza lo sguardo velato dello sposo. Forse, ancora sentiva la mancanza. Magari lamava ancora? Chissà Il tempo ossida perfino lacciaio, figuriamoci i sentimenti.
La favola finì. La pagina era girata. Nel mentre, anche suo figlio Tommaso si sposò, e portò a casa la nuora. Alla nascita della nipotina, Loredana chiese di chiamarla Lia. Perché quella storia un po bruciante damore restasse per sempre, almeno nel ricordo.
Concesse il perdono allex marito. Era scivolato, laveva pagata. Gianni tornò a farsi vedere, era la madre a spingere verso la riconciliazione:
-Ormai ha capito i suoi errori. E poi, chi può dire di non aver mai sbagliato? Il peccato cammina tra la gente, non tra gli alberi. Non è da tutti sapersi proteggere dalle tentazioni.
Gianni e Loredana tornarono una famiglia. Fanno del loro meglio per non separarsi mai più.
In più, Loredana concluse un corso di maglia. Ora fa calzini alla nipotina Lia, con disegni maghrebini sulle punteE durante le serate dinverno, davanti al fuoco acceso, Loredana lavorava a maglia coperte per la nipotina Lia. Le bimbe correvano per casa, Tommaso le raccontava storie di principesse e regine. Gianni, invecchiato ma più saggio, le portava il tè, e ogni tanto sussurrava: Sai, in fondo non vedo lora di risposarti.

Loredana rideva. Questa volta, la scelta non era più di necessità o di ripiego. Era una cosa dolce, semplice, come il burro spalmato sul pane del mattino. Certe ferite avevano lasciato cicatrici leggere, nascoste sotto i polsi delle camicie tricot.

Una sera, con la neve che cadeva lenta, guardò la vecchia scatola intarsiata. La aprì e trovò lanello ancora lì, i due angioletti sempre abbracciati. A quel simbolo sorrise: a volte bisogna lasciare andare le fiabe, per far spazio alle verità. E ogni tanto, le verità sono più leggere di quanto avessimo mai sognato.

Fu allora che capì: nella vita non si vince, né si perde davvero. Si impara. E Loredana, tra le sue maglie e i suoi libri, fra nuovi inizi e vecchie promesse, si sentì finalmente a casa.

Finalmente felice, pronta volendo, chissà persino a dire di sì ancora una volta.

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Non vedo l’ora di risposarmi! Alla desiderava ardentemente un matrimonio riuscito, dopo una delusione già vissuta. Aveva un figlio, Artemio, di vent’anni. …Tanto tempo fa, il marito fu colto in flagrante tradimento: Alla tornò un giorno prima da un viaggio di lavoro e trovò il marito mezzo spogliato che rifaceva in fretta il letto matrimoniale, mentre la migliore amica preparava il caffè in cucina… indossando la sua vestaglia! Una vera scena da manuale! Il divorzio fu immediato e l’amica traditrice cancellata per sempre da ogni contatto. Alla non volle nemmeno entrare nei dettagli scabrosi. C’era una colpa? Ci sarebbe stata anche la punizione. Mise l’uomo alla porta con tutte le sue cose e proibì al figlio di parlargli. Allora Alla non aveva ancora trent’anni. Da allora sono passati più di dieci anni. Alla ha ottenuto prima il dottorato, poi la libera docenza. A quarant’anni era ormai Professoressa Ordinaria di Filologia e dirigeva un dipartimento universitario. Stimata da colleghi e studenti, aveva trascorso dieci anni di solitudine femminile senza mai perdere la speranza di trovare un compagno degno. “È ancora presto per dedicarmi alla maglia e al ricamo,” pensava Alla. I pretendenti per la sua mano non mancavano, ma nessuno riusciva a conquistare veramente il suo cuore. Dopo il primo appuntamento un corteggiatore la chiese subito in sposa, si fece prestare dei soldi (“Siamo quasi una famiglia…”) e sparì. Un secondo cercava una madre per i suoi tre figli: era vedovo e la invitò direttamente a casa, chiedendole di preparare la cena per tutta la famiglia. Alla si prestò comunque, cucinò e sfamò i piccoli. Tornò a casa in lacrime: il cuore si stringeva per quei bambini… e per il padre, solo come un orfano. Ma sentiva che non avrebbe mai potuto assumersi il peso di una famiglia così numerosa. “Magari sono egoista…” si consolava. Con il passare degli anni, le possibilità si facevano sempre più rare. E proprio quando Alla aveva ormai perso le speranze e stava per voltare pagina su queste storie inconcludenti, sulla scena comparve Lui. …Uno studente algerino. Wahid aveva 28 anni. Un tempo aveva frequentato i suoi corsi all’università. Dopo la laurea era rimasto in città e aveva avviato una piccola attività. Un giorno Alla entrò in una stazione di servizio: Wahid ne era il proprietario. Si salutarono, ricordarono i tempi dell’università, risero insieme. Wahid le lasciò il suo biglietto da visita… non si sa mai! Così Alla cominciò ad andare regolarmente a fare il pieno da lui. E Wahid iniziò a corteggiarla: la invitava a cena fuori, a concerti di musica classica. Alla, però, si sentiva in imbarazzo e non credeva nelle sue intenzioni, rifiutando ogni invito. Ma Wahid non si arrendeva. Alla ricordava bene quanto fosse stato un ottimo studente: tenace, diligente, persino affascinante. Tutte le ragazze del dipartimento lo ammiravano mentre passava. Lui una volta le regalò una scatolina intagliata: dentro, un biglietto. Alla arrossì leggendolo, poi impallidì arrabbiandosi e strappò il messaggio in mille pezzi. C’era scritto: “Professoressa Alla! Vi amo!” Alla pensò subito a uno scherzo e restituì a Wahid la scatola scappando via. Il giorno dopo Wahid bussò alla porta del suo ufficio: – Professoressa, scusatemi. Non volevo offendervi. Mi piacete molto. Alla accettò le scuse: – Va bene Wahid, vai in aula; la lezione sta per cominciare. Fino alla laurea Wahid le fu distante, solo qualche sguardo di sfuggita. Ora la situazione si ripeteva e Alla era indecisa: accettare il corteggiamento o rifiutare? “Non sono più la sua professoressa. Siamo solo un uomo e una donna. Chi può dirlo?” pensava. Alla fine cedette al destino. …Iniziò una storia d’amore fugace. Il primo appuntamento con Wahid fu indimenticabile: lui la sorprendeva, era tenero, allegro, romantico. Nessuno l’aveva mai conquistata così. La differenza d’età non pesava affatto. Alla tornava ragazzina, Wahid era un uomo maturo. Alla italianizzò il nome di Wahid in Vadim; lui non si offendeva, e la chiamava a sua volta Alia. Alla era al settimo cielo, si sentiva finalmente desiderata. Fu un amore che bruciava. Ma Wahid non le propose mai di sposarlo. Aveva in mente di tornare in Algeria, e non voleva ribellarsi alla famiglia che già gli aveva trovato una sposa, una certa Khadija di 17 anni, di buona famiglia. Alla non avrebbe mai lasciato l’Italia, né il figlio né la madre. La famiglia di Wahid non avrebbe mai accettato una “vecchia” sposa straniera. “Meglio il pane secco della propria terra che le torte altrui,” pensava Alla. Così decise di regalare a Wahid tutto l’amore e la tenerezza che aveva dentro, anche se fosse stata l’ultima cosa. “Quanto ancora mi resta di felicità? Quello che viene lo vivrò fino in fondo!” raccontava alla mamma. La madre era contraria: – Alluccia! Perché proprio uno straniero? Non ti bastano i nostri ‘Vadimi’? Non vi darò mai la mia benedizione! Tuo marito ancora ti corteggia. Non lo hai notato? Dovresti perdonarlo! Skày, tuo figlio è legatissimo a lui! – piangeva la madre. – Ma mamma, Dima mi ha tradita! Hai dimenticato? – ribatteva Alla. – Santo cielo! Si è pentito cento volte! E poi, hai la tua parte di colpa. Tutta presa dal tuo lavoro, hai trascurato tuo marito. E si sa, un uomo lasciato solo… chiunque può portartelo via, – insisteva la madre. – E tu allora, mamma, perché non hai perdonato papà? Anche lui si era pentito… – ribatteva Alla. – Eh, bella mia, che paragone! Tuo padre se n’è andato quando ancora non eri nata, ha avuto tre figli fuori casa e poi è tornato a vedere te. Ma che avrei dovuto fare? Portarmi a casa pure i suoi figli? No! Invece Dima è qui, da dieci anni. Sta solo aspettando che lo chiami… e anche Artemio gli vuole bene – concluse la mamma. – Mamma, non ho intenzione di sposare Wahid. Sono troppo vecchia per lui. Aspetterò che sia lui a lasciarmi. Poi, si vedrà… – disse Alla malinconica. – Eh, figlia mia… anche la vecchia cavalla ama il fieno dolce… – sospirò la mamma. …Dopo tre anni Wahid salutò Alla: “Resterò in contatto con te, amore mio,” fu tutto ciò che disse. Alla era preparata all’inevitabile, ma fu amarissimo lasciarlo andare a Khadija. Wahid come ultimo dono le regalò la scatola intagliata, con dentro un anello speciale, due angioletti che tenevano un cuore di diamante. – Lascio il mio cuore a te, Alia, – la baciò appassionatamente. E volò via verso l’Algeria. …Un anno dopo, Wahid le mandò la foto del suo matrimonio e la dedica: “Mia moglie Khadija.” Un anno dopo ancora, la foto della seconda sposa: “Mia seconda moglie, Maryam.” Wahid spiegava ad Alla che in Algeria la poligamia è legale. Alla osservava questi “resoconti” di vita con distacco: “Cosa ne sapete voi, giovani colombe, del vero amore?” Le faceva solo un po’ di tenerezza lo sguardo triste dello sposo. Forse, in fondo, ancora la amava… ma si sa, anche l’amore invecchia quando ne arriva uno nuovo. …La favola era finita, la pagina voltata. Nel frattempo anche il figlio di Alla si era sposato e le aveva portato una nuora in casa. Quando nacque la nipotina, Alla chiese di chiamarla Alia. Voleva che la memoria di quell’amore restasse per sempre nel cuore. Alla perdonò (forse solo ebbe pietà) anche l’ex marito. Il passato era perdonato. Dima cercò il contatto tramite la suocera, che riuscì a convincere Alla a riaccoglierlo: – Ha capito i suoi errori. E poi, chi di noi è senza peccato? Il peccato non cammina nei boschi ma tra la gente. Non tutti sanno resistere alle tentazioni. …Alla e Dima ora vivono insieme, e cercano di non separarsi più. E poi Alla ha finalmente fatto un corso di maglia… e ora sferruzza calzini con motivi arabi per la sua amata nipotina Alia.