NON VEDO LORA DI RISPOSARMI
A Loredana bruciava il desiderio di sistemarsi bene in matrimonio. Invece, una volta male cera già rimasta.
Aveva un figlio, Tommaso, ventanni appena compiuti.
Tanto tempo fa, il marito era stato sorpreso in uninfedeltà davvero spettacolare. Loredana tornò da una missione di lavoro con un giorno danticipo. Trovò il marito, mezzo nudo, che rimboccava le lenzuola nel loro letto matrimoniale. E la sua miglior amica in cucina, intenta a preparare un caffè nel suo kimono di seta!
Sembra una sceneggiatura di un vecchio film di Totò! Il divorzio fu immediato. Lamica traditrice cancellata per sempre da ogni rubrica. Loredana si rifiutò di addentrarsi nei dettagli squallidi. Colpevole? Pena. Mise il marito alla porta con tutte le sue cose, e vietò al figlio di parlargli. Allepoca Loredana non aveva neanche trentanni.
Passarono più di dieci anni. Nel frattempo, prese prima la laurea specialistica e poi il dottorato.
A quarantanni divenne professoressa ordinaria di linguistica. Era a capo del dipartimento di lettere delluniversità didattica.
Aveva tutta la stima come studiosa. Nei dieci lunghi anni di solitudine femminile, non perse mai la speranza di trovare qualcuno che le stesse davvero accanto. Non si sentiva pronta a passare la vita con ferri e rocchetti di cotone.
Non mancavano pretendenti. Ma nessuno si fermò davvero nel porto della sua anima. Uno, dopo appena il primo appuntamento, la chiese in sposa. Le chiese in prestito dei soldi (“Ma siamo ormai quasi famiglia…”) e bruciò la terra.
Un altro cercava madre per i suoi figli. Vedovo, la invitò subito a casa. Le chiese di preparare una cena gustosa per tutta la famiglia. Loredana non era pronta a simili accoglienze calorose. Eppure cucinò, sfamò tutti: tre bambini di tutte le taglie e le età.
Tornò a casa, scoppiò in lacrime. Quei bambini, quel padre, le fecero unenorme tenerezza. Lui stesso, sembrava un orfano. Ma trascinarsi quella carovana sulle spalle, no, Loredana proprio non poteva. “Forse sono unegoista” si autoassolveva.
Con gli anni le occasioni si fecero sempre più rare. E quando Loredana, frustrata, ormai meditava di chiudere col gran punto esclamativo tutte queste storie inconcludenti, Lui si affacciò allorizzonte.
Uno studente algerino. Si chiamava Wahid, ventotto anni. Studiava nel corso di Loredana. Era stato suo allievo. Dopo la laurea Wahid era rimasto a Trieste e aveva aperto un piccolo distributore di benzina.
Un giorno Loredana si fermò a fare il pieno. Wahid era il proprietario del distributore.
Si misero a chiacchierare, ricordarono i tempi delluniversità, risero insieme. Wahid dalla tasca tirò fuori un suo biglietto da visita. “Non si sa mai” E così, Loredana iniziò a fare benzina sempre lì, una volta a settimana. Wahid le fece una corte gentile.
La invitava al ristorante, a un concerto di musica sinfonica. Loredana si schermiva, non credeva alle buone intenzioni di un ex studente. Rifiutò ogni invito.
Wahid però non desistette. Loredana si ricordava bene di lui: diverso dagli altri, determinato, studioso con passione. Parva un italiano doc a sentirlo parlare. Alluniversità sembrava una di quelle rare statue orientali: tutto il dipartimento lo ammirava sottovoce, e le studentesse sospiravano al suo passaggio. Una volta Wahid le aveva donato uno scrigno intarsiato: dentro cera un biglietto.
Loredana, letta la lettera, dapprima arrossì, poi impallidì. Stracciò furiosa la dichiarazione di Wahid in mille pezzetti. Sul foglio cera scritto: “Professoressa Loredana, la amo!”
Loredana prese subito la cosa come una presa in giro. Restituì lo scrigno a Wahid e scappò via.
Il giorno dopo, Wahid bussò alla porta dellufficio:
-Professoressa Loredana, mi perdoni. Non volevo offenderla. Lei mi piace molto.
Loredana accettò le scuse:
-Bene Wahid, va in aula. Comincia la lezione.
Per tutta la laurea Wahid non le si avvicinò più. Solo ogni tanto la guardava di sottecchi. E ora la storia si ripeteva.
Loredana era confusa. Accettare la corte? Rifiutare? “Ora non sono più la sua prof. Siamo solo uomo e donna. E se la sorte giocasse con noi?” pensava tra sé.
Infine si abbandonò al caso.
Fu linizio di una storia veloce, effimera come la nebbia.
Il primo appuntamento con Wahid fu magico. Riuscì a sorprendere Loredana: tenero, divertente e romantico. Suonava una musica sconosciuta per Loredana. La differenza detà non le pesava. Loredana sapeva essere bambina e donna insieme, e Wahid adulto come un saggio.
Lei lo soprannominò Vanni. E lui la ribattezzò Lia. Loredana camminava sulle nuvole. Per la prima volta si sentiva desiderata davvero. La fiamma della passione era accesa.
Wahid non le chiese mai di sposarlo. Doveva rientrare in Algeria. Non aveva coraggio di disubbidire alla famiglia. La madre gli aveva già trovato una fidanzata: si chiamava Khadija. Diciassette anni. Ragazza perbene. Loredana non avrebbe mai potuto abbandonare la sua Italia. Come lasciare il figlio, la mamma? Impossibile. Difficile essere la benvenuta, alla loro tavola, come straniera matura. Non era destino.
Meglio una fetta di pane a casa propria, che una torta in casa daltri.
Così Loredana decise di offrire tutto lamore e la dolcezza che aveva a Wahid, costasse quel che costasse.
“Quanta felicità da donna mi resta ancora? Pochissimo. Amerò questuomo come se non ci fosse un domani! Mi berrò ogni goccia!” confidava alla madre.
La madre era irremovibile contro lo straniero.
-Lory, ma chi te lo fa fare? Cosa te ne fai di un musulmano? Non bastano i nostri Giovanni? Non ti darò mai la mia benedizione! Tuo marito si fa vedere ogni settimana. Sta lì che ti gira attorno. Ma non te ne accorgi?
-Mamma, Gianni mi ha tradita! Hai dimenticato? ribatteva Loredana.
-Dio mio! Si è pentito ormai cento volte! E poi, un po di colpa ce lhai anche tu. Sempre presa dai tuoi studi e gli uomini lasciati soli, fanno la fine del formaggio fuor dal frigo. E le donne li cacciano in un attimo. Lui non è tipo da scegliere troppo.- non mollava la madre.
-E tu, mamma mia, perché non hai mai perdonato il papà? Anche lui si era pentito, rispondeva Loredana.
-Non paragonare! Tuo padre se nè andato ancora prima che tu nascessi. E ha avuto altri tre figli altrove, poi è tornato per guardarti. Che ci dovevo fare con uno così? E portar via un padre a tre bambini? No! Invece Gianni aspetta da dieci anni. Tommaso gli vuole un bene dellanima! concluse la madre.
-Mamma, non voglio sposare Wahid. Sono troppo vecchia per lui. Aspetterò che sia lui a lasciarmi per primo. Io, non saprei. Poi si vedrà – sussurrò pensierosa Loredana.
-Vecchia sì, ma anche una brutta ciabatta sogna la vetrina sospirò la madre.
Tre anni più tardi, Wahid salutò Loredana. «Ti porterò nel cuore, amore mio,» riuscì solo a dire.
Loredana sapeva che sarebbe finita così. Ma ammetterlo fu amarissimo. Wahid lasciò Loredana alla giovanissima Khadija. Per laddio, le regalò ancora quello stesso scrigno intarsiato con cui tutto era iniziato. Dentro cera un anello strano, con due angioletti che stringevano un cuoricino di diamanti.
-Lascerò il mio cuore con te, Lia, Wahid baciò Loredana.
Poi partì per lAlgeria.
Un anno dopo arrivò una foto di matrimonio: “Questa è mia moglie Khadija.” Un altro anno, unaltra foto di nozze: “Questa è Maryam, la mia seconda moglie.” Wahid raccontava che in Algeria la poligamia era legalizzata.
Guardando queste “notizie” dalla vita di Wahid, Loredana non provava più nemmeno gelosia. Cosa ne sanno le colombe acerbe della dolcezza damore? Le dava un tranquillo senso di tristezza lo sguardo velato dello sposo. Forse, ancora sentiva la mancanza. Magari lamava ancora? Chissà Il tempo ossida perfino lacciaio, figuriamoci i sentimenti.
La favola finì. La pagina era girata. Nel mentre, anche suo figlio Tommaso si sposò, e portò a casa la nuora. Alla nascita della nipotina, Loredana chiese di chiamarla Lia. Perché quella storia un po bruciante damore restasse per sempre, almeno nel ricordo.
Concesse il perdono allex marito. Era scivolato, laveva pagata. Gianni tornò a farsi vedere, era la madre a spingere verso la riconciliazione:
-Ormai ha capito i suoi errori. E poi, chi può dire di non aver mai sbagliato? Il peccato cammina tra la gente, non tra gli alberi. Non è da tutti sapersi proteggere dalle tentazioni.
Gianni e Loredana tornarono una famiglia. Fanno del loro meglio per non separarsi mai più.
In più, Loredana concluse un corso di maglia. Ora fa calzini alla nipotina Lia, con disegni maghrebini sulle punteE durante le serate dinverno, davanti al fuoco acceso, Loredana lavorava a maglia coperte per la nipotina Lia. Le bimbe correvano per casa, Tommaso le raccontava storie di principesse e regine. Gianni, invecchiato ma più saggio, le portava il tè, e ogni tanto sussurrava: Sai, in fondo non vedo lora di risposarti.
Loredana rideva. Questa volta, la scelta non era più di necessità o di ripiego. Era una cosa dolce, semplice, come il burro spalmato sul pane del mattino. Certe ferite avevano lasciato cicatrici leggere, nascoste sotto i polsi delle camicie tricot.
Una sera, con la neve che cadeva lenta, guardò la vecchia scatola intarsiata. La aprì e trovò lanello ancora lì, i due angioletti sempre abbracciati. A quel simbolo sorrise: a volte bisogna lasciare andare le fiabe, per far spazio alle verità. E ogni tanto, le verità sono più leggere di quanto avessimo mai sognato.
Fu allora che capì: nella vita non si vince, né si perde davvero. Si impara. E Loredana, tra le sue maglie e i suoi libri, fra nuovi inizi e vecchie promesse, si sentì finalmente a casa.
Finalmente felice, pronta volendo, chissà persino a dire di sì ancora una volta.






