«Non vi sta bene? Allora fuori da casa mia!» – Così ha detto Giulia ai parenti indesiderati che volevano la sua casa a Mosca Trent’anni di silenzio e sopportazione: un marito autoritario, una suocera invadente, la cognata sempre tra i piedi e parenti pronti a dividere l’appartamento appena rimasta vedova. Ma quando la figlia del primo matrimonio avanza pretese e tutti iniziano a complottare sulla vendita della casa in zona Ščëlkovo, Giulia trova il coraggio di parlare chiaro: «Se non vi piace, potete anche uscire. Ora basta: la mia pazienza è finita». La storia di una donna italiana che dopo una vita a fare la brava moglie e nuora, scopre la forza di dire di no alla famiglia che si ricorda di lei solo per interesse.

Non ti sta bene? Allora la porta è quella dichiarò Giulia agli ospiti indesiderati.

Giulia, per trentanni, aveva vissuto come unombra. Il marito diceva lei annuiva. Arrivava la suocera improvvisamente lei preparava il caffè. La cognata si presentava con la valigia Giulia la sistemava nella stanza in fondo. “Solo per qualche giorno” prometteva la cognata. È rimasta tre mesi.

Cosa avrebbe dovuto fare? Fare scenate tutti avrebbero pensato che fosse una pessima moglie. Dire di no avrebbero detto che era senza cuore. Giulia aveva imparato a sopportare. E addirittura aveva smesso di accorgersi di come, pian piano, la sua vita si era trasformata in una filiale dei desideri altrui.

Il marito, Antonio Piersanti, era un uomo semplice. Capocantiere, amante delle cene allegre, brindisi sguaiati allamicizia e insulti coloriti contro il capo. Giulia la chiamava affettuosamente “la mia chef” e non capiva proprio perché lei ogni tanto si mettesse a piangere di notte. “Se sei stanca, riposati. Se arrivano i parenti, cucinali qualcosa.” Era tutto lì.

Dopo la sua morte, Giulia si ritrovò sola nellappartamento a tre camere in via Euripide, zona Tuscolana. La veglia si svolse come si deve: tavola imbandita, grappa che scorreva, discorsi sulluomo buono che era Antonio. Tutta la parentela accorsa, qualche lacrima, poi ognuno a casa sua. Giulia pensò: “Beh, forse finalmente potrò rilassarmi.”

Col cavolo.

Dopo una settimana, chiamò la cognata, Valentina:

Giulia, domani passo da te. Ti porto della roba.

Non mi serve niente, Vale.

Ma dai, non fare la forestiera! Non vengo a mani vuote.

Arrivò con due buste di pasta e una sola richiesta: ospitare il nipote Riccardo, che “sta per entrare alluniversità a Roma”. Giulia tentò un rifiuto educato:

Ma non va in studentato?

Eh, sì, ma quando? E nel frattempo dove dorme, alla stazione?

Giulia cedette. Riccardo si installò nella stanza dangolo. Viveva senza troppe formalità: calzini in corridoio, piatti nel lavandino, musica fino a tardi. Studiare non aveva studiato manco per sbaglio. Però si era trovato un lavoro come rider e ormai usava casa di Giulia come deposito.

Riccardo, magari potresti trovare un posto tuo? chiese timidamente Giulia dopo un mese.

Zia Giulia, dove vuoi che vada? Laffitto a Roma costa un patrimonio!

Due settimane dopo, si presentò la figlia di Antonio dal primo matrimonio, Lara. Si portava dietro un risentimento trentennale e un intero repertorio di lamentele:

Mio padre ti ha lasciato la casa. E a me? Sono pur sempre sua figlia!

Giulia ammutolì. Lappartamento era intestato interamente al marito e ora, per eredità, toccava a lei. Tutto regolare. Ma Lara la guardava come se Giulia avesse fatto un furto.

Tu lo sai quanto è dura per me? insisteva Lara. Sono sola con una bambina, pago laffitto!

Giulia cercava di spiegare che quella era la sua unica casa, che soldi extra non ne aveva, che anche lei non sapeva come sarebbe andata avanti. Ma Lara non ascoltava. Non era venuta per comprensione: era venuta per la sua giustizia.

E così iniziò la farsa.

La parentela iniziò a far visita sempre più spesso. Ogni tanto la suocera, con il solito consiglio: “Vendi questa casa e prenditene una più piccola”. Spesso la cognata con un altro nipote al seguito. Alternata da Lara, sempre con nuove richieste.

A ogni visita, Giulia apparecchiava, faceva caffè, subiva rimproveri.

Finché un giorno parlarono chiaro, senza più giri di parole.

Giulia, ma che te ne fai di tre stanze da sola? disse la cognata, sorseggiando la sua tazzina. Vendi, comprati un bilocale. E aiuta i ragazzi con la differenza.

Quali ragazzi? chiese Giulia.

Lara, Riccardo. Per loro la vita è dura adesso.

Giulia guardò i suoi ospiti: la cognata, Lara, la suocera. E allimprovviso capì: non erano venuti per consolarla. Erano venuti per spartire.

Se non vi sta bene, allora, la porta è quella disse sottovoce.

Scese il gelo.

Cosa hai detto? sussurrò la cognata.

Ho detto: la porta è quella, ripeté Giulia più forte casa mia.

Tutti la fissarono basiti. Come se avesse iniziato a parlare aramaico. O a bestemmiare.

Ma ti rendi conto di come ti permetti? sbottò la cognata. Siamo famiglia!

Famiglia? chiese piano Giulia. Quella che si presenta solo per mangiare o guardare la tv?

Mamma, hai sentito cosa ha detto?! la cognata gridò verso la suocera. Te lavevo detto che era montata.

La suocera taceva. Di parole lei ne diceva poche: guardava e sospirava. E tutti capivano: lingrata di Giulia aveva di nuovo sbagliato.

Signora Piersanti si rivolse Giulia alla suocera in trentanni mi avete insegnato come vivere. Come accontentare un marito. Come imbandire la tavola. Ma quando piangevo di notte, sa cosa mi diceva? Sopporta, tutte le donne sopportano. Se lo ricorda?

La suocera serrò le labbra.

E io ho sopportato. Ma ora basta. La pazienza è finita. Come lolio in bottiglia. Prima cè, poi è finito.

La cognata afferrò la borsa:

Lo dirò a Riccardo! Saprà che razza di zia ha!

Raccontalo pure. Ma domani lo porti via. O ti porto i suoi scatoloni in strada.

Se ne andarono sbattendo la porta, che quasi cascava il lampadario. Giulia rimase in cucina tremante, il cuore a mille. Si versò un bicchiere dacqua e bevve tutto dun fiato.

E pensò: “Oddio, ma cosa ho fatto?”

Subito dopo: “Cosa ho fatto mai? Ho buttato fuori degli intrusi da casa mia?”

Quella notte niente sonno. Giulia si girava e rigirava nel letto, pensieri che frullavano in testa come la centrifuga della lavatrice Indesit: sempre gli stessi. E se invece avevano ragione? Magari era solo una vecchia egoista? Forse doveva sopportare ancora un po?

Al mattino, però, tutto diventava chiaro. Limpido come la neve la mattina di gennaio. Sopportare va bene se è temporaneo. Dopo trentanni non è più sopportazione: è resa.

Riccardo se ne andò dopo due giorni. Valentina, la cognata, venne a prenderlo senza rivolgerle lo sguardo, umore da funerale. Il nipote borbottava vecchia strega. Giulia, in corridoio, taceva. Una volta avrebbe pianto, chiesto scusa, cercato di ricucire. Ora niente: solo silenzio.

Dopo una settimana, telefonò Lara:

Abbiamo pensato io e la mamma iniziò cauta.

Che mamma? la interruppe Giulia. La tua mamma è morta nel ’92. E la signora Piersanti era la mia suocera. Ex.

Silenzio glaciale. Lara non se laspettava.

Be, insomma riprese subito. Noi non vogliamo litigare. Sai che papà ti voleva bene.

Mi voleva bene convenne Giulia a modo suo. Ma la casa è a mio nome. Tutto legale. Non devo niente a nessuno.

Ma per giustizia almeno…

Giustizia? Giulia rise piano. Sapresti cosè stato giusto? Ricevere almeno una volta in trentanni gli auguri di compleanno. O una chiamata solo per chiedere come sto, non per chiedere soldi. Ecco, quella sarebbe stata giustizia.

Sei diventata cattiva dichiarò Lara, gelida. La solitudine ti ha indurita.

No. Ho solo smesso di recitare.

Le settimane seguenti trascorsero lente come una pasta fatta in casa. Giulia andava al lavoro faceva lausiliaria in ospedale tornava, cenava da sola. Ogni tanto veniva la vicina, zia Claudia, con qualcosa di buono:

Giulia cara, tutto ok? Non ti senti sola?

No, sto bene.

E la tua parentela non si fa più vedere?

No, non si fanno vedere.

Meno male sentenziò zia Claudia. Li ho sempre guardati e pensato: ma quando aprirà gli occhi, sta povera donna? Brava.

Giulia sorrise. Per la prima volta dopo tanto tempo e non per finta.

Il brutto, però, non era la rabbia dei parenti. Era il silenzio. La sera nessuno a cui dire “ciao”, nessuno con cui condividere una tazza di tè. Giulia capì che aveva sempre vissuto per gli altri.

E ora? Doveva imparare a vivere per sé. E questa cosa le faceva più paura di tutte le minacce della cognata messe insieme.

Un mese dopo, tornò Valentina. Senza avviso. Con Riccardo, la suocera e pure Lara. Tutti insieme. Come una task force.

Giulia aprì e se li trovò davanti, schierati come ambasciata. Valentina davanti, gli altri dietro.

Allora, Giulia esordì la cognata hai cambiato idea?

Su cosa? chiese Giulia, ignara.

Sulla casa. Hai deciso di venderla?

Giulia guardò uno per uno. Erano venuti davvero per affari. Pensavano che dopo un mese di solitudine avrebbe ceduto e li avrebbe implorati di tornare.

Entrate pure, visto che siete qui rispose.

Si accomodarono tutti in cucina. La suocera subito a perlustrare il frigo. Lara tirò fuori il cellulare e iniziò a smanettare. Valentina si sedette col broncio di fronte a Giulia.

Giulia, te ne rendi conto che da sola qui ti incarti? Spese, manutenzione. Ma a che ti serve tutta sta metratura?

Mi piace, rispose pacata Giulia.

Ma sei sola! squittì Lara, staccandosi dal telefono. Guarda qua: vendi la casa, ti compri un bilocale fuori Roma. Ti restano 300 mila euro. Un centomila a me che ho una figlia. Un centomila a Riccardo per luniversità. E il resto per la tua vecchiaia.

Giulia la fissava. Case curate, unghie fatte, borsa griffata.

E quindi io dovrei trasferirmi in periferia perché voi possiate prendere centomila euro a testa?

Mi sembra equo! si indignò Lara. Papà ha fatto sacrifici per questa casa!

No, rispose Giulia. Gli è stata assegnata dallo Stato, nell84. Lui era neolaureato. I lavori li ho pagati io. Di tasca mia.

Giulia, non fare la bisbetica sintromise Valentina. Stiamo parlando da persone civili. Siamo famiglia.

E lì Giulia sentì scattare qualcosa dentro. Clic. Luce spenta.

Famiglia? ripeté. Dovera questa famiglia tre anni fa quando mi sono operata? Chi mi ha mai visitato? Vale, tu sei venuta?

Valentina si alzò sulla sedia:

Avevo impegni quellanno.

E lei, signora Piersanti? Lha mai chiamata?

La suocera guardava fuori dalla finestra. Silenzio.

E tu, Lara? Lo sapevi che ero in ospedale?

Nessuno mi ha detto niente biascicò Lara.

Già. Nessuno. Perché non vi interessava. Come oggi, che vi interessa solo la casa.

Giulia, ma che ti prend

Niente la interruppe Giulia. È finita la pazienza, tutto qui.

Si alzò, andò alla porta, laprì.

Fuori. Ora. E non tornate più.

Sei proprio matta! strillò Lara. Ma chi credi di essere? Sei sempre stata unestranea per questa famiglia!

Sì, annuì Giulia. Grazie al cielo.

Valentina stava per ribattere:

Se Antonio sapesse!

Se sapesse, disse Giulia mi avrebbe obbligata a cedere. Come ha sempre fatto. Ma non cè più. Ora decido io.

Te ne pentirai! minacciò Lara. Quando sarai vecchia e malata verrai a elemosinare da noi!

Giulia fece un sorriso stanco.

Sai, Lara, ho cinquantotto anni. Per trentanni ho pensato che se fossi stata brava mi avrebbero voluto bene. Se fossi stata sempre daccordo, mi avrebbero rispettata. Invece più cedevo, più pretendevano. Quindi no. Non verrò mai a supplicare. Mai.

Se ne andarono senza fiatare. Valentina rossa come un peperone. La suocera a labbra incollate. Lara che sbatté la porta al punto da far vibrare la casa.

Giulia rimase in corridoio, le mani tremanti. Andò in cucina si sedette e scoppiò a piangere.

Non per pena. Per sollievo.

Dopo una settimana, chiamò zia Claudia.

Giulia, ho saputo che hai cacciato tutti di casa!

Non cacciato. Ho solo detto la verità.

Hai fatto bene. Senti, mia nipote Caterina, trentanni, si è separata da poco. Sta sempre in casa, tutta triste. Ve la presento? Brava ragazza, lavora, non fuma.

Si conobbero. Caterina era timida, di poche parole. Faceva la contabile, viveva in una stanza in affitto. Veniva spesso da Giulia per il tè, si mettevano a parlare per ore.

Ma perché non vieni a stare qui? propose Giulia allimprovviso. Ho una stanza vuota. Tu paghi solo la bolletta e siamo a posto.

Caterina si trasferì dopo un mese. Vivere con una estranea? Semplicissimo, quando lestranea rispetta il tuo spazio, non mette becco e non fa la maestrina.

Giulia si iscrisse in biblioteca quella dove una volta lavorava. Ora ci andava da lettrice. Si prendeva i libri che prima non aveva tempo di leggere.

A volte pensava ai parenti. Che staranno facendo Valentina e Riccardo? E Lara con la figlia? E la suocera?

Ma non aveva il minimo desiderio di chiamarli.

Dopo sei mesi, zia Claudia la informò:

Hai saputo? Tua cognata è tornata a vivere con il figlio. In studentato, pensa! Dice che in campagna da sola si annoiava.

Meglio così, disse Giulia.

E Lara? Sè sposata con un imprenditore e ora si dà grandi arie.

Buon per lei.

Zia Claudia la fissò, incuriosita:

Non sei gelosa?

Di cosa?

Del fatto che ce la fanno bene senza di te.

Giulia sorrise:

Claudia, sono sempre andati avanti anche senza di me. Solo che prima non lo capivo.

Quella sera, Giulia si mise al solito posto vicino alla finestra. Fuori, la città illuminata, la gente che rincasa. Caterina ai fornelli che canticchiava piano.

Giulia pensò: ecco, questa è felicità. Non nellapprovazione dei parenti, ma nel poter dire no senza crepare di sensi di colpa.

E voi, vi siete mai dovuti difendere da parenti appiccicosi?

Amici, ricordatevi di seguirci per non perdere i nuovi racconti!

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

15 − 15 =

«Non vi sta bene? Allora fuori da casa mia!» – Così ha detto Giulia ai parenti indesiderati che volevano la sua casa a Mosca Trent’anni di silenzio e sopportazione: un marito autoritario, una suocera invadente, la cognata sempre tra i piedi e parenti pronti a dividere l’appartamento appena rimasta vedova. Ma quando la figlia del primo matrimonio avanza pretese e tutti iniziano a complottare sulla vendita della casa in zona Ščëlkovo, Giulia trova il coraggio di parlare chiaro: «Se non vi piace, potete anche uscire. Ora basta: la mia pazienza è finita». La storia di una donna italiana che dopo una vita a fare la brava moglie e nuora, scopre la forza di dire di no alla famiglia che si ricorda di lei solo per interesse.